sabato 21 giugno 2014

L'uomo e la libertà secondo Greci, Ebrei e Medievali: l'ultimo libro di Elio Rindone a Palermo

Lunedì 23 giugno alle 18,30  - presso il Centro studi "Bonelli" (Chiesa valdese di via Spezio, Palermo) presenterò, con l'autore, l'ultima pubblicazione di Elio Rindone: L'uomo e il suo destino. liberi per costruire un mondo più vivibile (www.ilmiolibro.it., pp. 246, euro 14,00).
Qui di seguito la mia Presentazione (pp. 7 - 11).


La domanda sull’uomo e la domanda sulla libertà sono legate a filo doppio. Un’antropologia filosofica minimamente soddisfacente non può infatti trascurare la questione della libertà e, a sua volta, l’esperienza interiore della libertà può costituire una chiave interpretativa dell’enigma umano. Proprio l’esperienza interiore ci attesta tuttavia, insieme alla nostra capacità di scegliere, i forti condizionamenti di tale capacità: talmente stringenti da indurci a supporre che essa sia un’ingenua illusione.
Talora chi s’interroga sull’uomo e sulla libertà – in ultima analisi sulla libertà dell’uomo – è tentato di gettarsi nell’impresa come fosse Adamo o Eva: fuori di metafora, come se non fosse all’interno di una storia, di una tradizione culturale, con cui fare i conti criticamente. Per assumere ciò che si ritiene ancora valido, per correggere ciò che si ritiene perfettibile, per rinnegare ciò che si ritiene falso e fuorviante.
Elio Rindone, come nei suoi scritti precedenti, pur non cedendo al vezzo dello storicismo meramente archeologico, è molto attento al background che la nostra generazione si porta – più o meno consapevolmente – sulle spalle: è molto attento, come recita il sottotitolo di un suo volumetto, a “interrogare il passato per non restarne prigionieri”[1].
Il passato della Modernità occidentale è, ovviamente, polimorfo, ma le varie correnti si lasciano – convenzionalmente – ricondurre a tre filoni principali: la sapienza greca, quella ebraica e quella medievale (che ha inteso mediare creativamente fra le due anteriori con risultati spesso problematici, come Rindone nota a più riprese).
Nella prima parte, dunque, l’autore espone – ovviamente limitandosi a esemplificare solo con qualche pensatore – la concezione della libertà nel mondo greco, nella cultura ebraica e nell’ambito della patristica e della scolastica, mettendo in evidenza pregi e limiti di ciascun paradigma. Similmente, nella seconda parte, illustra la concezione dell’uomo propria della grecità classica, della Scrittura e di alcuni fra gli esponenti più significativi del Medioevo.
Particolare attenzione meritano, a mio parere, queste ultime pagine, perché mettono in discussione quella che passa comunemente per concezione cristiana del destino ultimo dell’uomo. In esse si sostiene infatti, e la cosa certamente sconcerterà qualche lettore poco informato, che per secoli i pensatori cristiani si sono allontanati, stando almeno alle acquisizioni di una lettura della Bibbia condotta con metodo storico-critico, dal messaggio originario, che invitava a realizzare sulla terra il disegno divino di un mondo di giustizia e di pace, e, prendendo alla lettera espressioni metaforiche come risurrezione, inferno o paradiso, hanno posto in una dimensione ultraterrena il senso della vita umana.
Il significato complessivo dell’operazione è abbastanza chiaro: scardinare l’opinio communis secondo la quale fra greci, ebrei e cristiani fluirebbe un medesimo pensare, con qualche leggera modulazione che non ne intaccherebbe la sostanziale continuità. No: la verità storica è diversa. Si tratta di paradigmi teorico-etici differenti, ciascuno dei quali è dotato di una propria specificità che va individuata e valutata, senza confondere i messaggi in un blob indistinto da accettare o rifiutare en bloc.
Evitare di confondere non significa, ovviamente, rinunziare alla sintesi: oggi, nel XXI secolo, possiamo elaborare una concezione dell’essere umano e della sua libertà che, mettendo coraggiosamente in dubbio anche verità che apparivano indiscutibili, sappia trarre dalla multiforme eredità ‘classica’ degli spunti interessanti sia dal punto di vista dell’ermeneutica antropologica (cos’è l’uomo o, come ci correggerebbe Abraham Heschel, chi è l’uomo?) sia dal punto di vista della prassi individuale e collettiva.
Infatti, sapere se l’esistenza umana possa auto-interpretarsi come dotata di senso – e se possa perseguire tale senso con un margine di libertà – è rilevante solo in vista dell’esercizio effettivo di queste eventuali potenzialità: altrimenti la sorte di chi, pur ignorando la portata teoretica di questi interrogativi, vive nel quotidiano una vita ricca di significati e sperimenta la liberazione dai vincoli interiori e politici sarebbe di gran lunga preferibile a quella di chi sapesse tutto sulla possibilità, ma vivesse incatenato nelle strette maglie della necessità.


                                                                                                         Augusto Cavadi
                                                                                           
                             
                            www.augustocavadi.com



[1] E. Rindone, Ma è possibile essere felici? Interrogare il passato senza restarne prigionieri, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2004.





1 commento:

  1. Ciao Augusto! Questo libro deve essere interessantissimo e, se mi capiterà, cercherò di acquisirlo. Gli autori "medioevali" (anche se io non sono certamente un esperto e ne conosca bene solo i più rappresentativi) sono i più affascinanti proprio per quanto riguarda questo tema: la libertà e il destino degli uomini. Mi sono sempre chiesto come convivano e con quali meccanismi, in questi pensatori, la loro mentalità realista, improntata all'analisi e alla prescrizione del comportamento disincantate, attente alle varie circostanze della vita, e il loro pessimismo nei confronti delle effettive capacità dell'uomo di realizzare qui, sulla terra, un mondo di pace, di essere simili "al Padre che è nei cieli". Ed è bello vedere, per esempio in un Agostino, come questi elementi concorrano dialetticamente a mostrare e al tempo stesso rendere ancora più inaccessibile una profondità di pensiero come quella. Sono argomenti su cui mi vorrei proprio concentrare e sarebbe ancora più bello se, comprendendo e diffondendo da questa prospettiva il pensiero fiilosofico cristiano, le persone capissero che questo messaggio, molto spesso, non coincide con quello che la chiesa cattolica ci ha abituato a sentire e se le persone cominciassero ad approcciarsi alla tematica religiosa con uno spirito più libero e critico, però evitando le semplificazioni del pensiero post-moderno, cosa che secondo me si può fare proprio attraverso un approfondimento degli stessi medioevali...... Mi piacerebbe poter approfondire tutto questo :-) Ottima recensione!

    RispondiElimina