venerdì 24 ottobre 2014

LE LIRICHE DELICATE DI NINO CANGEMI


“Centonove” 24. 10. 2014

IL BACIO DELLE FORMICHE


     Chi non ha una raccolta di proprie poesie nel cassetto, alzi la mano ! Una volta vederle pubblicate era un sogno di difficile realizzazione; oggi  - grazie agli sviluppi tecnologici – per fortuna non più. Il sogno si è però spostato un po’ più in là: una volta editi, qualcuno leggerà i nostri componimenti lirici? E’ qui il vero,decisivo, discrimine: da una parte le raccolte che, appena compulsate, si mettono via in attesa di tempi così noiosi da convincerci a leggere di tutto; dall’altra le raccolte che, appena sfogliate, ti afferrano. Il bacio delle formiche (raffinata edizione di LietoColle, Faloppio 2014, pp. 64), di Antonino Cangemi, appartiene alla esigua schiera del secondo genere.
      Ti afferrano, perché ? Ogni composizione ha un proprio fascino. Alcune per l’ironia, altre per la tenerezza, altre ancora per la passione etica e per la densità filosofica. Tutte, comunque, per una delicatezza di tratti che lascia indovinare facilmente la discrezione caratteriale dell’autore.
      L’ironia: “Scrivere vorrei una poesia/ lunga mezza sillaba / da offrire / al mio mezzo lettore” (Desiderio del poeta).
      La tenerezza: “Il barbone che recita Lucrezio/ quando è sazio di cibi raccattati/ e che urla se avvinazzato al cielo/ bestemmie di religiosa angoscia / ora dorme tra la folla che s’affretta/ - occhi che non vedono altri occhi - / per le compere prima della festa;/ il pomeriggio dorato e quel frastuono/ chiudono docili le palpebre:/ supino giace dimenticato – / a tutto e a tutti indifferente,/ da tutto e da tutti differente” (Indifferenza)
      Il pathos etico: “Le lucciole non c’erano la sera/ che ragazzi di vita la tua vita/ strapparono corsari, come in fondo/ paventavano gli Scritti corsari: / il consumismo dona a tutti uguale / cattiveria : /non v’era più ragione di fidarsi / del ‘popolo’ che fu la tua bandiera” (Le lucciole non c’erano, dedicata a P.P. Pasolini).
      La densità filosofica: “Le formiche che si intrecciano/ nel laborioso cammino/ e che solcano sulla terra rossa/ labili rughe/ sembrano allegre e ignare/ della minaccia che incombe,/ il nemico che decreta la loro / condanna: / il piede dell’uomo” (Il nemico).
      Come si intravvede da queste rapide esemplificazioni è come se, nonostante la varietà dei temi e dei toni, tutti i componimenti poetici fossero stati scritti all’insegna di un comandamento ellenico: “Mai niente di troppo!”.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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