lunedì 22 dicembre 2014

L'ESSERE UMANO E' POTENZIALMENTE LIBERO ?


“Monitor”, 7.11.2014


FORSE NON LIBERO, CERTAMENTE LIBERABILE
     L’uomo è libero? La settimana scorsa abbiamo riflettuto su questa domanda analizzando pregi e difetti delle tre, più diffuse, risposte possibili (non lo è perché una Volontà superiore lo determina; non lo è perché fa parte di una Materia in evoluzione deterministica; lo è perché un Essere superiore lo ha voluto tale). 
     Se la questione teorica è difficile, più agevole  - mi pare – il risvolto pratico: liberi o non-liberi dal punto di vista della nostra essenza umana, tutti comunque abbiamo bisogno di liberarci dai vincoli. In attesa di risolvere intellettualmente la questione (ammesso che ci si possa riuscire), possiamo dunque affrontarla operativamente: passare, insomma, dall’interrogativo sulla libertà all’impegno per la liberazione.
      Da che cosa liberarci ? Il buon senso ci indirizza innanzitutto verso le catene materiali. E ha ragione. Non siamo liberi sino a quando non abbiamo da mangiare e da curarci, da vestirci e da spostarci da una città all’altra. Una filosofia realistica sa che siamo corpo (e non che ‘abbiamo’ un corpo): le frustrazioni materiali ci impediscono qualsiasi fioritura.
       Il nostro essere corporeo è anche sessuato: c’è una povertà economica, ma c’è anche una povertà sessuale. Che non è solo, né principalmente, bisogno di “fare sesso” nel senso genitale dell’espressione, ma anche bisogno di affettività, di tenerezza, di complicità emotiva. Una filosofia realistica non può fare a meno di riflettere su questo genere di miseria di cui tanti individui sono prigionieri per handicap fisici o per pregiudizi morali, per spiritualismi deleteri proclamati soprattutto da maestri e predicatori dalla vita personale molto ‘materialistica’.
       Liberarsi dai vincoli economici e affettivi, certo; ma non basta. La filosofia ci indica la necessità di liberarci dai vincoli politici: chi di noi supponesse di essere libero in una dittatura solo perché benestante, sarebbe un illuso. Il benessere economico è condizione necessaria, ma non ancora sufficiente: abbiamo l’esigenza di pensare liberamente e di esprimere altrettanto liberamente le nostre opinioni.
        Le democrazie contemporanee ci attestano che neppure la libertà politica, però, è tutto. Si può essere politicamente liberi di pensare e di esprimersi, ma privi di idee e di parole. L’ignoranza, la superficialità, l’irriflessività sono catene interiori da cui nessuno può liberarci, tranne noi stessi. Proprio come le nostre catene morali: se siamo egoisti, avari, insensibili alle sofferenze degli altri viventi (uomini o animali che siano), nessuno Stato (e nessuna Chiesa) ci potranno trasformare in soggetti altruisti, generosi,  sensibili. In questi giorni la brava attrice Anna Marchesini ha dichiarato, in una trasmissione televisiva, di non aver capito ancora che senso abbia vivere. La filosofia può fornire, tra altre, questa risposta: nasciamo per liberarci dalle catene esteriori e interiori, per diventare in pienezza ciò che siamo solo in potenza. Il senso della vita sta nel lavorare ogni giorno per rendere sempre più libera la nostra esistenza e l’esistenzza di chi sta al mondo (vicino o lontano rispetto all’angoluccio che abitiamo).
Augusto Cavadi
acavadi@alice.it

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