venerdì 9 gennaio 2015

SE POLITICI E AMMINISTRATORI CAMMINASSERO UN PO' A PIEDI....


“Repubblica – Palermo”

7.1.2015



IL CONTROLLORE RETORE: UN’INVENZIONE TUTTA PALERMITANA




       Se amministratori e dirigenti di aziende pubbliche trascorressero ogni tanto una giornata da normali cittadini, assumerebbero le decisioni che assumono? Me lo sono chiesto alcuni anni fa quando comparvero per le strade di Palermo le prime casacchine gialle degli  “ausiliari del traffico”. Istituiti con le migliori intenzioni si sono rivelati dei fattori di ulteriore degrado del comportamento degli automobilisti. Prima della loro comparsa, infatti, chi poteva scegliere fra un posteggio regolare in zone blù e un posteggio di fantasia (strisce pedonali, zone rimozione, spazi riservati agli autobus, posteggio per portatori di handicap, marciapiedi etc.) di solito optava per la prima soluzione: con un euro si liberava da ogni preoccupazione e, se non voleva pagarlo, preferiva comunque rischiare sapendo che difficilmente sarebbe stato beccato da un vigile urbano. Ora non è più così. Con tanti “ausiliari del traffico” in giro è quasi certo che, se posteggi senza pagare il ticket, sarai multato. Un’ottima notizia, si direbbe. Se non fosse per un dettaglio paradossale: se posteggi disciplinatamente e non paghi il dovuto sarai sanzionato, anche solo per dieci o quindici minuti di ritardo; ma se posteggi a testa di cavolo (anche per un’intera giornata), quegli operatori non sono autorizzati a punirti. Dal momento che più eclatante è la trasgressione, minori sono le probabilità di essere beccato, si assiste alla crescita esponenziale di infrazioni d’ogni genere da parte degli automobilisti.

     Questo risultato grottesco mi è tornato in mente da quando l’Amat ha sguinzagliato la figura inedita  – a mia conoscenza unica nel pianeta – del controllore persuasivo . Un controllore che non deve multarti se ti coglie senza biglietto sul bus, ma tentare di convincerti ad acquistarlo facendo ricorso a  raffinate tecniche retoriche (non siamo corregionali di Gorgia da Lentini ?) sostenute da modi affabili, quasi seduttivi. Anche qui le intenzioni saranno state certamente nobili, ma non per questo senza effetti disastrosi. Infatti, sino a queste ultime mattine, ho notato a mie spese che il passeggero che sale dalla porta ‘giusta’ (intendo la porta riservata a chi sale in vettura) e munito di regolare documento di viaggio viene fermato e deve dimostrare di essere a posto, subendo una triplice fregatura rispetto a chi sale senza biglietto dalle porte del bus destinate esclusivamente alla discesa. Infatti ha pagato il biglietto (a un prezzo destinato a crescere ulteriormente per bilanciare i sempre più numerosi portoghesi che, ormai, non rischiano neppure la multa); è stato bloccato dal controllore che lo attende al varco regolare (a differenza del furbetto che è salito da dove si scende e scenderà da dove si sale); resta quasi certamente in piedi perché i posti a sedere sono stati prontamente occupati dai passeggeri liberi da remore di legalità i quali,  più saggiamente (e senza nessun rischio di sanzioni), si trovano subito nella zona anteriore; non devono neppure perdere minuti preziosi con il controllore; e, naturalmente, senza spendere un centesimo.

      Questo andazzo (in linea con  il detto popolare “Chi ruba poco va in galera, chi ruba molto fa carriera”) provoca nei più anziani moti di rabbia interiore. Ma nei più giovani, purtroppo, neppure questa. Constatano, e accettano come inevitabile e immodificabile, il livello medio di  moralità pubblica che gli stiamo consegnando nel Meridione italiano. E, se riescono ad affacciarsi su altre realtà urbane minimamente civili, fanno di tutto per non ritornare a casa: dove li porterebbe il cuore, ma da dove li tiene ben distanti il cervello.



Augusto Cavadi

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