lunedì 26 gennaio 2015

SE I MASCHI MUTASSERO ATTEGGIAMENTO NEI CONFRONTI DELLE DONNE


 “MONITOR”, 23.1.2015

CAMBIARE LA SOCIETA’ COMINCIANDO DALL’ATTEGGIAMENTO DEI MASCHI VERSO LE DONNE

  “Uomini in cammino”: conoscete già questa sigla? Improbabilmente. Eppure sono ormai più di due decenni che questa associazione – ed altre simili che costituiscono ormai una sorta di movimento – si propaga per l’Italia. Beppe Pavan, pinerolese,  è tra gli animatori principali del nucleo originario e proprio in questi giorni ha condotto una serie di seminari per i docenti di Palermo e di Catania. Ma qual è il tema specifico di questo movimento d’opinione? Si potrebbe rispondere: la condizione maschile. Purché si aggiunga subito: rispetto alla condizione femminile. Più precisamente e esplicitamente: le responsabilità dei maschi riguardo alle problematiche delle donne, a cominciare dalla sofferenza di queste ultime a causa delle diverse forme di violenza che subiscono.
   Se queste tematiche fossero affrontate in chiave  esclusivamente politico-strategica sarebbe già un fatto meritorio; ma, ancor più mertorio, è a mio parere l’impianto etico-personalistico. Questi gruppi di maschi, infatti, vogliono arrivare a cambiare la società a partire da sé: dall’analisi, per quanto possibile sincera e completa, dei propri atteggiamenti verso l’altro sesso. Dalle proprie prepotenze, dai propri pregiudizi, dalle proprie paure, dal proprio modo di vivere la sessualità. Per chi come me è fautore di una filosofia-in-pratica (che coinvolga i filosofi di mestiere quanto i non-filosofi) si tratta di un approccio interessantissimo: mettersi in gioco in prima persona, senza l’alibi del “cambierò, ma solo quando il  sistema socale sarà rivoluzionato”.
      Non è un programma di lavoro facile. Cultura greca ed ebraismo, cristianesimo e islamismo sono matrici culturali intrise di maschilismo patriarcale. Né la prospettiva è mutata radicalmente con l’avvento dell’illuminismo borghese: anche se non tutti gli insegnanti di storia lo ricordano, Olympia de Gouges, autrice di una “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” in piena Rivoluzione francese fu ghiogliottinata per ordine del Comitato di salute pubblica.
     Dalla relegazione della donna dentro le pareti domestiche (per proteggerla dalla caccia, dalla guerra, dagli affari e dalla politica) alla sua subordinazione sistematica al servizio dei maschi di casa non devono necessariamente sfociare nello sfruttamento sessuale né nel femminicidio: tuttavia ne costituiscono il presupposto più  logico, la pre-condizione più naturale.  La proliferazione di frutti avvelenati si può evitare solo estirpando le radici dell’albero che li produce.
     Scuola e associazionismo, laico e religioso, dovrebbero essere impegnati in prima linea su questo fronte: ma non sembra che sia così, che si vada molto oltre le occasionali espressioni di condanna alla notizia di questo o di quell’altro delitto. D’altra parte una strategia pedagogica contro la violenza maschile potrebbe costituirsi solo come risultante di due prospettive educative: l’educazione alla nonviolenza e l’educazione affettivo-sessuale.  Insomma, all’incrocio di due angolazioni pedagogiche perfettamente  estranee alle agenzie educative principali.
     La strada, dunque, è lunga. E in salita. Ma se non vogliamo accelerare la dissoluzione dell’umanità dobbiamo iniziare a percorrerla.

                                                               Augusto Cavadi

4 commenti:

  1. Grazie, Augusto, per le tue riflessioni, in particolare sulla necessità di
    partire da sé. Vorrei che tu potessi sostenere Francesco Seminara nelle
    iniziative finalizzate a dar vita, a poco a poco, a un gruppo di
    autocoscienza maschile anche a Palermo... Fammi sapere.
    Intanto qui a Pinerolo ho ricevuto una buona notizia: nei prossimi giorni mi
    incontrerò con i e le presidi delle scuole superiori per studiare come
    coinvolgere di più i docenti uomini sulle due direttrici che così bene hai
    evidenziato.
    Spero che qualcosa succeda anche nelle scuole siciliane, perché finora non
    un solo uomo ha partecipato al corso biennale che si sta per concludere.
    Vai con la filosofia!!!
    Un abbraccio a te e ad Adriana
    Beppe

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  2. Grazie a te e a Beppe Pavan, promotori di iniziative e percorsi così importanti per l'effettiva uguaglianza tra gli esseri umani

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  4. Stefania Arcara27 gennaio 2015 23:53

    Grazie Augusto! Non conosco questa associazione maschile, ma conosco qualche uomo attivista antisessista. Certo è importante l'educazione, e tu che sei un maestro nell'insegnare, lo sai meglio di me e lo dimostri ogni giorno. Tuttavia troppo spesso l'analisi di questioni di genere rimane a mio avviso superficiale, perché non si guarda alle altre categorie che si intrecciano col genere: classe, razza, orientamento sessuale, ecc. E non si guarda all'intreccio con le condizioni economico-politiche di tutto il sistema e a chi e che cosa è funzionale la categoria "genere" e differenza di genere. E' come se si affrontasse il problema della mafia dicendo che certe persone sono cattive, e basta educarle a diventare buone (ecco, mi sembra un po' questo il limite del discorso di certo attivismo antisessista, sia maschile che femminile/femminista, che rimane in superficie, all'epifenomeno. Non so se mi sono spiegata).

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