lunedì 12 gennaio 2015

Un romanzo (non banale) sulla mafia non...romanzata


“Centonove”  9.1.2014

LA MAFIA  URBANA DI GIALLOMBARDO


     Le analisi sociologiche del sistema mafioso sono necessarie, ma pochissimi le leggono. E’ importante, dunque, che qualcuno le traduca in racconto, in narrazione letteraria. La mafia è un fenomeno trasversale, interclassista, che riguarda i ceti dirigenti e professionisti giù giù verso gli strati sociali più indigenti e più sfruttati?  Ne La bicicletta volante (Autodafé, Milano 2014, pp. 179, euro 15,00) Fabio Giallombardo ce ne offre una rappresentazione plastica.
    Il testo è in realtà un insieme di racconti e di meta-racconti che si incastrano uno sull’altro: esige, dunque, un po’ di concentrazione ma il lettore ne è abbondantemente ripagato grazie a una scrittura sempre scorrevole, spesso accattivante. Primo livello: un magistrato (Ettore Toselli) apre un plico pervenutogli e trova la lettera di un mittente sonosciuto (tale Giovanni Paolo Fava). Secondo livello: la lettera di Fava accompagna un Moleskine vergato a mano dal dottor Gaspare Traina che ne dedica il contenuto al figlio Salvatore (prematuramente scomparso in un incidente stradale mentre cavalcava la bicicletta del titolo del romanzo). E’ una sorta di autobiografia che il padre vuole regalare al figlio, quasi a recuperare fuori tempo massimo una confidenza senza tabù che nei diciotto anni di vita di Salvatore non si era realizzata. Ma l’autobiografia del dottor Traina , a sua volta, contiene al proprio interno le pagine di un altro quaderno autobiografico: su questo terzo livello troviamo, infatti, le note sgrammaticate ma appassionate di Rosalia La Rosa, una ragazza del proletariato  - o meglio del sottoproletariato – palermitano con cui Traina ha intrecciato da giovane una relazione amicale sfociata in rapporto amoroso. Sintetizzando: Giallombardo racconta di Toselli che legge Fava che accompagna il taccuino di Traina che racconta di sé e di La Rosa (anzi, dei La Rosa perché Rosalia è inseparabile dal fratello Tonino).
    Mi limito alla struttura del testo, tacendo sulla trama quasi da “giallo”, per non togliere al lettore il gusto delle sorprese che si succedono a ritmo coinvolgente. Non posso privarmi, però,  dal notare che in questo romanzo, estremamente realistico (l’autore avverte, in coda, che “i nomi sono frutto d’invenzione”, “molte date sono state modificate”, “ma le vicende che si narrano sono autentiche”) si ha uno spaccato convincente della mafia urbana come “organismo tentacolare capace di lavorare in sinergia coi servizi segreti e con le multinazionali del riciclaggio”. E questo sistema disumano e disumanizzante, che ha nella borghesia il suo nerbo, è visto, per così dire, dal basso: verghianamente  - se il riferimento al padre del verismo italiano non suona eccessivo – dalla parte dei “vinti”. Anzi, dagli ultimi dei vinti: i minori sfruttati sessualmente da ipocriti benpensanti con la complicità di genitori degeneri che, spesso, riproducono i medesimi sistemi prevaricatori di cui sono stati vittime da bambini.
     Il quadro, certamente disperato, della situazione attuale consente spiragli di speranza? Il gesto del magistrato Toselli  - destinatario del plico – che chiude in cassaforte la documentazione di delitti su delitti lascerebbe  intravvedere una rivincita della giustizia (pur senza offrirne certezza). Ma forse è proprio il fatto che un giovane scrittore siciliano abbia raccontato questa storia, così inverosimile e così vera,  a costituire il segnale più concreto di cambiamento verso una Sicilia inedita: una Sicilia che impara a diagnosticare le proprie piaghe con una precisione analitica tanto più efficace quanto meno condizionata dalla retorica moralistica dei luoghi comuni. 

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

1 commento:

  1. Fabio Giallombardo12 gennaio 2015 21:27

    La recensione di Augusto Cavadi è per me un evento particolarmente significativo.
    Prima di tutto perché si tratta di uno dei più lucidi e poliedrici filosofi siciliani degli ultimi decenni.
    Ma più ancora perché è stato un maestro, nel dedalo del volontariato palermitano degli anni '90: un maestro di laicità senza laicismo, di servizio senza assistenzialismo, di fides senza dogmatismo.
    Ed il fatto che abbia apprezzato il mio romanzo mi fa capire che la mia opera sta facendo la strada che sognavo per lei, quando l'ho concepita anni fa.

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