sabato 18 aprile 2015

POSTA DALL'UCCIARDONE DI PALERMO PER SERGIO MATTARELLA. E IL PRESIDENTE...


“Centonove”
16.4.2015

MATTARELLA E I DETENUTI DELL’UCCIARDONE


Un’alunna dell’ Istituto comprensivo “Mandralisca” di Cefalù, in visita al carcere minorile “Malaspina”, colpita dai campi sportivi e dalla piscina coperta a disposizione dei coetanei detenuti, si è chiesta se fosse giusto che lo Stato desse tali opportunità. La professoressa di religione che accompagnava la classe ha risposto, saggiamente, che ingiusto non era dare tanto ai ragazzi che avevano sbagliato bensì negare altrettanto a chi frequentava le scuole ‘normali’. Il recente episodio è un’ulteriore conferma dell’ottimo lavoro che le autorità competenti stanno realizzando, in un’ottica di sinergia, nell’Istituto penale per minori di Palermo.
Non altrettanto invidiabile, invece, la condizione dei detenuti adulti ospitati all’Ucciardone. Per un groviglio di responsabilità di ardua individuazione, la qualità della vita in questo istituto è pesante da molti punti di vista e si spera che, grazie ad alcuni lavori in corso, possa migliorare. Ma, al di là dei problemi locali, è tutta la situazione dei carcerati italiani a presentare serie criticità e – si badi bene – sul piano normativo prima ancora che amministrativo. Anche se fossero rispettate alla lettera, infatti,  le leggi vigenti nel nostro Paese enfatizzano comunque l’intento punitivo rispetto alle finalità riparative e rieducative.
L’AS.VO.PE (Associazione di volontariato penitenziario) che, da molti anni, lavora a titolo assolutamente gratuito (ed anzi autofinanziando ogni gesto di solidarietà), sia all’Ucciardone che a Pagliarelli, ha voluto perciò segnalare al Presidente della Repubblica il malessere di questi nostri concittadini che, pur avendo sbagliato (in alcuni casi assai gravemente), restano concittadini e – prima ancora – esseri umani. Lo ha fatto mediante una lettera in cui, con rispettosa franchezza, ha notato l’assenza totale di riferimenti al tema nel discorso di insediamento al Quirinale, per altri versi assai apprezzabile.
Con la sua discrezione ormai proverbiale, strettamente intrecciata a una rara sensibilità etica e politica, Sergio Mattarella ha recepito il rilievo e ha risposto alla missiva con un gesto inatteso: ha invitato alcuni responsabili dell’associazione a Roma per poter approfondire, anche con dati alla mano, la spinosa questione. Due operatori palermitani hanno portato al Capo dello Stato un dossier con il resoconto di alcuni progetti in corso e con una lettera che un gruppo di detenuti ha voluto scrivere di proprio pugno per esprimere, insieme all’orgoglio di essere corregionali del destinatario, l’invito a visitare di persona la casa di reclusione di via Enrico Albanese.
 Mattarella – che ha ricevuto gli ospiti con teutonica puntualità - ha prestato autentico ascolto, si è interessato ai progetti in esecuzione (il “teatro dell’oppresso” e la “filosofia di strada”),  ha apprezzato molto l’azione degli operatori volontari che provano a strappare dall’oscurità e dal silenzio questi settori della società. In linea con il suo stile di assoluta sobrietà ha evitato di giocare demagogicamente con la sofferenza della gente che gli veniva rappresentata. Non ha recitato il ruolo del mago con la bacchetta magica, ma si è impegnato a seguire con attenzione le due problematiche decisive della condizione attuale dei detenuti: la privazione affettiva durante la carcerazione e il reinserimento lavorativo al ritorno nella vita sociale.  Sulla prima questione il cammino di civiltà che resta da compiere  - sulla scia di quanto già realizzato in altri Paesi europei – è lungo e appeso alla tempistica del Parlamento. Sulla seconda questione, invece, la normativa vigente è avanzata: tocca alle associazioni di imprenditori e ai sindacati di lavoratori (anche incoraggiati dalle agevolazioni fiscali previste) attivare, dalle nostre parti, delle occasioni di effettiva formazione professionale. Non sono solo i reati e le inadempienze a provocare effetti a catena, ma anche le iniziative mirate a rimarginare le ferite.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

1 commento:

  1. mi auguro che si sia parlato anche di garante dei detenuti vista la vergognosa situazione creatasi in sicilia grazie a Crocetta

    RispondiElimina