martedì 2 giugno 2015

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI NELL'ULTIMO NUMERO DEL "GATTOPARDO"

E' in edicola, in abbinamento con il "Giornale di Sicilia", il magazine illustrato "Il Gattopardo".
Vi trovate, fra l'altro, la seconda puntata della rubrica affidatami con il titolo "I siciliani spiegati ai turisti". Qui di seguito il testo.


“Gattopardo”
MAGGIO 2015
I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI

I siciliani siamo portati a valutare enfaticamente ciò che ci capita. Non accettiamo di restare a metà di nessuna scala: allergici all’aurea mediocritas di oraziana memoria, ci  percepiamo o molto in alto o molto in basso. La cosa strana è che questa percezione soggettiva spesso corrisponde alla realtà oggettiva: ci vediamo abnormi  e, non di rado,  lo siamo davvero.
Una dritta preliminare per entrare nell’enigma “siciliani” l’ha offerta già nel Settecento un viaggiatore celebre, Goethe: “L’Italia, senza la Sicilia, non lascia alcuna immagine nell’anima: qui è la chiave di tutto”. Duecento anni dopo sarà un siciliano, Sciascia,  a riformulare, con altre parole, la stessa idea: la Sicilia è una metafora del mondo.  Essa porta in scena sentimenti e passioni, virtù e vizi, dell’umanità intera: ma con indomabile tendenza a esagerare. Se taciturni come Enrico Cuccia ieri o Sergio Mattarella oggi, non diciamo poche parole: non parliamo proprio. Se siamo politici alla mano, non siamo cordiali: come Salvatore Cuffaro baciamo uno per uno, e su entrambe le guance, le migliaia di elettori (effettivi o potenziali) che incontriamo. Se scriviamo romanzi, non ne scriviamo dieci o trenta, ma come Andrea Camilleri non siamo disposti a spirare prima di aver firmato il centesimo volume. Se decidiamo di delinquere, non ci limitiamo a qualche sporadica ammazzatina: come Totò Riina e Binnu Provenzano organizziamo decimazioni, mattanze, stragi. Ecco, forse i siciliani siamo essenzialmente questo: degli esagerati.
Se Montesquieu aveva anche un po’ di ragione, il nostro carattere rispecchia i contesti ambientali. Viviamo in un’isola dove c’è un solo vulcano, ma è il più alto d’Europa: la neve quasi perenne e la lava infuocata convivono, sfidando la mitezza del clima nel resto della regione. Dove ci sono poche riserve naturali, ma quelle che ci sono (lo Zingaro o l’Alcantara, per fermarci a due esempi) sono di un fascino abbagliante. “Fare un viaggio in Italia senza vedere la Sicilia vuol dire guardare il portone di un bel palazzo senza ammirare la bellezza e la rarità del suo interno”: così Jouvin de Rochefort nel  Seicento. Come stupirsi che gli abitanti di questo “palazzo”, per quanto spesso incuranti della “bellezza” ereditata, tendano ad atteggiarsi a semidei?

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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