venerdì 3 luglio 2015

LA PERFEZIONE DEL PIACERE SECONDO GIANNI RIGAMONTI


“Monitor” 26.6. 2015-07-03

Se la filosofia…


    Se la filosofia, tra mille altre cose, è anche tentativo di decifrare l’esistenza umana, essa si trova (oggi ancor più di ieri) anche  - e talora soprattutto – fuori dai volumi ‘filosofici’. Qualche sprazzo di luce sull’enigma della vita di noi mortali lo gettano, infatti, poeti e registi, psicologi e scienziati. E, naturalmente, narratori. Ancor più se, come nel caso di Gianni Rigamonti, autore de La Perfection du Plaisir e altri racconti (Web e Com editore, Torino 2015, pp. 225, euro 13,90), lo scrittore è anche un filosofo di professione.
    Se fossi un critico letterario avrei a disposizione svariati, e raffinati, parametri di giudizio per presentare e valutare questa raccolta di racconti. Da profano posso ricorrere solo a due criteri.
   Il primo: una narrazione deve emozionarmi, scuotermi, interrompere il grigiore della quotidianità. E questi racconti ci sono riusciti. Mi hanno fatto sorridere, talora persino ridere; mi hanno commosso, talora persino sino alle lacrime (come nel caso della vicenda del cane Full, fedele - per anni, sino alla propria morte – al proprio padroncino Bruno, deceduto in un dimenticato “fosso del bosco”).
   Il secondo: una narrazione deve farmi incontrare personaggi così vivi, così originali, da non farmene dimenticare per molto tempo. E anche da questa angolazione Gianni Rigamonti ha saputo plasmare volti e storie che s’imprimono nella memoria come se avessero incrociato davvero le nostre esistenze. Come dimenticare presto, ad esempio, il compìto professor Erasmo di Trizzi, tra i più rinomati (almeno nel giro internazionale ed esclusivo degli esperti del ramo) “reggisenologi” contemporanei? O l’ambizioso cardinal Oliviero Polverelli, abile e astuto ma con una fatale  passione per i vestiti femminili ? O il povero Alfredo Molteni ossessionato dall’idea di godere (passivamente) tanto dei piaceri dell’omosessualità  quanto dei dolori del masochismo?
    Tra i molti spunti di riflessione filosofica suggeriti dalla lettura di queste belle pagine (a mio avviso più mature poeticamente dei pur gradevoli “gialli atipici” pubblicati in precedenza da Rigamonti con le edizioni trapanesi Di Girolamo, La signorina Alda e Le due verità) ne evidenzierei almeno uno: esiste un livello basico, fondamentale, di spiritualità ‘naturale’ o ‘laica’ senza il quale ogni altra opzione politica, ideologica o religiosa risulta falsa, inautentica. I partiti e le chiese hanno i loro martiri, ma c’è un martirio altrettanto  - o forse più ammirevole – di chi accetta le prove più dure, talora le sofferenze più atroci, perché non vuole piegarsi all’ipocrisia sociale né alla dittatura dell’opinione pubblica. E’ il martirio di chi ritiene di dover obbedire alla propria coscienza prima, e piuttosto, che ai calcoli degli interessi privati e delle convenzioni sociali. Per chi persegue l’onestà intellettuale e la coerenza interiore la vita può diventare un calvario, ma in compenso la morte può arrivare come un balsamo consolatorio e rasserenante.
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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