martedì 6 ottobre 2015

PICCOLI UOMINI NON CRESCONO MAI


“Centonove”
24.9.2015

PICCOLI UOMINI NON CRESCONO MAI

      A giudicare dal titolo, il libro di   Annabella Di Vita   ( Piccoli uomini non crescono mai ovvero adotta un uomo a distanza, Avia, Palermo 2013,  pp. 241, euro 12,00) sembrerebbe destinato alle donne. Invece è istruttivo, almeno altrettanto, per i maschietti che vogliano conoscere meglio sé stessi. D’altronde chi ama e/o odia gli uomini più del “secondo sesso”? E, come già avvertiva Nietzsche, l’odio – come e ancor più che l’amore – acuisce la vista.
   Ma, innanzitutto, a che genere letterario appartiene questo testo? Difficile rispondere. E’ un manuale di istruzioni su come trattare i partner maschili; ma, poiché scorre su un registro linguistico ironico, è anche (o forse più) un’esercitazione di umorismo (sottile, gradevole, mai volgare). Solo qualche esemplificazione per farsi un’idea di questo intreccio di tagli, di toni, di intenti.
     Cominciamo dall’incipit: “Il masochismo delle donne è come l’herpes, rimane silente per anni e si manifesta violento quando un uomo le coinvolge. La nostra bravura nel farci calpestare è pari a quella di un tapis roulant. Noi, tutte, sappiamo perfettamente a cosa andiamo incontro, ma ci attacchiamo a quell’uno per mille di possibilità che , questa volta, lui s’innamori follemente di noi”.  Eppure, le donne non possono fare a meno dei maschi, “simpatici esserini” qui solitamente denominati “anfibi” (distinti in “ranocchi-rospi” e “ranocchi-girini”), a meno che esse non si rassegnino  a “una vita piatta, senza adrenalina e senza i brividi ddel brancolare totalmente nel buio”. Perché? L’autrice suggerisce alle lettrici  cinque ragioni:

“ *   l’odore della pelle;
·      che gli opposti si attraggono;
·      che vi fanno tenerezza così soli a nuotare nella melma;
·      che cercano di sfuggirvi se cercate di prenderli;
·      che il loro buffo saltare, senza una meta concreta, vi mette allegria”.

   Ma cosa può fare di tanto sbagliato una donna per far sgattaiolare via il suo ranocchio del momento? L’elenco sarebbe interminabile. Il filo conduttore è comunque unico: opprimere l’altro con la massa di sogni, desideri, aspettative, illusioni che di solito una femminuccia impara a coltivare dai primi vagiti. E dimenticare che gli esponenti del “sesso forte” (o quasi)  sono “dotati di un timer come le docce a pagamento. Nel caso gli chiediate di ascoltarvi, il loro timer suonerà al quindicesimo minuto. Niente tempi supplementari”.
      Se nel libro, come nota Giovanni Nanfa nella Prefazione, si registra “un pessimismo che non precipita mai nel sarcasmo perché stemperato dalla vena umoristica” (sottolineata dalle vignette spesso divertenti disegnate da Vanni Quadrio e dalle citazioni di autori classici come Oscar Wilde: “Solo chi non sa dove sta andando può arrivare lontano”), non manca neppure “l’ottimismo che nasce dallo sguardo benevolo verso noi piccoli uomini senza i quali la vita delle donne sarebbe davvero noiosa” .
   Un ottimismo, comunque, moderato. L’autrice, infatti, riporta delle statistiche (“Per rilassarsi il 90% delle donne dichiara di leggere un buon libro. Il 90% degli uomini preferisce fare sesso”) e pone  una inquietante  “domanda spontanea”: “con chi mai lo faranno se tutte le donne stanno leggendo?”. Personalmente evinco due conclusioni: che il 90% dei maschi è sessualmente frustrato; che evitano la frustrazione solo i maschi che preferiscono leggere nel novanta per cento del tempo e stanno con donne che, nelle medesime proporzioni,  preferiscono fare sesso.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

3 commenti:

  1. Certo essere adottato, però a distanza, per noi piccoli uomini che fatichiamo a crescere è un buon compromesso tra il desiderio di essere accuditi e l'insostenibile pesantezza delle aspettative che il partner ha nei nostri confronti (mentre scrivo mi vergogno un poco: è segno che sto diventando grande?)

    RispondiElimina
  2. Certo essere adottato, però a distanza, per noi piccoli uomini che fatichiamo a crescere è un buon compromesso tra il desiderio di essere accuditi e l'insostenibile pesantezza delle aspettative che il partner ha nei nostri confronti (mentre scrivo mi vergogno un poco: è segno che sto diventando grande?)

    RispondiElimina
  3. Sìììì :)
    Annabella Di Vita

    RispondiElimina