domenica 11 ottobre 2015

POCO CREDENTI, MA DEVOTISSIMI


“GATTOPARDO”
Bimestrale – agosto /settembre 2015

PIU’ PRATICANTI CHE CREDENTI

Nel mondo occidentale le indagini sociologiche documentano la tendenza dei cristiani a dichiararsi sempre più spesso “credenti, ma non praticanti”. Il visitatore è dunque sorpreso nel constatare che in Sicilia la tendenza è inversa: molti sono “praticanti, ma non credenti”.
 Le chiese sono ancora abbastanza affollate, soprattutto in occasione di battesimi, cresime, matrimoni e funerali; per non parlare di ricorrenze più solenni come i Misteri pasquali a Trapani o la festa di sant’Agata a Catania. A fronte di questa partecipazione così massiccia ci si aspetterebbe una “fede” minimamente consapevole: ma qui la sorpresa è spiazzante. Che significa essere cristiani? Ponete la domanda a un siciliano “medio” e avrete delle risposte tragicomiche. La mancanza di informazione catechistica domina sovrana: per alcuni la “Santa Trinità” sarebbe costituita da Gesù, Giuseppe e Maria; per altri santa Rosalia o Padre Pio sarebbero così potenti da fare “miracoli” con o senza il consenso di Dio. Non è un caso che talora i preti, sconfortati da tanta confusione teologica, si consolino affermando che i fedeli saranno salvati dall’ottavo sacramento: l’ignoranza.  Ancora più desolante appare il fenomeno dal punto di vista della coerenza etica: quasi che la pratica liturgica esaurisse il compito del fedele e lo esentasse da qualsiasi istanza di sincerità, giustizia, attenzione ai deboli, rispetto dell’ambiente e delle cose pubbliche.  Dappertutto nel mondo si registra lo iato fra convinzioni interiori e comportamenti quotidiani: ma, dalle nostre  parti , non si sospetta neppure che certi messaggi ideali implichino atteggiamenti conseguenti.
E’ una schizofrenia che impressionò anche J. G.  Seume, viaggiatore a cavallo fra Settecento e Ottocento. Come racconta nel suo Passeggiata a Siracusa nell’anno 1802, un funzionario delle imposte, col quale il turista tedesco di confessione protestante si trova a tavola, viene a sapere che sta conversando con un “eretico”. A questo punto “l’omaccione lasciò cadere dalla paura coltello e forchetta  e mi guardò come se già bruciassi nell’inferno; mi fece allora alcune domande circa il nostro sistema religioso in merito alle quali io gli dissi il meno possibile e nella maniera più accorta.  L’uomo era sposato, aveva a casa tre bambini e doveva, secondo le sue aperte confessioni, avere ogni notte per comodità e durante ogni viaggio, dappertutto una ragazza. Bestemmiava fra l’altro e s’esprimeva in latino e in italiano come un mozzo , ma non poteva comprendere come si potesse vivere senza credere al papa e senza preti”. Ma si sa: per un siciliano, i non-cattolici (dai cristiani ortodossi agli ebrei) sono “miscredenti”, proprio come gli immigrati (dall’Asia meridionale all’Africa settentrionale) sono “turchi” (o, per i più raffinati cultori di geopolitica, “marocchini”).

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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