mercoledì 11 novembre 2015

DIFFERENZA FRA VIVERE L'OMOSESSUALITA' E VIVERE IL FONDAMENTALISMO ISLAMICO

"tuttavia.eu"
(Per chi volesse commentare direttamente sul sito che ha ospitato il mio intervento:
http://www.tuttavia.eu/1023-gender-e-dintorni.html)

GENDER   E   DINTORNI 


   L’ampio salone-teatro dell’istituto “Don Bosco – Ranchibile” ha ospitato, la sera di venerdì 6 novembre, un interessantissimo dibattito sulla teoria ‘gender’ avviato, con la moderazione di suor Fernanda Del Monte, da Giuseppe Savagnone (intellettuale di punta del cattolicesimo italiano) e da Giuseppe Burgio (pedagogista molto attivo nella difesa dei diritti degli omosessuali e dei transsessuali). Nel corso del civilissimo confronto, Savagnone si è servito di una analogia fra islamofobia e omofobia per illustrare il punto di vista dei cattolici più aperti: “Se incontro un gruppo di fondamentalisti islamici, che pratichino l’infibulazione e impongono lo chador alle donne, mi si può chiedere di rispettare le loro convinzioni e la loro prassi: non certo di condividerle. Così, io eterosessuale, ho il dovere di rispettare chi vive l’omosessualità: ma non mi si può chiedere di condividerla”.
  La similitudine suggerisce delle considerazioni istruttive.
  La prima è che il proprio orientamento religioso-morale si sceglie, mentre il proprio orientamento sessuale-affettivo lo si scopre come innato. La seconda considerazione è che il fondamentalismo islamico (a differenza dell’islamismo ortodosso) è criticabile perché esercita violenza su altri, laddove l’omo-affettività se mai la subisce da parte degli intolleranti.
    L’esemplificazione sarebbe risultata più pertinente se si fosse posto il parallelo fra islamismo (corretto, pacifico) e ‘genere’ omosessuale: come dovrebbe porsi una società a maggioranza cristiana nei confronti dei due fenomeni? Una prima ipotesi è stata (per fortuna) scartata da entrambi i relatori come antidemocratica e anacronistica: la crociata contro gli uni (islamici) e contro gli altri (gli omofili) portata avanti da frange reazionarie e clerico-fasciste.  Una seconda ipotesi è  condivisa da molti ambienti cattolici progressisti: islamismo e omofilia sono modi di intendere e condurre la vita erronei, gravemente deficitari, ma uno Stato democratico deve rispettare (nel senso di tollerare) anche le minoranze ‘eretiche’ rispetto alle ortodossie teologiche e morali. Ci si può accontentare di questa prospettiva? Secondo alcune concezioni filosofiche e teologiche contemporanee, la risposta è negativa.
L’islamismo – nelle sue versioni fedeli al Corano – possiede una intrinseca dignità teologica: perciò ai cittadini che lo professano va riconosciuta, da parte dell Stato laico, la piena legittimità della scelta religiosa. I cristiani, più che tentare di distogliere i concittadini islamici dalla loro fede, dovrebbero sollecitarli a viverla in maniera sempre più consapevole, critica, pura. Similmente, l’omosessualità costituisce un ‘genere’ ontologicamente e eticamente paritario rispetto al ‘genere’ eterosessuale: chi la incarna ha diritto di essere riconosciuto come cittadino a tutti gli effetti da parte dello Stato laico. Quanto ai cristiani, più che tentare di distogliere gay e lesbiche dalla propria condizione sessuale e affettiva, dovrebbero registrare come volontà divina la presenza “in natura” di questi fratelli e di queste sorelle e, se mai, sollecitarli a vivere la propria omofilia alla luce dell’amore disinteressato e creativo (l’agape) a cui il vangelo del Maestro di Nazareth invita tutti e tutte, a prescindere dai propri orientamenti sessuali. Per dirla con sant’Agostino, che non era certo un lassista in morale: “Ama e fa’ ciò che vuoi”.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.eu



6 commenti:

  1. L'analogia tra fondamentalismo islamico e omosessualità mi pare veramente... peregrina!
    Elio

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  2. Mi pare irrispettosa della verità e di basso profilo intellettivo.

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    1. Le analogie non servono mai a identificare due fenomeni, ma a metterne in luce la somiglianza in un certo contesto e sotto alcuni aspetti. Gli aspetti da prendere in considerazione nell'analogia e quelli invece non pertinenti sono di solito evidenti all'ascoltatore, se sereno e non prevenuto.

      Nel caso specifico, gli aspetti in cui l'analogia regge (e quelli per cui a mio avviso Savagnone l'ha scelta) sono quelli per cui una certa parte di chi approfondisce i gender studies non intende semplicemente che venga tollerato chi è omosessuale nella sua dignità umana; ma vuole attivamente propugnare una visione del mondo per cui, appunto, "omosessualità ed eterosessualità" sono egualmente naturali, in modo esattamente paritario e identico. O, ancora, che non vi è niente di naturale. O, ancora, che è identico per un bambino crescere con una figura di entrambi i sessi o no.

      Tutte queste posizioni non si limitano al rispetto del singolo omosessuale in quanto essere umano tra gli altri, ma costituiscono una precisa visione del mondo che va fatta valere come l'unica valida rispetto ad altre possibili visioni del mondo. Esattamente come per un islamico militante (per fortuna con altri mezzi); o esattamente come per un buddista militante (se ne esistono), un neoliberista militante, un cattolico militante, eccetera.

      E' evidente che, in questo senso, si può e si deve chiedere ad una democrazia la possibilità che tutte le visioni vengano espresse. Ma non si può far passare come SCONTATA una delle varie posizioni, sottraendola così al dibattito pubblico e razionale, come se fosse una questione di dovuto rispetto degli individui; quando si tratta invece di una volontà di modificare ATTIVAMENTE, ed in un modo che si pretende che valga per tutti i membri della società, il quadro antropologico, politico ed etico in cui ci si muove.

      Questo è il senso dell'analogia di Giuseppe Savagnone. Mi spiace aver dovuto sprecare così tante parole per esporlo in piena luce.

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    2. Sarebbe bello firmare i propri commenti, così tanto per assumersi la responsabilità delle proprie idee. Se non ce ne vergogniamo noi per primi...

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    3. Nessun problema a firmarmi, semplicemente non ritengo che il mio nome sia poi così importante, e men che meno famoso. Spero che dopo potremo entrare nel merito della questione..

      Aaron Allegra, palermitano, laureato in lettere moderne e specializzando in scienze filosofiche.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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