sabato 21 novembre 2015

LE STRAGI DELL'IS: ALCUNE SEMPLICI VERITA'

Su cortese richiesta dei colleghi dell'agenzia di stampa "Adista" ho inviato queste poche righe apparse on line il 20 novembre (http://www.adista.it/articolo/55692) e sull'edizione cartacea del 28 novembre:

DOPO PARIGI, INVERSIONE A "U"

La nuova strage a Parigi non può che tappare le bocche. Il silenzio sgomento è la reazione più spontanea, ma anche la più dignitosa. La razionalità umana impone però di non restare paralizzati in attesa fatalistica di ciò che avverrà, come se ciò che ci aspetta non dipendesse da ciò che decidiamo adesso. Insieme.

 I responsabili politici, in particolare, non possono sottrarsi al dovere di assumere decisioni: ed è forte, per loro, la tentazione di assumerle assecondando l’emozione popolare piuttosto che seguendo la lungimiranza della saggezza. E’ il caso di Hollande in linea con la reazione che fu di Bush dopo l’11 settembre del 2001: stato di guerra, stretta ai confini, bombe contro  bombe. E’ il principio veterotestamentario (originariamente teso a porre un limite alla vendetta) “occhio per occhio” che, chiosava Gandhi, renderà il mondo cieco.
  Chi non ha il peso delle decisioni politiche ha però la possibilità, e dunque il dovere, di fare un passo indietro per guardare la situazione con un minimo di prospettiva: e di dire, senza infingimenti, la verità. Per fedeltà alla storia ma, almeno altrettanto, per cura del futuro. E la verità è che gli innocenti di Parigi sono vittime, prima di tutto, degli Occidentali. E’ dal Quattrocento che, con tutti i mezzi del terrore, conquistiamo, stupriamo, sfruttiamo, imprigioniamo, deportiamo quanti hanno la sfortuna di non essere bianchi né cristiani né tecnologicamente attrezzati. In particolare è dalla fine dell’Ottocento che conduciamo ai danni di Paesi a maggioranza islamica politiche colonialiste e imperialiste, suscitando ogni genere di meccanismi difensivi: tra cui l’invenzione (recente) dell’ideologia fondamentalista di matrice islamica. Come se ciò non bastasse, ancora oggi siamo in ottimi affari con Stati, quali l’Arabia Saudita e alcuni Emirati Arabi, che con alto grado di certezza finanziano i gruppi terroristi (consentendo loro, tra l’altro, di acquistare le armi che l’Europa – in primis l’Italia – produce e vende senza chiedere a nessuno come intenda adoperarle). Se un marziano osservasse tutto ciò si stupirebbe del nostro stupore: perché sorprendersi se ancestrali e attuali politiche da folli producono – del tutto logicamente - conseguenze altrettanto folli?
   Che fare, dunque? L’agenda è semplice da redigere, assai ardua da attuare. Implicherebbe una inversione a “U” del nostro modo di concepire e di vivere la nostra condizione (sinora, e non sappiamo per quanto tempo ancora) di privilegiati. Innanzitutto dovremmo cominciare a cancellare dalle nostre teste la graduatoria delle vittime: chi perde la vita per il “terrore” degli eserciti occidentali (a causa di errori più o meno evitabili) non vale meno di chi la perde a causa del “terrorismo”. Così come chi perde la vita a causa del “terrorismo” in Africa (o in volo di ritorno in Russia dalle vacanze)  non vale meno di chi la perde nelle Torri Gemelle o a teatro a Parigi. Secondariamente, dovremmo rassegnarci all’idea che ogni popolo ha gli stessi diritti degli altri: non c’è chi ha diritto all’atomica e chi no; chi ha diritto a sfruttare il proprio petrolio e chi no; chi ha diritto all’autodeterminazione politica (anche nelle forme più discutibili come la democrazia formale borghese) e chi no; chi ha diritto a viaggiare per il pianeta e stabilire dimora dove ritiene più conveniente e chi deve restare a casa (anche se è una casa che languisce per le carestie o brucia per le guerre civili). Certo l’elenco degli obiettivi perseguibili per fare marcia indietro nella storia di cinque o sei secoli sarebbe molto lungo: ma sarebbero tutti obiettivi troppo ovvi per essere anche condivisi. La situazione, insomma, è la medesima fotografata da Pascal nel XVII secolo: le buone massime ci sono tutte, si tratta solo di praticarle.
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com
 

3 commenti:

  1. Pietro Lucio Buccheri21 novembre 2015 14:49

    Egregio professore Cavadi, vorrei commentare il suo articolo "Le
    stragi dell'IS....." rivolgendole alcune domande, dalle quali, per
    altro, credo che le mie opinioni traspaiono con chiarezza. LO stesso
    commento ho riportato su FB. Ancora per chiarezza, e focalizzazione
    riporto alcuni passi del suo articolo. “I responsabili politici, in
    particolare, non possono sottrarsi al dovere di assumere decisioni: ed
    è forte, per loro, la tentazione di assumerle assecondando l’emozione
    popolare piuttosto che seguendo la lungimiranza della saggezza”. In
    proposito, professore, lei non ritiene che in questo momento
    combattere l’Isis con le armi sia semplicemente esercitare il diritto
    di difendersi?
    “E la verità è che gli innocenti di Parigi sono vittime, prima di
    tutto, degli Occidentali.” In proposito, professore, lei ritiene che
    le centinaia di migliaia di cristiani che lo scorso anno sono stati
    costretti a darsi alla fuga (e a morire) sulle montagne, oppure le
    donne stuprate istituzionalmente, oppure i ragazzini mandati a morire
    con la cintura esplosiva, avessero qualcosa a che fare con le colpe
    degli Occidentali?
    “E’ dal Quattrocento che, con tutti i mezzi del terrore, conquistiamo,
    stupriamo, sfruttiamo, imprigioniamo.” E’ vero, noi occidentali da
    secoli abbiamo il vizio di volere esportare con le armi la “civiltà” e
    la “religione”.
    Ma lei non ritiene che nel corso dei secoli da parte di molte
    popolazioni, provviste di grandi ricchezze naturali e di moderna
    tecnologia, ci sia stata la tendenza a fermarsi nello sviluppo del
    pensiero sociale e politico, a rifiutare la via della politica e del
    dialogo e a proseguire, invece, lotte tribali di origine religiosa
    risalente alla morte di Maometto? Che ci sia stata, e ci sia tuttora,
    la tendenza da parte di molti dei loro governanti ad usare ed abusare
    delle ricchezze naturali esclusivamente per il proprio tornaconto,
    facendo combutta con i paesi Occidentali? Nessuna responsabilità a
    carico di questi governanti? Perché non considerare anche la
    circostanza che gli attuali leader del terrorismo non sono né politici
    né sociologi, bensì autorità religiose? che una visione scismatica
    dell’Islam viene adoperata dalle stesse autorità come strumento di
    attrazione e di coagulo di giovani europei, come viatico per il
    suicidio di europei ed orientali? Nessuna responsabilità a carico di
    questi leader?
    Professore, io ritengo che non sia il caso di invitare l’Occidente a
    flagellarsi, non in questo momento, non per confronto con il terrorismo!
    Cordiali saluti.

    RispondiElimina
  2. Buongiorno professore. Condivido in parte quanto da lei asserito e sono invece d'accordo con quanto espresso nel precedente commento.
    Desidero fare in questa sede qualche considerazione spicciola
    L'Islam non nasce come popolo chiaramente pacifico perchè Maometto in primis cercò di conquistare il suo territorio. "Unificazione delle tribù in lotta tra loro ", asserisce il profeta. I successori di Maometto conquistarono, senza che nessuno glielo chiedesse, immensi territori in Europa: Spagna, Sicilia. (Apro parentesi per dire che forse Palermo non fu mai bella come allora ) I Turchi furono arrestati alle porte di Vienna altrimenti sarebbero dilagati oltre ed ora non staremmo a parlare di Isis poichè saremmo islamici da svariati secoli.
    Quello che colpisce è l'indifferenza dei media per ciò che succede oltre i confini Europei. In Mali hanno fatto una strage : commenti, qualche reportage, punto. In Tunisia grande clamore per la strage nel museo per la presenza di Europei. Salta in aria un mezzo con le guardie presidenziali : poverini loro, punto. I governi europei come sempre guardano solo dentro i propri confini, approfondiscono la questione solo quando presi da fremiti di paura si convincono che il morbo possa dilagare anche da loro. Con esclusione chiaramente dei fatti statunitensi perchè in fondo loro sono Europei trapiantati oltre Atlantico.
    Credono in molti che per un 'azione di ritorno monetario, dietro alle varie guerriglie ci sia da sempre l'inquietante presenza delle fabbriche di armamenti.
    Che l'Isis sia aiutata da emirati vari è scontato perchè il petrolio siriano interessa tutti e per tutti includerei anche qualche magnate russo o americano che non si fa scrupoli di foraggiare chi ha ucciso i propri connazionali.
    L'Occidente e gli Stati Uniti hanno colpe immense. L'uno per avere volutamente ignorato il cancro che si andava diffondendo e gli americani per avere aiutato la riproduzione delle cellule rifornendo di denaro ed armamenti ora l'una ora l'altra fazione. La grande paura è una , che l'Isis contenga in sè tante schegge impazzite che agendo autonomamente, pur di guadagnarsi il Paradiso dei credenti, possano compiere degli attentati nei primi posti utili.
    Quello su cui psicologi, sociologi e scienziati vari devono riflettere è il perchè l'Isis riesca ad arruolare tanti occidentali: insoddisfazione, voglia di cambiamento, famiglie deboli, voglia di fare qualcosa che altrove non potrebbero fare. Brutta considerazione quest'ultima che immediatamente ci riporta ai fanatici del nazismo e del fascismo. A quelli che facevano gli esperimenti nei campi di concentramento e agli altri che uccidevano, torturavano, stupravano per il piacere di farlo e non per la bandiera sotto cui combattevano.
    Potremmo scrivere per centinaia di chilometri e non trovare la verità.
    Cordiali saluti

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Angelica Marchesa, condivido quanto lei scrive a commento del prof Cavadi. Aggiungerei che, se non ricordo male, in Italia il terrorismo fu battuto quando fu svuotato sul piano ideologico. Secondo me, occorrerebbe procedere in modo analogo nei riguardi dell'attuale terrorismo internazionale, in aggiunta alla difesa militare che in questo momento, secondo me, è indispensabile.
      Il depotenziamento della ideologia può avvenire soltanto dall'interno dell'Islam stesso (perché ogni tentativo dall'esterno li mette sulle difensive), denunciando a voce alta e in tutte le sedi, a partire dalle moschee, lo scisma anzitutto religioso operato (ma non dichiarato) dalle frange estremiste, che costituiscono una piccola minoranza rispetto ai popoli islamici.
      In proposito non ho molta fiducia, perché ritengo che, anche qualora volessero farlo, passeranno diverse generazioni, perché una delle "parole d'ordine" dell'Islam è "non si cambia nulla".
      Oltre alla elaborazione interna, occorre anche un costante lavoro di accompagnamento da parte della società occidentale, anzitutto a livello educativo scolastico della prima infanzia, per poi proseguire nel corso dell'età giovanile. E speriamo bene...!
      Pietro Buccheri

      Elimina