venerdì 18 dicembre 2015

IL SESSO SECONDO ELIO (NON QUELLO DELLE STORIE TESE)


E. Rindone, Vivere la sessualità. Quanto ci condizionano le idee degli Antichi ?, www.ilmiolibro.it, Roma 2015 (per visionarlo gratis: http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1162496/vivere-la-sessualit_1164077)

QUI DI SEGUITO LA PREFAZIONE DI AUGUSTO CAVADI


Una difficile eredità

La mia generazione, a cavallo fra il XX e il XXI secolo, ha conosciuto trasformazioni epocali in molti settori della vita: la sfera sessuale non è stata tra le meno sconvolte.
Dal punto di vista economico-sociale la famiglia non è più l’unico quadro di riferimento entro cui si apprende e si esercita la dimensione sessuale; dal punto di vista giuridico-politico lo Stato è sempre meno autorizzato a sindacare le scelte sessuali dei cittadini adulti; dal punto di vista filosofico-culturale, alcune acquisizioni freudiane fanno ormai parte del senso comune; dal punto di vista sociologico (dai Rapporti Kinsey in poi) nessuno oserebbe scommettere sull’identità fra ciò che si dichiara sul sesso e ciò che avviene davvero sotto le lenzuola; dal punto di vista medico, per via della pillola anticoncezionale del dottor Pincus, “i futuri libri di storia elencheranno il 1960 a fianco del 1492: l’anno cioè della scoperta, se non di un nuovo mondo, di un nuovo modo di vivere nel mondo” (M. D. Sahlins); dal punto di vista teologico-religioso, nessuna chiesa cristiana che sia esegeticamente onesta può usare la Bibbia per approvare o condannare questo o quell’altro comportamento sessuale dal momento che nei Libri sacri i codici morali ospitati sono differenti secondo le regioni e le epoche.
I giornali, i libri, il teatro, le arti figurative e soprattutto il cinema hanno raccontato queste metamorfosi e, raccontandole, hanno contribuito ad accelerarle.
Quale comportamento si confà all’uomo ‘comune’, all’uomo della strada, attraversato e soverchiato da processi così complessi e così incisivi nella concretezza e nella quotidianità? Sappiamo la risposta dall’abitante delle caverne al pilota delle astronavi: adeguarsi alla direzione del vento che soffia più forte, seguire la maggioranza per non apparire – prima di tutto a sé stesso – un emarginato.
In ogni generazione, però, vi sono alcuni che non accettano né le consuetudini inveterate né le mode passeggere e vogliono provare, pur nella consapevolezza dei pregiudizi di cui non possono liberarsi del tutto, a pensare con la propria testa. A informarsi, a capire, a riflettere, a confrontarsi: e, via via, a plasmare di conseguenza l’esistenza.
Sono i filosofi autentici, che solo in parte coincidono con i filosofi professionisti, dal momento che ci sono filosofi di mestiere che preferiscono lasciarsi trascinare dalle correnti più gagliarde e filosofi in incognito (che in alcuni casi non sanno neppure di esserlo) che non abdicano al diritto-dovere di farsi guidare dalla ragionevolezza.
In questa fatica, talora piacevole sempre arricchente, la serietà impone di scavare sino alle radici dei fenomeni contemporanei. Che è esattamente quanto – in maniera scorrevole, non priva di passaggi umoristici ma sempre rigorosa – propone Elio Rindone in questo nuovo saggio.
Le radici o, meglio, alcune radici della cultura occidentale moderna e contemporanea sono riconducibili soprattutto a tre filoni: quello greco-romano, quello ebraico-cristiano e quello (o meglio l’intreccio di filoni) cattolico-medievale. Che sono le tre concezioni della sessualità indagate dall’Autore con un obiettivo esplicito: rintracciare, nominare e sottoporre al vaglio critico quella difficile eredità culturale che, anche a nostra insaputa, condiziona i nostri orientamenti etici attuali nella sfera sessuale.
La consapevolezza della tradizione nel cui alveo ci troviamo a navigare, senza averlo scelto, può metterci nelle condizioni di relativizzare quelle norme e quei divieti che ci sono stati presentati, o silenziosamente inculcati, come eterni, immutabili e universali.
L’essere umano, infatti, non è solo natura ma anche storia: meglio ancora è una natura storica. Per cui, la permanenza di alcune costanti ontologiche si manifesta nel variare delle modalità con cui comprendiamo ed esprimiamo – incarniamo insomma – tali costanti.
Ma, una volta stabilita la mutevolezza storica dei criteri morali, si possono trarre due conclusioni opposte. O la deresponsabilizzazione (visto che tutto cambia, viviamo alla giornata affidandoci alle circostanze casuali) o la responsabilità di calibrare e verificare nuovi criteri (visto che non possiamo ciecamente fidarci di nessun modello del passato, impegniamoci a elaborarne uno nostro – sia pur perfettibile e non definitivo).
Chi, come Elio Rindone, propende per questa seconda via – più impegnativa ma più rispettosa della nostra dignità di persone – saprà trarre dalla storia trascorsa almeno un indirizzo di fondo: la sessualità è una dimensione antropologica troppo preziosa per essere demonizzata o idolatrata, e quindi rovinata dalla rimozione fobica o dall’enfatizzazione inflazionante.
Esattamente come l’intero essere umano, la sessualità – parafrasando Pascal – si colloca all’equidistanza fra il “niente” e il “tutto”. Se per “sessualità” non s’intende, riduttivamente, la “genitalità” ma, più ampiamente, la nostra tensione erotico-affettiva, si potrebbe scoprire – insomma – che essa è tanto necessaria quanto insufficiente per la nostra completa, armonica, autorealizzazione.
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

3 commenti:

  1. Cosimo Scordato19 dicembre 2015 18:30

    Complimenti a te e ad Elio; al momento ho letto solo la tua 'introduzione in attesa del libro
    Un abbraccio
    Buona domenica
    Cosimo

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Caro Augusto,

    grazie per aver voluto condividere queste tue belle e intense riflessioni "alla luce del nulla".
    A presto!

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