martedì 22 dicembre 2015

L'AUTOBIO-BIBLIOGRAFIA DI MARCELLO BENFANTE


“Centonove”  11.12.2015

MARCELLO BENFANTE LETTORE

     Chi di voi ricorda qual è stata la prima volta che è riuscito a leggere una scritta? E, poi, qual è stato il primo libro che ha letto per intero? E, ancora dopo, qual è stato il primo volume acquistato con i propri risparmi ? Personalmente, non ricordo nulla di tutto questo. Perciò sono rimasto stupito della memoria, per così dire anche affettiva, che ha consentito a Marcello Benfante di scrivere la  sua singolare Autobibliografia del lettore da giovane (Plumelia, Bagheria 2015, pp. 132, euro 8,00): una ricostruzione puntuale, dotta e divertente della sua storia di lettore bambino prima, adolescente dopo. Che è poi, in larga parte, l’ “autobibliografia” della  generazione dei sessantenni di oggi.
    Stimolato e supportato a casa dallo zio Gianni (che gli leggeva i fumetti) e a scuola dal maestro Teo Falco, “magico affabulatore”, il piccolo Marcello decifrò per la prima volta l’insegna di un “Elettrauto”. Poco dopo chiese e ottenne di acquistare a sei anni Robinson nell’isola dei corsari di Carl Memling  perché attratto sia dalle immagini di copertina sia dalla parola  “corsari” (più iammaliante di “pirati”). Un altro amore a prima vista l’autore lo provò alla stazione ferroviaria di Palermo per il fascicolo La camera di Horus. Il mistero della grande piramide, disegnato , con “perfezione inarrivabile”, da Edgar Pierre Jacobs. Suggerito dalla neo-nata televisione, invece, l’incontro con le avventure di Ivanhoe (“uno dei più solari eroi della mia felice infanzia”), originariamente narrate nel 1820 da Walter Scott. Senza ancora sapere di essere in buona (e insospettabile) compagnia – Borges, Che Guevara, Sepùlveda, Paco Ignacio Taibo II  – diventa lettore devotamente appassionato di Sandokan. Ed oggi Benfante asserisce con convinzione: “Che il fascismo abbia innalzato Salgari al rango di un piccolo vate della sua  ideologia volontaristica e bellicosa è una odiosa quanto assurda mistificazione. I protagonisti dell’epopea salgariana sono sempre ribelli quasi asociali il cui carisma è un’aura maledetta e il cui potere è un gorgo autodistruttivo”.
   Nel fatidico 1968 all’autore accade l’incontro “fortuito” e “soprattutto fortunatissimo” con Sherlock Holmes, “il vero antesignano del detective privato, nonostante la sua evidente discendenza dal Dupin di Poe”: “Fu amore a prima vista. Sherlock Holmes è rimasto sempre, non solo il mio investigatore prediletto, ma anche il personaggio più affascinante di tutte le mie letture giovanili”. Egli “appartiene alla dimensione del mito. Risolutore di ferali indovinelli come Edipo. Uccisore di mostri come Teseo , Perseo e San Giorgio. Salvatore di fanciulle e cercatore di Graal come un cavaliere della Tavola rotonda. E’ al tempo stesso un archetipo e un prototipo”.
 A diciassette anni Marcello ha la possibilità di occupare un settore tutto suo della libreria di casa: “il primo mattone di una biblioteca personale, destinata a diventare un piccolo labirinto privato, è stato un volume di Vladimir Majakovskij”. Non senza aspirazioni  - o velleità – rivoluzionarie, egli viene folgorato dall’incipit dell’antologia: “Sono un poeta. Per questo sono interessante. Di questo scrivo. Di tutto il resto, solo se è decantato dalla parola”.  Con gli anni l’infatuazione ideologica passerà, non l’ammirazione per la valenza lirica e la fervida immaginazione del poeta russo. Così le sue produzioni resteranno al loro posto accompagnate, via via, da altre opere di altri autori: nonostante la laurea in filosofia conseguita da Benfante, saranno sempre più prevalentemente opere di letteratura.  Un percorso comune a molti pensatori del Novecento che, come Heidegger e Gadamer, troveranno nella voce dei poeti quelle indicazioni istruttive che la pura speculazione logica ed epistemologica sembra non essere in grado di offrire.
   Chiudendo questa “autobibliografia” per riporla nella propria biblioteca, il lettore del “lettore da giovane” non può non chiedersi  - con una punta di malinconia – se non siamo già entrati in una nuova era della conoscenza, dominata dalle immagini e dai suoni, in cui nessun altro potrà mai narrare di aver letto tanto.
                                                                          Augusto Cavadi
                                                                www.augustocavadi.com

                                                     

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