domenica 20 dicembre 2015

LESSICO DELLA DIFFERENZA: SESSO, GENERE E ORIENTAMENTO SESSUALE (Palermo, 21 dicembre 2015, ore 16.00)


Gli appunti per il mio intervento al convegno di oggi
(lunedì 21 dicembre 2015, ore 16.00)
presso la Fonderia Oretea (Palermo)

Lessico della differenza: sesso, genere e orientamento sessuale

    Secondo Confucio gli imperi crollano quando i cittadini smettono di comunicare e i cittadini smettono di comunicare quando usano le parole senza precisarne il significato. Il dibattitto sulla “ideologia gender” – che  sta occupando l’opinione pubblica italiana - non è, almeno ai miei occhi,  di facile soluzione: proprio perché sono possibili legittime differenze di valutazione è opportuno non moltiplicarle inutilmente, e dannosamente, per difetto di precisione semantica.
   Il mio servizio è molto elementare: fissare un dizionario minimo che renda possibile intendersi a vicenda o per concordare o per discordare. Le parole chiave sono tre: sessi, generi e orientamenti sessuali.
    Il sesso è fondamentalmente determinato da un insieme di caratteri biologici (che vanno dai cromosomi a segni esteriori come i genitali).
      L’identità di genere è fondamentalmente determinata da un insieme di caratteri psico-sociologici: si può appartenere con nettezza al sesso maschile o femminile dal punto di vista anatomico  pur senza riconoscersi emotivamente, affettivamente, socialmente nella propria identità sessuale. Infatti  “il genere non è qualcosa che uno è ma qualcosa che uno fa. È un insieme di pratiche, simboli, luoghi e significazioni” [1].
     Dalla identità sessuale e dalla identità di genere va distinto l’orientamento sessuale: chi è maschio e chi è femmina (sia tale da sempre o come punto di arrivo di un percorso di identificazione) può avvertire desideri eterosessuali o omosessuali o bisessuali.   Importante: “Mentre l’identità di genere si riferisce al rapporto con se stessi, l’orientamento sessuale si riferisce a quello con gli altri”.[2]

      Questa triplice categorizzazione (per sesso, per genere e per orientamento sessuale) può essere letta attraverso due griglie interpretative principali che, per comodità, potremmo denominare logica binaria o logica  variegata.
       Vediamo, in concreto, come funzionano questi due approcci ermeneutici dalle tre angolazioni focalizzate.
·            Dal punto di vista del sesso: in una logica binaria si nasce o maschi o femmine, tertium non datur (almeno in linea di principio). Qualora si diano (in linea di fatto) degli organismi di incerta collocazione biologica e anatomica  - è il caso di “soggetti intersessuati” – si ritiene ovvio che i genitori, con l’intervento di un chirurgo, sciolgano l’ambiguità e decidano per l’uno o l’altro sesso. Dieta, sport, integratori alimentari faranno il resto accentuando  - secondo i casi -  i caratteri sessuali maschili (per esempio con la pratica del pugilato) o i caratteri sessuali femminili (per esempio con la danza classica). In una logica variegata si problematizza il diritto dei genitori e della medicina di decidere ciò che la natura ha lasciato indeterminato nel neonato (“ermafrodita”).
·      Ancora maggiore è la differenza delle due logiche dal punto di vista dell’identità di genere. Anche qui la logica binaria ammette come ‘normale’ solo il genere maschile e il genere femminile. In una logica variegata , invece, si contemplano dei casi di “diversità” che non vengono stigmatizzati come patologici.  Sono i casi in cui si registra una discrepanza fra dato anatomico (sesso) e dato esistenziale (genere). Chi si scopre in queste condizioni è davanti a un bivio: vivere la propria “non conformità al genere” senza decidersi unilateralmente per nessuno dei due generi ‘canonici’ - in questi casi si parla di persone “transgender”; oppure, per particolari motivi, decidere di adeguare nettamente (con cure ormonali e/o  interventi chirurgici) la propria fisionomia sessuale alla nuova identità di genere (insomma il proprio corpo alla propria mente) - come avviene nel caso dei “transessuali”. Nell’uso comune, il vocabolo transgender ha perduto l’originalità semantica e ha finito col designare la multicolore galassia di quanti non si identificano con un solo sesso/genere.  Potrebbe non essere superfluo specificare che vivere la condizione di transgender o di transessuale non sono strade che si imboccano alla leggera: nessuno ne affronterebbe i  costi sociali se non fosse indotto da esigenze interiori autentiche.
·      Ovviamente le due logiche si divaricano anche rispetto alla tematica dell’orientamento sessuale. Per la logica binaria la relazione eterosessuale è  ‘normale’ e ‘anormale’ (e quindi da curare o almeno da tollerare) ogni relazione omosessuale (sia gay che lesbica) o bisessuale. La logica variegata,  al contrario, rifiuta ogni differenza fra ‘normalità’ e ‘anormalità’ anche per quanto le relazioni sessuali. Essa “propone infatti di leggere non più in modo dualistico-lineare la sessualità umana, intendendola come rappresentazione ed espressione di una verità che il corpo naturalmente afferma, ma di riconoscere la varietà e la complessità delle pratiche e dei desideri umani  nonché il loro strutturarsi come ambito di formazione identitaria”[3].

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com


[1] Giuseppe Burgio, La pedagogia e il queer. Sessi, generi e desideri nel postmoderno, in M. Stramaglia (a cura di), Pop pedagogia. L'educazione postmoderna tra simboli, merci e consumi, Pensa Multimedia, Lecce 2012, pp. 25-40.
[2] AA.VV., Gender: che cos’è e cosa non è, www.sipsis.it, p. 6.
[3] Giuseppe Burgio, La pedagogia e il queer. Sessi, generi e desideri nel postmoderno, cit.

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