domenica 27 marzo 2016

IL SENSO DI NOI SICILIANI PER LE LEGGI


“Il Gattopardo”
Magazine in abbinamento al “Giornale di Sicilia”
Marzo- Aprile 2016

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI
(Sesta puntata)

    I visitatori che arrivano in Sicilia da Paesi ad alto tasso di civilizzazione devono accettare, se vogliono evitare stress eccessivi, di mutare alcuni punti di vista. Talora persino di capovolgerli. Essi, ad esempio, sanno che una società funziona se chi infrange la legge va incontro alla sanzione sociale della disapprovazione pubblica. Dalle nostre parti questo può avvenire, ma può succedere con la stessa probabilità anche il contrario. Un mese fa, sull’autobus, ho subito un borseggio con destrezza e ho constatato con orgoglio il coraggio di alcune ragazze che hanno redarguito, a voce alta e forte,  il ladro. L’episodio mi ha compensato dell’amarezza provata, tante volte, quando sono  rimasto isolato per aver cercato di rispettare le  norme.
  Siete alla guida di un’auto e vi fermate a uno stop ?  Vi è concesso. Ma per non più di dieci secondi. All’undicesimo dovete comunque procedere, anche a costo di tagliare la strada a un autocarro con rimorchio che avanza sicuro della sua precedenza stradale: altrimenti prima sentirete il clacson infastidito dell’automobilista alle vostre spalle, poi sarete da lui superati e sbeffeggiati. Siete alla guida di una moto e vi fermate davanti alle strisce pedonali perché una madre con bambino in carrozzella sta attraversando la strada? Potete farlo, ma a patto che lo specchietto retrovisore vi rassicuri di non essere seguiti da altri veicoli: altrimenti è molto probabile che siate tamponati perché nessuno prevede che vi possiate fermare solo per non rischiare di investire un pedone. Siete entrati in un locale pubblico – ufficio postale o farmacia – e vi fermate un metro prima del cliente che vi precede, per mantenere la distanza di cortesia a salvaguardia della sua riservatezza? Potete farlo, ma aspettatevi che entri un terzo cliente e s’infili davanti a voi in quel metro di spazio. Se gli fate notare che vi sta scavalcando, vi chiederà scusa: sinceramente convinto che voi – non essendo ‘appiccicati’ col fiato sul collo del primo cliente – non eravate davvero a turno, ma vi trovavate a sostare in quell’area tanto per ‘ammazzare’ il tempo ... Assistete alla scena di un vigile urbano che multa un’auto  posteggiata in doppia fila? Se nessuno se ne accorge, tutto bene. Ma se il proprietario dell’auto - o il gestore del bar in cui l’automobilista sta consumando la colazione - accorre per bloccare il vigile urbano senza riuscirci, la solidarietà dei passanti si manifesterà a favore del cittadino strafottente, non dell’agente di polizia municipale (stigmatizzato come legalista senza cuore). Non per nulla nel linguaggio comune  il termine dialettale che designa il poliziotto (sbirro) è comunemente adoperato come epiteto offensivo. Anzi, per evitare dubbi, si ricorre a una sorta di endiadi: cornuto e sbirro.
   Se il turista è italiano capirà al volo cosa significhi cornuto. Se straniero, avrà più di una difficoltà a farne l’esegesi: infatti solo nel nostro vocabolario le ramificazioni ossee di alcuni animali rimandano semanticamente alla condizione di quei mariti che avrebbero ragione di dubitare della fedeltà delle proprie signore.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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