venerdì 22 aprile 2016

MEDITARE LAICAMENTE CON LUIGI LOMBARDI VALLAURI


“CENTONOVE”
14.4.2106

MEDITARE IN OCCIDENTE

   Negli anni 2004, 2005 e 2007 , nel terzo canale radiofonico della Rai, Luigi Lombardi Vallauri ha tenuto delle trasmissioni per lo meno insolite: un “corso” di iniziazione a un genere inedito di  meditazione  nel quale il metodo orientale viene sperimentato su contenuti forniti dalle scienze occidentali. Per anni quelle trasmissioni sono state ascoltate e ri-ascoltate dal sito della Rai, ma adesso c’è la possibilità di fruirne su un registro differente (con i pregi e gli svantaggi del caso): sono state infatti trascritte, raccolte e pubblicate nel volume “Meditare in Occidente, Corso di mistica laica” (Le Lettere, Firenze 2015, pp.  346, euro 23,80).
   Innanzitutto, cosa intende l’autore per “meditazione”? “Meditazione è per me l’insieme delle pratiche, fisiche e psicospirituali, capaci di propiziare un incontro diretto, intuitivo-vissuto, con l’altamente significativo” (p. 7). Ma perché specificare “in Occidente” ? Perché noi occidentali, una volta disillusi dalle “grandi narrazioni” teologico-religiose, abbiamo perduto il gusto della meditazione. La maggior parte di noi non l’ha mai sperimentata e i pochi che ci hanno provato hanno ritenuto necessario far finta di essere nati e cresciuti in Oriente. Qui invece si vuole provare a “meditare da occidentali, perché siamo occidentali”; ma senza rinunziare ai suggerimenti provenienti dalle tradizioni asiatiche, nella convinzione che sia urgente una “sintesi Oriente – Occidente” dal momento che “il meglio delle grandi tradizioni culturali forse si salva non all’interno chiuso dell’una o dell’altra, ma all’intersezione dell’una con l’altra. Per esempio l’India tende a degenerare, se rimane chiusa al proprio interno, in superstizione, e d’altra parte un mondo completamente dominato dalla cultura euro-americana, diciamo mcdonaldizzato, sarebbe spaventoso” (p. 23).
     Chiarito il titolo, resta da interpretare il sottotitolo: mistica laica. Non è un ossimoro, una contraddizione in termini ? Così sarebbe se – com’è d’uso abitualmente – si riservasse il vocabolo “mistica”  esclusivamente a “esperienze originate da rivelazioni religiose”. Ma così non è mai stato e nel XX secolo Wittgenstein ce l’ha ricordato con la sua proverbiale icasticità: “Che il mondo è, è il mistico”. Come commenta Lombardi Vallauri, “nulla di più laico del constatare che esiste un mondo; al tempo stesso nulla che possa suscitare un più abissale stupore: la vittoria dell’essere, di un qualche essere, di una qualche storia dell’essere, sul non essere ! Proprio l’intersoggettivo indubitabile, il banale-evidente assoluto, semplicemente il mondo, è il prodigio ontologico insondabile” (p. 7). Insomma, la mistica  - lungi dall’essere monopolio esclusivo di monaci e suore (ammesso che lo sia davvero !) – è “un humanum laico, è laica come sono laici la matematica, il viaggio, l’innamoramento, l’arte, tutte le cose vere e belle, indipendenti dalla religione. Parlare di mistica è serio e non facoltativo, come parlare di pane” (p. 21).
    Così , dopo aver chiarito l’atteggiamento più adatto alla meditazione (la “pacificazione profonda” o samadhi e la “consapevolezza discernente” o vipassana), l’autore perlustra vari aspetti del mondo in cui siamo immersi: l’infinitamente grande (la nostra galassia tra miliardi di altre galassie); l’infinitamente piccolo (gli atomi e i protoni e i neutroni); l’infinitamente complesso (il nostro organismo biologico di circa “centomila miliardi di cellule”); l’infinito di incomprensibilità (come fa il nostro cervello a ricevere elementi biochimici e a produrre “concetti coscienti”?); le emozioni che avvertiamo quando facciamo esperienze erotiche, estetiche, ontologiche, vocazionali, avventurali e di tenerezza-responsabilità; la matematica; la fisica; la paleontologia; la cultura nelle sue varie versioni planetarie; la religione; gli stati d’animo negativi (“quelli che mi fanno vivere meno”); i paesaggi più significativi e l’attitudine migliore per incontrarli (“anima di paesaggio”): alta montagna, città, cielo, ecosistemi selvaggi, mare e deserto, corpo di donna, acqua, aleph.
     Mi rendo conto che ho potuto restituire poco più dello scheletro di questo libro davvero originale (e, a mio parere, imperdibile soprattutto da chi dedica la maggior parte dell’esistenza alle scienze “dure” più o meno “esatte”); ma spero che susciti la curiosità di verificare quanta spiritualità a-confessionale possa ancora veicolare una riflessione seriamente, e sobriamente, filosofica.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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