mercoledì 11 maggio 2016

ANTONELLA PENNOLINO SU "FILOSOFARE IN CARCERE"


ANTONELLA PENNOLINO: appunti su Filosofare in carcere di Augusto Cavadi
 “La pagina maieutica”
Maggio – giugno 2016

     Quando sono stata invitata a presentare il libro Filosofare in carcere di Augusto Cavadi, mi sono chiesta “filosofare in carcere? Una bella sfida!” Io ho conosciuto la filosofia come qualcosa di diverso, per certi versi astratto, e invece mi trovo davanti a un titolo che a prima vista sembra un paradosso perché l’autore sembrerebbe avere la pretesa di fare qualcosa che in carcere non può avere luogo, lì dove i problemi delle persone sono molto lontani dal ragionamento filosofico. Incuriosita ho accettato e mi sono trovata davanti a tutt’altro che qualcosa di teorico e astratto: mi sono trovata davanti a una FILOSOFIA IN PRATICA, una filosofia che è, come si legge nelle prime pagine del libro, “ARTE DI SCAMBIARSI I PENSIERI” per giungere a risposte sull’esistenza partendo da domande che sembrano non avere, a primo impatto, una risposta. Sì, domande che sembrano non avere una risposta perché vengono poste in un ambiente in cui, sempre a primo impatto, sembra regnare la NON-VITA, il NON-AMORE, la NON-AMICIZIA: cioè in un ambiente dove si vive la negazione, il buio, la notte dell’esistenza. Certo, il vissuto e il sostrato sociale e culturale dei detenuti farebbero pensare, non senza pregiudizio, che i sentimenti più nobili lì, in carcere, non possono avere voce perché è così secondo schemi mentali radicati nella nostra società. Invece in questo libro, i detenuti  - che, a questo punto, mi piace chiamare le PERSONE DETENUTE -  grazie ad Augusto Cavadi, Franco Chinnici e Maria Antonietta Spinosa (proprio come bravi filosofi che fanno ricorso alla maieutica socratica, cioè all’arte del saper tirare fuori da noi ciò che abbiamo dentro), alla fine del percorso scopriranno di conoscere l’amore, l’amicizia e tutto ciò che nella vita avevano messo in un angolo dimenticato dell’anima. Il volumetto rispecchia l’esperienza fatta all’Ucciardone di Palermo e ruota attorno alla ricerca in comune di risposte a domande condivise  che riguardano il SENSO DELLA VITA, da cui scaturiscono i concetti di libertà e di famiglia per amore della quale si è disposti anche a commettere un reato. Da qui l’amore per gli altri identificati con i “propri” perché solo loro esistono, come se tutti gli altri, fuori dalla famiglia, non esistessero. Partendo da questo principio, nel volumetto viene fatta un’analisi della parola AMORE come eros (passione), philia (amicizia), agape (amore come dono) attraverso un dialogo tra due personaggi immaginari: Pinuzzo e Pinuzza. E poi l’amore “distorto” di una madre in una famiglia mafiosa per un figlio che non ha appreso il codice d’onore che farebbe di lui un vero uomo, egregiamente rappresentato in una lettera immaginaria a don Totò. Atteggiamento dettato da un problema di cultura, di educazione, di “emarginazione” in determinati ambienti (don Totò) nei quali si vuole rimanere senza pensare a un cambiamento e atteggiamento dovuto anche a una sorta di imposizione sociale. L’amore, quindi, fa da sfondo e da motivo conduttore nel libro, nel bene e nel male, fino a diventare addirittura – in una storia vera - un’arma usata da un mafioso nei confronti di una donna, “un’arma micidiale, più efficace delle bombe”, raccontato in una lettera che ha un destinatario immaginario: don Carmelo.
      Quindi molteplici spunti di riflessione quelli donati al fortunato gruppo di detenuti che mai avrebbero pensato di “filosofare” e invece scoprono che la filosofia è vita vissuta, vita sperata, vita sognata. Ecco che il carcere da luogo del NON-AMORE  diventa luogo in cui è possibile un riscatto, una rinascita, proprio a partire dalle proprie debolezze. Un viaggio nella propria interiorità in cui ogni fragilità diventa un valore aggiunto, un punto di partenza da cui si può provare a ricominciare a sognare, a sperare, a credere.
Antonella Pennolino
Castellammare del Golfo (Tp) , 26.4.2016

1 commento:

  1. Riflessioni intense su un librettino prezioso che conto di leggere tra oggi e domani. Ci vediamo martedì alla presentazione.

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