lunedì 16 maggio 2016

ANTONINO CANGEMI SU "FILOSOFARE IN CARCERE" ALLA FELTRINELLI


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Augusto Cavadi presenta “Filosofare in carcere”
Augusto Cavadi presenta “Filosofare in carcere”
Può un detenuto, che vive una delle condizioni esistenziali più sofferte e umilianti, avere voglia e tempo di “filosofare”? Malgrado tutto, pare di sì. Come e perché lo si può scoprire domani sera (martedì 17 maggio 2016) alla Feltrinelli di Palermo, dove, a partire dalle 18,30, verrà presentato il libro di Augusto Cavadi “Filosofare in carcere. Un’esperienza di filosofia in pratica all’Ucciardone di Palermo”, edito da Diogene Multimedia. Nel corso dell’incontro interverranno, oltre all’autore, Francesco Chinnici, Maria Antonietta Spinosa e Francesco Giardina.
Augusto Cavadi, saggista e giornalista dai mille interessi oscillanti tra la teologia, la pedagogia, lo studio della criminalità mafiosa –tutti pervasi da robusta passione civile-, da tempo si dedica alla filosofia in pratica. Il filosofare, per Cavadi e per chi segue la filosofia in pratica, non è ricerca teorica, mera speculazione intellettuale su questioni tanto alte quanto distanti dalle esperienze di vita quotidiana: al contrario, è il ragionare per interrogarsi e fornire risposte ai problemi che si presentano nei sentieri esistenziali, da quelli apparentemente più minuti e correnti a quelli di maggiore spessore.
“Filosofare in carcere” è un agile volume frutto di un laboratorio di filosofia in pratica tenuto presso l’Ucciardone. I detenuti che vi hanno partecipato, stimolati da Cavadi, si sono confrontati con temi di rilievo filosofico, quale l’eros, la philia, l’agape, per scoprire quanto la passione, l’amicizia, l’amore come dono facciano parte del patrimonio esistenziale di tutti e di come possano orientare le scelte fondamentali. Né sono mancati, nelle discussioni filosofiche in “cella”, i richiami alla mafia, realtà che lo scavo del pensiero rivela nella sua aberrazione. Attraverso simulazioni di storie animate da personaggi frutto di fantasia (“Pinuzzo e Pinuzza”), i detenuti hanno espresso e affinato il loro pensiero accostandosi alla filosofia, non più scatola colma di astratti e incomprensibili formulari, ma bussola  della ragione e dell’esistenza.
Si è certi che in  quei giorni di laboratorio di filosofia in pratica – da cui è scaturito il libro di Cavadi – i detenuti, pur rinchiusi tra le pareti dell’Ucciardone, avranno assaporato il gusto della libertà, a esso anelando con più intensa energia. Perché il pensare, e ancor più il pensare filosofico, spezza catene e rende più liberi. E anche in ciò, e nel suo proposito in senso lato educativo, sta il pregio del lavoro di Cavadi.


Link all'originale: 

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1 commento:

  1. Giuseppe Ferraro6 giugno 2016 13:35

    Augusto, carissimo, eccomi finalmente con il tuo libro. Ci ho messo molto a recuperarlo, perché "preso dai Turchi" in questo tempo di manifestazioni di filosofia e politica, pressanti. Ti ringrazio. Ho letto. Sei splendido, caro, sei "mala filosofos" diceva Platone per intendere un vero e proprio filosofo, chi accoglie abbracciando con affetto ogni cosa nella singolarità del bene in sé.
    Ti abbraccio con affetto

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