giovedì 5 maggio 2016

INCENTIVO NELLA BUSTA PAGA DEI PROFESSORI: PER TUTTI, PER ALCUNI O PER NESSUNO ?


     “Repubblica – Palermo”  5. 4.2016

        MA I PROFESSORI VOGLIONO L’INCENTIVO IN BUSTA PAGA ?

      Anche le scuole siciliane sono agitate, in questi giorni, dalla determinazione dei criteri con cui selezionare, di anno in anno, i due terzi di docenti di ogni istituto cui riconoscere un’integrazione stipendiale incentivante. Da dove scaturisce tanta agitazione? Si tratta di un elemento della “Buona scuola” renziana che suscita pochi consensi e molti dissensi perché – come è inevitabile in politica – costituisce una mediazione fra prospettive opposte.
     Da una parte la maggioranza silenziosa degli insegnanti che, abituati a decenni di politiche governative e sindacali basate sul livellamento salariale, sono per principio contrari a ogni mutamento: meglio pochi soldi per tutti, ma senza nessuna forma di verifica della propria professionalità. Dall’altra una minoranza critica scandalizzata per la presenza negli organici della scuola di docenti che vivacchiano noiosamente rovinando, anno dopo anno, intere generazioni di cittadini: docenti  di cui alunni, familiari e colleghi lamentano vanamente l’inadeguatezza pedagogica e che andrebbero licenziati o spostati ad altri incarichi burocratici.
     Lasciare tutto come sta o intervenire decisamente con il bisturi ? Il governo ha cercato un compromesso che, come tutti i compromessi, lascia insoddisfatte le parti in causa. I conservatori gridano all’aziendalizzazione della scuola, allo scatenamento della guerra fra poveri e temono la sproporzione fra il potere dei dirigenti scolastici (i presidi) e gli organi collegiali; gli innovatori temono che ogni collegio di docenti opterà per formule qualunquistiche (del tipo: rotazione triennale in modo che tutti gli insegnanti fruiscano indistintamente del beneficio economico)  e preferirebbero che si licenziassero gli inefficienti (rimpiazzandoli con giovani di talento da troppi anni in sala d’attesa) per poi aumentare il salario mensile indistintamente a tutti i docenti meritevoli di restare in cattedra.
   Dall’impasse si uscirà solo se, con una svolta radicale, da oggi in poi si entrerà nella scuola (e si ci resterà)  mostrando di avere competenza disciplinare e attitudine didattica: senza leggi e leggine, di genere ‘sanatorio’, che regolarizzino precari utilizzati per anni come tappabuchi. E se, una volta entrati di ruolo, sarà ufficiale la differenza fra i professori full time (non necessariamente impegnati a scuola, ma anche a casa a studiare) e quanti, del tutto legittimamente se alla luce del sole, dedicano metà della giornata ad altre attività remunerate (lezioni private, palestre sportive, laboratori chimici, studi legali o di architettura o di consulenza filosofica…) . Questa rivoluzione necessaria riuscirà solo se, in conseguenza di decisioni legislative e amministrative nazionali, ci saranno comportamenti coerenti a livello locale: sino ad ora infatti insegnanti che, nell’anno di prova, dimostrano di essere incompetenti e psicologicamente immaturi ottengono il beneplacito per la conferma in ruolo dai colleghi più anziani e dai dirigenti scolastici per ragioni umanitarie. Ma avviene anche così tra i magistrati, i chirurghi, i piloti di aerei? Eppure non c’è proporzione numerica fra quanti possono essere danneggiati da un errore giudiziario, medico o nella guida e quanti vengono segnati per l’intera esistenza da educatori che stroncano in bambini e adolescenti il desiderio di conoscere, la voglia di confrontarsi democraticamente, il gusto dell’impegno sociale.
                                              Augusto Cavadi

2 commenti:

  1. Mauro Matteucci - Pistoia5 maggio 2016 13:47

    Ciao Augusto,

    sono rimasto colpito dalla tua riflessione sulla scuola. Devo dirti che personalmente non sono affatto d'accordo con gli incentivi da dare ai professori cosiddetti "bravi". Ma come dici benissimo alla fine dell'articolo, vanno allontanati da un luogo fondamentale di formazione come la scuola, coloro che sono incapaci di avere un vero rapporto educativo con i loro allievi. Ne ho incontrati tanti in 40 anni di insegnamento, con i quali spesso ho avuto scontri furenti: i ragazzi spesso erano "fantasmi" per loro, non persone fatte di carne e di emozioni. La riforma "renziana" aggiunge male al male, creando anzi moltiplicando l'accolita di servi e di ruffiani che ruotano e hanno sempre ruotato attorno ai presidi. Una soluzione penso possa essere, invece, quella di tornare ad un' impostazione collegiale dell'insegnamento con una forte responsabilizzazione di tutti al "bene comune" che sono le future generazioni. Grandi maestri di ieri come don Lorenzo e Danilo Dolci e di oggi come Cesare Moreno, ce lo insegnano. Con amicizia
    Mauro

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    1. Io gli incentivi li darei a quegli insegnanti che non si limitano a trasmettere cultura, ma a produrla con iniziative culturali con la pubblicazione di saggi, articoli, ricerche e via dicendo. Che ne dici? Non sarebbe una cosa bella? Chissà quante e quali energie si sprigionerebbero che oggi rimangono allo stato latente. Altro che corsi - per buona parte inutili - di aggiornamento -. Saremmo davanti all’autoaggiornamento. Ma di quello vero. Autentico, che lascia il segno negli alunni.

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