giovedì 27 ottobre 2016

LA PRIMA VOLTA CHE...UNA DELIZIOSA COLLEZIONE DI RACCONTI


“Centonove”
13.10.2016

LA PRIMA VOLTA CHE…

       Chi suppone che la letteratura per ragazzi possa intrigare solo minorenni non ha letto La prima volta che, deliziosa raccolta di dodici racconti firmati da altrettanti autori, edita pochi mesi fa dall’editrice milanese Il castoro . Le tecniche letterarie, le tonalità emotive, i registri linguistici vengono sperimentati tutti (o quasi): La prima volta che ho viaggiato da sola, di Giulia Sagramola, e La prima volta che mi sono sentito ricco, di Sualzo, sono addirittura racconti a fumetti. Gli altri racconti sono strutturati secondo la narrazione autobiografica tradizionale. E sono storie che talvolta fanno divertire (La prima volta che siamo stati traditi di Pierdomenico Baccalario o La prima volta che ho viaggiato da sola di Giulia Sagramola), talaltra scavano nella psicologia degli adolescenti contemporanei (La prima volta che ci ho provato di Zita Dazzi o La prima volta che ho detto no di Beatrice Masini),  sempre danno da riflettere (inutile ricopiare l’indice completo con tutti i contributi).
   Ogni lettore, adolescente o adulto, sarà colpito maggiormente dall’uno o dall’altro di questi racconti. Personalmente non ho dubbi: due, fra tutti, si sono incisi nella memoria anche affettiva.
    Il primo è La prima volta che l’ho riconosciuto di Fausto Boccati: con una delicatezza di tratto davvero magistrale, l’autore accompagna il lettore – quasi dal di dentro di un’evoluzione interiore – nel processo di consapevolezza del protagonista della propria omoaffettività. Verso la fine si legge: “Mi sentivo sgonfiare sulla sedia, mi mancava la forza di voltarmi a guardare in faccia Simone per l’ultima volta, perché l’avevo capito solo in quel momento, scemo che ero, che tutto finiva e iniziava quella sera, con la mia gamba che andava a salutarlo per sempre sotto la tovaglia. Come si chiamava quella cosa che si muoveva dentro di me? Io la conoscevo già, l’avevo già sentita, ma non sapevo come chiamarla, non ci avevo mai pensato che potesse avere un nome. E anche a saperlo, a chi  lo potevo mai dire?”.  Quanta efficacia potrebbe dispiegare questo racconto in tutte quelle aule delle nostre scuole dove l’imbarazzo degli adolescenti omosessuali si incontra – o si scontra – con la sostanziale ignoranza dei compagni di classe (al di là degli slogan astrattamente progressisti e disincantati) !
    L’altro racconto che mi ha lasciato un segno indelebile nell’animo è il toccante, incantevole La prima volta che ho visto il mare di Antonio Ferrara. A parlare è un giovanissimo africano che attraversa deserti materiali e spirituali nella speranza di arrivare al Canale di Sicilia e, mediante esso, a una vita nuova: “Il sole picchiava sulla testa, e stare fermi era peggio che camminare. Ogni tanto qualcuno si appartava per fare i suoi bisogni, e poi tornava di corsa e si metteva ancora seduto in mezzo agli altri, per la paura di essere lasciato indietro e dimenticato. Poi ci alzavamo e prendevamo ancora a camminare”. Al mare ci arriverà, ma l’epilogo – a sorpresa – è amaro, anzi tragico. Come tragica è stata, ed è, la storia di migliaia di persone di ogni età e sesso che, in questi anni, affrontano un genocidio vergognoso di cui nessuno di noi ha la totale responsabilità e, proprio per questo, di cui nessuno si avverte neppure minimamente responsabile.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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