sabato 25 marzo 2017

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI (undicesima puntata)

“Gattopardo”, marzo 2017

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI (undicesima puntata)

Con tutte le approssimazioni del caso, si può comunque affermare che in ogni etnia prevale ora il codice maschile ora il codice femminile. Che nella fredda Europa continentale e scandinava prevalga la tonalità del padre (giusto, rigoroso, che impone il rispetto delle regole) e nell’Europa mediterranea la tonalità materna (tollerante, comprensiva, disposta a perdonare le trasgressioni) non è un’affermazione né nuova né azzardata. Eppure al visitatore della nostra isola qualcosa di questo schema non torna. Sì, è vero: come in altre aree del Mediterraneo anche in Sicilia “un’immotivata prevalenza delle carezze sulle punizioni” provoca il risucchio “nel vortice delle assoluzioni, eccezioni, condoni”; si respira un’aria femminile-materna , tessuta di sensualità e calore, caratterizzata dalla “personalizzazione di tutti i rapporti” che induce “a un’eccessiva indulgenza per i colpevoli, al particolarismo e al familismo, a una concretezza che rende difficile la disciplina, l’astenersi e il durare” (Franco Cassano). Eppure questa componente “materna” in Sicilia non la si ritrova mai separata dal suo opposto “paterno”, maschile: per essere più precisi, patriarcale e maschilista. Sia nella “pedagogia nera” di molti genitori autoritari e repressivi sia, in misura ancor più plateale e micidiale, nella pratica mafiosa (che sacrifica, sull’altare del profitto e del dominio, anche gli affetti familiari e amicali più cari) si riscontrano una durezza, un’implacabilità, che difficilmente trovano l’omologo in altri contesti socio-culturali. L’ospite della nostra terra è così seriamente disorientato dal momento che  sperimenta, più o meno personalmente, le tendenze  - contraddittorie – di un maternage sin troppo soffocante e di un paternalismo oppressivo sino alla spietatezza.
   Esiste una chiave interpretativa di questa fastidiosa dialettica fra opposti? Forse (purtroppo) sì. La contraddizione si può spiegare (e quindi, in qualche misura, la si può prevenire) distinguendo l’ambito pubblico dall’ambito privato. Spesso, infatti, nel primo prevale il codice materno dell’indulgenza verso i furbi, gli evasori, i profittatori, i proprietari di case e ville abusive, persino verso i ladri, i corruttori e  - nei casi di omicidi passionali – gli assassini; ma quando si è toccati nel proprio privato, nel proprio ambito familiare, nel proprio onore (vero o presunto), nella propria “roba”…scatta la durezza maschile/paterna della punizione inesorabile, della vendetta senza sconti. Nulla di strano, dunque, che una stessa signora possa esclamare “Poverino !”  se assiste all’arresto di uno spacciatore di borgata che non abbia mai danneggiato i suoi figliuoli   e “Cornutissimo!” al ragazzino che le abbia sottratto con destrezza  una bottiglia di vino dalla borsa della spesa.
    La consapevolezza di questa tensione disastrosa potrebbe indurre i siciliani migliori a prestare attenzione al proprio stile di vita individuale e professionale, riplasmandolo in direzione di una giustizia equa; di una legalità equidistante dal legalismo e dalla cedevolezza; di una maschilità intrisa di paternità autentica e, per questo, capace di interiorizzare il meglio della capacità femminile di intuire, comprendere e soccorrere. Giganti morali come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (ma la lista sarebbe lunghissima) sino al momento della morte hanno testimoniato, nel modo di rapportarsi agli imputati e ai familiari di questi,  che la sintesi junghiana di animus e di anima  è possibile.
  
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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