domenica 26 marzo 2017

SULLA COMUNICAZIONE FRA MEDICO E PAZIENTE




“Centonove”
9.3.2017


STRATEGIE TERAPEUTICHE ?  MEGLIO LA COMUNICAZIONE

       “E’ solo un palliativo!”: quante volte lo sentiamo e lo ripetiamo con tono sconfortato, amaramente derisorio? E lo sentiamo ripetere anche sulle labbra di medici, infermieri, familiari di malati gravi o in fase terminale.  Ma una cura palliativa significa, etimologicamente, offrire un “pallium”, un mantello: e per chi è denudato dalla sofferenza – esposto al gelo della solitudine davanti alla morte – una coperta intiepidita non è poco. Una terapia che allievi i dolori può essere molto, anzi può essere tutto ciò che è possibile in quel contesto. Perciò, a seconda delle circostanze, dovremmo abituarci anche a dire: “E’ addirittura un palliativo, per fortuna!”.
     In una strategia terapeutica i farmaci, necessari, non risultano però mai sufficienti. Altrettanto necessaria è la capacità di chi si prende cura del paziente di comunicare con lui. E proprio alla comunicazione all’interno della relazione terapeutica è stata dedicata una delle tante (troppe ?) tavole rotonde nell’ambito del Convegno  sulla “Organizzazione della Rete di Cure Palliative alla luce dei nuovi LEA” promosso dall'Ordine dei Medici e dall'ASP di Palermo in collaborazione con FIMMG (Palermo, 24 – 25 febbraio 2017).
    Il sociologo e pedagogista  Danilo Dolci insisteva molto sulla distinzione (assai poco rispettata) fra “trasmettere” e “comunicare”: fra l’inviare unilateralmente dei messaggi a potenziali stazioni riceventi e lo scambiarsi biunivocamente dei messaggi fra soggetti paritetici. L’espressione abituale “mezzi di comunicazione di massa” è una spia eloquente della confusione linguistica: come è possibile una comunicazione se è di “massa”? Giornali e radio-televisioni sono “mezzi di trasmissione di massa”: essi infatti raggiungono le masse, ma non sono – di norma- raggiunti dalle masse. Non chiedono, anzi spesso neppure permettono, il feed-back: la reazione, la risposta, il riscontro attivo.
    Tutti noi a scuola abbiamo imparato a distinguere, tra i docenti preparati, i trasmettitori e i comunicatori: coloro in grado di esporre i fondamentali della propria disciplina e coloro che inseminavano questi fondamentali all’interno di una dialogo bilaterale. E’ ovvio che tra insegnante e alunno, come tra medico e paziente, ci sia un dislivello di competenze: ma questa asimmetria professionale deve coniugarsi con la sincera convinzione della pari dignità personale. Che significhi questo nella relazione educativa lo sanno le maestre capaci di accettare che il bambino di quinta elementare prospetti  - forse a torto forse a ragione – un procedimento alternativo per risolvere un problemino di aritmetica o il docente di filosofia capace di accettare che lo studente liceale dia di un passo di Hegel un’interpretazione alternativa. Ma che significa comunicare nell’ambito della relazione terapeutica?
   Indubbiamente significa saper trovare le parole adatte per spiegare con chiarezza, non scissa dalla delicatezza, una diagnosi (specie se infausta). Ma significa anche saper ascoltare il malato. E’ giusto preoccuparsi di ciò che si deve, generosamente, dare al paziente: ma questo dare non è sempre un dire. Talvolta, come ci ricorda Simone Weil, ciò che l’altro ci chiede sono solo due minuti di attenzione. Forse chi è in orizzontale su un lettino vuole essere ascoltato, vuole proporre una sua visione della malattia o della morte o della vita: comunicare significa, anche, saper tacere. Saper esercitare un silenzio accogliente e – se è il caso – solo in seconda istanza dire la propria opinione. E’ questo l’atteggiamento di ogni filosofo-consulente in grado di esercitare con professionalità il proprio compito: un atteggiamento di autentica, effettiva, comunicazione che potrebbe offrirsi come paradigmatico per ogni altra relazione d’aiuto.
                                                                              Augusto Cavadi
                                                                     www.augustocavadi.com

Nessun commento:

Posta un commento