martedì 25 aprile 2017

GAETANO CELAURO SU "TENEREZZA" DI GESU' SECONDO HANNA WOLFF


24.4.2017

Gaetano Celauro su “Tenerezza” di Gesù secondo Hanna Wolff

Augusto Cavadi ha da sempre il merito - come filosofo, saggista e divulgatore - di scrivere libri di poche pagine ma piene di contenuti. In quest’ultimo si dedica alla figura di Hanna Wolff e offre notevoli spunti di riflessione, profondi e stimolanti.
Hanna Wolff (1910 – 2001)  è stata una studiosa tedesca che si è occupata di diritto, teologia, psicologia del profondo di ispirazione junghiana. Ed è probabilmente per questa sua epistemologia complessa e per la capacità di spaziare in discipline così distanti tra di loro che è stata poco compresa sia dai teologi che dagli psicoterapeuti.
La limitata diffusione della sua opera è dipesa anche dalla scarsa considerazione degli ambienti accademici per i suoi spesso arditi tentativi intellettuali. Ma Cavadi ,  sin dalle prime pagine, afferma come la Wolff non meriti affatto di essere dimenticata in quanto apre orizzonti positivi in ambito antropologico che meritano sempre più ampia e diffusa conoscenza.
      Ci si presenta la figura di un Gesù storico che è assolutamente diverso da quello del nostro comune immaginario. Lo si associa sovente a quella del Dio veterotestamentario che è il Dio degli eserciti, aggressivo, violento a volte. Questo ritratto ha altresì avallato la c. d. pedagogia nera, basata sulla durezza e la coercizione come metodi educativi. Invece, nel Gesù storico,  non era presente né ancor meno rilevante questo aspetto, mentre di contro si ritrova l’annunzio di un Dio empatico che avvolge di tenerezza, invita a non avere paura e ad essere creativi e responsabili. Ci si offre un’immagine materna della divinità che anticipa l’enunciato di Giovanni Paolo I.
    La Wolff, su questa interpretazione esegeticamente fondata di un Gesù diverso da quello della tradizione, ha scritto tre libri i cui titoli esprimono già significativamente i contenuti : Gesù e la maschilità esemplare, Gesù psicoterapeuta e Vino nuovo, otri vecchi.
   Il primo è un testo in cui si dimostra come si sia completamente rotto il legame con l’androcentrismo dominante nel mondo ebraico. La prima preghiera di ringraziamento ebraica rivolta alla divinità è diretta a ringraziare di non essere nato donna. Ma Gesù contesta consapevolmente le regole maschiliste della società e pone in rilievo i valori femminili dell’accoglienza, della disponibilità, che sono posti al centro della sua vita, della sua predicazione e della sua prassi. Junghianamente armonizza l’animus e l’anima, compie una sintesi del meglio del sentire femminile e maschile, non mostra nessuna animosità verso le donne e così si pone come  colui che tutti, sia donne che uomini, avrebbero voluto incontrare.
    Nel secondo libro la Wolff dimostra poi, con una serie di citazioni, che Gesù è stato lo psicoterapeuta esemplare, un modello per eccellenza, sostanzialmente in possesso delle competenze pur senza , ovviamente, l’adozione di procedure formali. Secondo la Wolff, Jung e Hilmann, bisogna fondamentalmente amare: tutti i processi di guarigione passano dal sentimento e dalla potenza risanatrice dell’affetto. Gesù di certo aveva questa predisposizione positiva verso coloro che guariva da mali sia fisici che psichici. Sapeva dare un nome ai processi psichici costruttivi e distruttivi e, secondo la Wolff , aveva anche chiari i concetti di resistenza e di proiezione. Voleva che le persone partecipassero al processo di guarigione e, prima di intervenire, chiedeva loro se volessero realmente guarire.
     La Wolff non era affatto d’accordo con l’enfasi data, specie nel mondo protestante, al ruolo della grazia divina come portatrice di salvezza. Invero Gesù voleva sollecitare le persone a essere attori responsabili del processo di auto-guarigione dai mali interiori ed esteriori.
     La rivoluzione del Gesù storico non è stata realmente compresa dai cristiani. I primi discepoli hanno voluto frettolosamente armonizzare la sua predicazione con il messaggio veterotestamentario, operazione che appare continuare sino ai nostri giorni. Il Gesù storico rivoluzionario non è attecchito probabilmente perché ci si è voluto nasconderci dietro la cornice ben strutturata e comoda dell’ Ebraismo. Si è faticato a trovare un’identità cristiana diversa e di profonda rottura con la precedente e non si è stati capaci di costruire veramente la novità. Nella chiesa cattolica, con l’attuale pontefice, si ha adesso un cambiamento di prospettiva e la predicazione di Papa Francesco è spesso incentrata sulla misericordia anziché sul legalismo e sulla durezza del Dio veterotestamentario. La Wolff ha avuto uguale orientamento e costituisce in questa direzione un valido punto di riferimento teologico.

Gaetano Celauro

http://www.sololibri.net/Tenerezza-Hanna-Wolff-Cavadi.html

sabato 22 aprile 2017

CI VEDIAMO A BOLZANO LUNEDI' 24 APRILE 2017 ?

Nell'ambito del "Festival delle Resistenze", lunedì 23 aprile 2017, a Bolzano, 

alle ore 10, in piazza Matteotti,


Premiazione concorso "Testimoni di coraggio civile"

 
Gli oltre 300 ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado della provincia concluderanno un interno anno di lavoro dedicato a persone che hanno testimoniato il loro coraggio nell'ambito della lotta alla mafia. 

Con Augusto Cavadi ed Ester Castano.

mercoledì 19 aprile 2017

GLI EBRAISMI CONTEMPORANEI : UNA MAPPA PER ORIENTARSI



Dopo la breve pausa pasquale, venerdì 21 aprile 2017 alle ore 18 (puntuali !) riprenderemo i nostri incontri di studio. Più precisamente concluderemo la panoramica sull’ebraismo con una rassegna delle principali correnti ebraiche contemporanee che ci consentirà di destrutturare qualsiasi immagine stereotipata, omologante, che possiamo aver sino ad ora costruito di questa religione
    Con l’occasione vorrei ricordarvi che siamo all’interno di un percorso complessivo teso ad alfabetizzarci sulle principali tradizioni sapienziali dell’umanità: non solo per abbattere i pregiudizi verso gli altri, ma anche per raccogliere elementi di formazione e di crescita personale e sociale. 
    Qui di seguito, a grandi linee, il piano di lavoro (con l’intenzione di ritornare ciclicamente – ogni due o tre anni – all’inizio del percorso in modo da rifarlo in maniera sempre più approfondita e di permettere, a chi si va inserendo via via, di completare la visione d’insieme).
Questo simbolo (§) contrassegna gli argomenti sinora trattati:

·      Induismo                                                                           §
·      Buddhismo                                                                        §
·      Politeismo greco                                                                 §
·      Sciamanesimo                                                                    §
·      Ebraismo
·      Filosofia greca (Platone, Aristotele)
·      Cristianesimo
·      Islamismo
·      Filosofia moderna (Cartesio, Hume, Kant, Fichte, Hegel)
·      Filosofia contemporanea (Nietzsche, Heidegger, Wittgenstein, Sartre)


                                                                                       Augusto Cavadi

"Centro di ricerca esperienziale di teologia laica"
 presso  
“Casa dell’equità e della bellezza” di via N. Garzilli 43/a (Palermo).
Grazie a chi, versando ogni volta un contributo di 5 euro o abbonandosi per un intero mese con un contributo di 10 euro, consente di tenere aperto uno spazio di ricerca e di confronto libero da ogni ipoteca confessionale o partitica o padronale.

martedì 18 aprile 2017

SE VUOI PARTECIPARE ALLE VACANZE FILOSOFICHE PER NON...FILOSOFI

Se vuoi partecipare alle vacanze fiosofiche per non...filosofi (18 - 24 agosto 2017) è il momento di programmare le tue ferie, prenotare l'eventuale aereo e bloccare l'albergo a prezzi convenzionati. In più, se prenoti entro il 30 giugno avrai uno sconto sulla quota di iscrizione ai seminari.



INVITO
 
Il gruppo editoriale “Il pozzo di Giacobbe”-“Di Girolamo” di Trapani
e la fattoria sociale “Martina e Sara” di Bruca (Trapani)

organizzano la

XX

SETTIMANA FILOSOFICA

PER… NON FILOSOFI



* Per chi:

Destinatari della proposta non sono professionisti della filosofia ma tutti coloro che desiderano coniugare i propri interessi intellettuali con una rilassante permanenza in uno dei luoghi tra i più gradevoli del Bel Paese, cogliendo l’occasione di riflettere criticamente su alcuni temi di grande rilevanza teorica ed esistenziale.

* Dove e quando:

Erice (Trapani) a 750 metri, dal 18 al 24 agosto 2017

* Su che tema:

L’amore: risorsa e trappola


Le "vacanze filosofiche per...non filosofi", avviate sperimentalmente sin dal 1983, si sono svolte regolarmente dal 1998. Per saperne di più si possono leggere: Autori vari, Filosofia praticata. Su consulenza filosofica e dintorni (Di Girolamo, Trapani 2008) oppure, A. Cavadi, Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche (Di Girolamo, Trapani 2010) oppure A. Cavadi, Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna 2015).
È attivo anche il sito http://vacanze.domandefilosofiche.it curato da Salvatore Fricano (Bagheria).


Programma orientativo


Arrivo nel pomeriggio (possibilmente entro le 19) di venerdì 18 agosto e primo incontro alle ore 21. La partecipazione alle riunioni è ovviamente libera, ma le stesse non subiranno spostamenti per far posto a iniziative private.

Sono previsti due seminari giornalieri, dalle 9.00 alle 10.30 e dalle 18.30 alle 20.00, sui seguenti temi:


* Eros, agape, caritas
* A-mor: dalla logica della separazione a una logica integrativa
* Eros, philia e agape: distinguere per unire
* Il tentativo di amare: un’analisi esistenziale
* Sesso solido e liquido amore: spunti di riflessione per misurarsi con la contemporaneità

I seminari saranno introdotti a turno da Augusto Cavadi (Palermo), Francesco Dipalo (Bracciano), Salvatore Fricano (Bagheria), Giorgio Gagliano (Palermo), Elio Rindone (Roma)


È possibile chiedere di anticipare e/o posticipare di qualche giorno il soggiorno in albergo.

Partenza dopo il pranzo di giovedì 24 agosto.


Costo


L'iscrizione al corso (comprensiva dei materiali didattici) è di euro 180 a persona.
Chi si iscrive entro il 30 giugno ha diritto a uno sconto di 30 euro.

Eccezionalmente si può partecipare a uno dei 12 incontri (euro 15).

Ognuno è libero di trovare il genere di sistemazione (albergo, camping o altro) che preferisce.

Chi vuole, può usufruire di una speciale convenzione che il comitato organizzatore (che come sempre non può escludere eventuali sorprese positive o negative) ha stipulato con:

Hotel Villa San Giovanni, Viale Nunzio Nasi 12- 91016 Erice, Tel. 0923 869171, Fax 0923 502077, Mail: villas.giovanni@libero.it - (cui ci si può rivolgere per la prenotazione delle camere e il versamento del relativo acconto).

Si consiglia di chiedere l’iscrizione per tempo, poiché il numero delle camere è limitato, facendo riferimento alla convenzione particolare col gruppo di filosofia.

La pensione completa, comprensiva di bevande, costa:

* in camera singola (con bagno) € 66 al giorno.
* in camera doppia (con bagno) € 60 al giorno.
* tassa di soggiorno € 1,50 al giorno per ogni ospite


Avvertenze tecniche


·      Per l'iscrizione ai seminari, dopo aver risolto la questione logistica, inviare l’acclusa scheda d’iscrizione e la copia (anche mediante scanner) del versamento di € 50,00 a persona, a titolo di anticipo sulla quota complessiva, a: prof. Elio Rindone (tel 0699928326 - fax 0623313760 - email: eliorindone@tiscali.it oppure a.cavadi@libero.it). In caso di mancata partecipazione alla vacanza-studio, detta somma non verrà restituita. La prenotazione al seminario non è valida finché non è stato effettuato il versamento e la data del bonifico fa fede per lo sconto!

·      Il saldo della quota di partecipazione sarà versato all'arrivo in albergo.



Scheda di iscrizione

Nome_______________________

Cognome____________________

Via o piazza_________________

N. civico____________________

c.a.p. e Città_________________

Prov._______________________

tf.__________________________

e-mail______________________

fax_________________________

Ho spedito € 50 a persona
mediante bonifico bancario*
intestato a:
Elio Rindone
conto cor. n° 1071306
presso Monte dei Paschi,
agenzia 96, Roma

Codice IBAN del conto corrente:

IT43L0103003278000001071306

Anticipo per Erice


Firma______________________

* I versamenti possono essere
unificati per due o più iscrizioni

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lunedì 17 aprile 2017

LA TENEREZZA SECONDO HANNA WOLFF

Fabio Bonafé
LA TENEREZZA DI GESU’ SECONDO HANNA WOLFF

Diciamo subito che il recentissimo Tenerezza. Hanna Wolff e la rivoluzione (incompresa) di Gesù (Diogene Multimedia, Bologna  2016), di Augusto Cavadi, è un libro molto bello e sicuramente molto utile. Con altri due vantaggi non secondari: snello (94 pagine) ed economico (5 euro).
La prima ragione per la quale è importante che molti leggano questo libro è che può stimolare a conoscere le opere di Hanna Wolff, teologa e psicoterapeuta tedesca, morta novantenne nel 2001. Una donna lucida e coraggiosa, oltre che scomoda, tanto da farla quasi ignorare. Si deve alla casa editrice Queriniana il merito di averla fatta conoscere in Italia già alla fine degli anni Settanta (ovviamente del secolo scorso). Pensandoci ora, un merito non da poco. Anche se ancora oggi ben pochi, e non solo in Italia, conoscono qualcosa della sua vita, che ha attraversato tempi e situazioni anche molto difficili (p.e. il nazismo), e delle sue opere principali. Tre sono i libri della Wolff da leggere: Gesù, la maschilità esemplare; Gesù psicoterapeuta; Vino nuovo – otri vecchi. Sono tutti e tre libri appassionati e profondi, criticamente fondati e coinvolgenti. Cavadi sviluppa con grande chiarezza una “introduzione alla lettura di ...”, che va subito al centro delle questioni sollevate dalla Wolff e dalle sue prese di posizione, riproponendone l'apertura mentale e la radicalità etica.
L'opera della Wolff, sulle solide basi delle sue conoscenze teologiche e competenze di psicoterapeuta, è una condanna delle religioni del “Dio patriarca” e di quel Dio “patogeno”, produttore di patologia, che hanno governato il mondo fino ad oggi, e che in modi diversi (intellettuali o violenti) ripropongono in molte società la propria forza soverchiatrice. Certo l’autrice si occupa del cristianesimo, nel quale lei e tanti suoi lettori sono cresciuti, ma tutta la sua analisi può essere trasferita ad altre storie e identità religiose, quando esse impongono alla coscienza la paura e la sottomissione, esaltano la logica del sacrificio, promuovono l'immagine tradizionale di un Dio giudice. Questa condanna muove dalla scoperta di un paradigma diverso, alternativo: quello presente nella storia e nella predicazione del “Gesù originario”, che rifiuta “l'onnipotente Dio-patriarca perché ha riconosciuto in lui la proiezione del patriarca terreno [... ]. I patriarchi producono proiettivamente un Dio-patriarca, per dedurre a loro volta da questo la loro autorità e onnipotenza, che costringe di continuo all'obbedienza servile e conduce alla religione delle opere”.
Su questa strada la Wolff si ritrova un bell'inciampo, quello cioè di una non-ricezione di Gesù, di questo nuovo Gesù, da parte della stessa comunità dei seguaci, che alla sua “rivoluzione della tenerezza” sovrapposero la propria tradizionale visione patriarcale di Dio: “i tratti fondamentali di questa immagine proiettiva del patriarca, respinta da Gesù, furono proiettati addirittura su Gesù stesso, e così incorporati e dati in eredità a tutta la successiva evoluzione cristiana”. Un problema non da poco che la Wolff individuò con qualche decina d'anni di anticipo rispetto ad altri autorevoli teologi contemporanei, per tutti Maurice Bellet, che si spinge a parlare di “perversione” già nel testo dei vangeli. Dal momento che l'immagine del Dio patriarcale più direttamente collegata al testo dei vangeli è quella che appartiene alla tradizione veterotestamentaria, è inevitabile bollare le tesi della Wolff come una riproposizione, sotto altre vesti, dell'eresia di Marcione, cioè non proprio una cosa recente e particolarmente nuova. Ma per capire cosa ci sia di vero e anche di nuovo nella “scoperta di Gesù” della Wolff bisognerà leggere i suoi libri, magari cominciando dal più recente Vino nuovo – otri vecchi, che ci dice qualcosa di urgente sull'identità del cristianesimo, alla luce dell'evoluzione della nostra coscienza, e non solo “alla luce della psicologia del profondo”.
Resta evidente che la pretesa della Wolff di mettere sotto accusa duemila anni di tradizioni cristiane non poteva suscitarle approvazione, né ancor meno popolarità, all'interno delle comunità ecclesiali. Se l'oscuramento della sua ricerca è avvenuto silenziosamente nelle comunità protestanti, molto ancorate all'etica dell'Antico Testamento e al valore unico e fondante della Sacra Scrittura in genere, ancora meno sorprendente è il tacito disinteresse da parte cattolica (con le sue eccezioni, a cominciare dall'editore bresciano!) così cementificata nel valore della Tradizione e del Magistero.
Eppure oggi, pur senza intervenire nel terreno minato della dottrina, le tesi di fondo della Wolff “sembrano” essere riproposte proprio dalla prassi e dallo stile “gesuano” di Papa Francesco I°, che sa bypassare l'ottusità antievangelica della morale non negoziabile (con gli altri!) e dell'insicurezza identitaria di certi cattolici integrali, orfani di un severo e confortante riferimento patriarcale.  

Fabio Bonafé
fabiobonafe@hotmail.com








giovedì 13 aprile 2017

ALESSANDRO VANOLI ALLA SCOPERTA DELL'IGNOTO


        “Centonove”
6.4.2017

VANOLI ALLO SCOPERTO DELL’IGNOTO

       Non vorrei essere al posto dei librai: non saprei in quale scaffale collocare quest’ultimo  libro di Alessandro Vanoli (L’ignoto davanti a noi. Sognare terre lontane, Il Mulino, Bologna 2017).  Storia, geografia, antropologia, letteratura ? Una tale incertezza di catalogazione depone molto male  - se ben ricordo i canoni accademici – per la carriera universitaria di un autore; ma lo rende particolarmente appetibile per i dilettanti come me che si sono prefissi di diventare specialisti del generico (un po’ come i medici di famiglia di una volta). Infatti è un libro scritto con divertimento e, a sua volta, capace di divertire il lettore.
                  Di che parla ? Della scoperta dell’ignoto. Anzi, delle scoperte dell’ignoto: perché l’ignoto è stato scoperto da soggetti differenti in epoche differenti. Anzi, delle scoperte degli ignoti: perché, se si abbandona l’eurocentrismo, gli ignoti sono tanti e noi stessi siamo l’ignoto per altri.
                   Parla dunque dell’ignoto oltre le colonne d’Ercole, dove si andava in cerca di Atlantide e ci si dovette accontentare in un primo tempo delle Canarie; dell’ignoto oltre la Cina che, per un cinese, era l’India e – sullo sfondo – un piccolo impero provinciale come l’impero di Roma, che non ha “molto di buono da offrire  e nessuna ricchezza da conquistare”; dell’ignoto che, per i viaggiatori arabi, era la periferia del mondo islamico (verso l’India, verso la Cina, in una direzione nella quale si incontrano le isole Maldive, “gioielli” le cui “acque brillavano come smeraldi e acquemarine”); dell’ignoto che per Marco Polo, come per il padre e lo zio, era l’immenso continente fra Venezia e il Catai; dell’ignoto che per i colonizzatori europei era il passaggio a nord-ovest dall’Atlantico al Pacifico; dell’ignoto – sinonimo di libertà – in cerca del quale salpavano i pirati del XVII secolo; dell’ignoto che erano le isole dove approdavano naufraghi famosi, reali o immaginari che fossero; dell’ignoto che era il Polo Sud per il capitano James Cook…ma soprattutto dell’ignoto che per Cristoforo Colombo era il continente che non seppe mai di aver scoperto.
                Ognuno di noi troverà in questo libro il messaggio che lo interpellerà più personalmente se è vero, come scrive Vanoli, che “in fondo coi libri è così: se ti capitano tra le mani al momento giusto finiscono sempre col dirti qualcosa”. A me questa vicenda degli europei cattolici che vanno a “scoprire l’America” mi ha fatto sempre impressione, mi pare che resti nei secoli come una sorta di monito inascoltato. C’è un poemetto di Cesare Pascarella (La scoperta dell’America) che in mezza strofetta dice l’essenziale con verve tutta romanesca: “Veddero un fregno buffo, co' la testa/ Dipinta come fosse un giocarello,/Vestito mezzo ignudo, co' 'na cresta/Tutta formata de penne d'ucello./Se fermorno. Se fecero coraggio../- A quell'omo! je fecero, chi séte? - E, fece, chi ho da esse?/ Sò un servvaggio”. Davvero, come mi pare abbia scritto Todorov, gli europei scoprirono l’America, ma non riuscirono a scoprire gli Americani. Nel 1992 l’Occidente ha festeggiato i 500 anni della scoperta dell’America, ma alcuni di noi non abbiamo festeggiato. In solidarietà con i nostri fratelli del Centro e del Sud America abbiamo riflettuto piuttosto sulla “conquista” dell’America, commemorando stragi ed etnocidi di cui non abbiamo ancora chiesto perdono. A Giovanni Paolo II pare sia scappata una lacrimuccia quando un Indio, in un breve scambio pubblico, disse con amarezza: “Quando siete arrivati cinque secoli fa, noi avevamo la terra e voi la Bibbia: oggi voi avete la terra, noi abbiamo solo la Bibbia”.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

mercoledì 12 aprile 2017

ANTONINO CANGEMI SU "ANDARSENE"


22.3.2017

Andarsene. Brevi riflessioni sulla morte propria e altrui
Questa volta Cavadi ci parla della morte. Con sereno distacco, lucida intelligenza, spirito divulgativo, sapienza dottrinale mai fine a se stessa. Come si addice a un filosofo, o meglio a un consulente filosofico, qual è Augusto Cavadi.
Il libro a cui ci si riferisce, l’ultimo dell’eclettico pensatore palermitano, è Andarsene, edito da Diogene Multimedia (96 pagine, 5 euro). Significativo il sottotitolo: Brevi riflessioni sulla morte propria e altrui, che svela come l’autore non sale sulla cattedra nel suo dialogo con i lettori, ma li stimola interrogando per primo se stesso.
Tutti dobbiamo confrontarci col tema della morte, e lo facciamo in modo diverso: tentando di esorcizzarlo, sublimarlo, fingendo indifferenza, aggrappandoci alla fede o, frequentemente, al catechismo spicciolo.
Le speculazioni dei filosofi possono esserci d’aiuto per una risposta meno fragile e meno insicura. Per questo Cavadi, nella prima parte del volumetto, illustra le posizioni di vari filosofi e pensatori. A partire da chi elude il tema della morte, come Pascal (“gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno risolto, per viver felici, di non pensarci”), o Buddha (“come l’aria è necessaria per vivere e perciò stesso ogni Uomo ha accesso all’aria e respira… così, analogamente, se quegli interrogativi fossero tanto vitali…non si potrebbe vivere senza dar loro una risposta”). Per soffermarsi poi su chi nega rilievo alla morte e di essa non ha paura: Epicuro, secondo il quale l’uomo non ha ragione di temere la morte, assente quando lui è presente presente nella sua assenza, e lo stesso Socrate, che dice di non temerla perché “o è come un non essere più nulla…o …una specie di mutamento, di migrazione dell’anima”. Contrapposte le posizioni di chi crede nell’immortalità dell’anima, a cominciare da Platone, o ritiene la morte come un ritorno alla divinità che ci ha originato (Hegel), e di chi, al contrario, la considera, nichilisticamente, come un tornare dal nulla al nulla (“tutti i viventi sono gettati nella vita senza averlo chiesto, sono promessi alla morte senza averlo desiderato. Vivono fra nulla e nulla”, Edgar Morin).
Nella seconda parte di “Andarsene” Cavadi, seguendo il metodo della filosofia in pratica volto a sollecitare interrogativi cui fornire risposte che aiutano ad affrontare meglio la quotidianità della vita, offre delle indicazioni bibliografiche utili per esplorare il tema nelle sue varie angolazioni, convinto che la consapevolezza della propria esistenza non può prescindere dall’accettazione della sua fine. Due sono i libri suggeriti: Che cosa vuol dire morire, curato da Daniela Monti, e Modi di morire di Iona Heart. Nel primo sono intervistati diversi filosofi contemporanei che rispondono al quesito dell’autrice, appunto “che cosa vuol dire morire”, manifestando i loro punti di vista, oscillanti tra scetticismo, spiritualismo, panteismo, nella loro pluralità espressioni di una meditata speculazione. Nel secondo, che prende spunto da esperienze reali, si riflette sui diversi modi di morire per individuare, in conclusione, quelli più confortevoli: il sollievo quando si abbandona il nostro ciclo terreno, secondo l’autrice, è assicurato dalla medicina, assistita però dalla pietas delle humanae litterae, sottolineandosi come la scienza medica trova necessario sostegno e nutrimento nella cultura umanistica.
Andarsene di Augusto Cavadi è un libro che va comprato (il suo costo è irrisorio), letto e meditato: riflettere sulla morte ci aiuta a vivere meglio.

Antonino Cangemi

PS: Una prima presentazione del libro oggi a Palermo presso la "Casa dell'equità e della bellezza" di via N. Garzilli 43/a