sabato 29 aprile 2017

IL CRISTO RIVOLUZIONARIO DI ORTENSIO DA SPINETOLI


“Centonove”
27.4.2017

RISCOPRIRE IL VERO CRISTO GRAZIE A PADRE ORTENSIO DA SPINETOLI

     E’ stato nel 1993, a un convegno organizzato dalle “Comunità di base” all’Elba, che conobbi padre Ortensio da Spinetoli. Non era stato facile seguire la sua relazione: i contenuti, limpidamente accessibili, erano veicolati infatti da una pronuncia infelice, compromessa dalla precipitazione delle ultime parole di ogni frase. Ma, al di là della forma espressiva, si avvertiva un fuoco interiore da profeta biblico. Per questo volli intervistarlo per una “Una città per l’uomo” di Palermo e, successivamente,  inserire quel colloquio nel volume Gente bella. Volti e storie da non dimenticare, corredato da una doverosa premessa: “Purtroppo nessuna registrazione della comunicazione verbale può rendere la suggestione di una personalità intensa e decisa, ma anche tenera e sottilmente ironica” (p. 49).
   Da allora ci siamo scritti in occasione di alcune pubblicazioni e una volta riuscii a fargli visita a Recanati: ma la signora che l’accudiva mi consentì solo un breve saluto sulla soglia. Ebbi il fondato presentimento che sarebbe stato l’ultimo. Infatti il 31 marzo 2015 si sarebbe spento, novantenne: un’età rispettabile se mai ce ne fosse una per morire.
    Proprio nello stesso arco di tempo ho conosciuto Gianfranco Cortinovis apprendendo che egli, imprenditore bergamasco, era diventato amico ed erede letterario proprio del frate marchigiano. Palermo, Recanati, Bergamo: è proprio vero che tra simili ci si annusa anche a distanza e, prima o poi, ci si ritrova…Con il supporto di altri amici di padre Ortensio (amicidiortensio@gmail.com), Gianfranco ha curato in questi giorni la pubblicazione di uno degli ultimi inediti del biblista (L’inutile fardello, Prefazione di Alberto Maggi, Chiarelettere, Milano 2017, pp. 88, euro 10,00); anzi, precisamente, di due. Infatti il volume contiene sia una lunga lettera in cui l’autore sintetizza a un giovane confratello cappuccino le linee essenziali della propria impostazione teologica sia il testo integrale di una lettera che lo stesso Ortensio arrivò a indirizzare il 20 settembre del 2013 a papa Bergoglio con la proposta di organizzare un raduno straordinario di “quanti nella chiesa hanno subìto incomprensioni, preclusioni, esclusioni, condanne, a motivo non di reati ma delle loro legittime convinzioni teologiche, bibliche o etiche”.
   Quanto alla lettera al giovane frate Renzo, essa fissa innanzitutto delle premesse metodologiche: la teologia si basa sulla Bibbia, ma la Bibbia va studiata con tutti gli strumenti scientifici (esegetici) con cui si studiano i grandi classici dell’umanità. Papi e vescovi spesso sorvolano su questo approccio come se l’autorità potesse sostituire la competenza: creando disastri spirituali a catena. Con uno studio serio delle Scritture è facile distinguere i miti dagli eventi storici e, in particolare, accostarsi alla persona di Gesù nella sua autenticità originaria, prima che teologi e concili ne enfatizzassero i tratti umani sino a renderla irriconoscibile: “Certo, si può continuare a ripetere che è <<figlio di Dio>>, ma non ci si dovrebbe anche chiedere che cosa potesse intendere un ebreo con tale attribuzione? Essa compare anche nel linguaggio di altri popoli, e vale semplicemente per persone insigni (i faraoni) e uomini carismatici, i taumaturghi, i sapienti (Platone)”.
   Liberata la figura di Gesù da sovrastrutture dogmatiche e moralismi posticci – ecco l’inutile fardello cui allude il titolo del libro ! – se ne può riscoprire la missione: egli, più che di teologie e di liturgie, si è preoccupato delle relazioni interpersonali e della giustizia sociale. Secondo il Maestro itinerante, Dio merita di occupare il centro dell’esistenza: ma in nessun altro modo lo si può onorare se non impegnandosi attivamente per il benessere delle sue creature, “soprattutto delle più deboli e quindi delle più bisognose”.
   Una più corretta cristologia comporta una revisione profonda dell’ ecclesiologia. A cominciare dall’eucarestia da non vivere come un rito propiziatorio, ma come la memoria inquietante di ciò che il discepolo è chiamato a fare ogni giorno: dare, come Gesù, il meglio della propria esistenza per “il bene materiale e spirituale dei propri simili”. La maggior parte dei cristiani ha travisato questo significato e anche quando qualcuno lo ha riscoperto, come Francesco d’Assisi, i seguaci se ne sono nuovamente dimenticati.
    Non so se, come scrive Alberto Maggi nella Prefazione, “come ogni altro libro di padre Ortensio, anche questo susciterà scandalo, scalpore, sarà fonte di polemiche e censure, e si aggiungerà ai tanti testi vivamente sconsigliati da chi ha paura di tutto quel che è nuovo”. Ma sono sicuro che potrà offrire ulteriori supporti argomentativi a quanti, nell’era di papa Francesco, stanno provando - dopo venti secoli di anestesia - a riscoprire il cristianesimo come messaggio rivoluzionario.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

1 commento:

  1. Mauro Matteucci - Pistoia30 aprile 2017 17:27

    Caro Augusto,

    pur non conoscendo l'opera di Ortensio da Spinetoli, credo che siamo nel kairòs, nel momento straordinario e propizio perché tanti profeti della Chiesa siano non riabilitati - perché non c'è niente da riabilitare - ma riconosciuti come fedeli e coerenti al vero e autentico messaggio evangelico. Quanto ha detto papa Francesco domenica scorso su don Lorenzo Milani è un segnale meraviglioso. Speriamo che presto giungano anche i frutti!

    Mauro

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