lunedì 29 maggio 2017

TUTTO QUELLO CHE VORRESTE SAPERE SULL'...EBRAISMO




    Ricordiamo che martedì 30 maggio 2017 alle ore 18 vi sarà un seminario straordinario del “Centro di ricerca esperienziale di teologia laica” sul tema: “Ebraismo: tutto ciò che avreste voluto chiedere”.  
        Ospite-relatrice la professoressa dell’Università di Palermo Luciana Pepi, esperta di cultura ebraica ed ella stessa ebrea praticante. 
       Contributo all’ingresso per le spese di gestione della "Casa dell'equità e della bellezza" di via N. Garzilli 43/a, a Palermo: euro 5,00 (gratis per i soci sostenitori del “Centro di ricerca esperienziale di teologia laica” e per quanti avessero difficoltà economiche).

sabato 27 maggio 2017

LA CASA DELL'EQUITA' E DELLA BELLEZZA: CALENDARIO GIUGNO 2017


CASA DELL’EQUITA’ E DELLA BELLEZZA

(VIA N. GARZILLI 43/A – 90141 PALERMO)



    Ricordiamo che martedì 30 maggio 2017 alle ore 18 vi sarà un seminario straordinario del “Centro di ricerca esperienziale di teologia laica” sul tema: “Ebraismo: tutto ciò che avreste voluto chiedere”. Ospite-relatrice la professoressa dell’Università di Palermo Luciana Pepi, esperta di cultura ebraica ed ella stessa ebrea praticante. Contributo all’ingresso: euro 5,00 (gratis per i soci sostenitori del “Centro di ricerca esperienziale di teologia laica” e per quanti avessero difficoltà economiche).



                             CALENDARIO DELLE ATTIVITA’ GIUGNO 2017



Giovedì 1 giugno – domenica 4 giugno: molti soci sostenitori della “Casa” saranno in trasferta a Castellammare del Golfo (Trapani) per la Quarta edizione del “Festival della filosofia d’a-Mare” ideato e diretto da Augusto Cavadi. Il programma completo è stato più volte diramato e, comunque, lo si può richiedere facilmente ad a.cavadi@libero.it

Qui ricordiamo solo due dettagli: che con l’Hotel Punta Nord-Est vige una convenzione per chi volesse dormire e consumarvi la prima colazione; che comunque è possibile, iscrivendosi una sola volta al Festival, partecipare anche a singole iniziative in giornate differenti.



Venerdì 9 giugno, ore 18: seminario di Augusto Cavadi su “L’amore platonico secondo Platone” per il ciclo “Le sapienze dell’umanità”. Contributo all’ingresso: euro 5,00 (gratis per i soci sostenitori del “Centro di ricerca esperienziale di teologia laica” e per quanti avessero difficoltà economiche).



Lunedì 12 giugno, ore 19,30: riunione del “Gruppo noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne” (partecipazione libera e gratuita, referente Francesco Seminara: 347.1266493).





Venerdì 16 giugno, ore 18: seminario di Giorgio Lombardo su “I segreti della Cappella Sistina di Michelangelo”. Contributo all’ingresso: euro 5,00 (gratis per i soci sostenitori del “Centro di ricerca esperienziale di teologia laica” e per quanti avessero difficoltà economiche).



Lunedì 26 giugno, ore 18: conferenza interattiva di Sergio Di Vita su “Il Teatro  dell’oppresso” (in vista di un possibile corso di formazione teorico-pratico sul tema). Contributo libero per sostenere le spese della Casa (gratis per i soci sostenitori del “Centro di ricerca esperienziale di teologia laica”) .



AVVISO IMPORTANTE

E’ con gioia che annunziamo l’inserimento ‘ufficiale’ nel progetto culturale della “casa dell’equità e della bellezza” della “Comunità di ricerca spirituale laica ‘Albert  Schweitzer’  ” coordinata da Carmine Palmeri.  La Comunità “Schweitzer” cura, di norma, due incontri settimanali: il giovedì sera (ore 20,15) uno studio di teologia critica e la domenica mattina (ore 10,30) un’assemblea liturgica che si sforza di adeguare sperimentalmente la preghiera di gruppo alle nuove prospettive teologiche.
La partecipazione ai due appuntamento della Comunità è libera e gratuita.

Per ulteriori informazioni e per conferma degli appuntamenti contattare Sergio Graffeo (beverly@libero.it o meglio ancora 320.2224117)



venerdì 26 maggio 2017

DA PLATONE A SORRENTINO: LA GRANDE BELLEZZA



"La grande bellezza da Platone a Sorrentino" : questo il titolo di uno dei tre laboratori di con-filosofia cui sarà possibile partecipare dalle 9,30 alle 12 di venerdì 2 giugno 2017 presso l'Hotel "Al Madarig" di Castellammare del Golfo (Trapani) nell'ambito del IV Festival della filosofia d'a-Mare (1 - 4 giugno 2017). Il laboratorio sarà introdotto da una relazione di Giorgio Gagliano e condotto da Augusto Cavadi.
Per ulteriori informazioni - e per il programma completo degli eventi nei quattro giorni - consultare la pagina Facebook "Filosofia d'amare" o scrivere a filosofiadamare@virgilio.it    oppure a     a.cavadi@libero.it

giovedì 25 maggio 2017

GLI ATEI HANNO UNA SPIRITUALITA' ?

"Gli atei hanno una spiritualità?" : questo il titolo di uno dei tre laboratori di con-filosofia cui sarà possibile partecipare dalle 9,30 alle 12 di venerdì 2 giugno 2017 presso l'Hotel "Al Madarig" di Castellammare del Golfo (Trapani) nell'ambito del IV Festival della filosofia d'a-Mare (1 - 4 giugno 2017). Il laboratorio sarà introdotto da una relazione di Orlando Franceschelli e condotto da Chiara Zanella.
Per ulteriori informazioni - e per il programma completo degli eventi nei quattro giorni - consultare la pagina Facebook "Filosofia d'amare" o scrivere a filosofiadamare@virgilio.it    oppure a     a.cavadi@libero.it

GLI ANIMALI HANNO UN'ANIMA ?

"Gli animali hanno un'anima?" : questo il titolo di uno dei tre laboratori di con-filosofia cui sarà possibile partecipare dalle 9,30 alle 12 di venerdì 2 giugno presso l'Hotel "Al Madarig" di Castellammare del Golfo (Trapani) nell'ambito del IV Festival della filosofia d'a-Mare (1 - 4 giugno 2017). Il laboratorio sarà introdotto da una relazione di Luigi Lombardi Vallauri e condotto da Marta Mancini.
Per ulteriori informazioni - e per il programma completo degli eventi nei quattro giorni - consultare la pagina Facebook "Filosofia d'amare" o scrivere a filosofiadamare@virgilio.it    oppure a     a.cavadi@libero.it

domenica 21 maggio 2017

CI VEDIAMO A BRESCIA MARTEDI' 23 MAGGIO 2017 ?


In occasione del 25° anniversario della strage di Capaci parteciperò a Brescia a due iniziative di ricordo e di ri-attualizzazione dell'impegno di Giovanni Falcone nella lotta al sistema di dominio mafioso: una di mattina, l'altra nel pomeriggio.
Qui di seguito i dettagli per chi di voi potesse e volesse partecipare.


TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA LOMBARDIA - Sezione di Brescia -
in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia- Ambito territoriale di Brescia
COMMEMORAZIONE DI GIOVANNI FALCONE, 
DI FRANCESCA MORVILLO E DEGLI UOMINI DELLA SCORTA
 A 25 ANNI DALLA STRAGE DI CAPACI
martedì 23 maggio 2017 ore 9,30-11,30
presso la sede del TAR di Brescia “Palazzo Levi Sandri” via Carlo Zima, 3
GLI STUDENTI DELLE CLASSI 3^ E 4^ 
DELL’ISTITUTO TECNICO e PROFESSIONALE “GOLGI” DI BRESCIA 
INCONTRANO

Augusto Cavadi
Presidente della Scuola di formazione etico-politica “Giovanni Falcone” di Palermo

Indirizzi di saluto:
- Carlo Alberto Romano, Università degli Studi di Brescia e componente del Comitato sicurezza e legalità del Comune di Brescia
-
Avv. Fiorenzo Bertuzzi, in rappresentanza dell’Ordine degli avvocati di Brescia
- Simonetta Bellaviti, Sostituto Procuratore della Repubblica Tribunale Minori Brescia
Introduce: Pier Luigi Maria Dell’Osso, Procuratore Generale presso Corte Appello Brescia
Coordina: Giorgio Calderoni, Presidente Tar Brescia 


                                                                               ************


                 ODRADEK
ASSOCIAZIONE CULTURALE
via Diaz, 9 - 25121 Brescia - ITA

gruppo di lavoro

I giovani e la
memoria





MARTEDI 23 MAGGIO 2017 dalle 15 alle 16.30
PRESSO L'AULA MAGNA
del LICEO CLASSICO STATALE “ARNALDO” di Brescia


"Nel ricordo di Giovanni Falcone
 a venticinque anni dalla strage di Capaci"


INCONTRO

con il prof. Augusto Cavadi

Presidente della Scuola di formazione etico-politica
“Giovanni Falcone” di Palermo.

Intervento introduttivo del

Prof. Giuseppe Molinari

su “Giovanni Falcone o della competenza critica”.


L’iniziativa, aperta alla cittadinanza, si svolge con la partecipazione attiva di alcuni studenti del Gruppo de "I giovani e la Memoria”.

sabato 20 maggio 2017

TRE PROPOSTE IN VISTA DELLE ELEZIONI IMMINENTI (A PALERMO)


“Repubblica – Palermo”
18.5.2017

AMMINISTRATIVE ALLE PORTE: QUALI PROPOSTE?

    I campionati di calcio ci trasformano tutti in allenatori provetti, le campagne elettorali in sindaci perfetti.  Ce ne sarebbe abbastanza da irritarsi, se non fosse troppo ridicola, in questa corsa provinciale a chi la sa più lunga : tono di voce grave, parole scandite, lenta oscillazione del capo da su in giù e ritorno, indice della mano destra alzato in segno di pubblica ammonizione e…pioggia di “si dovrebbe”, “basterebbe che”, “ci vorrebbe”. A essere più sentenziosi sono soprattutto i cittadini che non hanno mai provato ad amministrare neppure un condominio di periferia e che, in casi non rari, hanno dato pessima prova di sé come gestori dell’economia familiare.
    Ecco perché queste settimane che ci separano dalle prossime tornate elettorali potrebbero costituire un’occasione d’oro per imparare a misurare i giudizi su chi sinora ha governato, su chi ha controllato dall’opposizione chi governava, su chi ha il coraggio di candidarsi al governo delle città e della regione. Un invito a reprimere il senso critico? Misurare i giudizi non significa tacere. Significa circostanziarli, argomentarli e soprattutto integrarli con contro-proposte articolate logicamente e attuabili praticamente.
    Trascendere il livello pettegolo delle chiacchiere da bar potrebbe significare, ad esempio, chiedere - a chiunque si renda disponibile a occupare una carica politica -  quale sia l’asse portante delle singole proposte settoriali che ha già in mente o che potrebbero configurarsi via via nel corso dell’esperienza amministrativa. Che candidati a sindaco o a presidente della regione accolgano, fra i propri elettori, esponenti di schieramenti variegati non è un segnale incoraggiante. Ma sarebbe molto meno preoccupante se si sapesse con chiarezza intorno a quale modello di governo, a quale paradigma di politica, ogni candidato chiede – o accetta – consensi. Che un candidato sia “coraggioso” o che un altro “il sindaco lo sappia fare” mi può interessare solo subordinatamente al progetto di sviluppo che egli ha in testa e sulle labbra: perché se questo progetto non ci fosse, o fosse confuso, o fosse chiaro ma a mio parere errato, preferirei che venisse eletto un candidato meno “coraggioso” o meno “esperto”.  Se eletto, farebbe meno danni il timido o l’inesperto.
   Da cittadino che cerca di capire e di riflettere sarei felice, ad esempio, se un candidato a sindaco dichiarasse, come sua filosofia di base, che città come Palermo e regioni come la Sicilia possono essere riscattate dall’attuale condizione di inferiorità rispetto a molte aree europee solo intrecciando tre macro-obiettivi: legalità democratica, qualità della vita, turismo responsabile. Un contesto sociale in cui si rispettino le regole come a Milano o Bolzano (senza bisogno di scomodare Zurigo o Copenhagen), dunque senza costruzioni abusive, senza fabbriche inquinanti, senza traffico caotico…renderebbe più vivibile la vita quotidiana. Una qualità della vita migliore (dunque con la possibilità di camminare su marciapiedi liberi da auto in sosta selvaggia e da contenitori d’immondizia stracolmi a tutte le ore, di pedalare in bicicletta su piste riservate, di  usufruire di asili nido a prezzi accessibili, di servirsi di mezzi pubblici a orari certi…) renderebbe Palermo e la Sicilia una méta turistica per ospiti particolarmente sensibili alle bellezze naturali e artistiche. E non sulla scia contingente di eventi straordinari (soprattutto a causa dell’instabilità politica di tutta l’Africa mediterranea), ma per una buona fama propagata sul pianeta da visitatori che non siano stati scippati da delinquentelli né truffati da taxisti. A sua volta, un incremento delle entrate finanziarie grazie a un turismo di qualità renderebbe meno difficoltoso il rispetto della legalità e questo eleverebbe la qualità media della vita: insomma si attiverebbe un circolo virtuoso.  E si sperimenterebbe l’adagio di un politico saggio come l’imperatore Marco Aurelio: ciò che danneggia l’alveare, difficilmente conviene a ogni singola ape.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

giovedì 18 maggio 2017

J. S. BACH SI AUTOPRESENTA A PALERMO



Venerdì 19 maggio ore 18-20, presso la “Casa dell’equità e della bellezza” (via Nicolò Garzilli 43/a, Palermo), Giorgio Gagliano terrà un seminario, con interventi musicali dal vivo, su “Bach e il trascendente”.
Contributo per le spese: 5 euro. Gratis per i soci sostenitori del “Centro di ricerca esperienziale di teologia laica” (quota mensile socio: 10 euro per persona; 15 euro per coppia) e per quanti desiderassero partecipare pur avendo difficoltà a versare il contributo.

mercoledì 17 maggio 2017

CI VEDIAMO AD ALCAMO (TRAPANI) SABATO 20 MAGGIO 2017 ?

Sabato 20 maggio, alle ore 18, presso l'Ex- Collegio dei Gesuiti di piazza Ciullo ad Alcamo (Trapani), lo psichiatra e psicoterapeuta  Mario Mulé presenta il volumetto - di Augusto Cavadi -  Tenerezza. Hanna Wolff e la rivoluzione (incompresa) di Gesù, Diogene Multimedia, Bologna 2016, pp. 70, euro 5,00.
L'incontro è inserito nella seconda edizione della "Rassegna letteraria" , a cura della sezione alcamese della FIDAPA, gestita da Vito Lanzarone.

martedì 16 maggio 2017

LUDOVICA EUGENIO SULLA RINUNZIA DI G. SALONIA ALL'EPISCOPATO




"ADISTA" ( n° 18 del 13-05-2017)
 
«Confratelli dell’Arcidiocesi di Palermo, vi scrivo per comunicarvi che consegno nelle mani del Santo Padre la rinunzia alla mia consacrazione come vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi». Si conclude così, con la rinuncia all’incarico, lo strano caso del vescovo ausiliare di Palermo p. Giovanni Salonia, nominato ufficialmente con bolla pontificia a coadiuvare l’arcivescovo mons. Corrado Lorefice lo scorso 10 febbraio, ma bloccato dalla richiesta, dal parte del nunzio apostolico mons. Adriano Bernardini, di un «supplemento d’indagine» prima che avvenisse la consacrazione episcopale. Consacrazione che, ovviamente, a questo punto non avrà luogo (v. Adista Notizie n. 16/17): a qualcuno, evidentemente, il brillante religioso cappuccino, psicologo e psicoterapeuta ragusano - responsabile della formazione permanente per la Provincia Cappuccina di Siracusa, da anni condirettore della Scuola postuniversitaria di specializzazione in psicoterapia della Gestalt Human Center Communication Italy - scelto da papa Francesco non andava giù. «I “veleni” che attraversano la Chiesa palermitana hanno prevalso», ha scritto Francesco Antonio Grana del sito Il Faro di Roma, che ha seguito da vicino la vicenda. E lo stesso papa Francesco, alla fine, ha chiesto al religioso di dimettersi.
«Avevo accettato - scrive Salonia a Lorefice in una lettera da Modica, il 18 aprile, pubblicata sul portale online - in spirito di servizio ecclesiale questo impegnativo e delicato ufficio, a cui, in modo imprevisto e inaspettato, ero stato chiamato. Tale nomina, mentre in tanti aveva suscitato sentimenti di gioia e di speranza, in qualcun altro ha provocato intensi sentimenti negativi con attacchi nei miei confronti infondati, calunniosi e inconsistenti, ma che potrebbero diventare oggetto di diverse forme di strumentalizzazione, anche di tipo mediatico. Iniziare un servizio ecclesiale in un tale clima mi avrebbe sottratto energie e serenità nel portare avanti il ministero a cui ero chiamato e, ancor più, avrebbe turbato la serenità e la gioia della comunità ecclesiale». Il riferimento, sostiene Grana, sarebbe a accuse di violazione del celibato. «Non voglio in alcun modo che l’esercizio del mio ministero possa essere inquinato. Rassicuro coloro che potrebbero restare delusi della mia rinuncia: conservo viva e intatta la disponibilità a collaborare sempre, per quel che può essere utile, alla ‘edificazione del Corpo di Cristo’ (Ef 4,12) che è la Chiesa», scrive Salonia, motivando la rinuncia con «con la dignità interiore di chi mette in secondo piano i propri diritti pur di servire la Chiesa e con lo stesso amore ecclesiale con cui avevo accettato la nomina» e ringraziando Lorefice «per la stima e l’affetto dimostratimi»: «Sarebbe stato proficuo lavorare insieme per il bene della Chiesa e di tante anime bisognose di supporto spirituale e umano». 
La vicenda di p. Salonia sembra essere stata manovrata dall’alto. Una lettera giunta in Vaticano da «ambienti cappuccini», si legge sulle pagine palermitane di Repubblica il 27 aprile, avrebbe etichettato il religioso come «uomo indegno» per i trascorsi di «infedeltà al celibato», ma ci sarebbe chi dice che è una bugia e chi invece sostiene non essere, questa, la prima volta che tali illazioni vengono pronunciate. Il motivo di tutto pare un disagio crescente del clero palermitano che non tollera più nomine “dall’alto” e soprattutto di persone “non indigene”.
Vittima di storture sistemiche
Ma p. Salonia era molto stimato negli ambienti più illuminati della Chiesa siciliana. «Ero rimasto positivamente sorpreso nell’apprendere che un cappuccino-psicoterapeuta, estroverso e loquace, col quale avevo avuto modo di collaborare in ambito editoriale (e qualche volta di polemizzare su questioni ecclesiali), fosse stato nominato vescovo ausiliare di Palermo», ha scritto ad Adista il filosofo palermitano Augusto Cavadi. «“Ma allora papa Francesco sta facendo davvero!” ho commentato con le amiche che ammirano moltissimo padre Giovanni Salonia come prete e come autore di psicologia. Direttamente proporzionale alla soddisfazione di quelle ore è la delusione nell’apprendere che il papa in persona ha dovuto fare un passo indietro e chiedere all’interessato di rinunziare all’incarico per evitare che maldicenze, scritte e sussurrate, inquinassero il clima della chiesa cattolica a Palermo». Ma, rileva Cavadi, bisogna risalire «dal sintomo alla causa» di episodi come questo: Salonia, infatti, è stato «la vittima di turno di due perversioni sistemiche. La prima (definita già nell’Ottocento da Antonio Rosmini una delle “cinque piaghe della Chiesa”) è il sistema di cooptazione dall’alto dei vescovi che, dopo il primo millennio, ha sostituito il tradizionale sistema elettivo dal basso. Sino a quando i vescovi saranno paracadutati sulla testa di preti e fedeli da aerei che decollano a Roma, ci sarà sempre la possibilità - come in questo caso – che delle frange minoritarie (o maggioritarie) ricorrano a ogni mezzo più o meno limpidamente evangelico per protestare contro l’inserimento di un corpo ritenuto “estraneo”». Questa stortura sistemica, argomenta Cavadi, è resa più facile da un’altra: «l’esaltazione dell’astinenza affettivo-sessuale sino al punto da rendere il celibato (da vivere castamente) come una condizione irrinunciabile per l’esercizio del ministero presbiterale. Anche da questo punto di vista, per il primo millennio, il criterio (indicato dallo stesso apostolo Paolo nella Bibbia) era esattamente l’opposto: “Ogni presbitero sia irreprensibile, sia marito di una sola moglie, abbia figli credenti che non siano accusati di vita dissoluta né siano insubordinati”, Lettera a Tito, 1, 5-6). “Irreprensibile” non perché, sin da ragazzo e sino ai settant’anni, si è negato l’esperienza dell’intesa sessuale, della tenerezza affettiva con un partner, mantenendosi freddamente immune da ogni carezza data o ricevuta: bensì, continua san Paolo nei versetti successivi (7 – 8), “il vescovo, in quanto amministratore di Dio, sia al di sopra di ogni rimprovero, non arrogante, non collerico, non dedito al vino, non violento, non avido di vile guadagno; al contrario, sia ospitale, amante del bene, saggio, giusto, pio, padrone di sé, attaccato alla parola sicura secondo l’annunzio trasmesso, per essere capace sia di esortare nella sana dottrina, sia di confutare quelli che vi si oppongono”. In sintesi: in una Chiesa che rivedesse la propria cultura sessuofobica, i detrattori dei cappuccini psicoterapeuti affettivamente espansivi avrebbero poche frecce nel proprio arco. E molte ragioni, al contrario, per un esame di coscienza: per chiedersi se essi stessi rispondono all’identikit del pastore secondo san Paolo».
Anche per Rosario Giuè, prete e teologo, predecessore di p. Pino Puglisi alla guida della parrocchia di San Gaetano a Brancaccio, la rinuncia di p. Salonia «non è una buona notizia per chi spera ancora nella possibilità di una riforma della Chiesa cattolica che papa Francesco sta faticosamente portando avanti»: per lui, il fallimento della nomina del religioso psicologo è ascrivibile ad una frangia antibergogliana, conservatrice e clericale del cattolicesimo. Se, infatti, da una parte la nomina di Salonia era stata letta da molti «come un “segno dei tempi”, dell’urgenza di rinnovamento umano e pastorale di una “Chiesa in uscita”, lontano dalle vecchie logiche clericali», scrive Giuè sulle pagine palermitane di "Repubblica", se era il «segno di un’attenzione alle “periferie esistenziali”, del voler uscire dal torpore delle sacrestie» e dalla logica del «salvare il mondo clericale con le sue attese e i suoi privilegi», c’è, dall’altra parte, «chi usa tutti i mezzi leciti, a volte illeciti, per frenare l’azione riformatrice del papa (e di chi localmente ne segue le indicazioni), per tentare di bloccarne il processo riformatore, inclusivo e liberante» che passa, forzatamente, anche attraverso le nomine episcopali. Per questo, scrive ancora Giuè, «una parte del cattolicesimo, ma anche del mondo politico e della finanza, rifiuta il cambiamento e lo ostacola apertamente, costi quel che costi. Anche usando la vecchia arma, come nel caso di Salonia, delle lettere di delegittimazione».
«Non sono amico di Salonia», afferma il prete e teologo palermitano, ma gli attacchi contro di lui arrivati sul tavolo del papa «hanno avuto l’effetto di suscitare in me un moto di tenerezza per questo prete che, a 69 anni, si vede costretto a scrivere una lettera di rinuncia alla consacrazione per il ministero episcopale». «Si badi bene – invita – le accuse contro di lui non sono per pedofilia, non sono per arricchimento indebito, per legami con la mafia. Sono accuse per mondanità. Ora va detto che sono solo l’ultimo segno di una Chiesa malata, di una Chiesa vecchia che stenta a morire. Di una Chiesa che, mentre rantola, cerca di assestare i suoi ultimi colpi». Ed esprime una speranza: che Francesco, «passato qualche tempo di decanta mento, possa decidere di confermare la scelta che aveva fatto a febbraio e autorizzare la consacrazione di padre Salonia come vescovo ausiliare di Palermo».

domenica 14 maggio 2017

"CASA DELL'EQUITA' E DELLA BELLEZZA": NUOVO CALENDARIO

AGGIORNAMENTO DEL CALENDARIO DELLE ATTIVITA’
ALLA “CASA DELL’EQUITA’ E DELLA BELLEZZA” DI PALERMO.
MAGGIO 2017


Martedì 16 maggio ore 19,30: IN TRASFERTA ALLA CHIESA DI SAN FRANCESCO SAVERIO (all’Albergheria): Conferenza di Vito Mancuso su “Libertà e responsabilità” . Ingresso gratuito.

Venerdì 19 maggio   ore 18 – 20: Seminario con interventi musicali dal vivo su “Sebastian Bach e il Trascendente” (Giorgio Gagliano) – ingresso euro 5,00 – gratis per i sostenitori (e per persone in difficoltà economiche)

Lunedì 22 maggio ore 19,30: Riunione quindicinale del “Gruppo noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne”. Partecipazione libera e gratuita (riservata solo ad uomini).

Venerdì 26 maggio ore 17,30: IN TRASFERTA ALLA MONDADORI DI VIA RUGGERO SETTIMO: Conferenza su “Beethoven: dalla musica assoluta al sinfonismo” (Giorgio Lombardo) – Ingresso libero e gratuito

Martedì 30 maggio ore 18 – 20 : Incontro su “Tutto ciò che avreste voluto sapere sull’ebraismo…” (Luciana Pepi) – ingresso 5,00 euro – gratis soci sostenitori (e persone in difficoltà economiche)


                                                                             ***

VI RICORDO CHE presso la “Casa dell’equità e della bellezza” (v. N. Garzilli 43/a) è possibile prenotare colloqui di consulenza filosofica (Augusto Cavadi: a.cavadi@libero.it), visite dermatologiche (Gabriella Pravatà: gabriellapravata@libero.it), massaggi terapeutici e rilassanti (Piero  Lo Cicero: pieroloci@libero.it).


venerdì 12 maggio 2017

NASCE CON SOCRATE, SOPRAVVIVE CON PLATONE. POI MUORE, MA...


Dalla rivista on line – scaricabile gratuitamente –

della SFI (Società filosofica italiana)

“Comunicazione filosofica”, maggio 2017, n. 38



Giorgio Giacometti, Platone 2.0 . La rinascita della filosofia come palestra di vita, Mimesis, Milano – Udine 2016, pp. 796, euro 40,00



    Ci sono libri che lanciano sfide intellettuali ardite rispetto alle quali sono possibili due reazioni principali: se c’è fumus di paradossalità gratuita, le si lascia cadere nel silenzio; altrimenti si concede l’onore della dialettica. Che nel suo Platone 2.0 . La rinascita della filosofia come palestra di vita (Mimesis, Milano – Udine 2016, pp. 796, euro 40,00) Giorgio Giacometti lanci una sfida ai limiti della sfrontatezza è un dato; che meriti una considerazione attenta è la mia opinione. Qual è dunque la provocazione? Per parafrasare Nietzsche, che c’è stato un solo filosofo ed è morto nel suo letto (ad Atene, nel quarto secolo). Ma diciamolo meglio: se “la filosofia autentica è quella che ti consente di fare <<esperienze di verità>> e di vivere di conseguenza”,  nulla di tutto quello che è stato prodotto in forma scritta merita il nome di filosofia in senso proprio o pieno”. Infatti “la forma scritta, come sappiamo, tradisce l’irrinunciabile forma dialogica del filosofare” (p. 488). Questo sarebbe il nucleo della testimonianza socratica raccolta, e tramandata, da Platone: poiché, però, dopo Platone, la filosofia si è consegnata a un genere letterario della scrittura, quel nucleo è progressivamente sparito dall’orizzonte occidentale (non dai contesti storico-culturali orientali) e solo da pochi decenni, grazie a Gerd Achenbach e alle pratiche filosofiche, sta riemergendo.

   E’ chiaro che un teorema simile si presta a una raffica di obiezioni: merito non piccolo di Giacometti è di averle previste, formulate e contro-argomentate. In ordine crescente di radicalità: innanzitutto chi ci dice che nelle “pratiche filosofiche” (la consulenza filosofica individuale, di coppia o di gruppo; i dialoghi socratici; i seminari; i laboratori; i caffè filosofici, la philosophy for community…) riluca davvero il filosofico? Abbastanza agevole la risposta: “l’effettiva filosoficità di una pratica, che si denomini o meno ‘filosofica’ [], non è qualcosa di immediatamente evidente (primo livello di lettura), ma richiede, per essere riconosciuta, di essere concretamente sperimentata (secondo livello di lettura); in modo da poter vedere l’effetto che fa; certi segni che ci consentano di dire (o meno), a posteriori, di una certa pratica, quale che ne sia la denominazione: ‘Fu vera filosofia’ ” (p. 701).

  Ma se la vera filosofia è dialogo orale, come mai sappiamo questo da testi scritti (come i dialoghi platonici)? Il medium grazie al quale ci viene tramandato il segreto della filosofia sarebbe dunque, esso stesso, negazione del filosofare? Giacometti non evita di ammettere che Platone, da molti considerato il filosofo per antonomasia, “testimonia, forse, della paradossalità della stessa filosofia” (p. 54). E ci ammonisce, dunque, a relativizzare ogni scrittura filosofica che è tale in quanto, da una parte,  evoca un’esperienza filosofica realizzata e, dall’altra, accompagna verso un’esperienza filosofica da realizzare.

   Questa ammonizione platonica Giacometti l’ha trasmessa per molti anni oralmente: ma, avendo deciso adesso di trasmetterla per iscritto, non sta reduplicando  - e aggravando – il paradosso platonico dei dialoghi? Egli se ne mostra consapevole e, lungi dal rigettare l’accusa, ne fa quasi una cifra interpretativa della propria opera: “Questo, dunque – lo si è capito – è un libro che si contraddice per il fatto stesso di essere scritto. La scrittura rende impossibile quel dialogo in cui il vero esercizio filosofico dovrebbe consistere” (p. 60). Per ridurne il tasso di paradossalità, l’autore ha strutturato in forma doppiamente (o triplamente) dialogica il testo: che è un (quasi) dialogo reale fra lui e il lettore, formulato come dialogo immaginario fra lui e un interlocutore (un non- filosofo di professione come solitamente è chi chiede una consulenza) nel corso del quale il consulente racconta lo svolgimento essenziale di dialoghi precedenti reali con altrettanti consultanti. Comprensibilmente, inoltre, Giacometti assicura (in ogni sede possibile, fisica o virtuale) che questo scritto sulla priorità  - filosofica - dell’oralità rispetto alla scrittura sia un hapax legomenon, un unicum irripetibile: una sorta di scala di Wittgenstein da abbandonare ogni volta che sia servita a trascendere il piano della comunicazione scritta. Comunque pare verificarsi anche per lui – appassionato e forbito difensore a oltranza dell’oralità del filosofare – la nemesi storica illustrata da Hans Blumenberg: “Tra i libri e la realtà è posta un’antica inimicizia. Lo scritto si è sostituito alla realtà, nella funzione di renderla – in quanto definitivamente inventariata e accertata – superflua. La tradizione scritta, e infine stampata, si è costantemente risolta in un indebolimento dell’autenticità dell’esperienza. [] Così, dall’aria soffocante, dalla penombra, dalla polvere e dalla miopia, dalla sottomissione alla funzione di surrogato sorge il mondo dei libri come antinatura. E ogni volta contro mondi artefatti si rivolgono movimenti giovanili. Finché la natura sta, di nuovo, nei loro libri” (La leggibilità del mondo, Il Mulino, Bologna 1984, p. 11). Come è successo, per esempio, a Montaigne che, dopo aver elogiato Socrate in quanto aveva evitato di scrivere e dopo aver esaltato ciò che si può apprendere direttamente dalla vita e dal mondo, affida tutto ciò a un libro, sia pur “le seul livre au monde de son espece, d’un desseing farouche  et extravagant” (Essais, II, 8).

     Naturalmente, dal momento che non è un provocatore gratuito, Giacometti finisce con l’ammettere che la sua tesi complessiva – la filosofia che nasce orale, agonizza e si spegne per millenni a causa della scrittura, “rinasce” con le “pratiche filosofiche” dalla seconda metà del Novecento a oggi –  non esclude considerazioni più ragionevoli: che “il ‘dibattito’ secolare su questo o quel tema, che si svolge, per iscritto (orrore!), sulle pagine di questo o quel libro, di questa o quella rivista di filosofia (magari on line) ecc. non produca qualche effetto simile a quello prodotto dal dialogo vis à vis” (p. 774). Allora – ammirati dall’acume e dall’ampiezza delle argomentazioni svolte (grazie alle quali nessun angolo delle pratiche filosofiche rimane oscuro agli occhi di chi vuole conoscerle davvero, al di là delle chiacchiere più o meno giornalistiche, sia come aspirante consulente che come potenziale consultante) – si può condividere senza difficoltà la conclusione del saggio introduttivo (Non solo Platone. Pratiche filosofiche d’Oriente e d’Occidente) di Giangiorgio Pasqualotto (che pure rivendica le caratteristiche dell’autentico filosofare, da Giacometti riservate a Platone e al platonismo, anche a “alcune forti espressioni di pensiero prodotte in Oriente”, p. 16): “La proposta offerta dal libro di Giacometti appare quindi coraggiosa al limite della temerarietà, ma risponde a una comune speranza di rivitalizzare la presenza e l’importanza della filosofia in un mondo in cui il destino sembra sia quello di una globalizzazione sempre più rapida, intensa ed estesa, la quale annienta ogni premessa e ogni forma di esperienza filosofica, lasciando in vita soltanto le forme più elementari e banali di realismo analitico. Forse, allora, per far fronte a questo imminente futuro di miseria e di degrado esistenziale, culturale e concettuale, sembra più convincente e conveniente affidarsi ai sogni antichi di un Giacometti che alle acrobazie profetiche di uno Sloterdijk” (pp. 45 – 46).

  Potrei aggiungere in coda, per gli studiosi di storia del pensiero, che il volume aiuta a comprendere – reduplicato per così dire in diretta – un fenomeno storico che (almeno a me) riusciva prima enigmatico: come è stato possibile che una scuola platonica sia diventata scettica (gli Accademici ellenistici)? L’autore infatti, non mostra alcun pudore nel sostenere che la vera filosofia aspira alla Verità assoluta (cfr. pp. 457 – 459) che coincide con il Bene assoluto (cfr. pp. 478 – 485) : ma proprio perché la méta è così elevata, concetti e parole umane restano irrimediabilmente inadeguati, anzi condannati alla intrinseca “contraddizione”. E allora non è solo la scrittura filosofica, ma sono anche la lettura dei testi filosofici e lo stesso dialogo orale interpersonale a essere esposti all’equivoco e all’interpretazione soggettiva. Siamo forse dinanzi all’ennesimo paradosso: un’impostazione metafisica molto classica (la filo-sofia come eros per le Idee eterne, da vivere sin dalle viscere e non solo cerebralmente) si rivela apparentemente anacronistica, ma in effetti può convivere senza traumi con gli esponenti  più spregiudicati della contemporanea temperie post-moderna .



Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com
   



mercoledì 10 maggio 2017

PLATONE SI AUTOPRESENTA A PALERMO VENERDI' 12 MAGGIO 2017

Per il ciclo di incontri del venerdì su “Le sapienze del mondo per la nostra vita”, dopo i seminari su induismo, buddhismo, politeismo greco, sciamanesimo e ebraismo, venerdì 12 maggio alle ore 18, presso la “Casa dell’equità e della bellezza” (via Nicolò Garzilli 43/a, Palermo), Augusto Cavadi terrà un seminario su “Platone: la sintesi del suo pensiero proposta da lui stesso”.
Ovviamente questo seminario non presuppone alcuna conoscenza del pensiero di Platone da parte dei partecipanti.
Contributo per le spese: 5 euro. Ne sono esonerati i soci sostenitori del “Centro di ricerca esperienziale di teologia laica” (quota mensile: 10 euro per persona; 15 euro per coppia) e quanti avessero difficoltà economiche.

martedì 9 maggio 2017

COME SI VOTA ? PER CHI SI VOTA? PROSSIME AMMINISTRATIVE A PALERMO


L’associazione di volontariato culturale “Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone” di Palermo propone, per giovedì 11 maggio alle 17,30 un incontro di riflessione in vista delle prossime elezioni amministrative. Dopo un breve saluto di Augusto Cavadi (attuale presidente della Scuola), Francesco Palazzo (attuale vice-presidente della Scuola) darà dei ragguagli tecnici su alcune modalità del voto (colore delle schede per sindaco/consiglio comunale/circoscrizione, voto disgiunto, voto di genere etc.).
A seguire Giorgio Gagliano (studente universitario) esprimerà  alcune considerazioni di principio sull'esercizio effettivo della democrazia.
Quindi tutti i  candidati (dei vari schieramenti) al consiglio comunale e alle circoscrizioni che vorranno, avranno 5 minuti ciascuno  esporre le motivazioni e i propositi del loro impegno politico.
Nei limiti di tempo (l’incontro si chiuderà puntualmente alle 21,00) potranno intervenire con brevi considerazioni i cittadini presenti.
Non sono stati invitati i candidati a sindaco perché hanno già abbastanza occasioni per presentarsi alla città.
L'appuntamento è presso la Chiesa "San Giovanni decollato", adiacente piazza Bonanno, accanto alla Squadra Mobile (zona Cattedrale): come è noto, l'area è chiusa completamente al traffico. Eventuali mezzi privati vanno posteggiati o in zona Papireto- piazza Indipendenza o in zona Ballarò.