giovedì 6 luglio 2017

CANGEMI RECENSISCE "IL MARE, COM'E' PROFONDO IL MARE..."


29.6.2017
“Il mare, com’è profondo il mare…” di Cavadi fra suggestioni e riflessioni

Quante riflessioni ci suggerisce la contemplazione del mare? Tante, di  diversa natura, a volte di segno opposto. Augusto Cavadi, che da qualche  anno ha indirizzato la sua prolifica produzione editoriale sul solco della  filosofia in pratica, col suo recentissimo “Il mare, come è profondo il  mare…”, edito da Diogene Multimedia, ci aiuta a interrogarci su ciò che il  mare rappresenta per ciascuno di noi. Cavadi ci offre il suo supporto per  stimolare le nostre sensazioni e i nostri pensieri mentre ci espone  considerazioni di noti e meno noti pensatori, di poeti, psicoterapeuti,  consulenti filosofici.
Le tante citazioni contenute nel libro –tutt’altro che  sfoggio d’erudizione- invitano i lettori al confronto delle idee, affinché da  tale confronto e dal confronto con i punti di vista dell’autore maturi un  orientamento personale. In altri termini Cavadi, come si conviene a un  consulente filosofico, lungi dal volere affermare in modo impositivo i suoi  convincimenti, attraverso articolati ragionamenti esercita sui lettori  un’attrazione maieutica.  Il mare sollecita le più disparate meditazioni, e Cavadi le fa affiorare con  un percorso argomentativo ricco e suggestivo. Sicché, in questo libriccino  (133 pagine, euro 9,80) frutto probabilmente di una “vacanza filosofica”, il  mare insegna ad immergersi nella vita, ad affrontarne i pericoli e le  delusioni, a rischiare e a non ripiegarsi nell’inerzia, ma è anche metafora  della precarietà dell’esistenza, richiama nello stesso tempo il senso  dell’infinito e dei limiti dell’uomo, affascina e sgomenta. Al mare è legata  quella che Cavadi definisce “l’etica del rispetto”: la sua immensità,  profondità, oscurità induce l’uomo ad avere consapevolezza di non essere  onnipotente e la coscienza della propria fragilità reclama il rispetto della  sua fauna e della sua flora, ma anche la solidarietà tra gli uomini che  sfidano il mare o che sono costretti a confrontarsi con le sue insidie.  Tante altre sono le “lezioni” del mare, secondo la prospettiva eticamente  orientata di Cavadi.
Il mare è un bene immateriale, nessuno può sostenere  di esserne padrone, appartiene a tutti e, in quanto bene comune, esige di  essere preservato dalle tante minacce: per esprimere ciò cosa vi è di più  efficace degli accorati versi della canzone di Dalla, da cui il libro prende in  prestito il titolo? “Certo/ chi comanda / non è disposto a fare distinzioni  poetiche /il pensiero come l’oceano / non lo puoi bloccare / non lo puoi  recintare. / Così stanno uccidendo il mare”.  Il mare fa imparare l’arte della pazienza, del sapere aspettare, della fiducia  in condizioni prossime migliori. Chi meglio dei pescatori, che tanta  familiarità hanno con il mare, sono campioni di pazienza? Il mare fa  superare le barriere delle “differenze”, fa incontrare gli uomini, promuove  lo scambio e l’integrazione tra universi culturali diversi. Il mare ci fa  volgere lo sguardo oltre, ci porta a esplorare oltre i confini delle nostre  conoscenze: si pensi all’esempio dell’Ulisse dantesco.  Leggendo il libro di Cavadi, magari sotto un ombrellone in una località  balneare, scopriremo queste e molte altre sugges
tioni del mare: e il bello è  che alcune di esse saranno frutto di un nostro autonomo “filosofare”,  messo in moto dal metodo socratico cui si affida l’autore.
ANTONINO CANGEMI
http://siciliainformazioni.com/antonino-cangemi/656025/il-mare-come-e-profondo-il-mare-di-cavadi-tra-suggestioni-e-riflessioni

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