domenica 4 febbraio 2018

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI (15.ma PUNTATA)


“Il Gattopardo”
Magazine trimestrale, da questo numero (2018, 1) mensile,
 in distribuzione con il “Giornale di Sicilia”

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI (15)
   L’incontro con la Sicilia reale è preceduto nella mente dei visitatori dall’incontro con la Sicilia letteraria, narrata da scrittori e registi. E’ un privilegio, o una maledizione, che hanno poche altre regioni al mondo. La Sicilia romanzata è depressa e deprimente, arretrata e sfiduciata. Lo notava uno scrittore, Luigi Capuana, scrivendo a un illustre corregionale, Giovanni Verga: <<Hai sentito anche tu la stessa acuta punta di rimorso, ripensando alla tua “Vita dei campi”, alle tue “Novelle rusticane”, dove vive felicemente e per l’eternità la parte più umile del popolo siciliano, con le sue sofferenze, con la sua rassegnazione orientale, con le sue forti passioni, con le sue ribellioni impetuose e con suoi rapidi eccessi? Poveri illusi! Non abbiamo mai sospettato che la nostra sincera opera d’arte, fraintesa o mal interpretata, potesse venire adoprata a ribadire pregiudizi, a fortificare opinioni storte o malevole, a provare insomma il contrario di quel che era la nostra sola intenzione rappresentare alla fantasia dei lettori>>.  
   Le reazioni alla Sicilia rappresentata sono facili quanto numerose. In alcuni siciliani produce un sentimento morboso di auto-commiserazione, di accettazione fatalistica, che ha l’effetto di rendere sempre più reale ciò di cui ci si lamenta. All’estremo opposto, altri vorrebbero mettere il bavaglio agli scrittori nell’illusione che – mandando in galera i medici impegnati nelle diagnosi (così, letteralmente si è espresso una volta Silvio Berlusconi a proposito degli autori di libri sulla mafia!) –  possa scomparire anche la malattia.
  Com’è intuibile, non è agevole trovare delle vie intermedie fra posizioni talora contrastanti. Personalmente propenderei per soluzioni vicine alla prospettiva di Andrea Camilleri. Premesso che dal punto di vista specificamente letterario non mi manda in estasi – e che, in ogni ipotesi, non sarei un giudice qualificato – trovo nei suoi romanzi un mix sapiente di luci e di ombre. Come nota opportunamente Raffaele Vescera, in un intervento su www.nientedipersonale.com, a proposito di un accostamento fra l’autore siciliano e Roberto Saviano: <<Ma come si fa a paragonare Montalbano, che contrasta il crimine in una società civile mostrata in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi, con una rappresentazione oscena e caricaturale tipo Gomorra, dove Napoli appare solo e soltanto come un’orrorifica e irredimibile città del male? Certo, il crimine esiste, appartiene alla primitiva natura umana, e bisogna parlarne, magari come lo facevano i Greci, mantenendo l’osceno fuori scena     (o-sceno significa per l’appunto ciò che deve restare fuori scena, poiché dannoso da mostrare). La letteratura pulp mira a turbare la fantasia umana senza fornire un percorso di purificazione, come avveniva nella tragedia greca>>.
   Solo una Sicilia raccontata nei pregi e nei difetti potrà preparare all’incontro con la Sicilia effettiva: che non è un paradiso, ma neppure un inferno.
                                                                                       Augusto Cavadi

                                                                          www.augustocavadi.com

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