Con queste riflessioni, cortesemente richiestemi dall'agenzia di stampa "Adista" per la rubrica "Fuori tempio", chiudo il ciclo dell'Avvento 2025. E' anche il mio sobrio grazie agli amici e alle amiche che in questi giorni mi indirizzano i loro auguri.
Quarta domenica di avvento (21.12.2025): Mt 1,18-24
Gli uomini decisivi per la storia dell’umanità,
da Buddha ad Alessandro Magno, sono stati biologicamente concepiti come ogni
altro essere umano. Ma anche la loro identità profonda, inscindibile dalla
missione cui si sono totalmente consacrati, può essere considerata come prodotta
da meccanismi fisiologici? O non è piuttosto il frutto di un progetto divino
che si serve delle leggi naturali per perseguire obiettivi trascendenti? Nelle
civiltà antiche non c’era dubbio: il parto di ogni personalità straordinaria
doveva essere preceduto, accompagnato e seguito da modalità straordinarie
(sogni, visioni, avvenimenti insoliti).
Per i suoi discepoli Gesù Cristo non fa eccezione: “sua madre Maria si
trovò incinta per opera dello Spirito Santo”, dunque per un intervento
specifico dello stesso Soffio vivificante. E Giuseppe suo sposo accetta
docilmente di essere padre di un figlio suo e non-suo, come in fondo sono tutti
i figli del mondo.
L’esportazione
di questo midrash delizioso dall’ambiente originario ebraico al mondo
greco-latino si è rivelata disastrosa: una pia leggenda costruita a scopo
catechetico, che nessuno dei lettori contemporanei di Matteo avrebbe preso alla
lettera, è diventata un resoconto cronachistico. Così l’ascoltatore del V secolo o del
X o del XXI (educato al rigore logico della filosofia, delle scienze,
della storiografia) è posto davanti a un bivio: o credere in vicende
inattendibili dal punto di vista fisiologico, anzi ginecologico, o prendere
atto della propria mancanza di fede. Un dilemma che, se non fosse ridicolo,
sarebbe tragico: imposto da autorità ecclesiastiche prigioniere di categorie
culturali di cui sono state portatrici inconsapevoli e incolpevoli, almeno sino
a quando la fioritura delle scienze bibliche (soprattutto negli ultimi due
secoli) avrebbe potuto far cadere la loro benda dagli occhi. Infatti, a
quel punto, invece di ascoltare con docilità intellettuale le argomentazioni
dei filologi, degli esegeti, degli studiosi di letterature antiche
comparate…hanno preferito far quadrato in difesa di una fantomatica
‘ortodossia’ e (soprattutto nella Chiesa cattolica, ma anche in tante altre
Chiese ‘evangelicali’ di orientamento fondamentalista) soffocare con condanne e
scomuniche i progressi più convincenti nella comprensione dei testi biblici.
Così la questione essenziale – “Che messaggio, al di là delle forme letterarie,
intendevano proporre gli evangelisti nei racconti della nascita e dell’infanzia
di Gesù?” – è rimasta inesplorata (se si
eccettuano alcuni pionieri coraggiosi come Ortensio da Spinetoli).
Oggi
sappiamo che, attraverso un linguaggio poetico, Matteo voleva esprimere la
convinzione che Gesù fosse stato un Emanuele, un “Dio-con-noi”. Ma da allora gli
scenari intellettuali sono mutati radicalmente: che può significare, al di là delle formule arcaiche, che Gesù è stato per
l’umanità un Dono divino? E’ credibile che il Principio originario di un
universo in continua espansione da miliardi di anni si sia “incarnato”
(qualsiasi cosa significhi questo verbo) in uno dei miliardi di esemplari di
quella specie animale (auto-definitasi senza ironia Homo sapiens) apparsa
in uno dei miliardi di corpi celesti di cui abbiamo contezza? Sono domande
vertiginose che solo a costo di rinunziare all’intelligenza possiamo auto-censurarci.
Forse alla nostra generazione è toccato in sorte di vivere in un’epoca di transizione in cui (per riprendere un’efficace metafora di Heidegger) i vecchi dei sono scomparsi e i nuovi non sono ancora arrivati. In questa fase possiamo aggrapparci, come a una zattera, a poche certezze. Tra queste che il Mistero che ci sostiene e ci avvolge va onorato con un devoto apofatismo (Tibi silentium laus) e che il resto del mondo attorno a noi (esseri umani, animali, vegetali, minerali) va abbracciato con tenerezza e cura. Come ha testimoniato – tra molte altre persone celebri e meno note – Gesù di Nazareth, così dimostrando d’essere anche lui figlio di una donna, di un maschio e, in radice, di Dio stesso.
Augusto
Cavadi
* La versione originaria qui: https://www.adista.it/articolo/74833
Una vera omelia che tocca l' anima e la coscienza, come non se ne sentono nelle chiese. Le tue parole mi fanno felicemente fragile e mi aiutano ad accettare la naturale tristezza del pensiero. Buon Natale caro Augusto.
RispondiEliminaHo dimenticato a firmare. Scusate.
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