sabato 29 luglio 2023

L'ENIGMA DEL MALE E DELLA MORTE NELL'EPOCA DELL'ECLISSI DI DIO



LA DOMANDA SULLA SOFFERENZA E SULLA MORTE NELL’EPOCA DELL’ECLISSI DI DIO.

Se per “teismo” intendiamo la convinzione popolare di un Super-uomo che, dall’Alto dei cieli, osserva l’umanità, le ingiunge comandi e divieti attraverso profeti e sacerdoti, la premia o  la punisce in questa vita e nell’altra...il teismo è una concezione teologica in crisi. Non solo, come da millenni, negli ambienti irreligiosi o semplicemente a-religiosi, ma (questa la novità!) nell’ambito delle stesse Chiese cristiane. 

Il prete cattolico don Paolo Scquizzato è tra quei teologi che, invece di far finta di niente, ha deciso di guardare negli occhi questa crisi e di entrare nel vivo della corrente nota come “post-teismo” (o, come preferiscono altri, “trans-teismo”) che tale crisi vuole attraversare con serietà e, possibilmente, superare costruttivamente.

In questa strategia di ricerca, inseparabilmente intellettuale e spirituale, egli ha chiesto a una ventina di persone amiche come si possa affrontare – in questa nuova prospettiva – la domanda cruciale sul “male”: cioè sulla sofferenza fisica, sul dolore morale, sulla morte. Ne è risultato il volume a più mani Del male, di Dio e del nostro amore. Ventuno dialoghi e un saggio, Gabrielli Editori, San Pietro in Cariano, nel quale – nonostante la varietà dei punti di vista – sono riconoscibili alcune tesi comuni.

Una prima convinzione è di segno, per così dire, negativo: la risposta delle religioni tradizionali è troppo facile, quasi banale, perché si limita a esortare alla “pazienza”, a sopportare le sofferenze provocate dalla Natura e dai peggiori tra i propri simili, “in attesa della ricompensa dell’aldilà: più si soffre, più si sarà beati” (così don Paolo Farinella a p. 183).

Escludere le risposte comode è già un primo passo, ma non significa automaticamente azzeccare quella esatta. In questo campo – mi pare una seconda convinzione condivisa dagli autori dei vari contributi – bisogna rassegnarsi ai propri limiti costitutivi e accettare, in ultima analisi,  che “la risposta migliore sia quella che forniva il Buddha a chi poneva quesiti del genere: un garbato, eloquente silenzio” (così Federico Battistutta a p. 27).

Ma – tocchiamo una terza convinzione comune agli autori - se l’intelligenza incontra dei precisi limiti nell’indagine sul male in generale, e sulla morte in particolare, non così il nostro “cuore” o come si voglia emblematicamente figurare la nostra capacità di “attualizzare le indicazioni per un salto evolutivo della coscienza, sempre possibile ad ogni essere umano e, nell’interdipendenza del Tutto, contribuire così alla co-creazione di un mondo che diventi espressione di amore e di compassione reciproci” (così Raffaella Arrobbio a p. 22).

Il silenzio teoretico sulle radici metafisiche, ontologiche, del male e il conseguente appello alla conversione soggettiva, personale, non escludono – specie per quanti proveniamo dalla tradizione pragmatica, operativa, attiva del monoteismo biblico – “un di più d’attenzione nella lettura dei fatti e recuperare la capacità di desiderare un mondo più giusto e più vivibile” (così Rita Maglietta a p. 77). E’ questa una quarta convinzione che ritorna, più o meno esplicitamente, in molti interventi. In particolare Silvia Papi raccomanda di non limitarsi a frasi generiche, sostanzialmente inoffensive e a-politiche, sulla responsabilità della “umanità” e di “direzionare lo sguardo verso la parte di umanità responsabile e lasciare fuori quella che non c’entra, perché sarebbe ingiusto essere generici su cose tanto gravi, considerando il fatto che interi popoli hanno pressoché solamente subito” (“mi riferisco a tutte le popolazioni native delle Americhe del nord e del sud, a quelle dell’Australia, alle popolazioni indigene delle terre amazzoniche, dell’Africa e dell’Asia, e credo che – carta geografica alla mano – rimarrebbero ben poche parti della terra a salvarsi dall’ingordigia dell’uomo bianco”) (p. 112).

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https://www.zerozeronews.it/la-domanda-sulla-sofferenza-e-la-morte-nellepoca-delleclissi-di-dio/


giovedì 27 luglio 2023

L'EUROPA MEDITERRANEA ASSEDIATA DALL' AFA: ABBIAMO "DIRITTO" A TEMPERATURE SOSTENIBILI ?


Ieri sera, mercoledì 26 luglio 2023, siamo riusciti finalmente a mettere il naso fuori casa. L'afa infernale dei giorni precedenti (52 gradi, secondo la stampa la temperatura massima raggiunta negli ultimi 200 anni) è stata sostituita da una brezza carezzevole: ma i fuochi intorno alla città continuano a fumare, bruciando - con alberi e fiori e cespugli -  i resti cadaverici di tanti animali e animaletti innocenti.

E' stato spontaneo fare due passi e godersi con qualche amico più caro un aperitivo proprio davanti al Teatro Politeama. Ecco, ci siamo detti: questo clima - né troppo caldo né freddo - impreziosito da una ventilazione deliziosa è "giusto". E' quello "normale" a cui avremmo "diritto" tutti gli esseri viventi per tutti i 365 giorni dell'anno. 

Come conciliare questo sentimento di armonia cosmica con la narrazione scientifica maggioritaria (anche se non più esclusiva)?

Non ci sarebbe nessuna Intenzionalità Intelligente in ciò che accade nell'universo: è per caso che nel nostro pianetino sperduto sia emersa la vita biologica, è per caso che si sia preservata e si sia sviluppata - attraverso ere glaciali e fasi di disgelo - sino all'equilibrio attuale. 

Ma, se è andata così (solo così!), perché temperature molto alte o tempeste di grandine sarebbero meno "giuste", o "anomale", rispetto al clima temperato finalmente abituale? Avvertiamo qualcosa come il "diritto" di sopravvivere all'interno di un'oscillazione "ragionevole" fra il massimo e il minimo per noi sopportabili: ma chi ha il "dovere" di garantirci tale diritto?

Pare che saremo inghiottiti dal sole, una volta anch'esso raggelatosi. Niente di strano, tanto meno di assurdo. Se già viviamo nel non-senso, nel privo-di-ragioni,  in questa breve fase di vivibilità, perché ci dovrebbe essere risparmiato il naufragio nel non-senso, nel privo-di-ragioni, quando questa breve parentesi di vivibilità si esaurirà? 

Sto leggendo, in preparazione delle imminenti vacanze filosofiche in Val Brembana, le Cinque meditazioni sulla morte ovvero sulla vita di Francois Cheng. Il pensatore cinese, naturalizzato francese, si pone sin dalle prime pagine delle domande non dissimili da queste mie: "Se la nostra esistenza non avesse alcun senso, l'idea stessa di senso non ci avrebbe mai sfiorati" (p. 14). L'universo, "pur ignorando se stesso, sarebbe stato capace di generare degli esseri coscienti e agenti, i quali, nello spazio  di un  trascurabile lasso di tempo, lo avrebbero visto, e conosciuto, e amato, per poi scomparire. Come se tutto ciò non fosse servito a nulla...". "Questo nichilismo", "divenuto oggi un luogo comune", va accettato dogmaticamente?

Non saprei. Ho solo il sospetto che, se lo scenario ontologico è questo, non abbiamo molti argomenti etici da obiettare a quei soggetti, individuali e collettivi, privati e pubblici, che anche ai nostri giorni stanno violentando la Terra pur di strappare qualche centimetro di terreno e qualche scampolo di denaro. 

www.augustocavadi.com

 

martedì 25 luglio 2023

TI INTERESSA FINANZIARE UNA PICCOLA BORSA DI STUDIO PER RAGAZZI CURIOSI DELLA NONVIOLENZA?


 Care e cari, come sapete dal 2022 si è aperto anche a Palermo un centro del "Movimento Nonviolento" nazionale (per essere aggiornati basta iscriversi alle notifiche via e-mail mediante il blog:  
 www. https://movnonviolentopalermo.blogspot.com/).                            

Tra le altre iniziative, stiamo lanciando una borsa di studio per ragazzi/e interessati/e a dedicare alcune ore dei prossimi mesi allo studio della teoria e della pratica della nonviolenza.

Qui di seguito potete leggere il bando e, se conoscete giovani che rientrano nella fascia scolastica indicata, potete proporre loro l'iscrizione.

Intanto, se qualcuno di voi lo desiderasse, potrebbe chiederci di finanziare con 500,00 euro una borsa di studio (da intestare al donatore o a una persona a lui cara). In questo caso contattatemi in privato sulla casella postale: a.cavadi@libero.it

Questo il bando da proporre ai potenziali finanziatori e ai potenziali iscritti:

BANDO PER 12 BORSE DI STUDIO SULLA TEORIA E LA PRATICA DELLA NONVIOLENZA

 

Il centro palermitano del Movimento Nonviolento (www. https://movnonviolentopalermo.blogspot.com/) ha organizzato un breve Corso di informazione/formazione sulla teoria e la pratica della nonviolenza.

Il corso è destinato a 12 ragazze/i frequentanti la classe quarta di un Istituto di scuola media di secondo grado (di qualsiasi indirizzo) tra quanti ne facciano richiesta all’indirizzo a.cavadi@libero.it  secondo il modulo qui sotto riportato.

Il Corso prevede 10 incontri quindicinali (2 al mese) per un totale di 5 mesi secondo il calendario:

 

1.     venerdì 27 ottobre ore 18 – 20: Presentazione del libro-guida (A. Cozzo, La nonviolenza oltre i pregiudizi. Cose da sapere prima di accettarla o rifiutarla Di Girolamo Editore) da parte della prof.ssa Maria D’Asaro.

2.     venerdì 10 novembre ore 18 – 20: Laboratorio teorico-pratico condotto dal prof. Andrea Cozzo.

3.     venerdì 24 novembre ore 18 – 20: Laboratorio teorico-pratico condotto dal prof. Andre  Cozzo.

4.     venerdì 1 dicembre ore 18 – 20:    Presentazione dei libri-base dei seminari autogestiti dai  partecipanti con la guida del prof. Augusto Cavadi.

5.     venerdì 15 dicembre ore 18 – 20: Lezione del prof. Andrea Cozzo.

6.     venerdì  12 gennaio  ore 18 – 20: Seminario auto-gestito dai partecipanti con la guida del prof. Augusto Cavadi.

7.     venerdì  26 gennaio ore 18 – 20:  Lezione del prof. Andrea Cozzo.

8.     venerdì 9  febbraio ore 18 – 20: Seminario auto-gestito dai partecipanti con la guida del prof. Augusto Cavadi

9.     venerdì  23 febbraio ore 18 – 20: Lezione del prof. Andrea Cozzo

      venerdì 8 marzo ore 18 – 20:        Consegna degli elaborati (scritti, in power point, filmati  etc.) da parte dei partecipanti e bilancio dell’esperienza con la guida della prof.ssa Maria D’Asaro.

 

Nei seminari autogestiti ogni partecipante esporrà al gruppo la sintesi di un ‘classico’ della Nonviolenza che gli sarà proposto (e dato in prestito) dal docente. 

Al termine del Corso a tutti gli iscritti che avranno partecipato con continuità (è ammessa solo un’assenza su 10 incontri) e che avranno consegnato un prodotto (ritenuto dalla Commissione almeno pienamente sufficiente) in cui mostreranno di aver compreso correttamente la concezione della nonviolenza verrà consegnato un assegno di euro 500,00 come piccolo stimolo a proseguire la propria ricerca personale nel campo della storia, della politica, della filosofia e della pedagogia. 

I ‘prodotti’ migliori saranno utilizzati – ovviamente citandone l’autore – per interventi formativi nelle scuole, nelle associazioni, nei centri sociali, nelle parrocchie etc. che ne faranno richiesta.

 

 

Gli incontri avranno luogo nella sede del Centro palermitano del Movimento Nonviolento presso la Casa dell’equità e della bellezza (via N. Garzilli 43/a – 90142 Palermo).

 

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MODULO DI ISCRIZIONE

Io sottoscritt_,                                                                       , nat_ a                       il  /     /            e

domiciliat_          in via/piazza                                                    n.                       città

cell.                    e-mail                            

iscritto al quarto anno dell’Istituto

della città di 

con la presente chiedo di partecipare al Corso di informazione/formazione alla teoria e alla pratica della nonviolenza per le seguenti motivazioni *:

 

 

 

 

 

 

 

·      La sincerità della dichiarazione sarà più apprezzata della forma in cui verrà espressa.                               

domenica 23 luglio 2023

LAVORARE STANCA? UNA TERAPIA RICOSTITUENTE DALLA SAGGEZZA 'CLASSICA'

 LAVORARE STANCA, MA POSSIAMO ALLEGGERIRE NOI STESSI E GLI ALTRI





LAVORARE STANCA ? PROVIAMO CON INIEZIONI DI VIRTU'

 

Delle virtù umane principali tramandateci dalla cultura greca, romana e cristiano-medievale non sappiamo più né perché hanno lo strano aggettivo qualificativo di “cardinali” (costituiscono i “cardini” essenziali di una vita ben costruita) né quante sono (quattro) né come si chiamano (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza). Se ne abbiamo perduto la nozione, a maggior ragione la pratica!

A rinfrescarci la memoria, soprattutto in vista di una ripresa operativa, ci ha provato il medico e bio-etico Salvino Leone nel suo recentissimo Che fatica! Le virtù nel lavoro quotidiano, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2023, pp. 156, euro 14,00. A suo parere, infatti, una rilettura di queste qualità antropologiche potrebbe ridare senso, e sapore, a ciò che occupa la maggior parte delle nostre giornate: il lavoro. 

La “prudenza” viene opportunamente rinominata la “virtù decisionale” per eccellenza di cui sono “manifestazioni specifiche” la sagacia, la docilità (nel senso etimologico di capacità di imparare da chi ha qualcosa da insegnarci), la lungimiranza, la circospezione, la cautela, la tempestività, la capacità di dare buoni consigli, il buon senso pratico. Vizi opposti sono, per difetto,  la negligenza, l’indiscrezione (o attitudine a violare la privacy altrui) e l’imprudenza (per avventatezza o per sconsideratezza); per eccesso, l’immobilismo, la perfidia, il silenzio colpevole.

La virtù principale tra le “virtù sociali” è ovviamente la “giustizia” con le altre qualità ad essa correlate: la bontà (cui si oppone la cattiveria), l’equità (cui si oppone la disparità), l’imparzialità (cui si oppongono tanto il favoritismo quanto l’egalitarismo, inteso – per dirla con don Lorenzo Milani - come “fare parti uguali tra diseguali”), l’onestà (che è il contrario dell’inganno) e la veracità (cui si oppongono la mendacità, l’ipocrisia, la maldicenza, la calunnia, l’indelicatezza), l’attitudine a correggere (equidistante fra i vizi opposti della condiscendenza e della durezza), il rispetto (che è rifiuto della derisione, dell’ingiuria e del disprezzo), l’affabilità (equidistante dalla scontrosità ma anche dall’affettazione), la gratitudine (che non è, ovviamente, ingratitudine ma neppure adulazione), la generosità (cui si oppongono tanto l’avarizia quanto la dispendiosità o prodigalità), la flessibilità (saggio equilibrio fra rigorismo e lassismo).

La “fortezza” (o, come diremmo oggi, la forza interiore) è la terza virtù cardinale cui fanno corona la pazienza (opposta all’impazienza), la tolleranza (opposta all’intolleranza), il coraggio (che dista certamente da pavidità e da mediocrità, ma anche da temerarietà), la perseveranza (che è contraria all’incostanza come all’ostinazione).

Quarta virtù basilare è la “temperanza” che – limitatamente all’ambito lavorativo – comporta laboriosità (che non è pigrizia ma neppure iperattivismo stakanovista o addirittura workaholism), diligenza (via media tra negligenza e perfezionismo), autocontrollo (contrario della propensione all’ira), umiltà (che, se intesa rettamente, non implica né autodenigrazione né superbia).


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giovedì 20 luglio 2023

ADOLESCENTI NELL'INFERNO DEL DARK WEB: UN ROMANZO SOCIOLOGICO PER GIOVANI E ADULTI


 SETTE PASSI VERSO L’INFERNO DEL DARK WEB

La saggistica, con intenti più o meno esplicitamente pedagogici, riguardante i rischi del web in generale, del dark web in particolare, è ormai fitta di titoli. Quanti di questi scritti raggiungono coloro che ne avrebbero più necessità, cioè le generazioni più giovani? E soprattutto, quanti dei pochi giovani che vengono raggiunti, sono disposti a leggerli e a trarne le conseguenze comportamentali? Come per  tutte le dipendenze, anche per le dipendenze da internet il cognitivo può giocare un suo ruolo, ma va certamente integrato con l’affettivo, il sentimentale, l’emozionale. 

Di una simile sintesi fra informazioni tecniche e sollecitazioni etiche è capace solo la letteratura. Come nel caso di questo racconto lungo, o forse meglio romanzo breve, di Leonardo Torre, Alice nel paese oscuro. Viaggio in un mondo sommerso(Atile Edizioni, Pontinia 2023, pp. 235, euro 15,00) il cui protagonista – che è anche la voce narrante su un registro autobiografico – è un adolescente che, entrato alla scuola media superiore, si scopre scarsamente propenso ai rapporti sociali: segnatamente con i nuovi compagni di classe e con i nuovi insegnanti. Mostra diffidenza verso tutti e da tutti è, gradualmente ma inesorabilmente, emarginato. Una disgrazia familiare, che spezza il matrimonio dei genitori, non contribuisce certo a dargli serenità ed equilibrio.  Per vincere solitudine e conseguente noia, prova a esplorare il mondo del web sommerso, dove con il nickname di Jabberwock (personaggio mostruoso partorito dalla fantasia di Lewis Carrol) partecipa – prima da spettatore, poi da attore – a quelle pericolose idiozie che sono le “sfide” (challenges) estreme. 

Torre descrive con abilità psicologica la discesa agli inferi del protagonista, a cui viene diagnosticata “la sindrome degli hikikomori”: gradino dopo gradino, con la convinzione – sempre più falsa man mano che si procede – di poter tornare indietro quando si voglia. La recensione non è il luogo adatto per svelare le vicende raccontate né tanto meno la conclusione in cui sfociano (che probabilmente non entusiasmerà l’Ordine degli psicologi) : diciamo solo che, come suggerisce già il titolo, le pagine narrano una sorta di viaggio in sette tappe (ognuna più  tremenda della precedente) da parte di una nuova Alice, trasportata da un torbido Cappellaio Matto nel paese gli orrori piuttosto che delle meraviglie.  


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