martedì 29 settembre 2026

APERTE LE ISCRIZIONI AL CORSO ON LINE SU MAFIE E CHIESE: SI PARTE LUNEDI' 5 OTTOBRE 2026

Tutto il corso è interessante, condotto da studiosi di alto livello.

E' il caso di iscriversi (conviene entro il 5 ottobre!)

Lunedì 12 ottobre alle 18.30 ci sarà anche un mio intervento a partire dal volume Il Dio dei mafiosi (San Paolo, Milano 2012).








venerdì 25 settembre 2026

UNA PASSEGGIATA FILOSOFICA "ENERGETICA" A TRAPANI: LENTIUS, PROFUNDIUS, SUAVIUS

Invitato dal gruppo Erice studi storici dell'associazione "Moica - donne attive in famiglia e società"  e dal gruppo amicale "Spes ultima dea", nell'ambito di un evento dedicato al tema dell'energia, ho condotto una passeggiata filosofica nello spazio accogliente del Giardino Falcone Borsellino gestito dal Clomy Club.

Qui di seguito l'input iniziale che ho proposto alla meditazione peripatetica della ventina di partecipanti:

 PIU’ LENTAMENTE, PIU’ PROFONDAMENTE, PIU’ SOAVEMENTE

Di “energia” si può parlare in senso generale, e necessariamente generico, e in molti sensi particolari, specifici (ad esempio dal punto di vista dell’energia elettromagnetica, elettrica, nucleare, solare, psicologica e così via).

Sant’Agostino diceva del “tempo”: se nessuno mi chiede cosa sia, lo so; ma, se qualcuno me lo chiede, non lo so più.  Qualcosa di simile potremmo ripetere per l’“energia”, in qualsiasi accezione la si intenda: infatti anche un bambino ritiene di sapere cosa sia, ma grandi scienziati ammettono – con il premio Nobel per la fisica del 1965 Richard Feyman  – che, ««nella fisica odierna, non abbiamo alcuna conoscenza di cosa sia l'energia».

Se proviamo ad accostarci al tema in maniera non tecnica (né filosofica né scientifica), ma esistenziale, è facile accordarsi su un’idea di “energia” antica (risale ad Aristotele) e ancor oggi la più diffusa nel linguaggio quotidiano: una forza che alimenta e sostiene ogni genere di attività, un principio che dà luce e calore.

Così intesa, l’energia è quanto di più intimo ci abita: più energia uguale più vitalità, meno energia uguale meno vitalità sino all’inerzia totale che è la morte. E’ un elemento così essenziale che ce ne accorgiamo solo quando ci difetta e ne avvertiamo l’insufficienza.

La Grecia antica ci ha regalato una rappresentazione plastica superba dell’energia: i due Bronzi di Riace. Sono alti, sono forti. Forse con il pensiero a rappresentazioni simili di atleti (non proprio ai due Bronzi che non erano stati ancora rinvenuti) il fondatore delle Olimpiadi moderne, il barone Pierre de Coubertin, ha formulato efficacemente il motto dell’energia per noi Occidentali: «Citius, altius, fortius» (più velocemente, più in alto, più forte).

Alex Langer, uno dei primi e più acuti ecologisti italiani ed europei, era molto preoccupato della società inspirata a questi tre avverbi (intesi per altro in un’accezione riduttiva rispetto a ciò che intendeva l’ideatore originario): una società che corre sempre più velocemente; che mira sempre più in alto; che accresce la sua potenza fisica. Ne era tanto preoccupato che, in nome della saggezza, proponeva di sostituire quel trinomio nel suo inverso: «lentius, profundius, suavius» (più lentamente, più profondamente, più soavemente).

Forse sostituire le tre parole di de Coubertin con le tre parole di Langer sarebbe eccessivo, ma contemperare le prime accostandole alle seconde sarebbe necessario.

Ci vuole energia per correre velocemente (ed è una qualità positiva preziosa), ma se questa corsa non deve risultare folle, dispersiva, vana ci vuole altrettanta energia per rallentare la corsa, andare contro corrente, imparare i ritmi più naturali e più meditativi. Due esploratori europei raccontano che, mentre scalavano l’Everest, a un certo punto le guide locali si sono fermate. Alla richiesta di spiegazioni, avrebbero risposto: “Corriamo troppo. Vogliamo dare alle nostre anime il tempo di raggiungerci”.

Ci vuole energia per mirare sempre più in alto, in competizione con sé stessi e con gli altri (e questa emulazione, sia pur rischiosa se non alternata alla cooperazione, può avere effetti positivi per la società), ma ce ne vuole altrettanta, o di più, per scavare dentro di sé, per accettare le pulsioni positive e negative, per radicare nell’interiorità consapevole il nostro agire. Malraux, quando i primi astronauti sbarcarono sulla Luna, non si trattenne dal chiedersi: «Siamo la prima generazione della storia che non sa che cosa ci stia a fare sulla Terra. Perché andare sin lassù, sulla Luna, se è per suicidarsi?». 

Ci vuole energia per crescere nella forza fisica e per moltiplicarla con tecnologie di ogni genere (e questo potenziamento delle nostre capacità presenta aspetti apprezzabili, almeno sino a quando non si realizza con strumenti bellici). Ma ce ne vuole altrettanta, o di più, per saper gestire la propria forza, evitare che degeneri in violenza, orientarla con tenerezza per prendersi cura degli altri viventi.

Augusto Cavadi

Qui la versione originale:

https://www.zerozeronews.it/lentamente-profondamente-soavemente-lantidoto-allesasperazione-dellesistenza/

giovedì 17 settembre 2026

VIVA L'ARTICOLO 52 DELLA COSTITUZIONE: LA DIFESA DELLA PATRIA E' UN DOVERE MORALE!

Come è ormai noto, la segretaria dei Giovani Democratici, Virginia Libero,  in un intervento pubblico ha preannunziato, in caso di guerra aperta, la “diserzione” di molti coetanei. Tra le numerose voci scandalizzate, anche Marco Mondini con un editoriale su “Repubblica” del 16.9.2026 dal titolo incisivamente eloquente: “I disertori della Costituzione”.

Tra le molto meno numerose voci in difesa della Libero un editoriale di Marco Travaglio sul “Fatto” del giorno successivo. Sia la segretaria dell’organizzazione giovanile del PD che Travaglio vanno approvati e sostenuti per il loro anticonformismo, ma dispiace che nessuno dei due abbia integrato il discorso con una precisazione decisiva: un’ampia maggioranza del mondo pacifista  nonviolento italiano non intende per nulla disattendere l’obbligo, sancito nell’articolo 52 della Carta, circa l’obbligo di difesa della Patria.

Anzi, proprio da qualche giorno, sono state raccolte più delle 50.000 firme necessarie per una proposta di legge popolare (https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008) in cui si chiede l’istituzione di un Dipartimento governativo per la difesa non armata e non violenta. Si chiede cioè – in una logica non di “disarmo” ma di “transarmo” – che i cittadini e le cittadine che ne facciano richiesta vengano istruiti/e, formati/e e addestrati/e a difendere la Patria con le innumerevoli metodologie (mediazioni, astensione di massa dal lavoro, boicottaggi, auto-riduzione delle tasse, non collaborazione con gli eserciti invasori, disobbedienza civile, sciopero alla rovescia e così via …) che negli ultimi cento anni sono state sperimentate con successo in varie parti del pianeta. Dunque il Parlamento (le firme saranno consegnate ufficialmente in Senato il 25 settembre) sarà invitato a decidere se dare agli italiani e alle italiane una terza possibilità fra uccidere ed essere uccisi: la possibilità di difendersi con determinazione ma senza mezzi offensivi, con strategie che mirino alla coscienza (all’intelligenza, alla moralità, alla responsabilità) dell’avversario affinché si renda conto che ogni risoluzione bellica dei conflitti è sempre stata – ed oggi lo è ancor di più – una sconfitta inesorabile per entrambi gli schieramenti.

Centinaia di conflitti (non solo i più celebri, da Gandhi a Martin Luther King e a Nelson Mandela) sono stati risolti con la preparazione, la fermezza, il coraggio e la creatività di avanguardie pionieristiche: la storia dimostra ad evidentiam che nessun esercito invasore può sottomettere a lungo una popolazione che unanimemente lo rifiuti.

Poiché la Leva militare obbligatoria non è stata abolita (come generalmente si suppone), ma solo sospesa, molti sindaci (sulla scia del sindaco di Capaci) si stanno preparando a inviare ai maschi che compiranno 17 anni nel 2027 una lettera in cui li avvertono che i loro nominativi saranno trasmessi all’Ufficio di Leva e che possono chiedere agli uffici comunali di aggiungere come notazione a margine che – in caso di chiamata effettiva – intendono fruire del diritto all’obiezione di coscienza entro i 15 giorni dalla ricezione della cartolina di precetto. Dunque viva l’articolo 52 della Costituzione che prevede il servizio militare, ma non esclude ciò che la legge già consente: di difendere la Patria senza versare né il proprio né l’altrui sangue (o di versarne il meno possibile, bloccando all’origine ogni escalation).

Augusto Cavadi

Qui la versione originaria:

 Adista News - Difesa civile: viva l'Articolo 52 della Costituzione!

martedì 15 settembre 2026

IL FRINIRE DELLE CICALE, COLONNA SONORA DI VITE TRAGICHE

 Dopo Cucurummà – romanzo d’esordio per più versi sorprendente – Lucia Boldi conferma il suo talento letterario con Cicalis (Altrevoci Edizioni, Borgo Val di Taro 2026, pp. 152, euro 17,90 – disponibile anche in ebook ) che presenta tratti di continuità, ma anche di discontinuità, rispetto all’opera prima.

La continuità è data innanzitutto dall’ambientazione, Pantelleria e la Tunisia prima,  Bagheria e Solanto adesso: Boldi è una scrittrice geneticamente mediterranea. Sarebbe riduttivo affermare che le sue storie si svolgono nel Mediterraneo, meglio dire dal Mediterraneo: il mare, il sole, gli ulivi, i gelsomini, i pomodori, le vigne, le cicali…costituiscono la matrice che le genera.

Un secondo elemento di continuità l’ho trovato nella dislocazione dell’eros rispetto al matrimonio-istituzione: come al tempo dei trovatori medievali e di Dante Alighieri, l’esperienza della passione integrale (quella che afferra cervello, cuore, sesso) è possibile solo fuori dai confini dell’unione coniugale legalizzata.

La differenza fondamentale, a mio avviso, sta invece nel genere letterario: dal romanzo romantico alla tragedia greca. I protagonisti o pagano o fanno pagare ad altri colpe non commesse.  Non posso evocare i riferimenti impliciti ad Eschilo, Sofocle ed Euripide per non svelare l’esito della trama, ma ogni lettore mediamente istruito li riconoscerà da sé.

Se ci chiediamo quale sia il filo rosso, e in un certo senso il carburante, di tutte le vicende inanellate scopriamo che si tratta dell’onore: non dell’onore come esigenza fisiologica e legittima di ogni cittadino, ma della sua caricatura perversa che è un mix letale di orgoglio smisurato e di dipendenza psicologica dal giudizio della tribù di appartenenza. E’ a causa di questo senso malinteso di onore che due innamorati non possono sposarsi, che un padre non accetta la paternità affettiva, che un figlio non sopporta l’amore extra-coniugale della madre e che – in un susseguirsi di incomprensioni e di dolori e di risentimenti – si consuma l’atto finale.

Vorrei avanzare a questo proposito due notazioni.

La prima: l’autrice, attraverso la categoria dell’onore ipertrofico, tocca la tematica della mafia, ma evitando gli aspetti eclatanti, cruenti, stereotipati. Fa vedere che la mafia uccide anche quando non spara, anzi addirittura quando a suo modo protegge: perché uccide i sentimenti, la libera auto-determinazione, le anime.

La seconda notazione: ci sono perversioni culturali che, pur tipiche degli ambienti mafiosi, non sono esclusivamente in essi. In nome di questa accezione malata dell’onore si coalizzano un tenente dei carabinieri e un boss (e, più ampiamente, una famiglia di sangue e una famiglia mafiosa): davvero, come osservava Giovanni Falcone, la mafia non inventa i suoi “valori” ma li trae dalla cultura siciliana, se ne appropria e li esaspera. Per fortuna, di suo, la cultura siciliana ha anche altri valori che la mafia non accoglie e non strumentalizza.

Augusto Cavadi

La versione originale con foto è qui:

https://www.zerozeronews.it/il-frinire-delle-cicale-colonna-sonora-di-vite-tragiche/