Venerdì
29 maggio ci ha lasciato Edgar Morin, uno degli umani più saggi della nostra
epoca. Uso l’aggettivo “saggio” perché è stato un grande scienziato (competente
in una miriade di settori del sapere, dalla logica alla biologia,
dall’astronomia all’etica e così via), ma anche una mente caratterizzata da due
ingredienti costitutivi della saggezza: continua ricerca di una visione
globale, panoramica, sintetica e continua attenzione ai risvolti pratici,
etici, operativi di tale visione.
Chi
non abbia letto nel corso della vita neppure uno dei tanti volumi – grandi e
piccoli – firmati da Morin si è privato di un arricchimento prezioso per
orientarsi nell’epoca sconcertante che ci è toccato di attraversare. Quale
consigliare per rimediare, sia pure in extremis?
L’elenco
sarebbe lunghissimo per cui mi limiterei a ricordare uno dei suoi testi di cui ho
curato alcuni anni fa la versione italiana: Pensare il Mediterraneo,
mediterraneizzare il pensiero. Da luogo di conflitti a incrocio di
sapienze (post-fazione di Alberto Cacopardo, Il pozzo di Giacobbe, Trapani
2019).
In
questo volumetto, di poche pagine ma di notevole densità, Morin sottolineava “la
necessità di <<lavorare a pensare bene>>, secondo l’espressione di
Pascal, cioè di pensare in modo complesso. Abbiamo bisogno di una conoscenza
capace di concepire le condizioni dell’azione e l’azione stessa, di
contestualizzare prima e durante l’azione. Non c’è niente di meglio della buona
volontà. Ma essa non è sufficiente e rischia di ingannarsi, Un pensiero
scorretto, un pensiero mutilato, anche con le migliori intenzioni, può condurre
a conseguenze disastrose”.
La
questione del Mediterraneo è una drammatica esemplificazione di questa
convinzione. A suo avviso il Mediterraneo era
“troppo stretto per separare, troppo largo per confondere”. A tutt’ oggi,
possiamo commentare, la situazione non è migliorata: l’Unione europea sembra
delegare agli Stati che si affacciano sul Mediterraneo (Grecia, Italia e Spagna
soprattutto) la gestione delle migrazioni massicce dall’Africa e dall’Asia
Minore, limitandosi a finanziare la Turchia perché faccia il lavoro sporco di
sentinella ai confini. Il fatto che i governi italiani di ogni colore negli
ultimi decenni adottino provvedimenti sostanzialmente anti-costituzionali, e
più ampiamente anti-umanitari, aggrava l’ignavia dell’Europa continentale. In
queste condizioni la sinergia fra Paesi europei e non-europei, accomunati
dall’affacciarsi sullo stesso mare, diventa sempre più necessaria e sempre meno
probabile.
In
questo saggio egli, pur di formazione (non del tutto rinnegata) marxista,
rimanda continuamente alle radici intellettuali, simboliche, culturali delle
difficoltà a fare del Mediterraneo un modello prototipico e pionieristico di
ciò che potrebbe/dovrebbe diventare, socialmente e politicamente, il globo
terracqueo. In effetti non ci potrà essere cooperazione fra gli Stati del
Mediterraneo tra loro, e fra tutti essi e il mondo euro-americano, se non si
abbattono alcuni pregiudizi ideologici inveterati, “che si tratti della
riconversione di un certo Occidente alla demonizzazione di un nemico,
identificato con il terrorismo e, per trasposizione impropria, con l’Islam
tramite islamisti radicali seguaci del terrorismo, o della presentazione della
modernità occidentale alla stregua di un satanismo da combattere, quale viene
proposta da alcuni religiosi ai propri fedeli. Le derive sempre più frequenti,
capaci di sfociare in ideologie più classiche ma non per questo meno deleterie,
consistono in un nazionalismo identitario di esclusione e in ciò che
sembrerebbe il suo contrario ma ne è così spesso il corollario, il
funzionamento apolide delle reti del crimine organizzato. Non si può infine
ignorare l’affermarsi di un irenismo di comodo del Nord, insensibile alle sofferenze
esterne dalle quali esso peraltro si protegge, e parallelamente di un islamismo
di disperazione al Sud, sintomi di malessere più che risposte possibili”.
Augusto
Cavadi
Qui la versione originaria illustrata:
https://www.zerozeronews.it/il-mediterraneo-di-edgar-morin-lultimo-erede-dellilluminismo/