venerdì 20 aprile 2018

DOMENICA 22 APRILE ALLE ORE 11,00 "LA MAFIA DESNUDA"


Domenica 22 aprile 2018, dalle ore 11 alle ore 11 e 45, 
in Corso Vittorio Emanuele a Palermo 
- Via Collegio di Giusino, Isola Quasimodo- 
nell'ambito della manifestazione cittadina  "La via dei librai "
Francesco Palazzo e l'autore discuteranno 
dell'Associazione di volontariato culturale 
"Scuola di formazione etico - politica Giovanni Falcone", 
a partire dal volumetto di Augusto Cavadi, La mafia desnuda, Di Girolamo, Trapani 2018, 
pp. 112, euro 9,90 (distribuito in tutte le librerie fisiche e on line italiane).

mercoledì 18 aprile 2018

PROSSIMI EVENTI PRESSO LA CASA DELL'EQUITA' E DELLA BELLEZZA

CALENDARIO 7/2018
CASA DELL'EQUITA' E DELLA BELLEZZA
Via Nicolò Garzilli 43/a - Palermo

Care amiche e cari amici della “Casa dell’equità e della bellezza” di Palermo, eccovi il settimo calendario del 2018 (riguarda le iniziative dal 19 al 30 aprile).
     Chi è veramente interessato a un evento ha la possibilità di segnarlo in anticipo nella propria agenda.

 giovedì 19 aprile dalle  20,15  alle 21,30: Augusto Cavadi presenta il nuovo libro di Roger Lenaers, Cristiani nel XXI secolo? Una ri-lettura radicale del Credo (Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2018, pp, 70, euro 8,00). Organizza la Comunità di ricerca spirituale laica “Albert Schweitzer” (con possibilità di proseguire la serata in pizzeria).

* domenica 22 aprile dalle  10,15 alle 11,30:  Meditazione comunitariaa cura della Comunità di ricerca spirituale laica  “Albert Schweitzer”.

* giovedì 26 aprile dalle 20,15 alle 21,30: Carmine Palmeri tiene una conversazione su“Punti scottanti della storia del cristianesimo”. Organizza La Comunità di Libera ricerca spirituale “Albert Schweitzer” (con possibilità di proseguire la serata in pizzeria).

* Sabato 28 aprile dalle 9,30 alle 19,30 : Sergio Di Vita conduce un Laboratorio teorico-pratico sul“Teatro dell’Oppresso”. Per informazioni sui costi, sulle tematiche e sul pranzo consultare: https://vitadisergio.wufoo.com/forms/qud7utm1udernr/

* Domenica 29 aprile dalle 10,15 alle 11,30: Meditazione comunitariaa cura della Comunità di ricerca spirituale laica  “Albert Schweitzer”.

Intanto un affettuoso arrivederci.
Augusto Cavadi

PS: Si ricorda alle persone che vogliano partecipare a nostri eventi, e vivono lontano da Palermo, che presso la “Casa” stessa è disponibile un servizio di ospitalità anche per la notte, in cambio di un rimborso delle spese di mantenimento del servizio.

martedì 17 aprile 2018

IL LIBRETTO-DINAMITE DI ROGER LENAERS in tutta Italia

Lo presentiamo - e lo discutiamo insieme - a Palermo, presso la "Casa dell'equità e della bellezza" (via N. Garzilli 43/a), giovedì 19 aprile 2018 alle ore 20,15 
(poi - alle 21,30 - chi vuole può spostarsi e continuare la serata in pizzeria). 
     Ma anche chi non potesse partecipare si regali la possibilità di queste settanta paginette  illuminanti, opinabili, provocatorie, limpide, istruttive, sincere, profonde, sofferte, coraggiose, incoraggianti...Il libro è acquistabile nelle librerie fisiche (distribuito dalla San Paolo) e in tutte le librerie on-line. Costa solo 8,00 euro.

ANCORA UN ROMANZO SU PALERMO


www.siciliainformazioni.com
16.4.2018

Sulla scia luminosa di Rainer Maria Rilke, Wim Wenders  ha provato a raccontarci, in un celebre e riuscito film del 1987, cosa si muova nel cielo sopra Berlino. Più modestamente, ma anche più realisticamente, Mariceta Gandolfo prova a raccontarci cosa si muova Sotto il cielo di Palermo(La Zisa, Palermo 2017, pp. 143, euro 12,00) o, meglio, qualcosa di ciò che si è mosso sotto il cielo palermitano negli ultimi cento anni. Qualcosa: più precisamente alcune vicende delle famiglie dei suoi genitori, il dottor Nino e mamma Ela, intrecciate con le “microstorie” di parenti e amici, più o meno noti, appartenenti alla piccola e media borghesia cittadina.
    La narrazione, sostanzialmente biografica, non lo è in maniera esclusiva: infatti, come dichiara l’autrice in quarta di copertina, si tratta di “un misto di realtà e d’invenzione: autentiche le ricostruzioni storiche, tratte da fonti accreditate e dalla memoria orale; frutto di fantasia alcune vicende private che rispettano tuttavia carattere e temperamento dei personaggi reali”. 
    In questa narrazione Palermo non risulta mero palcoscenico né una sorta di telone dipinto come sfondo: come dichiara la stessa autrice, nello stesso luogo, si tratta di una vera e propria “protagonista del romanzo, con i suoi riti, le sue tradizioni e il suo dialetto colorito, attraverso le ripercussioni che la Storia avrà sulle vite dei personaggi”. Tra queste tradizioni non potevano mancare, di certo, almeno alcuni accenni alle delizie culinarie che aiutano a perdonare tante altre esperienze assai meno delizianti: se è vero, come spiega alla nipotina un personaggio de La lunga storia di Marianna Ucrìa, che l’inferno possiamo immaginarlo fedelmente come una specie di grande Palermo senza pasticcerie. Personalmente ho sottolineato la pagina dedicata alla “pasta al forno” (traduzione italiana dell’enigmatica pasta cu furnudialettale) (pp. 42 – 43).
     Raccontare Palermo è impossibile senza notare le sue molteplici contraddizioni che, ancor oggi, mutatis mutandis,  la rendono tanto interessante e stimolante quanto faticosa e scoraggiante. Per limitarmi a una sola evidenziazione: la contraddizione, nella Palermo  anteriore al boom economico degli anni Sessanta del Novecento, fra la ricchezza, parassitaria ed esibita, degli aristocratici di origine spagnola e la miseria, accettata come dato naturale da una maggioranza di proletariato e sotto-proletariato(nonostante occasionali vampate di ribellione, ma più fuori le mura della capitale che al suo interno: vedi i “Fasci siciliani” di fine Ottocento). Palermo è, storicamente, come quasi tutto il Regno delle Due Sicilie, una capitale senza borghesia colta e soprattutto produttiva, weberianamente intraprendente. Negli anni Venti, quando la nonna materna dell’autrice arrivò a Palermo dalla nativa Milano, trovò “due città: una era la città del popolo, con le viuzze, i mercati, la gente vestita poveramente che parlava ad alta voce in tono sguaiato con un orribile accento dalle vocali molto aperte, che viveva per strada, mettendo le sedie davanti all’ingresso delle abitazioni troppo piccole e buie per poter ospitare tante persone in una stanza; l’altra era la città dei nobili, con i suoi palazzi grandiosi, le ville magnifiche, le signore elegantissime che andavano due volte l’anno a Parigi per rinnovare il guardaroba, la Palermo dei ricevimenti, delle corse automobilistiche, del golf. Osservò tutto questo con i suoi acuti occhi azzurri e decise che non avrebbe fatto parte di nessuno dei due mondi: loro erano borghesi, venivano dalla più operosa città d’Italia, non si sarebbero mescolati al popolino ignorante, ma neanche alla nobiltà parassitaria, che viveva in modo grandioso ed era capace di bruciare in una sola notte, al tavolo da gioco o in una cena per cento invitati, le rendite di un anno intero delle loro campagne” (pp. 17 – 18). Lei, il marito commerciante, avrebbe riempito il vuoto storico nel mezzo dei due strati sociali opposti: come i Florio, i Whitaker, gli Ingham, i Woodhouse, i Caflisch…
 Due notazione in chiusura.
 La prima è una precisazione. A proposito dello sbarco delle truppe statunitensi in Sicilia nel 1943, e della nomina a sindaci di vari mafiosi, l’autrice scrive che “la mafia era così entrata ufficialmente in politica, infiltrandosi nel principale partito di governo, comprandosi il voto degli elettori” (p. 72). Ma è davvero questo il momento in cui la mafia entra in politica o vi era entrata a metà del secolo precedente? Anzi: la mafia non era diventata mafia proprio quando era entrata nei gangli dello Stato? Lo dimostra, con una serie impressionante di testimonianze, Umberto Santino nel suo recente La mafia dimenticata. D’altronde è proprio in nome di un ambiguo antifascismo dei mafiosi (di quei mafiosi che non erano riusciti a riciclarsi nei quadri del Partito fascista e che erano stati perseguiti dal regime, almeno sino al trasferimento del prefetto Mori) che essi vengono nominati sindaci.
 La seconda notazione apre uno spiraglio sul futuro. Infatti, come avviene di norma, anche in questo libro lo sguardo attento e curioso sul passato suggerisce – pur senza proporselo intenzionalmente -  delle idee per l’immediato futuro. Un esempio lo traggo dalle righe iniziali di pagina 51: “Mondello è tutt’ora bellissima, ma a quei tempi doveva essere una specie di paradiso: anche le foto in bianco e nero lasciano intuire la trasparenza dell’acqua, il bianco accecante della sabbia, il verde fitto dei giardini e dei palmeti. Una volta, quando vennero a Palermo lo zio Ernesto e la zia Dina, i ragazzi, in loro compagnia, avevano preso il battello a vapore che collegava giornalmente il porto di Palermo col porticciolo di Mondello e quella gita per mare era rimasta indelebilmente impressa nei loro cuori”. Dunque l’idea di un collegamento giornaliero fra Palermo e Mondello via mare non è solo una bizzarra fantasia che mi accompagna da molti anni, ma è stata effettivamente realizzata quasi un secolo fa ! Perché non potrebbe realizzarsi nuovamente, magari estendendosi in estate tra porti siciliani più distanti ? 

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com


http://siciliainformazioni.com/augusto-cavadi/799250/sotto-il-cielo-di-palermo-cosa-e-accaduto-il-romanzo-della-gandolfo

sabato 14 aprile 2018

IL BIGLIETTO PER IL BUS: MEDAGLIA D'ORO A CHI LO COMPRA E LO VIDIMA




“Repubblica – Palermo”
14.4.2018

L’ENIGMA DEL BUS: IL BIGLIETTO NON SI TROVA E, SE SI TROVA, NON SI TIMBRA

Bus e tram sono l’unica alternativa al caos tossico della mobilità urbana effettivamente accessibile a una popolazione mediamente non proprio benestante come la palermitana. Perché, allora, se ne trascura irresponsabilmente la funzionalità?
 Il buongiono, anzi il cattivo giorno, si vede sin dall’inizio: sei a una fermata del bus, fosse pure un capolinea, e nessuna tabella – né stampata né tanto meno elettronica – ti informa su quando potrai salire in una vettura, o per lo meno su quando sarebbe teoricamente previsto. Ti affidi agli imperscrutabili decreti della provvidenza o del caso o del destino, a seconda della tua prospettiva filosofica preferita. Non è così non solo a Milano o a Torino, ma neppure in città più piccole di Palermo come Brescia o Trento.
  Una volta sopra il bus noti con sorpresa che nessuno vidima il biglietto: tutti abbonati? Il dubbio amletico ti accompagna per l’intero tragitto dal momento che – se non sei su una linea centrale come il 101 – è statisticamente assai probabile che non vedrai nessun controllore. Decine di volte a settimana, centinaia di volte l’anno utilizzo una linea che dalla periferia (Vergine Maria) arriva al centro città (piazza Crispi, più nota come piazza Croci): posso attestare, anche sotto giuramento davanti a una corte giudiziaria, che il controllore non passa più di una volta ogni mille. E forse è meglio così. Infatti, quando passa, succede di tutto: da passeggeri che tirano fuori dalla tasca il biglietto per timbrarlo come se non fossero già su da molte fermate a passeggeri che sostengono di dover scendere con urgenza perché non si erano accorti di esser saliti sulla vettura sbagliata. Ciò che di più diseducativo – diseducativo per i ragazzi, ma non meno per gli adulti – è il caso non infrequente di passeggeri (ormai arcinoti) che sfidano apertamente il (rarissimo) controllore: “Non ho il biglietto né ho i soldi per comprarlo. Mi avete mandato cinquanta multe a casa: mandatemene altre cinquanta!”.  Non so in altre occasioni, ma quando sono stato testimone della scena la signora o il signore in questione sono rimasti seduti e il controllore ha preferito fare spallucce e sorvolare. Facile immaginare i commenti di quei pochi passeggeri che, pur non nuotando nell’oro, di ritorno dal cimitero dei Rotoli si erano forniti del titolo di viaggio prescritto: infatti la differenza fra il povero-povero e il povero-così-così non è facile da determinare e per quest’ultimo suona offensiva l’indulgenza riservata al primo. Non sarebbe preferibile che l’Amat prevedesse, ovviamente sulla base di documentazione oggettiva, degli abbonamenti gratuiti per i nullatenenti anziché lasciare all’arbitrio di alcuni (passeggeri) dichiararsi impossibilitati a pagare e di altri (controllori) accettare l’estemporanea dichiarazione di indigenza? E’ sin troppo nota la legge sociologica per cui i comportamenti illeciti sono molto più contagiosi dei comportamenti civici.
   A scoraggiare i quali, infine, l’Amat contribuisce con due incredibili fenomeni. Il primo: due o tre rivendite autorizzate mancano di biglietti da vendere, allora ti rechi in uno dei pochi punti della città dove sono in vendita direttamente dall’Amat, ma non di rado – una volta al mese, una volta ogni tre mesi? – il passeggero armato di buona volontà si sente rispondere: “Ne siamo sprovvisti, sono esauriti”. Che una volta ogni dieci anni possa accadere questo sarebbe strano, ma comprensibile; stranissimo, e incomprensibilissimo, è che questo disservizio si verifiche più volte in un anno. Stento a ipotizzare che ciò avvenga in aziende, pubbliche o private, nel mondo civile: chi può permettersi di perdere centinaia, forse migliaia di euro, solo perché ci si rivolge in ritardo a una tipografia o ci si rivolge tempestivamente a una tipografia che consegna i biglietti in ritardo?
    Come se la penuria di biglietti – quasi fosse una carestia dovuta a eventi metereologici imprevedibili – non fosse abbastanza, l’Amat aggiunge autolesionisticamente un’altra furbata: lascia una vettura su tre con la macchinetta vidimatrice fuori servizio. Il passeggero  che ha deciso di pagare il biglietto anche per compensare i molti che non lo fanno e quindi per non far chiudere un servizio pubblico essenziale; che non ha trovato dal giornalaio sotto casa i biglietti da acquistare e ha fatto il giro del quartiere per procurarsene; una volta salito sul bus, infine, deve sentirsi dire dall’autista cui si è rivolto per verificare se , per caso, la macchinetta fosse spenta anziché rotta: “Usi una sua penna e segni ora, giorno, mese e anno sul biglietto: è come se fosse timbrato”. Se davvero ha con sé una penna funzionante, e la mette in funzione, merita almeno  una medaglia d’oro al valor civile. Cosa meritino i dirigenti dell’Azienda Municipalizzata Auto Trasporti non sta a me stabilirlo; toccherebbe piuttosto al Consiglio comunale e soprattutto alla Giunta in carica.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com