lunedì 12 gennaio 2026

MOROSINI E MONFREDI: LE NOSTRE RAGIONI DEL "NO" AL REFERENDUM SULLA "GIUSTIZIA"

 Il LabDAC (Laboratorio per la difesa e l'attuazione della Costituzione" (in collaborazione con altre associazioni palermitane) ha organizzato martedì 7 gennaio 2026 alle ore18,00 (presso la sua sede nella "Casa dell'equità e della bellezza") un incontro di riflessione e di confronto sulle ragioni del "NO" al referendum sulla legge recentemente approvata in Parlamento riguardante l'ordine giudiziario.

Al seguente link la videoregistrazione di alcune parole introduttive di Claudio Riolo (promotore del LabDAC) e delle relazioni complete di Piergiorgio Morosini (presidente del Tribunale di Palermo) e di Rachele Monfredi (giudice presso lo stesso Tribunale): https://youtu.be/5gkpzF00qcw



sabato 10 gennaio 2026

IVAN ILLICH: DE-SCOLARIZZARE LA SOCIETA' ?

Nella ricca rivista di alta divulgazione "Dialoghi Mediterranei" (altre volte da me segnalata su questo blog), scaricabile gratis on line, ho pubblicato - su cortese richiesta del Direttore - un mio personalissimo bilancio critico della proposta di Ivan Illich di de-scolarizzare la società. 

Qui il link all'articolo (riservato a chi non ha fretta di capire il mondo...):

https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/appunti-sulla-descolarizzazione-di-ivan-illich/

mercoledì 7 gennaio 2026

ADDIO A DON RAFFAELE NOGARO, IL VESCOVO CONTROCORRENTE

 Il giorno dell’epifania don Raffaele Nogaro (vescovo di Sessa Aurunca dal 1982 e di Caserta dal 1990) ci ha lasciato. Centinaia di persone avranno molto da raccontare di lui, del suo sorriso, delle sue invettive contro i camorristi, i politici collusi con le mafie, i protagonisti di vari soprusi. Più d’uno ha scritto dei libri su di lui, sulla sua «radicale mitezza»: un aggettivo e un sostantivo che possono suonare ossimorici solo a chi sconosce l’essenza della “nonviolenza”. In novantadue anni ha molto predicato, scritto e soprattutto agito: un uomo così difficilmente lasciava indifferenti. Molti lo abbiamo amato, non pochi (forse altrettanti?) l’hanno criticato, attaccato, offeso. Alcuni casi sono stati di pubblico dominio come le pressioni di Francesco Cossiga affinché il Vaticano togliesse la voce a un vescovo che senza giri di parole accusava tanti democristiani di tradire il Vangelo e la Costituzione. Altri casi sono rimasti nella memoria privata dei protagonisti. Come quanto accadde nell’anno (il 1994 o il 1995) in cui come “Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone” ricambiammo i suoi inviti in Campania chiedendogli di tenere, a Palermo, la prolusione a del nostro anno sociale: un’occasione, nella nostra mente, di sottolineare i legami fra don Pino Puglisi e don Giuseppe Diana. Naturalmente, sbarcando all’aeroporto, accompagnammo Nogaro dal cardinale Pappalardo con il quale s’intrattenne brevemente al palazzo arcivescovile. Dal colloquio uscì impallidito e solo a tavola riuscì a confidarsi quasi tra le lacrime: “Mi ha detto di non essere gradito in questa diocesi e di evitare di ritornarvi”.

Molti nemici, molto onore? Forse. Dipende. Ma in ogni caso fa male. Specie a chi è sensibile, delicato. A chi – come recita il titolo di uno dei suoi ultimissimi libri – è convinto che «L’amore supera la verità» perché in Dio coincidono, ma in noi mortali solo il primo è inequivoco.

Augusto Cavadi

° L’articolo è stato pubblicato il 6.1.2026 sulla versione on line di “Adista”

domenica 4 gennaio 2026

QUALE ANTROPOCENTRISMO PUO' CONSIDERARSI RADICE DI OGNI VIOLENZA?

Con puntualità asburgica il 1° gennaio 2026 è andato in rete il n. 77 della ricca rivista di alta divulgazione culturale "Dialoghi mediterranei" dell'Istituto euro-arabo di Mazara del Vallo. Come è noto ai lettori di questo blog ogni numero del bimestrale è scaricabile gratis. Oggi segnalo il link a un dialogo fra Francesco Azzarello e me su alcuni modi di intendere l'antropocentrismo in relazione alle manifestazioni di violenza di cui l'umanità è stata sinora capace:

https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/lantropocentrismo-come-violenza-originaria-un-dialogo-in-corso/

Non è una lettura né breve né sempre agevole, ma in compenso - per fortuna - non è...obbligatoria😅

giovedì 1 gennaio 2026

“ABBASSO TUTTE LE GUERRE”: ATTUALITA’ DEL GRIDO DI UN CURATO DI CAMPAGNA

 Il 12 febbraio del 1965 i cappellani militari in congedo della Toscana pubblicano su “La Nazione” di Firenze un comunicato nel quale «considerano un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta ‘obiezione di coscienza’ che, estranea la comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà» (il testo integrale in L. Milani, Abbasso tutte le guerre. Lettera ai giudici. Lettera ai cappellani militari, edizione critica a cura di S. Tanzarella, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2025, p. 57). Dall’esilio del borgo di Barbiana, sul Mugello, un loro confratello, il parroco don Lorenzo Milani, reagisce con una lettera molto ferma: «Avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo» usando, «con estrema leggerezza e senza chiarirne la portata, vocaboli che sono più grandi di voi» (ivi, p. 62: il testo integrale della lettera alle pp. 59 - 75). La reazione del prete, già emarginato dalla sua stessa Chiesa, scatena l’inferno: piovono da ogni parte lettere anonime di ingiurie e di minacce (del tenore: «Non illuderti caro mio che quello straccio che porti come vesta ti possa salvare corri piccolo verme schifoso, verrà anche per te l’ora che pagherai l’insulto a tutti i combattenti. Per tutto il male che fai agli ex combattenti ti sputo in bocca maiale d’un prete», p. 154). Tra l’altro un gruppo di persone (militari e civili) sporge, al Procuratore della Repubblica di Firenze, “formale denuncia” contro l’autore della lettera e contro Luca Pavolini, direttore della rivista “Rinascita” che l’aveva ospitata (ivi, pp. 77 – 82). La magistratura procede e don Milani è convocato in tribunale a Roma, ma le gravissime ragioni di salute che lo porteranno in breve tempo alla morte gli impediscono di spostarsi sino alla capitale. Allora l’imputato invia ai giudici una lettera nella duplice qualità «di maestro e di sacerdote» in cui spiega di aver avvertito il dovere morale di scrivere la precedente Lettera ai cappellani militari per insegnare ai suoi alunni «come il cittadino reagisce all’ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto»; «che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene fare scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio»; «che se un ufficiale darà loro ordini da paranoico hanno solo il dovere di legarlo ben stretto e portarlo in una casa di cura» (il testo completo della Lettera ai giudici alle pp. 83 – 118).

Si intuisce da questi brevissimi cenni che rileggere queste pagine di don Milani oggi è estremamente illuminante, soprattutto in questa nuovissima edizione critica che Sergio Tanzarella ha arricchito con una documentata, splendida Introduzione (pp. 11 – 52), con una Cronologia dei fatti relativi alle due lettere (pp. 53 – 56) e con un corposo saggio storiografico finale, Reato estinto per morte del reo. Don Milani e il suo insegnamento a processo (pp. 121 – 216). Il volume, istruttivo per lettori di ogni età e grado di istruzione, è stato curato da Sergio Tanzarella (già docente di italiano per oltre venti anni a migranti e direttore dell’Istituto di Storia del cristianesimo della Facoltà teologica dell’Italia Meridionale di Napoli) con un occhio privilegiato a ogni luogo deputato all’educazione delle nuove generazioni perché «la scuola non ha bisogno di ulteriori menzogne sulla storia e sulle guerre e nemmeno di acritica esaltazione di armi e di ubbidienza militare, ha invece necessità della testimonianza dei nonviolenti come Lorenzo Milani che risalendo controcorrente la storia nazionale, in nome della retta coscienza, ne ha smascherato crimini, eccidi e cieche ubbidienze» (p. 216).

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

Il link all'originale:https://www.pressenza.com/it/2026/01/abbasso-tutte-le-guerre-attualita-del-grido-di-un-curato-di-campagna/