Augusto Cavadi, il blog
Il blog di Augusto Cavadi, filosofo-in-pratica di Palermo, con i suoi appuntamenti pubblici in Italia e i suoi articoli.
martedì 9 giugno 2026
venerdì 5 giugno 2026
L'OPPOSIZIONE ALLE GUERRE COMINCIA CON UN CLICK
A
nostra conoscenza, non c’è un pianeta più bello della Terra. Eppure siamo
riusciti a renderci infelici ammazzandoci a vicenda e chiamando “pace” i brevi
periodi in cui gli oppressi sono talmente oppressi da non potersi neppure
ribellare. La nonviolenza (attiva; ma, se tale, non è mai passiva) è anche
questo: l’opposizione costante a ogni situazione di follia omicida e suicida.
E’ trama di pensieri creativi, decisioni interiori, ma soprattutto gesti
concreti: ad esempio proporre al Parlamento una legge che istituzionalizzi una
terza via tra l’uccidere e l’essere uccisi, tra la reazione armata e la resa
incondizionata.
L’esame
critico di questa proposta è stato uno dei temi affrontati dal 29 al 31 maggio,
nel corso del Seminario nazionale del
Movimento Nonviolento, in un accogliente agriturismo presso Montevaso, nel
pisano (https://www.movimentononviolento.it/campagne/campagna-difesa-civile-non-armata-e-nonviolenta/tensione-e-familiarita-al-seminario-di-montevaso ).
Contenuti
essenziali
Per
sapere di che si tratta basta un click al sito del Governo italiano https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008 e, se la proposta convince, firmare (avendo a portata
di mano una carta d’identità elettronica o uno spid). E’ urgente attivarsi:
entro il 16 settembre 2026 vanno raccolte almeno 50.000 firme!
Lo
diciamo in sintesi telegrafica.
Il
disegno di legge di iniziativa popolare prevede l’istituzione, presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri, di un “Dipartimento della difesa civile,
non armata e nonviolenta”.
Suoi
compiti principali: sia offrire ai cittadini e alle cittadine che vogliano
addestrarsi come “Corpi civili di pace” le stesse opportunità a
disposizione dei cittadini e delle cittadine che oggi vogliono essere
addestrati/e come Forze armate; sia costruire
un “Istituto di ricerca per la pace e il disarmo” a supporto
scientifico e formativo del Dipartimento.
Quanto
ai finanziamenti il disegno di legge prevede che i contribuenti possano
devolvere il 6 x mille di quanto da essi dovuto come IRPEF.
Qualche
chiarimento
Un
primo, grossolano, fraintendimento riguarda la differenza fra “disarmo” e
“transarmo”. Se l’obiettivo utopico (nel senso di méta da perseguire per
avvicinarvisi gradualmente) è un’umanità che non abbia bisogno di armarsi per
difendersi al proprio interno, con questa proposta di legge non si chiede - in
questa fase storica - di eliminare gli eserciti, ma di rendere concreta l’idea
che ci sono due modi di ottemperare all’articolo 52 della Costituzione italiana
(“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”): con l’uso delle armi
(anche in alleanza con Paesi dotati di bombe nucleari) o con l’uso di strategie
e tecniche non armate.
Un secondo equivoco – alimentato non sempre in buona fede – consiste nel ritenere ideologicamente contrassegnata questa proposta. E’ vero che ci si aspetta un’adesione da parte di chi si professi in qualche modo illuminista (dal punto di vista filosofico) o cristiano (dal punto di vista religioso) o buddhista (dal punto di vista filosofico-religioso) o internazionalista socialista (dal punto di vista politico); ma ciò non esclude che essa possa risultare convincente e appassionante anche a persone che condividono altri orizzonti culturali e valoriali. La guerra non conosce bandiere di parte: quando arriva, devasta tutti e tutte (tranne qualche piccolissima élite che ci specula finanziariamente).
Augusto Cavadi
Qui la versione originaria illustrata: https://www.adista.it/articolo/75867
mercoledì 3 giugno 2026
TRA LOTTA ALLE MAFIE E DECOSTRUZIONE DEL MASCHILISMO VIOLENTO
Giro una breve video-intervista all'inaugurazione della 71ma edizione della "Fiera del Mediterraneo": un'occasione per far conoscere due delle associazioni ospitate nella "Casa dell'equità e della bellezza" di Palermo, nella speranza che altre persone, specie giovani, si offrano per dare una mano alle due cause in questione (per altro distinte ma connesse!).
https://youtu.be/Kab9rLe4E6U?si=dASEZUj3JBw-omwC
www.augustocavadi.com
lunedì 1 giugno 2026
ADDIO A EDGAR MORIN, PENSATORE MEDITERRANEO
Venerdì 29 maggio ci ha lasciato Edgar Morin, uno degli umani più saggi della nostra epoca. Uso l’aggettivo “saggio” perché è stato un grande scienziato (competente in una miriade di settori del sapere, dalla logica alla biologia, dall’astronomia all’etica e così via), ma anche una mente caratterizzata da due ingredienti costitutivi della saggezza: continua ricerca di una visione globale, panoramica, sintetica e continua attenzione ai risvolti pratici, etici, operativi di tale visione.
Chi
non abbia letto nel corso della vita neppure uno dei tanti volumi – grandi e
piccoli – firmati da Morin si è privato di un arricchimento prezioso per
orientarsi nell’epoca sconcertante che ci è toccato di attraversare. Quale
consigliare per rimediare, sia pure in extremis?
L’elenco
sarebbe lunghissimo per cui mi limiterei a ricordare uno dei suoi testi di cui ho
curato alcuni anni fa la versione italiana: Pensare il Mediterraneo,
mediterraneizzare il pensiero. Da luogo di conflitti a incrocio di
sapienze (post-fazione di Alberto Cacopardo, Il pozzo di Giacobbe, Trapani
2019).
In
questo volumetto, di poche pagine ma di notevole densità, Morin sottolineava “la
necessità di <<lavorare a pensare bene>>, secondo l’espressione di
Pascal, cioè di pensare in modo complesso. Abbiamo bisogno di una conoscenza
capace di concepire le condizioni dell’azione e l’azione stessa, di
contestualizzare prima e durante l’azione. Non c’è niente di meglio della buona
volontà. Ma essa non è sufficiente e rischia di ingannarsi, Un pensiero
scorretto, un pensiero mutilato, anche con le migliori intenzioni, può condurre
a conseguenze disastrose”.
La
questione del Mediterraneo è una drammatica esemplificazione di questa
convinzione. A suo avviso il Mediterraneo era
“troppo stretto per separare, troppo largo per confondere”. A tutt’ oggi,
possiamo commentare, la situazione non è migliorata: l’Unione europea sembra
delegare agli Stati che si affacciano sul Mediterraneo (Grecia, Italia e Spagna
soprattutto) la gestione delle migrazioni massicce dall’Africa e dall’Asia
Minore, limitandosi a finanziare la Turchia perché faccia il lavoro sporco di
sentinella ai confini. Il fatto che i governi italiani di ogni colore negli
ultimi decenni adottino provvedimenti sostanzialmente anti-costituzionali, e
più ampiamente anti-umanitari, aggrava l’ignavia dell’Europa continentale. In
queste condizioni la sinergia fra Paesi europei e non-europei, accomunati
dall’affacciarsi sullo stesso mare, diventa sempre più necessaria e sempre meno
probabile.
In questo saggio egli, pur di formazione (non del tutto rinnegata) marxista, rimanda continuamente alle radici intellettuali, simboliche, culturali delle difficoltà a fare del Mediterraneo un modello prototipico e pionieristico di ciò che potrebbe/dovrebbe diventare, socialmente e politicamente, il globo terracqueo. In effetti non ci potrà essere cooperazione fra gli Stati del Mediterraneo tra loro, e fra tutti essi e il mondo euro-americano, se non si abbattono alcuni pregiudizi ideologici inveterati, “che si tratti della riconversione di un certo Occidente alla demonizzazione di un nemico, identificato con il terrorismo e, per trasposizione impropria, con l’Islam tramite islamisti radicali seguaci del terrorismo, o della presentazione della modernità occidentale alla stregua di un satanismo da combattere, quale viene proposta da alcuni religiosi ai propri fedeli. Le derive sempre più frequenti, capaci di sfociare in ideologie più classiche ma non per questo meno deleterie, consistono in un nazionalismo identitario di esclusione e in ciò che sembrerebbe il suo contrario ma ne è così spesso il corollario, il funzionamento apolide delle reti del crimine organizzato. Non si può infine ignorare l’affermarsi di un irenismo di comodo del Nord, insensibile alle sofferenze esterne dalle quali esso peraltro si protegge, e parallelamente di un islamismo di disperazione al Sud, sintomi di malessere più che risposte possibili”.
Augusto
Cavadi
Qui la versione originaria illustrata:
https://www.zerozeronews.it/il-mediterraneo-di-edgar-morin-lultimo-erede-dellilluminismo/
martedì 26 maggio 2026
I GIOVANI DICONO NO ALLA MAFIA: MA POI?
E’ stato confortante partecipare, per l’ennesimo 23 maggio, al corteo verso l’Albero Falcone di via Notarbartolo a Palermo. Intanto perché la signora Maria Falcone ha deciso per la prima volta di non invitare sul palco la solita sfilza di autorità istituzionali fra le quali ogni anno è stato arduo distinguere fra onesti, disonesti e campioni di equilibrismo fra lealtà costituzionale e corruzione sistemica. “Giovanni Falcone è di tutti!” – ha ribadito, scandendo le parole, la sorella del magistrato assassinato. Forse sarebbe stato opportuno aggiungere: “Tranne di quanti se ne vogliono fare scudo per politiche giudiziarie esattamente opposte alle sue”.
Ma
ancora più confortante è stato vedere, come accade sempre più raramente negli
appuntamenti sul tema, alcune migliaia di giovani che trentaquattro anni fa o
non erano nati o erano lattanti. Con amara ironia hanno giocato con gli slogan
del caso: “Fuori la mafia dallo Stato!” o, anche, “Fuori lo Stato dalla
mafia!”. Tra loro militanti di centri sociali “antagonisti”, ma anche tesserati
di partiti presenti in Parlamento e aderenti ad associazioni di matrice
cattolica (come drappelli di scout in divisa): sino a quando il dolore e
l’indignazione passeranno da una generazione alla successiva ci sarà qualche
residua speranza per la tenuta democratica della nostra Repubblica. Eppure
queste considerazioni incoraggianti non mi hanno liberato la mente dalle nubi
di preoccupazioni che si addensano man mano che la generazione cui appartengo
va scomparendo: cosa ne è di questi ragazzi e di queste ragazze fra un
anniversario e l’altro? Perché si va rarefacendo la loro partecipazione a
momenti di informazione, di studio, di formazione etica e politica? Centri di documentazione
e di ricerca, organizzazioni di volontariato culturale, circoli territoriali di
sensibilizzazione e di aggiornamento sul fenomeno mafioso vedono sempre meno
giovani ai loro incontri: l’attivismo via internet sostituisce davvero
l’incontro in carne ed ossa? La mutazione antropologica in atto non va
demonizzata (anche perché inarrestabile); ma come non temere che la “memoria
sovversiva” (J.B. Metz) si fermi alla protesta, incapace di farsi proposta e progetto?
Già
in pochi decenni dalle stragi degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso si
constata la tragedia di una classe dirigente giovane che occupa i vertici delle
istituzioni, dichiara (in alcuni casi perfino sinceramente) di essere stata
incoraggiata a far politica dall’esempio di tante vittime della criminalità
mafiosa, ma moltiplica provvedimenti
legislativi e amministrativi
oggettivamente favorevoli alla corruzione e all’impunità. Tra questi
esponenti politici ci saranno certamente farabutti in malafede che sanno per
chi lavorano; ma non escluderei che ce ne siano altri – transitati dai
videogame agli scranni ministeriali senza passare da una biblioteca – che non
sanno quello che fanno.
Augusto Cavadi
Link alla versione originale corredata da foto:
https://www.zerozeronews.it/i-giovani-dicono-no-alla-mafia-ma-poi/
