lunedì 24 giugno 2019

O MAFII DLA TURYSTÓW

Qui di seguito l'intervista apparsa in lingua polacca a cura di Mariusz Szczygiel e, a seguire, la cortese traduzione di Zuzanna Krasnopolska (autrice, anche, della traduzione del volumetto sulla mafia in polacco).
Ci sono delle imprecisioni (non ho mai sostenuto che la mafia "non morirà mai" e, quanto alla turista austriaca, ho scritto che è rimasta "ferita", non uccisa, nell'attentato di Capaci al giudice Falcone); ho operato qualche ritocco al testo  -tradotto (bene) in  italiano - dell'intervista, ma il senso complessivo è chiaro e fedele.

IN LINGUA ITALIANA:

Quello che spiega la mafia: il benessere non è innocente
 [SZCZYGIEŁ VA A CACCIA DELLA VERITà]
24 giugno 2019 | 05:53
Tre mesi fa ho raccontato su queste pagine come sul Corso Vittorio Emanuele a Trapani in Sicilia avevo comprato un libricino “La mafia spiegata ai turisti” in russo. C’erano molte altre versioni linguistiche, ma mancava quella in polacco. 
Il suo autore, Augusto Cavadi spiega cos’è la mafia (“Il cancro sul corpo. Si può curare ma spunterà da qualche altra parte); se la mafia esiste da sempre? (“No, esiste in Italia da 150 anni”); se esisterà sempre? (“Sì. La mafia non sarà mai una banda senza idee, ma un’organizzazione che funziona alla perfezione, che affronta i cambiamenti e sa reagire bene”); se un turista può essere una vittima della mafia? (“No. Solo una volta è morta una turista ma solo perché si era trovata in autostrada quando una bomba aveva fatto saltare in aria la macchina del famoso antagonista della mafia, il giudice Giovanni Falcone") e così via.
  
Mi ha scritto da Roma una traduttrice dall’italiano, Zuzanna Krasnopolska, spiegandomi che la versione polacca esiste ed è stata lei a tradurla. E Augusto Cavadi cerca di diffondere il libricino in ogni lingua del mondo. Adoro le persone che si sentono responsabili per qualche cosa. Ho fatto delle domande al signor Cavadi tramite la traduttrice. 
  
Da dove proviene questo suo sentimento di dover spiegare la mafia? “Dalla mancanza del tempo. Da decenni sono impegnato come insegnante di liceo e come attivista volontario nel movimento antimafia. Molti gruppi di studenti, di operatori sociali, di insegnanti, di turisti, di preti, di giornalisti...mi chiedono un incontro per parlare della mafia. Dopo i primi anni ero davvero stanco di ripetere sempre le stesse ricominciando ogni volta da zero. Allora ho pensato che le persone interessate potessero prima leggere le risposte essenziali alle domande più frequenti. Solo dopo, chi avesse avuto ancora desiderio di conoscere, avrebbe potuto avere un colloquio di approfondimento con me. Si è rivelata un'ottima idea: a molte persone bastano le informazioni che do nel libretto. Così risparmiano tempo e fanno risparmiare tempo a me. 
  
Ho chiesto chi pubblica il libro e chi lo finanzia: “Tutto è cominciato venti anni fa quando ho conosciuto per caso un professore di religione che vendeva libri cattolici all'ombra del Duomo di Trapani. Mi hanno colpito i suoi occhi buoni e il suo amore sincero per il libro come prodotto artigianale ben fatto. Stava cominciando a sperimentarsi anche come editore, sempre nell'ambito cattolico. Gli ho proposto di aggiungere alla sua prima sigla editoriale ("Il pozzo di Giacobbe") una seconda sigla ("Di Girolamo" che è, molto semplicemente, il suo cognome all'anagrafe) che ospitasse titoli di genere differente e di impronta "laica". Ha accettato, ha investito un po' di risparmi sul mio libretto "La mafia spiegata ai turisti" e, vedendo che veniva venduto, ha re-investito piano piano negli anni i guadagni in nuove traduzioni, anche in esperanto. Diciamo che questo volumetto si auto-finanzia: sopravvive e si moltiplica da sé.
  
Ho chiesto se occuparsi della mafia gli ha portato a scoprire qualche verità sulla vita:  “Lo studio della mafia, e soprattutto il contatto con i mafiosi (per esempio tengo delle conversazioni di filosofia-in-pratica in un carcere di Palermo), mi insegnano ogni giorno cose nuove. Mi insegnano, prima di tutto, che il mio benessere di piccolo borghese figlio di piccoli borghesi non è stato acquistato innocentemente dai miei antenati: lo hanno ottenuto o perché sono stati complici del sistema politico-economico-culturale dominato dalla mafia o perché, per lo meno, si sono astenuti dal contrastarlo. Infine, tra le tante altre lezioni, mi insegnano che la neutralità è impossibile: o lavori attivamente per il Bene comune o ti ritrovi, oggettivamente, complice di chi è avidamente concentrato sul proprio successo e sulla propria ricchezza materiale.”
  
Ho chiesto se qualche rappresentante della mafia che ha letto il suo libro e, se sì, sai qual era la sua reazione: “Non mi risulta che qualche mafioso mi abbia onorato della sua attenzione. Comunque, se lo avesse fatto, mi avrebbe inviato due parole di complimenti e di auguri: il vero mafioso fa di tutto per mostrarsi...antimafioso.”

sabato 22 giugno 2019

IL BACKGROUND TEOLOGICO DI PAPA FRANCESCO


22.6.2019

SULLA TEOLOGIA DI JORGE MARIO BERGOGLIO

Sia i sostenitori che i detrattori di papa Francesco (e pochi papi nella storia hanno acceso così vivacemente tifoserie opposte) avrebbero da guadagnare in consapevolezza se riflettessero su alcuni elementi della sua biografia e della sua formazione teologica. Figlio di emigrati italiani, ha vissuto esperienzialmente in Argentina la condizione dello straniero più o meno emarginato per il solo fatto di essere straniero (indipendentemente dalle condizioni socio-economiche modeste ma non misere). Si forma in un’area geo-culturale (l’America Latina) , e in un periodo storico  (la seconda metà del XX secolo) , in cui si configura e si diffonde la Teologia della Liberazione che conta, tra i suoi “martiri” più illustri, proprio cinque suoi confratelli gesuiti, assassinati all’alba del 16 novembre 1989  insieme a due donne (Elba Ramos e Celina Ramos) che si occupavano di governare la casa religiosa: Ignacio Martín-Baró, Ignacio Ellacurìa, Segundo Montes, Juan Ramòn Moreno, Amando Lòpez Y Lòpez. 
  Non sembra che Bergoglio abbia abbracciato totalmente la Teologia della Liberazione, ma – come afferma un proverbio siciliano di difficile traduzione in italiano – il carbone, anche quando non tinge, imbratta: insomma, in un certo clima culturale, si respirano idee e sentimenti che vengono interiorizzati anche senza essere accettati integralmente dal punto di vista della consapevolezza razionale. E quali sono i lineamenti essenziali della Teologia della Liberazione che hanno, sia pur parzialmente, influenzato l’approccio di papa Francesco alla vita e al mondo?
  Proprio uno dei cinque martiri dell’Università Centro-americana “José Simeòn Cañas” di El Salvador, in un testo recentemente pubblicato in italiano ( Ignacio Martín-Baró, Psicologia della Liberazione, a cura di Mauro Croce e Felice Di Lernia, introduzione di Amalio Blanco, con uno scritto di Noam Chomsky, Bordeaux, Roma 2018), riferisce le “tre intuizioni più importanti” a giudizio di uno dei massimi “teorici della liberazione”:
1.   “L’oggetto della fede cristiana è un Dio che è vita e, pertanto, il cristiano deve assumere come suo primario compito religioso il promuovere la vita. Da questa prospettiva cristiana, ciò che si oppone alla fede in Dio non è l’ateismo bensì l’idolatria, cioè la credenza in falsi dei: dei che producono morte. La fede cristiana in un Dio che è vita deve cercare, di conseguenza, […] la liberazione dalle strutture, prima sociali e poi personali, che mantengono una situazione di peccato, ovvero di oppressione mortale delle moltitudini” (p. 83);
2.   “La verità pratica ha la precedenza sulla verità teorica, la ortoprassi sull’ortodossia. Per la Teologia della Liberazione più importanti delle affermazioni sono le azioni, e una miglior espressione della fede è fare piuttosto che dire. Pertanto, la verità della fede deve mostrarsi in realizzazioni concrete che evidenzino e rendano credibile l’esistenza di un Dio che è vita” (pp. 83 – 84);
3.   “La fede cristiana chiama a realizzare una scelta preferenziale per i poveri. La Teologia della Liberazione afferma che Dio bisogna cercarlo tra i poveri e gli emarginati, e con loro e a partire da loro vivere una vita di fede. La ragione di questa scelta è multipla. In primo luogo, perché questa fu, di fatto, la scelta di Gesù. In secondo luogo perché i poveri costituiscono la maggioranza dei nostri popoli. In terzo luogo perché i poveri permettono condizioni oggettive e soggettive di apertura all’altro, soprattutto a colui che è radicalmente altro. La scelta per i poveri non si oppone all’universalismo salvifico, però riconosce che la comunità dei poveri è il luogo teologico per eccellenza dal quale realizzare il compito della salvezza, la costruzione del regno di Dio” (p. 84). 

Bastano questi pochi cenni per intuire la distanza abissale di questo pontificato dallo stile dottrinario e di governo di papi come il polacco Giovanni Paolo II  (comprensibilmente preoccupato di erigere barriere contro i nemici storici di impronta comunista) o come il  tedesco (nato e cresciuto nel privilegiato “centro” politico e economico dell’Occidente). Perciò o si accetta che anche la Chiesa cattolica è un organismo storico che vive non solo nel tempo ma  anche temporalmente (e allora si avrà verso papa Francesco un atteggiamento di simpatia critica, vagliandone di volta in volta pregi e lacune) o si vedrà in ogni trasformazione ecclesiale un attentato all’immutabilità della fede e della morale (e allora si individuerà il papa venuto “dalla fine del mondo” come un alieno pericolosamente sovversivo).

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

https://www.zerozeronews.it/papa-francesco-fra-rivoluzione-e-involuzione/

VICTOR FRANKL: UNO PSICOLOGO NEI LAGER



“Poliedro”
Maggio 2019, anno III, n. 17

VICTOR FRANKL: UN PONTE DALLA PSICOTERAPIA 
                               ALLA CONSULENZA FILOSOFICA

Nel suo, pur documentato, volume La casa di psiche. Dalla psicanalisi alla pratica filosofica Umberto Galimberti non cita neppure una volta Victor E. Frankl. Eppure lo psicoterapeuta viennese costituisce a mio avviso uno snodo ineludibile del percorso dal mondo delle psicoterapie al mondo delle pratiche filosofiche (e, in particolare, della consulenza filosofica).
Vediamo, brevemente, perché.
Frankl, da giovane medico, viene internato in quattro lager nazisti e solo per una serie di circostanze strabilianti riesce a sopravvivere. Come racconta nel suo bellissimo, imperdibile, Uno psicologo nei lager, è anche questa esperienza dolorosa che gli fa intuire che esistono sofferenze non solo corporee e psichiche, ma anche spirituali (“noogene” dal greco nous che significa mente, intelletto, anima). L’essere umano, infatti, è sì spinto dall’impulso sessuale (Freud) e dalla volontà di affermazione (Adler), ma è anche affamato di significato. Molti scompensi psichici sono dovuti alla frustrazione del nostro bisogno di senso (ancora in greco: “logos”). Da qui l’idea di elaborare una scuola che Frankl ha battezzato “Logoterapia e analisi esistenziale” e che in Italia è stata importata da studiosi “laici” ma anche da presbiteri come don Giovanni Battista Torellò, dell’Opus Dei (autore di un ormai introvabile E’ meglio il confessore o lo spicanalista?) e soprattutto dal salesiano don Eugenio Fizzotti, che ha pubblicato innumerevoli titoli sull’argomento (facilmente reperibile ancora la seconda edizione del suo Logoterapia per tutti. Guida teorico-pratica per chi cerca il senso della vita).
L’approccio terapeutico di Frankl è specificatamente destinato a quelle persone affette da “crisi di maturazione esistenziali che presentano un quadro clinico nevrotico e tuttavia non sono nevrosi in senso stretto, cioè nel senso di affezioni psicogene. Si comprende da sé che un uomo oppresso da un problema spirituale, o teso da un conflitto di coscienza, potrà ammalarsi – al pari di qualsiasi nevrotico nel senso banale della parola – d’una sindrome che in primo piano presenta caratteristiche vegetative. Bisogna esser preparati ad eventualità del genere e al rischio di un errore d’interpretazione che esse comportano, massime in un’epoca come l’attuale; oggi, infatti, sono sempre più numerosi i pazienti che si rivolgono allo psichiatra non perché abbiano sintomi psichici, ma perché semplicemente hanno dei problemi umani”: così Frankl, nel 1962, nel suo Teoria e terapia delle nevrosi.
Egli, con ammirevole apertura mentale, ritiene che la sua “logoterapia” possa essere adottata non solo da neurologi e psichiatri, ma anche da medici di altre specializzazioni. Ovviamente in questi casi “non è più una terapia nel senso rigoroso della parola, ma si risolve in quella che abbiamo chiamato ‘cura medica dell’anima’ ”: il chirurgo rispetto al paziente cui amputare una gamba, o il dermatologo al cospetto di una donna sfigurata irreversibilmente, pur restando medico, accetta di rapportarsi da “uomo a uomo”.
Frankl, addirittura, afferma che, nei casi in cui “la frustrazione esistenziale non è divenuta patogena, ma si è mantenuta blanda”, è possibile – e augurabile – che si sperimenti una “analisi esistenziale”: “in tal caso però questa non rappresenta una terapia della nevrosi né è di competenza esclusiva del medico”, “tocca altrettanto da vicino il filosofo ed il teologo, il pedagogo e lo psicologo; giacché il dubbio sul significato dell’esistenza chiama in causa loro non meno del medico”.
Così Frankl ha allargato lo sguardo dalla psicoterapia (riservata ai medici psicoterapeuti) alla “cura medica dell’anima” (accessibile a tutti i medici, anche non psicoterapeuti) sino alla “analisi esistenziale” (accessibile a professionisti di vari settori, anche né psicoterapeuti né medici). Ma ci sono filosofi disponibili a mettere da parte le proprie ricerche storiografiche e gli impegni didattici per aprire lo studio a persone desiderose di confrontarsi sul senso dell’esistenza?  
Frankl non lo poteva prevedere, ma una ventina d’anni dopo alcuni filosofi tedeschi (Gerd Achenbach) e poi in vari Paesi del mondo (tra cui, in Italia, Neri Pollastri) si sono chiesti: chi ha “crisi esistenziali” o, comunque, “problemi umani” e non vuole rivolgersi a un prete – o per lo meno: non soltantoa un prete – deve essere costretto a ripiegare necessariamente su un terapeuta (sia pure di ampie vedute come gli esponenti della “logoterapia” e di altre correnti affini)? Oppure è possibile aprire degli studi di “consulenza filosofica” (Philosophische Praxis) in cui una persona trovi un interlocutore qualificato a conversare con lei senza né medicalizzarla né evangelizzarla? Con fatica questa nuova – antichissima: Socrate ! – professione si va facendo strada sia mediante associazioni professionali (www.phronesis-cf.com) sia mediante pubblicazioni che chiariscano la differenza radicale da ogni psicoterapia come da ogni direzione spirituale (cfr. il mio Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue praticheed il volume a più voci, a cura di Chiara Zanella, Sofia e agape. Pratiche filosofiche e attività pastorali a confronto, con interessanti contributi anche di don Cosimo Scordato, don Fabio Soldan e don Enrico Stasi). 
Quando mi capita di informare, in giro per l’Italia, di questa terza via in aggiunta (non in concorrenza!) con psicoterapia e assistenza teologico-religiosa, non di rado sperimento resistenze e diffidenze: come se uno che offre del buon vino possa essere sospettato di voler sostituirsi a chi offre acqua o pane. No: purtroppo di psicoterapeuti (bravi e, possibilmente, come Frankl aperti anche alla dimensione spirituale, oltre che biologica e psichica del paziente) ce ne sarà a lungo necessità. Anche la “direzione spirituale” (specie se declinata come “consulenza teologica” e “accompagnamento” fraterno) manterrà la sua ineliminabilità, o forse sarà addirittura estesa al di là della ristretta cerchia clericale a “padri” e “madri” come avveniva nei primi secoli della vita ecclesiale. Nulla vieta a un coniuge in dubbio se divorziare o meno, o a un genitore sconvolto dalla diagnosi infausta per un figlio, di rivolgersi sia a un prete sia a uno psicologo sia a un filosofo (ognuno per un’angolazione differente da cui affrontare il proprio problema)  : specie se, in concreto, queste figure professionali saranno incarnate da soggetti convinti che ogni contaminazione fra medici, psicologi-psicoterapeuti, filosofi-consulenti e pastoralisti non può che arricchire la competenza specifica di ciascuno. Come un poliedro, l’essere umano è infatti uno e centomila.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

giovedì 20 giugno 2019

DOPPIO APPUNTAMENTO CON LA "TENEREZZA": LOIANO (21-22 SETTEMBRE ) E BOLZANO (28-29)

Care e cari,
  con un certo anticipo sulle date di svolgimento effettivo vi segnalo due seminari programmati per settembre 2019: uno in Emilia-Romagna e un altro in Alto-Adige.
Lo scopo di questo pre-avviso è di dare, a chi lo desideri, l'agio di organizzare la sua partecipazione a uno o a entrambi gli appuntamenti.
Inoltre - dal momento che tra la fine del primo seminario (21-22 settembre) e l'inizio del secondo (28-29 settembre) resterò tra Bologna e il Nord-Est - sarò felice di partecipare a qualche iniziativa che si voglia programmare in zona durante quella settimana.
Intanto auguro una serena estate a tutte e a tutti, anche a nome di Adriana.
Augusto

                                                        ***
Seminario sulla tenerezza
Loiano  21 - 22 settembre 2019
Saletta Maria Dalle Donne


Programma


Sabato 21 settembre

9,00     Yoga per iniziare  con Elena Querzola dell'Associazione Shanti Om
10,30   Presentazione dell’edizione 2019 del Seminario sulla tenerezza
11,00   Incontro con clown in corsia di Bologna    http://clownduepuntozero.it
12,30   Comunicazioni e informazioni
13,00   Pranzo (per chi vuole su prenotazione al ristorante Anconella)
15,30   "Fra benessere psicologico e libertà spirituale"   con Giovanni A. Fava
17,00   Pausa
17,30  "Gentilezza come tratto distintivo del filosofo di strada" con Augusto Cavadi
19,30    Comunicazioni e informazioni




Domenica 22 settembre

 9,30      Esercizi per risvegliare il Qi    con Marco Fregni
11,00    “Energia vitale: l’esperienza di Manos sin fronteras”  
              con  Maria Rita Toschi e Gabriel Montaldo
12,30     Comunicazioni e informazioni
13,00     Pranzo libero
15, 30    “Pedagogia e Teatro della Tenerezza”con Antonio Graziano
17,30    Comunicazioni e informazioni       
18,00     Saluti e abbracci  (bibite e dolcetti)








Il senso di un  Seminario sulla Tenerezza

L’umanità ha sempre vissuto “tempi difficili” e ha anche saputo esprimere in ogni situazione attenzione, rispetto, cura degli altri e tenerezza. Non c’è un momento buono per provare e praticare la tenerezza: ogni momento è buono. Anche la nostra società così fortemente competitiva ed escludente, affannata e spesso sull’orlo della disperazione ha bisogno di una forte dose di tenerezza, per se stessi e per gli altri.
Chi esercita la tenerezza crea immediatamente un ambiente migliore e tempi meno difficili.

Un seminario sulla tenerezza deve provare ad essere “amichevole” e plurale. Per questa ragione avremo occasione di sentire voci ed esperienze diverse, e avremo anche tempi ragionevoli per poter ascoltare ed esprimerci senza fretta, fuori dal clima sempre più diffuso delle contrapposizioni e delle polemiche.
La misura e il rispetto degli altri saranno il primo dono che ogni partecipante dovrà portare.
Lo spirito della tenerezza è quello di creare ponti e relazioni positive, con uno slancio di simpatia preventiva, che non nega le differenze, ma sa  farne una occasione di conoscenza e di bellezza.


Il seminario è aperto a tutti e senza costi di iscrizione. Si può prendere parte a tutto il programma o anche solo a  singoli momenti, rispettando gli orari. Per motivi organizzativi sarebbe opportuno che chi intende partecipare segnalasse la sua presenza entro il 14 settembre scrivendo un sms al numero 388 4859765 o una mail a fabiobonafe@hotmail.comindicando nome e cognome e a quale momento del seminario intende essere presente. Per gli incontri di apertura delle mattine di sabato e domenica (yoga e tai chi) è bene vestirsi comodi. Chi è interessato può anche prenotarsi per il pranzo di sabato 15 alla Trattoria Anconella (tel. 051 928373, menù 10 euro, a carico dei partecipanti) o anche presso altri ristoranti della zona. Chi desidera  pernottare a Loiano può rivolgersi alla Proloco di Loiano:  www.prolocoloiano.com  tel. 334 9977035.
 L’ingresso alla Sala Maria Dalle Donne si trova sul retro dell’edificio del Comune di Loiano sul Viale Marconi, sullo stesso viale, ma dalla parte opposta, si trova anche un parcheggio libero.

                                                                             ***

  
Seminario sulla
tenerezza
Bolzano, 28 e 29 settembre 2019













Biblioteca culture del mondo
via Macello 50, Bolzano



Programma


sabato 28 settembre
15,00        Presentazione del seminario
15,30        “L’esperienza di Iris e altro”  con Pierpaolo Patrizi
17,00   Pausa  
17,30        “La pratica dell’ascolto attivo”   con Erika Giovanelli
19,30        Saluti e accordi per il giorno dopo

domenica 29 settembre
9,00          Arrivo dei partecipanti e introduzione
9,30          “La tenerezza del Budda”   con Ornella Buson
11,00   Pausa
11,30        "La tenerezza (incompresa) di Gesù secondo Hanna Wolff"con Augusto Cavadi
13,00   Chiusura e saluti





Il senso di un  Seminario sulla Tenerezza

L’umanità ha sempre vissuto “tempi difficili” e ha anche saputo esprimere in ogni situazione attenzione, rispetto, cura degli altri e tenerezza. Non c’è un momento buono per provare e praticare la tenerezza: ogni momento è buono. Anche la nostra società così fortemente competitiva ed escludente, affannata e spesso sull’orlo della disperazione ha bisogno di una forte dose di tenerezza, per se stessi e per gli altri.
Chi esercita la tenerezza crea immediatamente un ambiente migliore e tempi meno difficili.

Un seminario sulla tenerezza deve provare ad essere “amichevole”e plurale. Per questa ragione avremo occasione di sentire voci ed esperienze diverse, e avremo anche tempi ragionevoli per poter ascoltare ed esprimerci senza fretta, fuori dal clima sempre più diffuso delle contrapposizioni e delle polemiche.
La misura e il rispetto degli altri saranno il primo dono che ogni partecipante dovrà portare.
Lo spirito della tenerezza è quello di creare ponti e relazioni positive, con uno slancio di simpatia preventiva, che non nega le differenze, ma sa  farne una occasione di conoscenza e di bellezza.


Il seminario è aperto a tutti. Si può prendere parte a tutto il programma o anche solo a  singoli momenti, rispettando gli orari. Per motivi organizzativi sarebbe opportuno che chi intende partecipare segnalasse la sua presenza entro il 14 settembre scrivendo un sms al numero 388 4859765 o una mail a fabiobonafe@hotmail.comindicando nome e cognome e a quale momento del seminario intende essere presente. È gradita una offerta libera come contributo alle spese della biblioteca.









TEMI PER LA MATURITA': ISTIGAZIONE ALLA SCHIZOFRENIA ?





19.6.2019

ESAMI DI MATURITA’ E SCHIZOFRENIA MINISTERIALE

A poche ore di distanza leggo due notizie che provengono entrambe da Ministero della Pubblica Istruzione (la prima da un organo periferico, l’altra dalla sede centrale).
Dalla Direzione scolastica regionale della Sicilia si apprende un passaggio della relazione, firmata dall’ispettrice Viviana Assenza, che ha costituito un elemento fondante del provvedimento disciplinare – ormai noto in tutta Italia - comminato dal (facente funzione) direttore Marco Anello nei confronti della professoressa Rosa Maria Dell’Aria: “La Shoah appare quasi come lo spunto per argomentare giudizi negativi sui provvedimenti governativi in tema di immigrazione e il prodotto nell’insieme acquista una connotazione fortemente politica. […] Inoltre la docente, al momento della visione del video, avrebbe potuto fermare la proiezione stessa o intervenire pubblicamente per mediare l’impatto del filmato, con spiegazioni e commenti per ammorbidire o correggere l’evidente messaggio di carattere politico”.
Dal Ministero sono, intanto, arrivate le tracce della prima prova di italiano per la maturità e, a proposito di un brano di Leonardo Sciascia, si chiede al candidato, oltre all'analisi del testo, un commento, orientandolo così: "Nel brano si contrappongono due culture: da un lato quella della giustizia, della ragione e dell'onestà, rappresentata dal capitano dei Carabinieri Bellodi e dall'altro quello dell'omertà e dell'illegalità; è un tema al centro di tante narrazioni letterarie, dall'ottocento fino ai nostri giorni, e anche cinematografiche, che parlano in modo esplicito di organizzazioni criminali, o più in generale dei rapporti di potere, soprusi e ingiustizie all'interno della società. Esponi le tue considerazioni su questo tema, utilizzando le tue letture, conoscenze ed esperienze".
Il combinato disposto delle due notizie mi suscita un interrogativo radicale: come devono comportarsi gli alunni nel redigere il proprio testo e i docenti nel valutarli? Se esprimo le mie “considerazioni” personali sui “rapporti di potere, soprusi e ingiustizie all’interno della società”, sto parlando di politica o no? Ma il fatto di esprimere valutazioni politiche non è stato indicato, da una funzionaria del medesimo Ministero, come un errore degli alunni il cui mancato sanzionamento avrebbe costituito una colpa della docente?
 Insomma, se vogliamo essere obiettivi, dobbiamo riconoscere che siamo davanti a un’istigazione alla schizofrenia: devi esprimerti su questioni politiche evitando di dare alle tue opinioni una connotazione…politica. 
 Se non fossimo in piena follia pedagogico-didattica, tutta la questione sarebbe impostata in maniera molto differente. Almeno su due passaggi essenziali.
  Il primo: la parola “politica” non può essere additata come una parolaccia. Essa indica, se non il fine ultimo dell’esistenza umana (Aristotele), certamente uno dei fini costitutivi. Pretendere che a scuola non si faccia politica significa pretendere che essa rinunzi a coltivare la fioritura della vita individuale e sociale. D’altronde è perfino impossibile attuare un simile divieto: anche gli insegnanti che non parlano mai dell’attualità mandano un preciso messaggio di indifferentismo e di rassegnata acquiescenza a come vanno le cose nel mondo. L’ispettrice Assenza ne è talmente convinta che  – ci scommetto ! – non avrebbe vergato una sola riga di critica qualora i ragazzi dell’Istituto palermitano avessero proiettato un video entusiasta della politica governativa e  della difesa dei sacri confini della Patria dalle orde di barbari che tentano d’invaderla.
  Il secondo passaggio riguarda non un’opinione sbagliata, quanto un’opinione assente. La scuola non può censurare le idee degli studenti, ma può – anzi deve – pretendere che esse vengano esposte con documenti attendibili e argomenti logici. Non posso giudicare un testo o un video a seconda che esalti Nerone o Madre Teresa di Calcutta: devo giudicarlo se supporta, con adeguate “ragioni”,  la sua esaltazione (o le sue critiche). Nel caso specifico del video contestato c’erano sufficienti ragioni per parlare di genocidio (come, con toni e argomenti e credibilità differenti, sostengono l’Onu, l’Unione Europea e papa Francesco) oppure accostare lo sterminio degli ebrei al respingimento in mare degli immigrati costituisce una forzatura in nessun modo argomentabile?
    In ogni ipotesi, il giudizio sarà di ordine intellettuale e andrà dibattuto in sede di storiografia, sociologia e (chiedendo scusa per la volgarità) politologia: del tutto al di fuori della competenza dei burocrati e dei magistrati.   

                                                            Augusto Cavadi

                                                                            www.augustocavadi.com

https://www.zerozeronews.it/maturita-scolastica-e-immaturita-ministeriale/