mercoledì 22 settembre 2021

LA PERCEZIONE DEL TEMPO E' UGUALE NEL SETTENTRIONE E NEL MERIDIONE ITALIANO?


  I monti Sicani, poco conosciuti dagli stessi siciliani, occupano una vasta zona nel cuore sud-occidentale dell’isola mediterranea. Intorno ad essi gravitano vari comuni che tentano, non senza sforzi, di contrastare il progressivo spopolamento. Un progetto del Farm cultural park di Favara (Agrigento) sta consentendo a 7 di questi ‘borghi’ di assaggiare per sedici giornate che cosa potrebbe essere la vita degli abitanti – e conseguentemente la forza attrattiva dei loro siti – se essa fosse intessuta anche di esperienze estetiche (dalla pittura alla musica), di incontri con imprenditori testimoni di intraprendenza e di resilienza, di rappresentazioni teatrali, di passeggiate naturalistiche. 

Nel programma del Sicani creative festival gli organizzatori hanno avuto l’ardire di inserire perfino una pausa quotidiana di meditazione filosofica dialogata, nella convinzione – del tutto in controtendenza – che una rinascita sociale ed economica presupponga una revisione del proprio sguardo sulla realtà: che solo da un pensiero riflessivo possano scaturire iniziative solide e durevoli. 

Nei “caffè filosofici” , offerti come esemplificazioni di una filosofia di strada destinata anche a quanti non hanno mai sfogliato un tomo di metafisica ma amano ragionare con la propria testa, si è focalizzata anche la differenza del “tempo” fra Il Nord e il Sud dell’Italia (e, per molti versi, del mondo). Non certo la differenza  - inesistente- dello scorrere del tempo misurabile, oggettivo, legato ai cicli naturali : un’ora di questo tempo d’orologio è identica a Milano come a Cianciana, a Londra come a Prizzi. Bensì la differenza – notevole – del tempo interiore, percepito psicologicamente. Per chi lo investe in attività lavorative e produttive esso scorre velocemente: come lo definì una volta un bambino di città, è “quella cosa che papà e mamma non ne hanno mai abbastanza”. Il tempo corre per chi è convinto che esso è denaro. 

Per chi condivide la medesima convinzione, ma non ha un’etica del lavoro – o più banalmente non trova da lavorare e vive di assistenzialismo – il tempo scorre, invece, lentamente. Ci si annoia e si prova a riempirlo alla meno peggio: due chiacchiere al bar, interminabili via-vai lungo il corso principale del paese, qualche partita a carte. Un’ora di chi non produce sembra una giornata.


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https://www.zerozeronews.it/il-progetto-del-farm-cultural-park-e-il-festival-dei-sicani/

lunedì 20 settembre 2021

I PRETI DELLE NUOVE GENERAZIONI E IL 'MODELLO' DON PINO PUGLISI: UN GAP INCOLMABILE ?

 “Repubblica-Palermo”

15.9.2021

 

Le tre autocritiche che non ho letto nell’articolo

dell’Arcivescovo Corrado Lorefice su don Pino Puglisi

 

Un arcivescovo-pastore ha saputo tratteggiare, con sobria autenticità, la figura di don Puglisi, martire-pastore. Chi conosce un po’ la situazione ecclesiale siciliana, però, non può evitare di notare una lacuna: l’autocritica. Almeno un accenno di autocritica. Almeno su tre aspetti della questione. 

Primo: di con Pino Puglisi, monsignor Lorefice scrive – pertinentemente – che “era veramente un pedagogo, aveva nel sangue una capacità maieutica: far crescere l’altro e condurlo alla vita adulta, alla piena statura dell’intrinseca e inalienabile dignità umana, alla libertà dei figli 
di Dio”. Ma i preti della nostra diocesi sono, in maggioranza, sulla stessa linea emancipativa o mostrano diffidenza, paura, talora disistima nei confronti dei fedeli laici delle proprie comunità? L’arcivescovo sa quanti sono i suoi preti (anziani e – cosa ancor più triste – giovani) arroccati nella propria posizione di ‘capi’, incapaci di condividere responsabilità e funzioni con donne e uomini della parrocchia, molto spesso più ‘maturi’ e più ‘saggi’ di loro. E’ chiaro che non dipende da un arcivescovo la mentalità dominante dei suoi presbiteri; che egli deve costruire case con gli operai a disposizione. Ma ammettere, pubblicamente, che ancora troppi parroci  si interpretano e si comportano come ‘boss’ cui si deve rispetto e obbedienza, sarebbe un atto di trasparenza evangelica.

Secondo aspetto: secondo monsignor Lorefice, don Pino Puglisi, convinto che   “il Vangelo diventa lievito di trasformazione della storia”, “si era battuto per avere 
scuole, centri per anziani e giovani, spazi aggregativi e di confronto, coinvolgimento delle istituzioni”. Ebbene, anche su questo versante, quando si ode la voce delle comunità parrocchiali per chiedere, a fianco dei cittadini di ogni appartenenza religiosa o partitica,  che le istituzioni funzionino almeno decentemente a presidio della legalità sostanziale? Il clericalismo, denunziato tante volte dall’attuale papa-pastore Francesco, è solitamente congiunto a un devozionismo auto-referenziale: la vitalità di una parrocchia viene misurata sul numero delle ‘prime comunioni’ e delle ‘cresime’ che vi si celebrano, non sulla incidenza reale nel tessuto sociale circostante, al cui degrado ci si abitua come a dati naturali immodificabili.

Infine, un terzo aspetto della questione: memore della ricerca intellettuale in cui era impegnato il parroco di Brancaccio, l’arcivescovo di Palermo (che nel suo discorso di presentazione dal balcone del Municipio citò Peppino Impastato accanto a don Puglisi) ricorda che “l’antimafia vera è quella di uomini e di donne che nella fedeltà agli impegni della loro vita personale, familiare e sociale, erodono il campo alla cultura e alla prassi mafiosa che arreca un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale dei nostri territori”. Perfetto ! Ma per contrastare la cultura e la prassi mafiose bisognerebbe conoscerle, o no? Avere delle cognizioni essenziali, ma scientificamente serie e aggiornate. Tranne qualche lodevole eccezione di preti ben noti (che, tra l’altro, dopo essere stati isolati dai propri confratelli come fastidiosi grilli parlanti, sono andati o si avviano ad andare in quiescenza per ragioni di età) e di qualche laico-credente (che, comunque, percepisce se stesso come voce clamante nel deserto), una formazione sulla mafia – sulla sua storia, sulla sua struttura attuale, sui legami con la politica e l’economia, sulla sua visione del divino e dell’etica – è pressoché assente sia nel percorso di studi teologici dei nuovi preti sia nelle catechesi parrocchiali per giovani e per adulti. Così anche negli ambienti ecclesiali, come nel resto della società italiana, la mafia c’è se spara e fa stragi col tritolo; non c’è se chiede il pizzo all’ottanta per cento dei commercianti e degli imprenditori di ogni settore; se ricicla somme da capogiro mediante banche compiacenti; se corrompe funzionari pubblici ad ogni livello per lucrare sullo smaltimento dei rifiuti o sullo spaccio delle droghe illegali. L’ignoranza sul vero volto del sistema mafioso – sulla sua ammirevole capacità di mantenere l’identità tradizionale adattandola alle svolte epocali – è un regalo che le agenzie educative (dunque anche le chiese cristiane) non dovrebbero permettersi di omaggiare agli uomini e alle donne del disonore.

 

Augusto Cavadi 

www.augustocavadi.com  

venerdì 17 settembre 2021

SE NE E' ANDATO ANCHE J. S. SPONG, ALTRO ESPONENTE DEL 'POST-TEISMO' TEOLOGICO


 A poco più di un mese dalla scomparsa del gesuita Roger Lenaers (https://www.zerozeronews.it/la-grandezza-sconosciuta-del-gesuita-roger-lenaers/) un altro esponente di primo piano della corrente teologica “post-teistica” ci lascia. Il 12 settembre 2021, all’età di novant’anni, è  morto infatti il vescovo della Chiesa episcopale degli Stati Uniti d’America  John Shelby Spong , brillante oratore per i cinque continenti e prolifico autore di numerosi saggi teologici tradotti in diverse lingue. 

Convinto che l’essenziale del messaggio biblico sia stato veicolato attraverso una visione del mondo e un codice linguistico ormai inaccettabili, ha lavorato con passione e determinazione per restituire il vangelo di Gesù alla sua illuminante semplicità originaria. A suo avviso, infatti, la fede autentica è l’apertura universale di ogni donna e di ogni uomo al Mistero del cosmo e della vita: dogmi, riti, precetti, divieti sono appesantimenti che , forse, hanno svolto una funzione storico-sociale in alcune fasi della storia umana, ma che ormai servono solo ad allontanare dalla proposta di vita piena che il Maestro di Nazareth (anche lui, non solo lui)  ha offerto alla ricerca di senso. 

Celebri i 12 punti per una riforma della teologia  da lui (invano) sottoposti all’attenzione  dei capi religiosi di tutte le chiese cristiane: dalla revisione del monoteismo antropomorfico (un Dio padre-padrone a cui deleghiamo le nostre responsabilità per i mali che ci provochiamo a vicenda) alla cancellazione del dogma del peccato originale (disastrosa invenzione medievale basata su equivoci interpretativi), dalla rilettura della figura di Cristo come Persona divina incarnata (che, invece, si è presentato come uomo tra gli uomini ed è stato ‘divinizzato’ solo progressivamente nei secoli successivi) alla inopportunità di fissare in norme immutabili i criteri di comportamento dei credenti. 

Insomma, come recita il titolo di uno di suoi libri più recentemente tradotti in italiano, bisogna agire presto Perché il cristianesimo deve cambiare o morire (Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2019).

Ovviamente non sempre le indicazioni costruttive, o ricostruttive, di Spong ( che il lettore italiano può trovare anche fra i titoli tradotti dagli editori Massari, Gabrielli e Mimesis) risultano altrettanto convincenti delle criticità che solleva; ma è solo correndo il rischio di sbagliare che si possono mettere in movimento le macchine – teoriche ed istituzionali – da troppo tempo bloccate e arrugginite. 

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mercoledì 15 settembre 2021

UN BUON MOTIVO PER VISITARE "UNA MARINA DI LIBRI" ? VI ASPETTO VENERDI' 17 SETTEMBRE ALLE 20,30


 "Una marina di libri" è il Festival-Fiera più importante al Sud di Napoli. Quest'anno si svolgerà da giovedì 16 a domenica 19 settembre 2021 nella bella cornice di Villa Filippina (piazza S. Francesco di Paola) a Palermo. Il biglietto d'ingresso è di soli 3 euro (i piccoli sino a 13 anni entrano gratis). Sarei molto contento se, fra la ricca offerta di incontri, qualcuno/a di voi scegliesse di partecipare alla presentazione-discussione (che avrà luogo venerdì 17 alle ore 20.30 presso lo Spazio Mediterraneo) dei due libri che ho scritto insieme agli amici del Gruppo "Noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne": L'arte di essere maschi libera/,ente. La gabbia del patriarcato e Né principi azzurri né Cenerentole. Le relazioni di genere nella società del futuro (entrambi editi da Di Girolamo, Trapani). 
A introdurre la discussione sui due testi sarà la carissima Maria D'Asaro (che proprio in quest'ultimo periodo ha aggiunto, ai suoi già numerosi titoli di merito, l'iscrizione all'Ordine dei Giornalisti siciliani e la certificazione di Counselor gestaltico). 



lunedì 13 settembre 2021

COSA C'E' NEL MERIDIONE ITALIANO CHE MANCA NEL NORD ?


 

LA QUESTIONE MERIDIONALE VISTA DALL’ALTRO LATO *

* Martedì 14 settembre 2021, alle ore 18, prenderò spunto da questi appunti per  una conversazione pubblica a Cianciana (Agrigento) nell'ambito del "Sicani creative festival" .

 Nell’immaginario collettivo di noi meridionali il Settentrione d’Italia è il luogo dove ci si trasferisce in cerca di ciò che si stenta a trovare a casa propria: un lavoro remunerato dignitosamente. Almeno sino al passaggio dalla fase industriale alle fase telematica, post-industriale, è stato realmente così. Infatti Lombardia e Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna hanno fruito di una rete sviluppata di trasporti (non solo viaria e ferroviaria, ma anche fluviale) e di una vicinanza – talora una vera e propria continuità – con Stati europei più avanzati economicamente. Soprattutto le popolazioni settentrionali hanno mostrato – mediamente - maggiore spirito imprenditoriale e maggiore libertà di concorrenza (grazie a minori interferenze mafiose che falsano la libertà di mercato).

Eppure…Eppure, se molti emigrati ritornano e non pochi cittadini settentrionali decidono di trasferirsi al Sud una volta raggiunta la condizione di pensionati, vuol dire che sono attratti da qualcosa che manca – o difetta – al di sopra del parallelo di Roma. In una parola, si potrebbe sintetizzare questo ‘qualcosa’ come qualità della vita potenzialmente migliore. In realtà in Puglia e in Campania, in Calabria e in Sicilia, nonostante tanti inconvenienti, la gente non solo gode di un clima più confortevole e di un insieme notevole di  bellezze naturali e artistiche sovrabbondanti, ma vive con ritmi meno stressanti e stabilisce relazioni umane più spontanee.

Alcune forze politiche, spalleggiate da intellettuali privi di scrupolo, vorrebbero alimentare la contrapposizione dualistica fra questo Settentrione e questo Meridione. 



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https://www.zerozeronews.it/litalia-e-il-capovolgimento-della-questione-meridionale/