martedì 24 novembre 2020

MERCOLEDI' 25 NOVEMBRE 2020 ALLE 21,00: ANCORA SULLA GABBIA DEL PATRIARCATO

 

Buongiorno a tutte/i,

CONTINUIAMO CON IL CICLO  

"Uomini, Mascolinità, Cambiamento. 

La Parola degli uomini sulla violenza di genere".


Siete tutti e tutte invitati/e al webinar  con 

Augusto Cavadi,

 mercoledì 25 novembre ore 21.00,

a partire dal suo libro dal titolo

 "L'arte di essere maschi libera/mente. La gabbia del patriarcato" (Di Girolamo, Trapani 2020)

 

Per partecipare alla riunione video, fai clic su questo link: https://meet.google.com/ytd-yvbt-hss


Altrimenti, per partecipare telefonicamente, componi +39 02 3046 1796 e digita il PIN: 

736 005 709#
Per visualizzare altri numeri di telefono, fai clic su questo link: https://tel.meet/ytd-yvbt-hss?hs=5



Tale iniziativa è inserita nel quadro del progetto Ministeriale che ci permette di rinforzare il  sistema AltaValdelsa di prevenzione della violenza di genere  e i servizi di protezione e messa in sicurezza della donne e dei minori vittime  

 


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CENTRO PARI OPPORTUNITA' VALDELSA

P.zza Unità dei Popoli, 1 - 53034 Colle di Val d’Elsa (Siena)

tel./fax. 0577 924096 e-mail: pariopportunitavaldelsa@gmail.com

 

lunedì 23 novembre 2020

CONFESSIONI DI UN LADRO DI...RIFIUTI


 www.girodivite.it

11.11.2020

 

PERCHE’ SPRECARE TUTTI I RIFIUTI ?

 

Secondo i Romani, padri del diritto occidentale, summum ius summa iniuria (che, tradotto alla buona, sarebbe: certe volte le norme sono così rigide da risultare inique). L’adagio latino mi è tornato in mente per un episodio un po’ grottesco accadutomi in questi giorni. Vivo a Palermo e da alcune settimane trovavo i cassonetti bianchi, destinati alla raccolta della carta pulita, strapieni (almeno nell’arco della decina di chilometri dalla stazione portuale a Mondello). Così, per non gettare chili di cartoni nel bidone dell’indifferenziata, ho pensato di conferirli nel punto di raccolta della Rap (l’azienda Risorse Ambiente Palermo)  meno lontano: a Borgo Vecchio, nei pressi di piazza della Pace. Svuotando i sacchi mi sono accorto che, poco prima di me, qualcuno aveva deciso di liberarsi di un’intera biblioteca ( sua? di una moglie andata via da casa? di un papà defunto?). Chi ama i libri, pur senza fanatismi idolatrici, mi comprenderà: non ho potuto resistere alla tentazione di controllare cosa fosse stato destinato al macero né, avendo visto tanti titoli di classici per lettori di ogni età (anche per i ragazzini del doposcuola a Ballarò dove do una mano per la formazione dei volontari), di sottrarre all’inglorioso destino almeno PinocchioPiccole donne e i sonetti di Shakespeare.  Con tono molto gentile un dipendente dell’azienda si è accostato e mi ha spiegato che stavo consumando un’irregolarità – anzi, per dirla tutta, un furto –  mettendo a rischio perfino il suo posto di lavoro, con l’accusa di complicità, se si fosse astenuto dal bloccarmi: “Una volta oltrepassato il cancello, tutto ciò che è qua dentro è proprietà della Rap e nessuno può asportarlo a piacimento”.

Ovviamente ho obbedito al cortese invito (facendo finta di dimenticare in una mano un volume di filosofia moderna ormai fuori commercio che avrebbe sostituito degnamente la copia da me regalata anni fa a un’amica), ma accompagnato da un interrogativo: davvero esiste questa normativa così rigida che, per farla rispettare, ci sarebbero (secondo la dichiarazione del mio interlocutore) delle telecamere in funzione? Davvero in una città dove molti accatastano rifiuti in discariche abusive, agli angoli delle strade, si vigila giorno e notte affinché qualche mentecatto come me non remi controcorrente, sottraendo ‘rifiuti’  per arricchire la cultura propria e dei bambini indigenti? 

Sarei felice di una risposta autorevole e, perciò, attendibile. E, se fosse affermativa, chiederei perché in Germania (e  - presumo -  in altri Paesi della stessa unione europea di cui facciamo parte) le amministrazioni pubbliche possono prevedere dei grandi spazi in cui chi vuole deposita ciò che non gli serve più o va a prelevare ciò che altri hanno depositato? Il gentile impiegato della Rap, vedendo l’espressione perplessa del mio viso,  mi ha chiesto a scopo didattico-illustrativo: “Ha idea di cosa succederebbe se uno come lei venisse qua non per rovistare fra i libri, ma tra i computer e i televisori?”. “Penso” – gli ho risposto controllando il tono della voce affinché non risultasse arrogante né derisorio – “che vi semplificherebbe di molto il lavoro e le spese dello smaltimento”. Mi ha guardato senza ribattere, senza  una parola, ma con lo sguardo molto eloquente: “Da uno che raccoglie libri senza preoccuparsi di ingombrarsi casa, mi potevo aspettare un ragionamento sensato?”

 

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

domenica 22 novembre 2020

"LA GABBIA DEL PATRIARCATO": NE VOGLIAMO PARLARE INSIEME VIA INTERNET LUNEDI' 23 NOVEMBRE 2020 DALLE 17,50 ?

 

La Fondazione "Vito Fazio-Allmayer" 

ed il Gruppo “Noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne” 

organizzano 

per lunedì 23 novembre 2020 (ore 17,50  – 20)

un seminario on line sul tema

 

DENTRO LA GABBIA DEL PATRIARCATO SIA LE DONNE CHE I MASCHI

 

Il seminario consisterà in un esame critico del volumetto di Augusto Cavadi, 

L’arte di essere maschi libera/mente. La gabbia del patriarcato

(Di Girolamo, Trapani 2020, pp. 155, euro 13,90)

 

Le relazioni introduttive saranno a cura dei docenti universitari

Elena Mignosi e Giuseppe Burgio.

 

Coordinamento e regia dell’evento a cura di Francesco Cortimiglia.

 

 

La riunione avverrà soltanto su piattaforma  Zoom. 
Per entrare direttamente nella riunione (se si è già scaricata la piattaforma Zoom) basta cliccare qui:

 
https://us02web.zoom.us/j/86550384552 

venerdì 20 novembre 2020

GIORGIO GAGLIANO DIPLOMATO IN VIOLINO : QUI UN FRAMMENTO DEL CONCERTO-ESAME

 



Dopo dieci anni di studi ed esami (intrecciati con i 5 anni del liceo classico, in cui ci siamo incontrati, e i 3 anni della prima laurea in filosofia) Giorgio Gagliano ha conseguito anche il diploma in violino. Adesso potrà dedicarsi a tempo pieno al conseguimento della laurea magistrale in filosofia e poi...non avrà alibi: dovrà iniziare a lavorare! Come musicista o come filosofo? Secondo Platone ("la filosofia è musica"), Schelling ("l'Assoluto, che il filosofo cerca, lo trova l'artista") e Schopenhauer ("la musica è la più metafisica delle arti") forse non sarà necessario optare per l'una o l'altra strada. So solo che la "Casa dell'equità e della bellezza" di Palermo attende di riaprire le porte dopo l'epidemia per proporre qualche altro bel seminario di Giorgio sulla storia della musica con alternanza di spiegazioni verbali ed esecuzioni musicali dal vivo. 

CLICCANDO QUI ENTRATE SU UNO SPAZIO DI YOUTUBE CON UN FRAMMENTO DEL CONCERTO ESEGUITO DA GIORGIO, CON IL PIANISTA RICCARDO SCILIPOTI, COME PROVA D'ESAME FINALE (e capirete perché la commissione gli ha conferito il diploma con 110/110, la lode e la menzione):



giovedì 19 novembre 2020

TRACCE PER UN'OMELIA (LAICA) NELLA DOMENICA DI "CRISTO RE" DELL'UNIVERSO (22 novembre 2020)

 

Come alcun* di voi sanno già, l'Agenzia di stampa "Adista" (Roma) pubblica, per ogni domenica dell'anno liturgico cattolico, una traccia di 'omelia' richiesta dalla redazione a qualche autore che sia "svestito: senza paramenti, dottrina e gerarchie". 

Alcuni di questi contributi (a firma, tra gli altri, di Leonardo Boff, Fausto Bertinotti, Gabriella Caramore, Anna Carfora, Giancarlo Caselli, Augusto Cavadi, Erri De Luca, Rita Giaretta, Raniero La Valle, Alberto Maggi, Lidia Maggi, Enzo Mazzi, Antonietta Potente, Sergio Tanzarella, Gianni Vattimo, Alex Zanotelli,  ...) sono stati già editi in tre volumi (relativi agli anni liturgici A, B, C), Fuoritempio. Omelie laiche, a cura di V. Gigante e L. Kocci, Di Girolamo, Trapani. 

Nel numero 37 di "Adista notizie" è stata ospitata una mia meditazione per la festa di Cristo Re (domenica 22 novembre 2020).

“Adista-notizie” 37

(14 ottobre 2020)

 

CRISTO, RE SULL’ASINELLO

 

La festività odierna può essere vissuta su due registri teologici, e direi emotivi, assai differenti. Schematizzando brutalmente, si potrebbe individuare una prima angolazione secondo il pensiero, e il sentire, di chi (papa Pio XI) l’ha istituita nel 1925 (con l’enciclica Quas primas): è la prospettiva di un papa, allarmato dal diffondersi dello spirito ‘laico’ (sia nell’accezione positiva, costruttiva, emancipatrice del Modernismo interno alla Chiesa cattolica, sia nell’accezione negativa, nostalgica, imperialistica del Fascismo da poco al potere in Italia e presto in mezza Europa), che decide di rilanciare l’immagine medievale di Gesù Cristo come  detentore del  “potere su tutte le cose temporali, dato che Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create, in modo che tutto soggiaccia al suo arbitrio”. Al di là dei propositi soggettivi del papa, è evidente che questa concezione comporta oggettivamente dei rischi notevoli: poiché Cristo non percorre più le strade della terra, è la Chiesa – soprattutto il suo Pontefice massimo – a poter, anzi a dover, esercitare una sorta di supervisione sulle autorità anche civili. L’ombra dell’integralismo clericale si proietta dunque, per la gioia di tutti i settori conservatori e reazionari del cattolicesimo, da questo modo di intendere la festa di Cristo Re. 

Ma, vangelo alla mano, è possibile un registro di lettura molto diverso. In Giovanni XVIII,36 l’agiografo mette sulle labbra di Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui”. L’immagine del Messia che cavalca un asinello è la rappresentazione plastica della sua autentica regalità che non ha bisogno di soldati né di politici, anzi neppure di radiomarie né di banchieri, per l’instaurazione del suo “regno”. Ciò per una ragione radicale: il “regno” annunziato da Cristo, e per il quale egli è vissuto e morto, non è propriamente “suo”, ma di Dio, del Padre celeste. Come è stato notato da alcuni teologi, non è Gesù che porta il regno di Dio ma, in un certo senso, è il regno di Dio che afferra, conquista, conduce, trasporta Gesù. In questa seconda ottica si diradano molte tentazioni ecclesiastiche: i discepoli di Gesù non hanno nessuna abilitazione a sovrintendere sulle autorità umane, a legittimarle nel loro esercizio e a stabilirne i confini di competenza. Credenti, non-credenti e diverso-credenti siamo tutti invitati a lavorare per un “regno” di cui nessuna figura umana, neppure Gesù, è titolare esclusivo e interprete infallibile. 

Possiamo affermare che, da questa angolazione, non si rischiano equivoci e fraintendimenti? Purtroppo, no. Per evitare lo scoglio dell’integralismo si è sbattuto tante volte contro la rupe del soprannaturalismo. “Il mio regno non è di questo mondo” è stato inteso come invito a non occuparsi della storia, della politica, dell’economia, della scienza, dell’arte, dell’ecologia; a concentrarsi esclusivamente sull’altro mondo, sull’altra vita. Ma anche questo è un tradimento del “regno di Dio” che, stando al complesso del Secondo Testamento, si instaura o qui o in nessun luogo; o adesso o mai.  Che cresce come un piccolo seme man mano che gli affamati vengono saziati, gli assetati vengono abbeverati, ai disoccupati si propone un lavoro dignitoso, ai profughi un’accoglienza fraterna, ai disperati una prospettiva di senso: Dio regna quando gli si dà gloria ma, già nel II secolo, sant’Ireneo spiegava che “la gloria di Dio è l’uomo vivente”. Le Destre religiose e politiche (quasi sempre sovrapponibili) possono inveire quanto vogliono contro un papa che sta facendo il minimo, e il massimo, che può fare un pastore: ricordare che è troppo facile elevare proclami di devozione verso un Dio che non si vede mentre si ignorano, o si strumentalizzano, i fratelli che si vedono. 

 

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com