domenica 24 marzo 2019

ANCORA SU PRETI E MAFIOSI: UNA CONVERSAZIONE CON SPRAYNEWS

https://www.spraynews.it/blog-1/messa-al-boss-il-teologo-cavadi-il-tono-del-frate-è-mafioso-per-lui-dio-è-il-padrino

Pur con qualche inesattezza (ad esempio, non più 60 anni da almeno 8...) 
il resoconto sintetizza abbastanza bene una conversazione al telefono 
molto più lunga con Fabio Di Chio.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

martedì 19 marzo 2019

SE IL PARROCO MINACCIA IL GIORNALISTA

16.3.2019

LE INTIMIDAZIONI TEOLOGICHE DEL PARROCO DELLA KALSA

Quando ho letto della minaccia del frate carmelitano della Kalsa, Mario Frittitta, al mio amico Salvo Palazzolo di “Repubblica”, che era andato a intervistarlo su una messa in suffragio del boss Tommaso Spataro, sono rimasto incredulo. La frase riportata come titolo della notizia era esplicita (“Stia attento a come parla, perché altrimenti Lei la paga! ”): molto esplicita, anzi troppo. E, proprio per questo, sospetta. Un prete che, come lui, ha frequentato certi ambienti (sino a incorrere in una condanna di primo grado per favoreggiamento del latitante Pietro Aglieri, poi annullata in appello) conosce  le regole: dunque sa, dovrebbe sapere bene, che le intimidazioni efficaci non sono mai così sboccate. Bisogna dire e non dire, alludere: mica siamo in un film western ! 
Ho voluto dunque ascoltare la registrazione audiovisiva dell’intervista pubblicata sul sito on line dell’edizione palermitana di “Repubblica” e, in effetti, la versione integrale restituiva l’inconfondibile ambiguità  del codice mafioso: “Stia attento a come parla, perché altrimenti Lei la paga…perché il Signore fa pagare queste cose”.
Ah, ora mi oriento meglio.
Il buon “padre” non si era abbassato a livello di delinquenti comuni, non si era ridotto a parlare come un ragazzaccio di borgata in lite con il coetaneo per questioni di soldi o di donne. No: in perfetto stile mafioso ha dato generosamente un consiglio per il bene dell’interlocutore. Per il bene terreno e, in omaggio al proprio ministero, per il bene ultraterreno. 
Apparentemente questa formulazione – per altro scaturita all’impronta, spontaneamente, sulle labbra del parroco – ridimensiona la gravità della minaccia; ma, nella sostanza, rivela una profondità teologica spaventosa. Qui, infatti, non si suppone che a difendere l’onore di un padrino defunto da un mese esatto possano essere altri padrini, o i familiari, o gli eredi della cosca. Qui si afferma, come fosse una verità evidente, che a difesa del buon nome di Tommaso Spataro, dei suoi congiunti, della comunità raccolta in preghiera per la sua anima, sarà Dio stesso in prima persona. Un Dio che, dispostissimo ad accogliere fra le sue braccia un pluriassassino, sarà invece inesorabile nei confronti di un giornalista nell’esercizio delle sue funzioni. Insomma: padre Frittitta, cappellano di padrini, ha fede incondizionata in un Dio padre-padrino (padre comprensivo con chi passa la vita a schiavizzare gli altri, padrino inflessibile con chi passa la vita a fare il proprio dovere civico e professionale). L’arcivescovo Corrado Lorefice, che nel discorso di presentazione alla città citò il vangelo e la costituzione repubblicana, don Puglisi e Peppino Impastato, ha prontamente stigmatizzato le parole del parroco. Ma – anche se, in quanto appartenente a un Ordine religioso,  Frittitta non dipende direttamente dall’arcivescovo di Palermo - non sarebbe il caso che questi esercitasse una pressione morale sui Superiori carmelitani affinché il reverendo padre venga trasferito altrove, per eccesso di “compatibilità” ambientale?
Sappiamo tutti che a Palermo ci sono preti, suore, catechisti distanti mille metri dalla mentalità e dal linguaggio di frate Frittitta: ma lo sono davvero tutti, tutte? O, anche in buona fede, permane in molti contesti un’immagine del Divino contrassegnata da quei caratteri aggressivi, vendicativi, di cui la Bibbia è zeppa (anche se non priva di quelle valenze di misericordia e di compassione su cui tanto insiste l’attuale papa Francesco)?

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

domenica 17 marzo 2019

ANCHE PER I RAGAZZINI CHE NON VIVONO A PALERMO...

...è possibile che qualche adulto organizzi un incontro simile a questo per far conoscere la storia di Peppino.


Libreria Feltrinelli, v. Cavour, Palermo.

venerdì 15 marzo 2019

LO "SCIOPERO" DI OGGI PER IL CLIMA: PERPLESSITA' E TIMORI

15.3.2019

IL RISCHIO D’IPOCRISIA DI UNO “SCIOPERO” ECOLOGICO

La notizia del giorno: sciopero generale degli studenti di tutto il mondo per il clima. Che i media rischino la retorica è inevitabile. Evitabile, però, sarebbe l’uso distorto di alcuni termini come “sciopero”: adatto a operai che rinunziano a un giorno di paga pur di danneggiare il datore di lavoro e non a studenti che rinunziano a un servizio cui hanno diritto. Come nel caso di malati che per un giorno decidessero di rinunziare alle cure mediche, si dovrebbe piuttosto parlare di “astensione per protesta”, “manifestazione”, “dimostrazione di piazza”…
Ma, al netto dell’ eccesso di retorica e dell’approssimazione linguistica, le questioni centrali sono due.
La prima:  se, come è probabile, le autorità governative non si lasceranno commuovere dai cortei e dagli striscioni, quanti di questi giovani useranno  - sapranno usare e vorranno usare – l’arma del voto alla prossima occasione? In Italia abbiamo constatato che, quando un’organizzazione politica come i Verdi chiede i suffragi senza promettere benefici individuali, gli elettori  - giovani e meno giovani – si fanno sordi. Una cosa è affrontare il grave sacrificio di saltare le lezioni di greco o di matematica, un’altra cosa è rinunziare alla logica del voto di scambio (o anche solo del voto su promessa di uno scambio futuro). Sarà interessante, ad esempio, capire quanti fra i giovani statunitensi oggi in piazza hanno votato e voteranno alle prossime elezioni per uno come Trump che irride apertamente gli allarmi degli scienziati sul futuro del clima. 
Seconda questione: quanti giovani, da oggi, cambieranno le proprie abitudini in ambito ecologico? Spero in tanti. Ma, onestamente, temo che non avverrà. Spero che le spiagge della Penisola non saranno più seppellite da bottiglie di birra e sacchetti di plastica abbandonati da cittadini di ogni età. Spero che i marciapiedi antistanti le scuole – soprattutto le scuole superiori – cesseranno di essere invasi da lattine di coca-cola e da fazzolettini di carta unti. 
Da più di mezzo secolo ormai giro per le scuole del Paese – soprattutto, ma non esclusivamente, meridionali – da insegnante o da formatore. L’esperienza mi attesta – quanto vorrei, sinceramente, che qualche collega mi smentisse! – che non tutti i dirigenti scolastici predispongono la raccolta differenziata dei rifiuti. Là dove esistono i contenitori, non tutti i docenti e gli alunni li utilizzano con attenzione. E là dove si verifica una miracolosa convergenza di civismi  (tra dirigenti, insegnanti e studenti) ecco che – dopo il suono della campanella che svuota gli edifici – il benefico flusso ecologico trova, non sempre per fortuna, l’ultima strozzatura: la schiera dei bidelli. Molti, o alcuni, di loro – secondo variabili imprevedibili – ritengono troppo faticoso smaltire i rifiuti in maniera differenziata: così precipitano in enormi sacchi scuri dove, direbbe Hegel, “regna una notte nera in cui tutte le vacche sono nere”.
 Non mi credete?  Vi capisco: neanch’io avrei creduto, se non l’avessi visto con i miei occhi, che una bidella del liceo in cui ho insegnato negli ultimi vent’anni prima della quiescenza, una volta concluse le pulizie di ogni aula, gettava tutto dalla finestra nel cortile sottostante. Quando le ho fatto notare, più stupito che incavolato, l’assurdità de gesto, mi ha fissato come fossi stato un marziano che parlava di asteroidi. D’altra parte, la sua spazzatura non imbrattava un vialetto immacolato, ma si aggiungeva a tutto quello che, nella mattinata, vi avevano gettato dalle finestre i ragazzi. 
 Erano i fratelli maggiori di quegli stessi ragazzi che oggi sono in strada a gridare con i cartelloni contro l’inquinamento globale. Certo, dal punto di vista quantitativo, un politico alla Trump può danneggiare il pianeta molto più di un liceale di Palermo: ma dal punto di vista qualitativo siamo sicuri che non siano collegati da un filo rosso più grave quanto meno consapevole?

Augusto Cavadi