Trovo ottimi gli intenti perseguiti da Luana Zanella nel curare la raccolta di scritti La sostituzione della madre. Ecologia e femminismo pensano insieme, Moretti & Vitale, Bergamo 2026: affrontare la scottante tematica della GPA (Gravidanza Per Altri) mediante un approccio di filosofia esperienziale alla duplice luce del femminismo e dell’ecologia. L’autrice del volume, negli scritti introduttivi, richiama pensatrici e pensatori che hanno giocato un ruolo pionieristico sia nell’ambito femminista (come Françoise d’Eaubonne, «cui dobbiamo la definizione stessa di ecofemminismo», p. 14) che nell’ambito ecologista (come Laura Conti). Inoltre, e soprattutto, fa il punto sull’ «incandescente dibattito mondiale intorno all’uso pubblico del corpo psicofisico delle donne» (p. 11), non nascondendo la sua posizione nettamente critica verso la GPA sia a titolo (almeno formalmente) gratuito sia a titolo (esplicitamente) commerciale. A suo avviso, infatti, questa pratica è una tappa di un processo di arretramento: «Il corpo femminile fecondo, sottratto al controllo patriarcale dalle lotte secolari delle donne, grazie alle loro conquiste di cui si è avvantaggiata l’umanità tutta, ritorna a essere uno strumento a disposizione del desiderio di maternità e paternità di altri» (p. 31).
Già
nel primo dei testi antologizzati (Essere ed essere comprate. Prostituzione,
maternità surrogata e identità divisa di Kajsa Ekis Ekman) si insiste su
uno degli argomenti più ricorrenti: costringere la madre surrogata a una sorta
di dolorosa schizofrenia. Infatti, ella, per contratto, «deve vivere per il
bambino, pensare al bambino in ogni azione quotidiana e, allo stesso tempo,
deve creare una distanza tra sé e il suo corpo, tra sé e il bambino che porta
in grembo, perché deve sempre fare una distinzione tra ciò che è il suo essere
e ciò che viene comprato. Deve avere a cuore il bambino ma non affezionarsi a
lui, e questa è forse la parte più difficile: vendere sé stesse e allo stesso
tempo essere gentili con sé stesse» (p. 76).
Nel
secondo contributo raccolto, Maternità surrogata: un’altra clausola del
contratto sessuale, di Carole Pateman, si sottolinea l’affinità culturale
fra la legalizzazione di queste pratiche e la mentalità dell’individualismo
«proprietario» e «patriarcale»: «la concezione della libertà come capacità di
fare quello che si vuole di se stessi, significa cancellare ogni relazione
intrinseca fra la donna proprietaria, il suo corpo e le sue capacità
riproduttive. Costei ha con la sua proprietà la stessa relazione esterna che ha
l’uomo proprietario rispetto alla sua forza lavoro o al suo sperma» (p. 84).
Del
terzo testo riportato dalla Zanella, Il corpo assente di Cristina
Faccinani, mi ha molto favorevolmente colpito la «intenzione di volerne pensare
e di volerne parlare in un modo il più possibile esitante, incompleto, per
interrogativi e per frammenti, per problemi e non per soluzioni, nel modo più
lontano possibile da una posizione giudicante a priori» (p.87).
Dell’ampio
contributo di Rosella Prezzo, Nascere nell’epoca della sua riproducibilità
tecnica, ho trovato particolarmente interessante l’osservazione che «le
idee di libertà e di autodeterminazione, se prese in maniera distorta nella
loro assolutezza individualistica, portano anche a situazioni paradossali e
incongrue, sfociando addirittura nel loro contrario, cioè in un asservimento»
(p. 101): non so quanto congruamente, ma a me viene da pensare al diritto
assoluto di disporre del proprio corpo (e del feto considerato come parte del
corpo materno) quando si parla di aborto (non solo terapeutico ed eugenetico,
ma anche selettivo rispetto al sesso del nascituro) che, in linea strettamente
logica, non può non comportare il diritto di procreare e disporre del neonato
(per amicizia o per denaro).
In
Cosa viene prima. Scegliere dopo aver pensato, Annarosa Buttarelli
svolge un discorso raffinato che non sono riuscito a seguire agevolmente, ma da
cui si possono forse trarre due inviti. Il primo a invertire la situazione
corrente che vede in atto «una diffusa svalutazione della riflessione ordinata,
una riflessione che segua una logica radicalmente fondata, mentre ci si affida
semplicemente a un racconto solamente emotivo, oppure a quelli che si ama
chiamare “vissuti”, detti in pubblico senza una elaborazione» (p. 109); il
secondo invito a trascendere la logica giuridico-contrattuale (seguendo la
quale è difficile contestare la liceità della GPA) per attingere la logica
dell’amore (nel senso in cui ne parla, fra altre, Simone Weil).
In
un breve articolo ripreso dalla “Stampa” di Torino, La gestazione per altri
e i diritti dimenticati, Gabriella Luccioli critica, in quanto «del tutto
inutile» e elusiva della «fondamentale esigenza di apprestare un’effettiva e
rapida tutela dei bambini incolpevoli comunque siano venuti al mondo» la legge
approvata il 16 ottobre 2024 che configura come «reato universale» (p. 116) la
GPA, perseguibile quindi anche se praticata all’estero, ad esempio in Stati
come l’Ucraina dove – come riferisce nel suo intervento Caludia Bettiol - «la
maternità suffragata è legale e commerciale» (p.119).
Che
la problematica della GPA rientri in una rivoluzione bio-tecnologica colossale
delle modalità naturali di trasmissione della vita (piante, animali e esseri
umani) è ben illustrato da una lunga intervista, Brevetto universale,
rilasciata nel 1994 da Alex Langer, nella quale il pensatore “verde” sottolinea
come tale rivoluzione «ha conseguenze enormi e forse non ancora avvertite dalla
gran parte della gente» (p. 135).
Da
questi cenni telegrafici si evince la rilevanza di questo libro che però, a
differenza di quanto sostiene in premessa la curatrice, non mi pare «possa
essere utile per corsi di informazione e formazione, indipendenti da ogni
schieramento preconcetto» (p. 11). Infatti i sì e i no non sono
equamente rappresentati, anzi i sì non lo sono per nulla.
A
me ha suggerito innanzitutto l’opportunità di non ridurre la varietà delle
posizioni favorevoli alla GPA a una sola (ovviamente la peggiore della lista),
appiattendo i vari sì (ad esempio di Niki Ventola o di tante femministe) alla
«appropriazione da parte del capitalismo neoliberista» del «percorso delle
maternità e della fecondità, sia fisica che mentale» (ivi) o inquadrandoli come
espressione della «ondata violenta, misogina e autoritaria che sta travolgendo
il mondo» (p. 13).
Inoltre
mi ha suggerito la necessità di
distinguere due punti di vista che nei vari contributi mi sembrano
intrecciarsi: la prospettiva etica della liceità e la prospettiva giuridica
della legittimità. Tra i due piani di discorso vi sono certamente dei nessi, ma
non è stato mai saggio sovrapporli. Ci sono pratiche che alcuni/e di noi
riteniamo eticamente illecite (la prostituzione, l’aborto nei casi in cui non
ci siano pericoli accertati per la vita della madre o malformazioni gravi del
nascituro etc.) di cui auspichiamo, però, la regolamentazione giuridica come
male minore (ad evitare, ad esempio, che alcune donne possano abortire in
sicurezza e altre in condizioni disperate): che la GPA non rientri fra queste?
Augusto Cavadi
L'originale è qui:
https://www.zerozeronews.it/la-gravidanza-per-altri-fra-etica-e-diritto/





