lunedì 17 giugno 2019

UNA CONSIDERAZIONE "INEDITA" DI PAPA FRANCESCO SULLE MAFIE AFRICANE E NOSTRANE


15.6.2019

I migranti e Papa Francesco
Le parole 'troppo' sincere

   I rapporti illeciti fra esponenti della Lega (Francesco Paolo Arata) e cittadini siciliani in odor di mafia (Vito Nicastri), su cui informano le notizie di cronaca, sono tutti da verificare in sede giudiziaria. In linea generale, comunque, non suonano sorprendenti: la mafia, infatti, non ha mai avuto una identità ideologico-politica definita e ha sempre corteggiato (spesso ricambiata) i partiti al potere.
    Nelle contingenze attuali la consapevolezza di questi rischi dovrebbe rendere i leghisti - i leghisti siciliani in particolare – molto prudenti nel concepire e nell’esternare frettolose generalizzazioni sulla pericolosità sociale di fenomeni complessi come i flussi migratori. 
   Su questo aspetto delle polemiche di questi giorni è intervenuto anche papa Francesco in uno dei suoi discorsi, precisamente in un discorso a braccio rivolto il 7 aprile 2019 a insegnanti e studenti del Liceo “San Carlo” di Milano: “E qui tocco una piaga: non avere paura dei migranti. ‘Ma, Padre, i migranti…’. I migranti siamo noi! Gesù è stato un migrante. Non avere paura dei migranti. ‘Ma sono delinquenti!…’. Anche noi ne abbiamo tanti: la mafia non è stata inventata dai nigeriani; è un ‘valore’, tra virgolette, nazionale, eh? La mafia è nostra, ‘made’ in Italia: è nostra. Tutti abbiamo la possibilità di essere delinquenti. I migranti sono coloro che ci portano ricchezze, sempre. Anche l’Europa è stata fatta da migranti! I barbari, i celti… tutti questi che venivano dal Nord e hanno portato le culture, l’Europa si è accresciuta così, con la contrapposizione delle culture”.
    L’affondo anti-razzista è senza dubbio efficace. Ma la stampa non ne ha dato notizia. Come mai? Perché il papa queste cose le ha detto veramente – e chiunque può ascoltare la videoregistrazione al link www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-04/papa-francesco-udienza-istituto-san-carlo-giovani.html - ma lo staff dei responsabili della comunicazione in Vaticano (diretto da un palermitano, Paolo Ruffini, nipote del cardinale Ernesto Ruffini) ha ritenuto opportuno cancellare dalla trascrizione ufficiale le righe che ho riportato in corsivo. Forse, come altre volte, un gesto di protezione per evitare a questo vescovo di Roma un po’ troppo sincero, un po’ troppo evangelico, più guai di quanti se ne procura già con le parti edite dei suoi discorsi. E in effetti ci sono dei precedenti preoccupanti: a causa di questo stile immediato e poco diplomatico, qualche altro – che ai vertici della Chiesa cattolica non dovrebbe essere del tutto sconosciuto - duemila anni fa è finito impalato. 

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com 

https://livesicilia.it/2019/06/15/i-migranti-e-papa-francesco-le-parole-troppo-sincere_1066806/

sabato 15 giugno 2019

IL SACRIFICIO. POLISEMIA DI UN ARCHETIPO




A cura di Rosa Rita Ingrassia sono stati editi gli Atti del Convegno del Convegno CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica), svoltosi a Marsala e Mozia nei giorni 25 - 26 maggio 2018, sul tema: "Il sacrificio. Polisemia di un archetipo". 
Con apertura mentale ammirevole, i colleghi psicologi anche in questa occasione hanno voluto interloquire con un non-psicologo e mi hanno chiesto un contributo dal punto di vista filosofico e teologico critico. 
Per il testo, intitolato Le disavventure del "sacrificio" (pp. 53 - 60) ,  rimando, con il link qui sotto, a quanto pubblicato già sul numero di luglio 2018 del bimestrale on line (gratuito) "Dialoghi Mediterranei" a cura dell'Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo (Trapani) e riportato, a suo tempo, in questo mio stesso blog:

lunedì 10 giugno 2019

FILOSOFARE SULLE SPONDE DEL MEDITERRANEO: E' STATA UNA BELLA FESTA !

Desidero ringraziare quanti hanno voluto partecipare alla presentazione del mio
svoltasi a "Una marina di libri" nell'Orto Botanico di Palermo giovedì 6 giugno. In particolare li ringrazio perché hanno scelto la presentazione di un libro di filosofia nella stessa fascia oraria in cui si presentavano libri più "accattivanti" e lo stesso regista Bellocchio parlava del suo ultimo film su Buscetta.

Ringrazio, ovviamente, le quattro persone che hanno animato la serata: Francesco Giardina che ha parlato del libro, trovandovi perfino qualche pregio (!), e ricorrendo alle caratteristiche dell'acqua secondo il Tao per descrivere la tendenza della "filosofia di strada" a infiltrarsi nei posti più impensati (centri sociali, carceri, pub, trattorie...):

Ancora: Adriana Saieva che ha prestato la voce a sant'Agostino, a san Tommaso d'Aquino, ad Antonio Gramsci...
Infine, ma non in ordine di gratitudine, Vincenzo Capodici alla chitarra e Federica Mantero al microfono per cantare. Così tanto per darvi un' idea...

                                        


"OLTRE LE RELIGIONI ?" DUE POSSIBILI INTERPRETAZIONI DI QUESTO "OLTRE"

DALLA RELIGIONE ALLA SPIRITUALITA’
(Appunti per la mia relazione a Napoli in occasione della Festa dei 50 anni della Comunità cristiana di base del Cassano: 8-9 giugno 2019)



Ho letto e meditato con grande attenzione il bel dossier con cui vi siete preparati a questo incontro (e che intanto è diventato un libro: ma qui cito dal pdf provvisorio). A me è stato affidato il compito, molto circoscritto, di mettere a fuoco solo un segmento della vostra ampia e articolata ricerca: il passaggio, come recita il sottotitolo del dossier, “dalla religione alla spiritualità”. Lo slogan è efficace ma, non appena si vogliono precisare le tesi, si scoprono delle differenze notevoli (già all’interno del volume a più voci, Oltre le religioni, che ha avviato questo recente dibattito nel nostro giro).
1.   Solo per un primo orientamento, e dunque con le inevitabili approssimazioni del caso, mi pare di riconoscere due principali linee interpretative. Mi viene facile esporle con obiettività perché non sono deciso a sposare la prima o la seconda. Sono proprio certo che valga la pena chiarirsi le idee su questa alternativa perché una confusione in proposito comporta lacerazioni sia intime, personali, che comunitarie, sociali.
2.   In una prima lettura, la spiritualità costituirebbe una fase successiva della religione: dunque si tratterebbe di passare dalla religione alla spiritualità abbandonando il “paradigma religionale”, lasciandoselo alle spalle. Mi pare che proprio questo intenda affermare Cristofaro Palomba quando sottolinea l’importanza e l’urgenza di  <<un percorso comune che ci aiuti a passare dalle “religioni” a nuove forme di spiritualità, approdando a nuovi percorsi “postreligionali” >> (p. 76). Se questo è davvero il suo pensiero lo trovo in perfetta sintonia con alcuni autori del volume Oltre le religioni. Per esempio con 
Roger Lenaers a giudizio del quale “il cristianesimo dovrebbe smettere di (…) essere una religione” (p. 135). Per il gesuita belga non si tratterebbe di snaturarsi, ma di ritrovare la propria identità originaria: 

       “Il cristianesimo è essenzialmente una religione? No, non lo è! 
        E’ solo nel corso del tempo che è diventatouna religione. 
        Originariamente ed essenzialmente è la comunità di coloro
        che si lasciano guidare dalla fede in Gesù di Nazareth, che
        riconoscono in lui la rivelazione immortale del Mistero
        assoluto” (p. 135).

Qui si riconosce in filigrana la decisa contrapposizione polemica, di matrice soprattutto protestante, fra “fede” (come atteggiamento esistenziale reso possibile dall’azione divina) e “religione” (come costruzione antropologica, storico-culturale). E’ il “cristianesimo senza religione (perché ormai adulto) di Bonhoeffer (cfr. p. 20); è la religione come invenzione diabolica di Karl Barth.


3.   In una seconda prospettiva, la spiritualità costituirebbe – più che una fase di superamento della religione – una rifondazione, o una rianimazione, di quest’ultima. E’ quanto dicono le parole di Enzo Cortese là dove scrive: “Ecco perché, ancora oggi (…) è necessario continuare nel nostro cammino di ricerca per andare oltre. Oltre, per un paradigma religionale caratterizzato da una spiritualità nuova che arrivi al cuore e alla mente dell’uomo di oggi” (p. 62). Se queste frasi esprimono correttamente le idee di Enzo, egli si trova in buona compagnia. Nel Notiziario dell’aprile 2016 don Franco Barbero ha scritto: 

        “Non penso che il cristianesimo abbia fatto il suo tempo per cui 
         occorra <<chiudere la partita>> e assumere in totoil paradigma 
         post-religioso. A mio avviso, ogni religione deve proporsi e progettare
         un suo <<oltre>>, camminare verso il futuro in un processo di 
         continua maturazione ed ulteriorità, di maggiore apertura a Dio come 
         fonte della vita e fondamento dell'essere. Detto in termini fin troppo 
         semplificati, non vedo come una nuova epoca per la spiritualità umana 
           comporti un andare <<oltre le religioni>>. Vedo, invece, in questa 
           stagione storica, una straordinaria opportunità, un appello chiarissimo
           ed urgente alle religioni a convertirsi, facendo fiorire e rifiorire le loro
          radici. Mi sembra che il Dio della vita apra sentieri pieni di fecondità”. 

Pochi mesi dopo, nel Notiziario del settembre 2016, Barbero ha ribadito proprio a proposito del libro :

             “Chi si fermasse al titolo sloganistico, Oltre le religioni, potrebbe pensare 
                che queste pagine descrivano il funerale delle religioni. Chi, come 
                me, conosce l'intera produzione di questi Autori, e la apprezza da 
                parecchi anni, legge con grande gioia, piacere e speranza queste pagine 
                che, se invitano alla decostruzione del linguaggio arcaico, lo fanno 
                 con la speranza, l'audacia e la umile proposta di chi crede
                  nella <<costruzione possibile>> di un cristianesimo riconciliato 
                 con le più feconde acquisizioni e sfide della modernità. […] Oggi, 
               anzi da parecchi anni, questi Autori-Autrici cercano di fare l'inventario 
                 del baule da abbandonare e tentano di far vedere che, in questa 
                 prospettiva,  diventa possibile una conversione del cristianesimo e     
                delle altre religioni, senza che si perda nulla dell'essenziale: 
                dico assolutamente nulla”.
Per altro, è già lo stesso José Maria Vigil a legittimare questa interpretazione soft
                 “Non è vero che il paradigma post-religionale sostenga che le
                   religioni scompariranno; questo è solo l’equivoco in cui cade chi
                   lo valuta in maniera superficiale o pregiudiziale, senza ascoltarne gli
                   argomenti in tutte le loro sfumature. 
(p. 194).

4.    Non sono certo in grado di dirimere la questione del futuro della religione (che, in realtà, è almeno duplice: è prevedibile una sua scomparsa? Ammesso che lo sia: è anche auspicabile?). Tanto meno ne sono in grado dal momento che gli autori di Oltre le religioni tendono ad abbinare – sin quasi a identificare - due tematiche a mio avviso distinte: il futuro della religione il futuro del teismo. Ma a me pare, invece, che si possa essere teisti senza accettare una religione (vedi il deismo illuministico dal Settecento europeo a oggi) e che si possa accettare una religione senza essere teisti (vedi il panenteismo di origine schellinghiana secondo Vito Mancuso).
5.    Posso limitarmi dunque a confidarvi alcuni punti di riferimento che mi stanno aiutando a orientarmi in questa fase della ricerca:
a)    O per sostituire le religioni attualmente conosciute o per ri-fondarle e ri-vivificarle, in ogni ipotesi è indispensabile dedicarsi a piantare e coltivare una spiritualitàall’altezza del nostro tempo; 
b)  Infatti questa spiritualità deve fare da base, da humus,  su cui, eventualmente, può fiorire una religiositàe (in modalità imprevedibili) forse persino una religione. La crisi complessiva attuale, almeno nell’Occidente cristiano, è che si è preteso di costruire l’edificio dal terzo piano (la religione in senso confessionale, fosse pura vissuta con purezza mistica) senza curarsi né del secondo piano (la religiosità in senso naturale) né ancor meno del primo piano (la spiritualità‘laica’, universale, in linea di principio condivisibile da credenti inseriti in organizzazioni comunitarie, da animi religiosi fuori dalle strutture ecclesiali e da spiriti agnostici o consapevolmente atei). 
Di questa spiritualità basica, a-confessionale ed a-tea (nell’accezione etimologica di un’alfa privativa che allude non alla negazione di Dio quanto alla sua messa fra parentesi, come quando diciamo che la matematica o la biologia sono a-tee) parla già il vostro dossier: per esempio là dove Cristofaro Palomba scrive che “la vita dello spirito che è la nostra dimensione radicale, dove si registrano le grandi domande, si annidano i sogni più spinti e si elaborano le utopie più generose” e che, senza di essa, “divaghiamo senza meta, senza un senso che ci orienti e che renda la vita appetibile e piacevole” (p. 69  ). E’ la spiritualità di un Giacomo Leopardi o di un Wolfgang Amadeus Mozart; è la spiritualità che mi è sembrato di rintracciare nella vicenda umana di Peppino Impastato; è probabilmente la spiritualità di un vostro compagno di viaggio che non ho conosciuto ma di cui Gennaro Sanges riferisce essere stato “un uomo laico, non religioso, eppure dotato di una profonda, intensa spiritualità, un “cristiano ateo”, come lui stesso, qualche volta, si è definito. Felice è un po’ l’espressione di quell’uomo nuovo, di quell’uomo planetario verso cui immaginiamo e sogniamo il cammino dell’umanità, verso cui le comunità di base stanno orientando la loro ricerca: una spiritualità di credenti e non credenti per un nuovo umanesimo” (p. 36). 
c)   Dove possiamo attingere contenuti, stimoli, simboli, motivazioni, ipotesi teoriche e pratiche nella ricerca di questa spiritualità laica? Dalle letterature, dalle arti figurative, dalla musica, dalla danza, dal teatro, dal cinema; dalle scienze umane e naturali; perfino dalle tradizioni sapienziali religiose se le accogliamo con occhiali critici e non le recepiamo passivamente…Ma vorrei aggiungere sommessamente, e non certo per sciovinismo professionale, dalla storia della filosofia occidentale. Hadot, Foucault, Nussbaum hanno insistito molto nel recupero della dimensione spirituale delle vite filosofiche. Io stesso vi ho dedicato un libro pubblicato in versione integrale e in versione ridotta…
d)  L’esperimento che, con un gruppetto di amici, porto avanti da più di 15 anni ogni prima domenica del mese a Palermo (“La domenica di chi non ha chiesa”) mi conferma che una domanda di questo genere di spiritualità c’è, anche se – almeno per ora – non è paragonabile alla domanda di spiritualità religiosa, addirittura confessionale se non settaria, cui rispondono con preoccupante successo molte chiese evangelicali (dico molte, non tutte, perché spero che alcune, come quella di Caserta visitata da papa Francesco, non sia come altre di mia conoscenza diretta; e dico evangelicali perché le chiese evangeliche, come la chiesa valdese o la battista o la metodista, sono ben altro genere di chiese).
e)   Ma, per chiudere, voglio chiedere soccorso ad alcuni versi di p. Turoldo:

                 Fratello ateo, nobilmente pensoso
                alla ricerca di un Dio
                 che io non so darti,
                 attraversiamo insieme il deserto.
                 Di deserto in deserto andiamo oltre
                 la foresta delle fedi
                 liberi e nudi verso
                il nudo Essere
                 e là
                 dove la Parola muore
                 abbia fine il nostro cammino.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com