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domenica 24 maggio 2026

LA SICILIA E LA CULTURA DELLA MEDIAZIONE INTERNAZIONALE


Se non è già in corso, “a pezzi” (papa Francesco), una Terza guerra mondiale è comunque all’orizzonte. Nessuna iniziativa (governativo-diplomatica o sociale di base) è superflua per tentare di stralciare questa terribile ipotesi dallo spettro delle possibilità. In questa prospettiva si è svolta giovedì 22 maggio 2026, presso l’Università di Palermo, un convegno nazionale di presentazione della RIMI (Rete Italiana per la Mediazione Internazionale) co- organizzato da AP (Agency for Peacebuilding), 3IM (Iniziativa Italiana per la Mediazione Internazionale), WIIS Italy (Women in International Security Italy) e MAECI (Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale).

Una delle peculiarità del Convegno è stato l’intreccio fra contributi accademici e testimonianze di buone pratiche nel territorio, tra le quali l’esperienza ormai triennale dell’ “Officina siciliana per la nonviolenza”. Officina perché basata sulla convinzione che la nonviolenza sia, inscindibilmente, teoria e prassi: i suoi laboratori sono concepiti programmaticamente come momenti di conoscenza, ma anche di sperimentazione. Siciliana perché radicata nell’isola al centro del Mediterraneo, ma senza provincialismi autoreferenziali: i formatori sono non solo siciliani, ma ospiti invitati da tutto il Paese. Per la nonviolenza: che è una scienza e un’arte, memoria di una tradizione secolare e inventività creativa davanti a conflitti inediti.

Cosa può apportare di specifico al tema della “mediazione” un’Officina siciliana per la nonviolenza così strutturata?

Intanto la lezione di un grande esponente della nonviolenza, il siciliano di adozione Danilo Dolci, che – fra molto altro – ha sottolineato un tassello centrale: la distinzione fra la condanna inappellabile di un sistema criminale e il rispetto, la fiducia, in un certo senso perfino l’amore per le persone inserite in quel sistema perverso. Nel contesto meridionale Dolci sintetizzava questo principio come odio per la mafia, ma non per i mafiosi. Livatino, Falcone, Borsellino e tanti altri magistrati non avrebbero raggiunto i risultati che hanno ottenuto se – secondo la testimonianza di tanti inquisiti – non avessero conciliato la severa fermezza del contrasto giudiziario con l’umanità del loro modo di rapportarsi agli indagati. (Questa distinzione, che nel linguaggio teologico tradizionale sarebbe fra “peccato” e “peccatore”, può convincere o meno; ma nessuno può spacciarsi per “nonviolento” nel senso di Gandhi o di Martin Luther King se la respinge come insostenibile).

Altrettanto sinteticamente si potrebbe indicare un secondo apporto che la cultura siciliana può offrire alla ricerca sperimentale di “mediazione”: la necessità e l’insufficienza della legalità nei rapporti interpersonali e internazionali. La legalità nasce come strategia di prevenzione della violenza nella gestione dei conflitti nonché tentativo di rimedio nei casi in cui tale prevenzione fallisce. Il timore della sanzione alcune volte funziona, ma proprio i numerosi fallimenti del diritto e dell’apparato giurisdizionale attestano l’insufficienza della legalità formale, che stabilisce regole e divieti in generale, e la necessità che essa ceda il passo – tutte le volte che le parti in conflitto lo richiedano o lo consentano – all’equità sostanziale, traguardo ideale di ogni “mediazione”. Un traguardo irraggiungibile senza la reciproca disponibilità, paziente, all’ascolto e al confronto fra le soggettività in campo. Questa postura, che privilegia la relazione rispetto alla norma, non è priva di rischi: se, infatti, non è attraversamento e superamento della legislazione ma negazione (illegalità) o evitamento (alegalità) della stessa, apre porte e portoni alla mentalità mafiosa sia all’interno di uno Stato che nelle relazioni fra gli Stati. Ma è un rischio che merita di essere affrontato se non ci si accontenta di stoppare – quando è possibile - gli scontri violenti e si vuole arrivare alle radici dei contrasti per sradicarle, evitando che presto o tardi da esse promanino nuovi e più gravi scontri.

Augusto Cavadi

Questo il link per leggere la versione originale con le foto:

https://www.zerozeronews.it/litalia-fucina-di-mediazione-internazionale/



venerdì 22 maggio 2026

IL BULLO ADULTO E IL BAMBINO VIOLENTO

Un bullo muscoloso di un metro e ottanta entra nel giardino di una casa e strappa la merendina dalle mani di un bambino gracile che la sta assaporando tranquillo su una panchina del parco. Nessuno ha insegnato al bambino come reagire – fermamente, ma senza violenza – ai soprusi: così egli afferra la prima pietra che trova a portata di mano, la scaglia verso il bullo di novanta chili e lo ferisce ad un occhio. L’energumeno allora inizia a picchiare selvaggiamente il bambino, lo vede sanguinare anche: ma non si ferma. Lo vuole morto. Anzi, vuole uccidere anche il padre, la madre, i fratelli del bambino. E’ davvero accecato dall’ira, molto più che dalla pietra.

Se passo in quel momento urlo al bestione di fermarsi, ma non mi ascolta; chiedo disperatamente ai vigili urbani poco distanti d’intervenire, ma (paura? Interessi economici? altro?) non muovono un dito.

Che faccio?

Se ho una pistola, sparo all’energumeno (se sono davvero un discepolo della nonviolenza cercherò di sparargli come fosse mio fratello impazzito, dunque mirando alle braccia o alle gambe, non direttamente al cuore con odio).

Ma se sono senza pistola, se è lui armato sino ai denti, se anzi già circondato da altri criminali della sua banda, che faccio?

Continuo a urlare di fermarsi aggiungendo parolacce, offese, minacce (inutili) e ricordandogli che è stato lui a cominciare strappando la merenda al bambino?

Oppure (dal momento che a me serve prima di tutto bloccarlo, impedirgli di uccidere il bambino) provo a intervenire come parte terza? Nel mio cuore so che c’è una sproporzione fra una ferita all’occhio e un assassinio, ma se voglio avere una minima possibilità di successo non ha senso esordire con un “Ehi, energumeno criminale! La vuoi smettere di picchiare a morte un bambino solo perché ha reagito con violenza a un tuo iniziale atto di prepotenza?”.

Piuttosto gli dirò: “Capisco che avere un occhio sanguinante è doloroso. Forse al tuo posto perderei anch’io la ragione, l’equilibrio, il senso delle proporzioni. Ma ti invito a riflettere se così reagendo non stai adottando la logica violenta a cui supponi di opporti. A riflettere che stai mortificando la tua umanità: che agli occhi del mondo stai infliggendo a te e alla tua banda di complici uno stigma che nessun oblio storico cancellerà. Che i compagnetti del bambino, e i loro familiari, cresceranno nell’odio verso di te e verso i tuoi, cercando ogni occasione di vendetta. Fermati. Rompi questo circolo diabolico. Fa’ che possiamo accompagnare te e il bambino in ospedale, curare le vostre ferite fisiche e lenire la rabbia psichica. Come ha scritto una grande donna, «tra uccidere ed essere uccisi c’è sempre una terza via: vivere» (Virginia Woolf)”.

Sarò convincente? Forse no, ma forse sì. O almeno potrò essere convincente con i membri della banda criminale che spalleggia la vendetta dell’energumeno.

(Se volete, rileggete la favoletta sostituendo a “bullo muscoloso” il governo israeliano e quella parte di popolo che lo supporta; a “bambino gracile” Hamas e quella parte di popolo palestinese che lo supporta; a “criminali complici del bullo” gli Stati Uniti d’America e tutti gli Stati del mondo che continuano a finanziare in vari modi Israele)

Augusto Cavadi 


Qui la versione originaria illustrata:

https://www.zerozeronews.it/davide-e-golia-dalla-bibbia-alla-tragedia-di-gaza-ma-a-parti-inverse/

lunedì 18 maggio 2026

IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: UN BREVE BILANCIO

A Salone internazionale del libro concluso, confermo, alle amiche e agli amici con cui ci siamo brevemente contattati in questi giorni, che per me è stata anche questa volta un'esperienza positiva.

Sarebbe troppo lunga la lista di persone che ho conosciuto, ascoltato, apprezzato: ad esempio il cardinale Jean-Paul Vesco (arcivescovo di Algeri) e il cardinale José Tolentino de Mendonça (prefetto del Dicastero per la cultura e l'educazione) che mi hanno colpito per la postura estremamente dimessa che ho avvertito come sinceramente "umile".

 (Qui il cardinale Vesco per una foto-ricordo che gli ho scattato accanto all'editore Crispino Di Girolamo)


Del terzo cardinale, Matteo Zuppi (presidente della Conferenza episcopale italiana), passato dallo stand della UELCI, conoscevo già da tempo, in altre occasioni, il tratto spontaneamente cordiale. E mi ha fatto piacere che il TG 2 lo abbia colto mentre sfogliava proprio quel Francesco d'Assisi. L'utopia che si fa storia di Ortensio da Spinetoli da me curato per Il Pozzo di Giacobbe (che ho avuto il piacere di presentare a Torino, con due esperti quali Sergio Tanzarella e Pietro Maranesi, con la sapiente regia di Eugenio Giannetta di "Avvenire"):

Non credo che questi cambiamenti di stile di alcuni prelati cattolici, per quanto notevoli rispetto ad altri monsignorini e monsignoroni di ieri e di oggi, salveranno la Chiesa dal declino inevitabile (almeno sino a quando non si deciderà di ammettere l'insostenibilità della sua dogmatica tradizionale); ma, almeno, renderanno tale declino meno grottesco.
A Torino ero andato anche per presentare la nuova Collana "I pizzini della nomafia" (editi anche questi da Crispino Di Girolamo proprio con una delle sue quattro sigle: "Di Girolamo Editore"). E sono davvero grato a Elena Ciccarello, direttrice del bimestrale "La via libera", per l'efficace intervento in dialogo con me. Il caro Davide Fadda, presente in Fiera in veste di blogger, ha avuto la bontà di farmi entrare nel giro (per me impenetrabile) di vari social frequentati da giovani e da giovanissimi/e:
(il link dovrebbe essere accessibile anche a lettori NON iscritti a FB).
Nelle stesse ore Maria D'Asaro ha illustrato i primi due titoli della Collana in un suo articolo, lucido e delicato come sempre:



mercoledì 13 maggio 2026

"I PIZZINI DELLA NOMAFIA": AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO UNA NUOVA COLLANA DELL'EDITORE DI GIROLAMO

I “pizzini” con cui Binnu Provenzano esercitava la signoria mafiosa dalla latitanza sono diventati tristemente celebri. Bisogna riconoscere che, prescindendo dai contenuti riprovevoli, il genere letterario avesse una sua efficacia comunicativa: erano testi brevi, concisi, diretti e parlavano all’interlocutore senza giri di parole superflui né fronzoli. L’editore trapanese Crispino Di Girolamo si è chiesto se, con una mossa dialettica in parte ironica, non si potesse adottare il modello per veicolare messaggi esattamente opposti e ha proposto a vari esperti del settore di scrivere per una nuova Collana: “I pizzini della nomafia”.

Al Salone internazionale del libro di Torino (14 – 18 maggio) la nuova Collana editoriale verrà presentata giovedì 14 maggio alle ore 11,00 presso lo stand della Regione Sicilia da Elena Ciccarello (direttrice della rivista bimestrale “La via libera”) e da Augusto Cavadi (autore del volumetto Liberarsi dalla mafia che fa da apripista ai successivi, tra cui Ricordati di ricordare a firma di Umberto Santino e Andrea Cozzo).

Nel “pizzino” di Cavadi si presenta, in poche ma incisive pagine, il ruolo che il cittadino/la cittadina sono chiamati/e a svolgere nella più ampia strategia di resistenza al dominio mafioso. Innanzitutto spetta ad essi/esse il compito di informarsi (sulla base non solo delle notizie di cronaca, ma anche degli studi scientifici di approfondimento) sulle metamorfosi delle organizzazioni criminali, molto abili nel coniugare la persistenza secolare con l’aggiornamento ai nuovi contesti culturali e tecnologici. Secondariamente, si tratta di adoperare bene il diritto di voto: come non si stancava di ribadire Paolo Borsellino, la matita sulla scheda elettorale è un’arma potente contro le mafie e i loro complici. In terzo luogo, come consumatori/consumatrici, abbiamo la possibilità di boicottare l’economia sospetta e di incrementare l’imprenditoria pulita (vedi pluridecennale azione di “Addio pizzo”). Un quarto ambito di azione riguarda le iniziative pedagogiche mirate all’educazione delle nuove generazioni: non solo dei quartieri popolari, ma anche delle zone benestanti dal momento che i giovani sono “a rischio” anche se appartenenti a fasce sociali borghesi. Informazione, consapevolezza politica, vigilanza economica, attivismo pedagogico sono tutti elementi  che si completano a vicenda e che richiedono impegno, rinunzie, resilienza alle incomprensioni e alle delusioni: ecco perché sono attuabili solo all’interno di una prospettiva etica. Chi non sceglie di trovare nella costruzione di una “polis” più vivibile uno dei modi più solidi di dare senso alla propria stessa vita o non si schiererà mai contro il sistema mafioso o lo farà solo precariamente sino a quando le sue motivazioni emotive non si spegneranno.

Antonio Cangemi

https://www.zerozeronews.it/i-contro-pizzini-che-azzerano-la-mafia/


venerdì 8 maggio 2026

CI VEDIAMO A TORINO, AL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO ?

Anche quest'anno sarò a Torino per il Salone internazionale del Libro. Arriverò la sera di martedì 12 maggio e ripartirò mercoledì 20 maggio. In quei giorni avrò modo di incontrare gli studenti dell'Università di Torino e vari amici, sia in Piemonte che in Lombardia. In particolare sarei lieto di incontrarvi ad uno dei due eventi al Salone del Libro in cui sarò coinvolto direttamente: o giovedì 14 maggio alle ore 11,00...


 o sabato  16 maggio alle ore 13,30







venerdì 1 maggio 2026

WEEK-END DI FILOSOFIA PER TUTTI A BOMPIETRO (MADONIE) SABATO 6 GIUGNO - DOMENICA 7 GIUGNO 2026

                LA "BIBLIOTECA DI LUCIA"  INCONTRA

                       LA FILOSOFIA-DI-STRADA

 

Prima e più che una disciplina per specialisti, la filosofia è un modo di “essere- nel – mondo”: una postura interrogativa, dialogica, riflessiva. Così intesa la filosofia impregna di sé l’arte, la teologia, la politica…insomma, la vita.

Bompietro, accogliente paese delle Madonie, ospita dunque una nuova edizione degli ormai tradizionali Festival della filosofia-in-pratica (che negli anni precedenti si sono svolti ad Amandola, Favignana, Castellammare del Golfo, Lercara Friddi, Polizzi Generosa, Gibilrossa, Segesta).

Sabato 6 giugno 2026

Ore 11,00 – 13,00: accoglienza degli ospiti e sistemazione nei B & B[1]

 

Presso AUDITORIUM Comunale  (Via Facitelli)

Ore 13,00 – 15,00: pranzo condiviso con ciò che ognuno/a vorrà mettere in tavola

Ore 16,00 – 17,30: L’arte della fuga (conversazione con Giorgio Gagliano)

Ore 18,00 – 19,30: Per una spiritualità “laica” (conversazione con Maurizio Pallante)

Presso A’ Kiazza (piazza principale di Locati)

Ore 20,00 – 21,30: cena sociale[2]

Presso AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 22,00 – 23,00: concerto musicale (violinista Giorgio Gagliano, voce di Federica Mantero)


Domenica 7 giugno 2026

Presso Parco Comunale ( Piazza Gangi 1)

Ore 9,00 – 10,00: passeggiata filosofica (condotta da Augusto Cavadi)

Presso  AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 10,30-  11,30:  Alex Langer tra scelte di pace e conversione ecologica

 (conversazione con Maria D’Asaro)

Ore 12,00 – 13,30: Laboratorio di pittura creativa (condotto da Annamaria Pensato)

 

Presso ristorante  Al Tulipano Rosso  SS290, 32

Ore 13,45- 15,00: pranzo sociale[3]

 

Presso AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 15,30 – 16,30: Racconto per immagini (Lorenzo Raspanti)

Ore 16,30 – 18,00: Laboratorio di scrittura creativa (condotto da Giovanna Bongiorno)

 

Presso Torronificio delle Madonie  (Blufi  C.da Tre aree snc )

Ore 18,30  – 19,30: risonanze dell’esperienza nel corso di un the con degustazione di dolci locali e congedo

***

Per informazioni e prenotazioni: Nuccio Pepe (cell. e w’app: 330 851 492, email nucciopepe@gmail.com)

Per partecipare basta acquistare un pass di euro 5,00 (valido per tutti gli eventi, ma necessario anche se si decide di partecipare ad uno soltanto): i cittadini con residenza attuale a Bompietro possono esonerarsi dall’acquisto del pass e limitarsi a esibire la carta d’identità.

Per la cena di sabato 6 giugno: si prevede un menù standard (onnivoro o vegetariano) comprendente tagliere di cibi locali + una bevanda (costo euro 10,00). Obbligatoria la prenotazione presso A' Kiazza (Locati) mediante  cellulare (327 943 0281 ).

Per pernottare: A' Kiazza (Locati) farà dei prezzi dedicati citando l’evento. Prenotare chiamando cellulare ( 327 943 0281 ).  Nel caso di trovi il tutto esaurito, su internet ampia offerta di B & B nella zona cui poter rivolgersi per prenotazioni.

Per il pranzo di domenica 7 giugno: il menù prevede un primo (adatto anche a vegetariani) e una bevanda al costo di euro 15,00. Prenotazione obbligatoria al Tulipano rosso mediante cell. 377 598 2679. Possibilità di integrare il pasto-standard con richieste alla carta.

***

Per chi volesse anticipare di un giorno l'arrivo sulle Madonie segnalo questa 'anteprima' a GANCI del nostro ospite del week-end a Bompietro:



mercoledì 29 aprile 2026

UNA PROPOSTA AI SINDACI ITALIANI (E A OGNI GENERAZIONE CHE COMPIE 17 ANNI)

Nell’ambito della campagna nazionale di obiezione alla guerra del Movimento Nonviolento 

https://www.movimentononviolento.it/campagne/obiezione-alla-guerra

e della campagna “Un’altra difesa è possibile”

https://www.difesacivilenonviolenta.org/

il 16 aprile 2026 ha segnato una data di notevole rilevanza. Infatti il Centro territoriale di Palermo, in stretta sinergia con la Comunità dell’Arca - Nonviolenza e Spiritualità, ha co-organizzato con l’Amministrazione comunale di Capaci (Palermo) un’assemblea cittadina su “Venti di guerra. Conflitti e prospettive di pace”, cui ha partecipato anche un’esponente del “Presidio donne per la pace”, nel corso della quale il Sindaco di Capaci, Pietro Puccio, ha annunziato una decisione destinata a fare storia. Ma procediamo con ordine.

A differenza di ciò che si suppone generalmente, la leva obbligatoria al servizio militare in Italia non è stata abolita, ma solo sospesa. Ciò significa che, in caso di emergenze, basterebbe un decreto governativo per riattivarla (senza nessun passaggio parlamentare).

A riprova di questa situazione, ogni anno i Comuni sono obbligati a trasmettere al Ministero della Difesa i nominativi dei giovani maschi che, compiendo i 17 anni di età, sono d’ufficio iscritti nella lista dei richiamabili all’obbligo di leva. Secondo la normativa vigente (sinora ignorata) le amministrazioni locali devono recepire e segnalare le osservazioni degli interessati che, in caso di chiamata, siano intenzionati a dichiararsi sin d’ora obiettori di coscienza al servizio militare e disponibili alle forme di difesa nonviolenta previste dal nostro ordinamento.

In ottemperanza alla legislazione, la Giunta municipale di Capaci, prima in Italia, ha assunto pubblicamente un duplice impegno: nell’immediato, protocollare e trasmettere le eventuali dichiarazioni in tale senso da parte dei giovani cittadini interessati. Inoltre, dal prossimo anno, informare a tappeto i giovani che andranno maturando l’età anagrafica prevista sia della loro iscrizione automatica alle liste di leva sia della possibilità di esprimere volontà di obiezione di coscienza per motivi personali o morali.

Evidentemente queste dichiarazioni, in assenza di una vera e propria cartolina di precetto, hanno valore etico e politico, non giuridico. Sulla base dell’attuale normativa si accede, infatti, allo status di “obiettore di coscienza” solo se - in caso di guerra o di grave crisi internazionale - si formalizzi la propria obiezione di coscienza entro quindici giorni dalla effettiva chiamata alle armi.

Questa proposta – che, se accolta da tanti altri Comuni italiani, potrebbe costituire un fortissimo messaggio di concreta avversione al paradigma bellicistico – trova il suo completamento in un disegno di legge di iniziativa popolare che chiede l’istituzione di un Dipartimento governativo per la difesa civile non armata e nonviolenta. Infatti già nella giurisprudenza in vigore la Repubblica italiana prevede che il dovere costituzionale di “difendere la Patria” (articolo 52) può essere adempiuto sia militarmente che mediante strategie e tecniche di lotta nonviolenta.

Ma mentre esiste un esercito che addestra chi sceglie le armi, lo Stato democratico non ha ancora predisposto una struttura che formi cittadini e cittadine per la seconda opzione (nonostante sia più compatibile con l’articolo 11 della Costituzione, secondo cui “l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti” e con le sentenze della Corte Costituzionale che ha riconosciuto pari dignità alla difesa armata e a quella non armata). Per raggiungere entro settembre 2026 le 50.000 firme necessarie si può firmare il relativo modulo in presenza di un’autorità municipale o, in alternativa, accedendo al link del Ministero  della Giustizia:

https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008

Augusto Cavadi

(Referente Centro territoriale di Palermo del Movimento Nonviolento)

su www.girodivite.it del 29. 4. 2026.

La notizia è stata ripresa e variamente rilanciata da varie mezzi di stampa locali e nazionali, fra cui "Repubblica/Palermo" e "Avvenire":

                                

https://www.avvenire.it/attualita/il-sindaco-pacifista-tutti-i-giovani-di-capaci-nelle-liste-di-leva-potranno-dichiararsi-obiettori_107614



domenica 26 aprile 2026

LA TRIPLICE EMARGINAZIONE DELLE DONNE CHE NASCONO E VIVONO IN CONTESTO MAFIOSO

Nell'ottica di una riflessione sulla violenza sistemica ai danni delle donne (riflessione che appartiene da decenni al Movimento nazionale "Maschile plurale" e, qui da noi, al "Gruppo noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne") trovo - come al solito - interessanti le analisi di Alessandra Dino cui si può accedere liberamente cliccando qui:

https://www.girodivite.it/Donne-di-Cosa-nostra-Alessandra.html

Si può notare che la sociologa palermitana destruttura molti luoghi comuni sul tema, ma conferma anche l'idea che esse "sperimentano una tripla assenza, una tripla emarginazione, intanto come donne in generale, poi come donne del Sud e, infine, come di donne di mafia".


giovedì 23 aprile 2026

VERSO LA CONCLUSIONE IL CICLO DI LABORATORI PER LICEALI "LA BELLEZZA DELLA POLITICA"

Grazie alla mia splendida ex-alunna, e da anni amica e collega, Simona Rampulla ho potuto incontrare 5 volte una sua classe di ultimo anno di Liceo (e il ciclo si concluderà con un sesto incontro).

Le ragazze hanno letto il mio libretto La bellezza della politica. Attraverso e oltre le ideologie del Novecento (Edizioni Di Girolamo), a turno hanno esposto i vari progetti politici e insieme ne abbiamo discusso in assetto idealmente circolare.

Una studentessa di un'altra scuola, su invito di un'altra cara collega, Rosaria Cascio, ha voluto intervistarmi brevemente sul senso di questa ennesima bella esperienza che realizzo anche a nome dell'associazione di volontario culturale "Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone" di Palermo.

Qui il link all'intervista (per chi ha qualche minuto libero da impegni...più produttivi):

https://sites.google.com/view/lo-strillone-anno-xii---1/202526/arte-storia-e-cultura/incontro-con-augusto-cavadi?authuser=1

martedì 21 aprile 2026

I "PIZZINI DELLA NOMAFIA" al prossimo Salone del Libro di Torino e già adesso nelle migliori librerie


Sono usciti i primi due libretti della Collana "I pizzini dell'antimafia" dell'editore Di Girolamo di Trapani. Si possono avere in tutte le librerie d'Italia fisiche e on line.

(A Palermo si trovano a colpo sicuro presso la Libreria Zacco, via Vittorio Emanuele - davanti all'Auditorium del  SS. Salvatore).

Al Salone internazionale del libro di Torino saranno presentati da Elena Ciccarello (direttrice del periodico "La via libera" del Gruppo Abele) nello stand della Regione Sicilia alle ore 11,00 (esatte!) di giovedì 14 maggio 2026.




mercoledì 15 aprile 2026

LE CENETTE FILOSOFICHE PER NON... FILOSOFI (DI PROFESSIONE)

Sul numero di febbraio 2026 del bimestrale "Il Gattopardo" (edizione Sicilia) ho pubblicato, nella mia rubrica "Siciliani spiegati ai turisti", un pezzo sulle Cenette filosofiche che si svolgono on line due volte al mese con il coordinamento tecnico di Pietro Spalla (al quale ci si può rivolgere per essere iscritti alla mailing list dei cenacolanti virtuali): spalla.pietro@gmail.com

***

UN LIBRO AL MESE PER FILOSOFARE A CENA

La Sicilia, da Empedocle a Gentile e Sgalambro, è stata una terra feconda di filosofi. Ma anche letterati come Pirandello e musicisti come Battiato hanno impregnato di pensiero le loro opere: perché la filosofia non è solo una disciplina tecnica, ma prima e più ancora un modo interrogante di vivere nel mondo. Ne è convinto, tra tanti altri, l’avvocato Pietro Spalla che da più di vent’anni organizza le “cenette filosofiche per non…filosofi”. Il gruppetto di “cenacolanti” sceglie un libro (non solo Platone o Marx, ma anche Jung o Rovelli), ciascuno si impegna a leggerlo nei quindici giorni fra una sera e la successiva e poi ci si incontra per discuterne (dal Covid in poi solo on line per non tagliare fuori le persone che, in quel periodo, si sono aggregate da varie regioni italiane, ma anche dalla Francia e dalla Germania).

Riflettere su sé stessi e sulla storia in corso è un dovere, ma almeno altrettanto un diritto e un piacere.

Augusto Cavadi

“Il Gattopardo” / Sicilia

Febbraio 2026


sabato 11 aprile 2026

MANIFESTARE IN PIAZZA: VIOLENZA E NONVIOLENZA A CONFRONTO

Manifestazioni di piazza: una proposta nonviolenta


  • Caro Andrea, tu frequenti le manifestazioni promosse da movimenti pacifisti contro le varie guerre. Cosa vi succede di solito, e cos’è che fa scattare i noti                       – e contraddittori per i nonviolenti – fatti di violenza?

Voglio testimoniare innanzi tutto che, per lo più, le manifestazioni sono del tutto 

pacifiche e costituiscono un momento in cui autenticamente affiora 

il desiderio di esprimere, facendo comunità, una posizione critica

 nei confronti di decisioni governative nazionali o internazionali; 

costituiscono una legittima e, anzi encomiabile, forma di partecipazione della gente “comune” 

alla vita politica.

Purtroppo, spesso i media non le considerano notiziabili, contribuendo, in tal modo, a far scegliere 

– ad alcuni partecipanti – di rendere udibile la loro voce ricorrendo a mezzi violenti, 

sapendo che solo questi non sono ignorati dalla cronaca. In effetti, non vengono ignorati, 

ma il risultato è un clamoroso autogol, non solo per sé stessi ma pure per tutti i partecipanti.

* Per il seguito dell'intervista cliccare qui:

https://www.settimananews.it/reportage-interviste/manifestazioni-piazza-possibile-evitare-la-violenza/

mercoledì 1 aprile 2026

BEATI GLI AMBIZIOSI PERCHE’ NON LASCIANO IL MONDO COME LO TROVANO

Chi di voi non è ambizioso alzi la mano (metaforicamente) e si prenoti un appuntamento con un bravo psicoterapeuta (realisticamente). Gli altri restino tranquilli e - se mai li assalisse un qualche vago di colpa – lo lascino decantare: infatti ambire a qualcosa è fisiologico. Patologica è piuttosto la condizione di chi non aspira a nulla, neppure a una vita eremitica - senza incarichi e senza beni materiali – per tentare di unirsi in solitudine con il Tutto.

Ascetismo monacale

Per quali motivi storico-culturali, a detta della Treccani, il vocabolo ambizione, se usato in assoluto (cioè senza specificare se sia relativa a un posto di lavoro o a un titolo di studio) debba intendersi in senso deplorevole (“desiderio di potere, di onori, di grandezza; vanità, orgoglio smisurato”), mi sfugge. Ho il sospetto che venti secoli di ascetismo cristiano – anzi, se diamo retta a Max Weber, cattolico – abbiano inciso parecchio: giusta, ammirevole, da imitare non è più la persona che sposa un progetto e riesce a concretizzarlo per il bene proprio e della comunità (come nell’ebraismo o nella tradizione greco-romana), ma colei che si sottrae, si rende invisibile, opera lo stretto indispensabile per non pesare su qualcun altro. Meglio ancora se “fugge dal mondo” in qualche forma di auto-seppellimento anticipato, ad esempio sulla sommità di una colonna (sede prediletta degli “stiliti”), nell’oscurità di una grotta (come alcune donne di cui la leggendaria Rosalia panormita è simbolo) o di un monastero di clausura dalle mura invalicabili (come Eloisa o la Monaca di Monza). Sino al Concilio Vaticano II (1962 – 1965) il prototipo cattolico della santità esemplare è stata la persona che – professando i “voti” – ha rinunziato alla propria autodeterminazione (obbedienza), alla propria pulsione affettivo-sessuale (castità) e alla gestione dei beni materiali (povertà): il/la  fedele sposato/a non era escluso dalla possibilità di “santificarsi” ma nella misura in cui, pur restando “laico”, si avvicinasse all’ideale della “consacrazione religiosa”.

 

La santa ambizione di Thomas More

In un aureo libretto degli anni Sessanta del secolo scorso il giovane Hans Küng contribuì alla radicale revisione di questa impostazione medievale evidenziando come personaggi quali Tommaso Moro avevano raggiunto livelli elevati di testimonianza evangelica pur vivendo un’esistenza per così dire ‘opposta’ rispetto a monaci e frati: occupando una poltrona apicale nell’organizzazione politica del tempo (Gran Cancelliere); mettendo su una famiglia in cui alle figlie venivano offerte le stesse possibilità di istruzione dei maschi; amministrando un patrimonio di terreni e aziende ereditato e ampliato con saggezza. Ma le minacce di Enrico VIII diedero al suddito inglese la possibilità di dimostrare che egli possedeva tanti generi di ricchezze senza esserne posseduto[1]. Potremmo dire che ha dato prova di essere non ‘poco’ ma ‘molto’ ambizioso: ha aspirato a ciò che il “mondo” può offrire, ma non si è limitato all’orizzonte materiale. Affrontando un’ingiusta condanna a morte ha dimostrato di ambire a traguardi ulteriori: la libertà di coscienza, la dignità di chi non si piega ai ricatti dei potenti, la superiorità morale (anche agli occhi dei posteri) della vittima inerme sul carnefice armato. In linea con l’epicureismo cristiano del De voluptate di Lorenzo Valla ha dato prova eloquente di non volersi limitare ai piaceri mondani, ma di aspirare anche ai piaceri eterni[2].

 

Una vox media

Allora sarebbe auspicabile che, anche nel linguaggio corrente, il termine ambitio fosse considerato (ad esempio come il latino fortuna) una vox media che di per sé non ha valenza positiva né negativa, ma acquista l’una o l’altra a seconda dell’aggettivo che la qualifica (bona o mala fortuna). Che quel signore o quella ragazza siano ambiziosi dovrebbe significare esclusivamente che ambiscono a un ruolo, desiderano un obiettivo, perseguono un traguardo: l’ambizione andrebbe intesa nell’accezione semantica dispregiativa solo se si trattasse di ruoli, obiettivi, traguardi dannosi a sé o ad altri o fossero ricercati con metodi disonesti o fossero anteposti a ruoli, obiettivi, traguardi più meritevoli. Parafrasando sant’Agostino, l’ambizione dovrebbe essere valutata negativamente solo nei casi in cui si perseguissero mala (cose cattive), mali (da cattivi soggetti), male (in una scala di valori sballata).

 

Un ‘peccato’ poco condannato: il difetto di ambizione

Senza ambizioni si sta immobili, con il rischio di appassire sterilmente. Ci sono mete a cui si ha il diritto di non mirare (la maggior parte degli insegnanti preparati e appassionati non aspirano a diventare dirigenti scolastici); altre che si ha il dovere di perseguire (vincendo la comprensibile tendenza a restare nel proprio orticello, a evitare i conflitti personali e sociali, a rinunziare a contribuire in una direzione o in un’altra al corso della storia). Nell’opinione comune, invece, non è così.

Ammiriamo chi ottiene ambiti ruoli di protagonista in politica o nelle arti o altrove e condanniamo chi vi ambisce presuntuosamente senza averne le doti necessarie: giusto!  Ma non condanniamo – anzi, guardiamo con benevola solidarietà (quando addirittura non ne esaltiamo l’umiltà)  - chi, pur avendo le capacità e le opportunità per impegnarsi, resta rincantucciato nella  sua tana.

Invece nel vangelo il “padrone” redarguisce con decisione il “servo” che, per pavidità, ha seppellito i “talenti” affidatigli invece di “investirli” per farli fruttare (Matteo 25, 14 – 30); Dante ritiene indegni perfino dell’inferno gli “ignavi” incapaci di fare bene ma anche di fare male; ed Edgar Lee Masters, nella sua Spoon River Anthology, fa confessare  al suo personaggio George Gray di aver rinunziato sin dalla nascita a vivere dal momento che “l’ambizione mi chiamò ma io temetti gli imprevisti”. Chi ha agito efficacemente – sino a sacrificare la vita – per rendere meno orribile la vita sulla Terra, come Martin Luther King, non si stancava di ribadire che, più dei malvagi, egli temesse  i “buoni”: è proprio non avendo ambizioni, progetti, ideali che essi – con l’inettitudine degli ebeti che per giunta si ritengono furbi  - contribuiscono al mare di ingiustizie e di sofferenze in cui tutti gli esseri senzienti siamo immersi. La maggior parte degli esseri umani segue il buon senso, evita prudentemente gli eccessi, si conforma ai desideri ragionevoli della normalità statistica. Ma ogni tanto qualche tipo un po’ strambo  infrange  la routine rassicurante: si mette a sognare ad occhi aperti, suscita riprovazione o derisione, insegue mete a cui nessuno aspira. E fa compiere all’umanità qualche  passo in avanti.

                                                                             Augusto Cavadi

 

“Le nuove frontiere della scuola”

2026, n. 70



[1] Cfr. H. Kűng, Libertà nel mondo, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2014.

[2] Nella monografia Tommaso Moro. Umanista e martire (Jaca Book, Milano 1985) Louis Bouyer cita dichiarazioni attribuite a Moro (cfr. pp. 79 – 81) che lo ricollegherebbero nella vecchia prospettiva medievale del “laico” come creatura “infelice” se confrontato con il fedele che, consacratosi con i voti religiosi, sarebbe più degno della misericordia divina. Il suo amico fraterno Erasmo da Rotterdam spiegherebbe – e in un certo senso giustificherebbe – la decisione di Moro di rinunziare alla vita monastica con una delle sue formule ironiche e calzanti: “preferendo essere un marito casto che un prete dissoluto” (ivi, p. 32). Per intendere correttamente la frase erasmiana bisogna sapere che – differentemente dalla semantizzazione comune – nel vocabolario della teologia morale cattolica la castità è la virtù della pratica temperante della dimensione sessuale e genitale: il che implica l’astinenza totale dai rapporti sessuali e genitali per i consacrati (monaci e monache, frati e suore, preti), ma non per gli sposati (tanto è vero che il ‘casto’ Moro ha contribuito attivamente alla procreazione in pochi anni di matrimonio di tre figlie femmine e un quarto maschietto che “aveva spinto nella tomba con il suo travagliato ingresso in quel mondo” [p. 16] “la fragile e timida” [p. 15] madre).

sabato 28 marzo 2026

CI VEDIAMO A BOMPIETRO (SULLE MADONIE) NEL FINE-SETTIMANA 6-7 GIUGNO 2026?


LA BIBLIOTECA DI LUCIA INCONTRA LA FILOSOFIA-DI-STRADA

Prima e più che una disciplina per specialisti, la filosofia è un modo di “essere- nel – mondo”: una postura interrogativa, dialogica, riflessiva. Così intesa la filosofia impregna di sé l’arte, la teologia, la politica…insomma, la vita.

Bompietro, accogliente paese delle Madonie, ospita dunque una nuova edizione degli ormai tradizionali Festival della filosofia-in-pratica (che negli anni precedenti si sono svolti ad Amandola, Favignana, Castellammare del Golfo, Lercara Friddi, Polizzi Generosa, Gibilrossa, Segesta).

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Sabato 6 giugno 2026

Ore 11,00 – 13,00: accoglienza degli ospiti e sistemazione nei B & B


Presso AUDITORIUM Comunale  (Via Facitelli)

Ore 13,00 – 15,00: pranzo condiviso con ciò che ognuno/a vorrà mettere in tavola

Ore 16,00 – 17,30: L’arte della fuga (conversazione con Giorgio Gagliano)

Ore 18,00 – 19,30: Per una spiritualità “laica” (conversazione con Maurizio Pallante)

 

Presso A’ Kiazza (piazza principale di Locati)

Ore 20,00 – 21,30: cena sociale

 

Presso AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 22,00 – 23,00: concerto musicale (violinista Giorgio Gagliano, voce di Federica Mantero)


Domenica 7 giugno 2026

Presso Parco Comunale ( Piazza Gangi 1)

Ore 9,00 – 10,00: passeggiata filosofica (condotta da Augusto Cavadi)

 

Presso  AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 10,30-  11,30:  Alex Langer tra scelte di pace e conversione ecologica

 (conversazione con Maria D’Asaro)

 

Ore 12,00 – 13,30: Laboratorio di pittura creativa (condotto da Annamaria Pensato)

Presso ristorante  Al Tulipano Rosso  SS290, 32

Ore 13,45- 15,00: pranzo sociale

 

Presso AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 15,30 – 16,30: Racconto per immagini (Lorenzo Raspanti)

Ore 16,30 – 18,00: Laboratorio di scrittura creativa (condotto da Giovanna Bongiorno)

 

Presso Torronificio delle Madonie  (Blufi  C.da Tre aree snc )

Ore 18,30  – 19,30: risonanze dell’esperienza nel corso di un the con degustazione di dolci locali e congedo

 

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Per informazioni e prenotazioni: Nuccio Pepe (cell. e w’app: 330 851 492, email nucciopepe@gmail.com)

Per partecipare basta acquistare un pass di euro 5,00 (valido per tutti gli eventi, ma necessario anche se si decide di partecipare ad uno soltanto): i cittadini con residenza attuale a Bompietro possono esonerarsi dall’acquisto del pass e limitarsi a esibire la carta d’identità.

Per la cena di sabato 6: è previsto un menù standard (onnivoro o vegetariano) comprendente tagliere di cibi locali + una bevanda (costo euro 10,00). Obbligatoria la prenotazione presso A' Kiazza (Locati) mediante  cellulare (327 943 0281 ).

Per la sistemazione notturna: 

Su internet ampia offerta di B & B nella zona cui poter rivolgersi per prenotazioni nel caso che si trovi il tutto esaurito presso A' Kiazza (Locati) che farà dei prezzi dedicati citando l’evento. Prenotare chiamando cellulare ( 327 943 0281 ).

Per il pranzo di domenica 7 giugno:

Il menù prevede un primo (adatto anche a vegetariani) e una bevanda al costo di euro 15,00. Prenotazione obbligatoria mediante tel. 377 598 2679. Possibilità di integrare il pasto-standard con richieste alla carta.