giovedì 16 novembre 2017

"CASA DELL'EQUITA' E DELLA BELLEZZA": (ALCUNI) PROSSIMI APPUNTAMENTI


Care e cari,

   le associazioni che promuovono incontri ed eventi a Palermo, presso la “Casa dell’equità e della bellezza” di via Nicolò Garzilli 43/a, si preoccupano di avvertire direttamente i loro contatti.
  Ci sono alcuni amici, però, che desiderano – almeno ogni tanto – essere aggiornati sul quadro complessivo delle iniziative per decidere se, e quando, prendere parte all’una o all’altra.
  Da qui i fogli di aggiornamento generale, come questo che state leggendo: nella speranza che – come ha confidato qualcuno – non vi lasciate annebbiare la mente dall’eccesso di offerte, ma vi vogliate segnare in tempo nella vostra agenda gli impegni che più vi incuriosiscano.

                                                                                           Con simpatia,
                                                                                          Augusto Cavadi
                                         Direttore scientifico della “Casa dell’equità e della bellezza”

NOVEMBRE 2017

Venerdì 17 novembre ore 17,15: Seminario a porte aperte su “Monoteismi nel Mediterraneo” (vedi qua sotto riquadro 1)

Sabato 2 dicembre dalle 9,30 alle ore 19 (con pausa pranzo): Laboratorio di “Teatro degli Oppressi” , organizzato per conto della Scuola di formazione etico-politica “G. Falcone”, aperto anche a chi non segue il corso settimanale in atto (vedi qua sotto riquadro 2)

Domenica 3 dicembre dalle ore 11 alle ore 13 : Giornata di spiritualità laica (con possibilità di prolungare con pranzo condiviso)

Martedì 5 dicembre dalle ore 18,30 alle ore 20,00 : Laboratorio a porte aperte a partire dal libretto di Augusto Cavadi, La mafia desnuda. L’esperienza della Scuola di formazione etico-politica “Giovanni Falcone”, Di Girolamo, Trapani 2017, pp. 111, euro 9,90 (con possibilità di prolungare con cena condivisa)


                                                                  *********          

RIQUADRO N° 1
Il Mediterraneo è luogo di incontro e di scontro fra civiltà
differenti: che le principali siano di ispirazione monoteistica
(ebraismo, cristianesimo, islamismo) costituisce un elemento su cui
puntare per la cooperazione o, al contrario, una difficoltà in più?

Venerdì 17 novembre se ne discuterà dalle ore 17, 15 alle ore 19,30
presso la Casa dell’equità e della bellezza di via Nicolò
Garzilli 43 [2]/a (Palermo) in occasione della pubblicazione del
volume a più voci


                    
DIALOGHI MEDITERRANEI
                         MONOTEISMI E DIALOGO

Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo, Mazara del Vallo (TP) 2017

All’incontro, introdotto e moderato da Antonino Cusumano (curatore del
volume), parteciperanno alcuni co-autori dello stesso:

Rosolino Buccheri, Augusto Cavadi,  Cinzia Costa, Piero Di Giorgi,
 Stefano Montes, Antonino Pellitteri, Flavia Schiavo



Ingresso libero e gratuito (con possibilità di lasciare all’ingresso
un’offerta per la gestione della Casa).

Chi desiderasse copia cartacea del volume è invitato a corrispondere
un contributo per l’Istituto Euro-arabo che lo ha edito.


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RIQUADRO N° 2

Nell’ambito delle attività della Scuola di formazione etico-politica “Giovanni Falcone”, Sergio Di Vita conduce da più di un mese  un Laboratorio settimanale (che durerà, presumibilmente, sino a maggio 2018) di avviamento al Teatro degli Oppressi (ideato da Augusto Boal).
Anche se non è più possibile inserirsi nel gruppo di chi si incontra settimanalmente, per tre o quattro volte Sergio offrirà a tutti – dunque anche a chi non è iscritto al Laboratorio  - la possibilità di Seminari di una giornata intera.
Chi vuole avere notizie sul Laboratorio in generale e PRENOTARSI PER IL SEMINARIO DI SABATO 2 DICEMBRE 2017, deve accedere alla piattaforma:

                            padlet.com/vitadisergio/ter_coragem_de_ser_feliz


martedì 14 novembre 2017

ELEZIONI SICILIANE: UN (PRIMO) BILANCIO AMARO



Su richiesta dell'Agenzia di stampa romana "Adista" ho inviato alcune note sulle recenti elezioni regionali in Sicilia.

“ADISTA”
10.11.2017

UN BILANCIO AMARO

  Se uno non soffre di dislessia, o forse di discalculìa, da rifiuto pregiudiziale della verità non può che vedere nei risultati del voto siciliano un bilancio amaro: 36/70 seggi al Centro-destra (guidato da un esponente di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale e comprensivo di quattro Leghisti del Nord); 20 seggi al Movimento 5 Stelle (che, in quanto partito, è risultato il più votato);  13 seggi al PD & soci; 1 seggio alla lista a sinistra del PD (riservato allo stesso Claudio Fava, candidato presidente).
Davide Faraone, proconsole renziano in Sicilia della prima ora, sui canali telematici prova a smussare la batosta facendo confronti a fisarmonica con risultati elettorali precedenti e chiamando in correità personaggi come Piero Grasso, colpevole di non aver accettato il ruolo di kamikaze in una campagna elettorale schizofrenica (a dispetto del principio di non-contraddizione aristotelico, il fantasma di Crocetta veniva invocato come esempio di amministratore esemplare e, a un tempo, disastroso).
  Vogliamo vedere con un po’ di attenzione il bollettino di questa Caporetto? Primo punto: ha vinto Nello Musumeci, personalmente integerrimo, ma ha portato con sé a Palazzo dei Normanni personaggi che in una democrazia matura non si sarebbero azzardati neppure a presentarsi (penso a Luigi Genovese il cui padre, sommerso da guai giudiziari sino al collo, ha traslocato dal PD a Forza Italia l’ingente patrimonio di voti facendone dono al figlio ventunenne non ancora laureato; o a Cateno De Luca, esponente dell’UDC, che essendo stato arrestato a poche ore dalle elezioni con l’accusa di “pervicacia criminale e spregiudicatezza” ha segnato un record nazionale difficilmente superabile). E sia chiaro: l’amarezza per il fatto che questi soggetti si propongano, come candidati, e siano accettati dai partiti, non è nulla in confronto all’amarezza di constatare che centinaia di migliaia di elettori – per ragioni clientelari – li votino. Magari fossero costretti dalla lupara alla nuca! Il condizionamento mafioso delle elezioni c’è, ma molto differente dalle modalità violente: il sistema di potere non ha bisogno di minacciare chi si mette in vendita a poco prezzo. Cuffaro è, almeno ufficialmente, fuori dai giochi: ma il cuffarismo, come metodo di raccolta del consenso, vige sovrano.
  Secondo punto: il Centro-destra ha vinto perché ha trovato modo di coalizzarsi. Ma pochi aggiungono che si è trattato di un capolavoro di cinismo tattico: Berlusconi, Salvini e Meloni hanno rinnegato  le proprie convinzioni e le stesse aspre critiche reciproche. Se il “patto dell’arancina” sarà riprodotto a livello nazionale, e imitato dallo schieramento avversario, la coerenza politica farà un altro passo indietro: con quali conseguenze sulla credibilità della “casta” da parte dei cittadini (onesti)?
  Terzo punto: i suffragi della Sinistra sono stati così risicati (ha superato per un soffio la soglia minima del 5%) da rischiare di gettare nello sconforto quanti si erano spesi nella speranza di risultati migliori. Molto dipenderà dalle scelte di Claudio Fava: si eclisserà come da tradizione (Leoluca Orlando e Anna Finocchiaro, sconfitti rispettivamente da Cuffaro e da Lombardo, lasciarono le truppe in consiglio regionale senza guida) o ricomincerà, pazientemente, da uno? L’arte dell’opposizione, severa ma costruttiva, è più difficile della stessa arte di governo: ma non meno nobile e necessaria.
   Quarto punto (ultimo solo per ragioni di spazio): nonostante i Grillini abbiano raccolto e canalizzato parte della protesta popolare contro la classe politica siciliana, l’astensionismo si è attestato sul 53% . Capisco che nell’euforia della vittoria e nello scoramento della sconfitta nessuno ha voglia di preoccuparsi dell’astensionismo in crescita. Ma, a luci della festa (e del funerale) spente, la nuova maggioranza e la nuova opposizione faranno bene a guardare un po’ più lontano del proprio naso: altri cinque anni di chiacchiere inconcludenti come gli ultimi potrebbero accompagnare la democrazia in Sicilia verso una fine lenta, ma inesorabile.  E allora si capirebbe che l’anti-politica non sono i ragazzi di Grillo che trovano il coraggio di candidarsi anche senza la pazienza di studiare la storia e il presente dell’Isola (magari per dichiarare che un tempo la mafia era buona e poi, purtroppo, è stata guastata dalla droga e dalla finanza illegale…), ma sono i due milioni e mezzo di cittadini che, se non sono sollecitati né da grandi ideali né da piccoli interessi privati, preferiscono marinare le urne per godersi un sole beffardamente splendente su una Sicilia che minaccia di essere, ancora una vota, ologramma del Paese.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com
 

 PS: E che c'entra il Laocoonte di Michelangelo come illustrazione ? Non ho trovato immagine più calzante dell'elettore siciliano onesto che vorrebbe cambiare, almeno un po' e almeno gradualmente, le cose.

domenica 12 novembre 2017

CI VEDIAMO A CATANIA, MARTEDI' 14 NOVEMBRE 2017 ?


GIORNATA MONDIALE DELLA FILOSOFIA 2017 CATANIA, Martedì 14 Novembre 2017
Presso l’Università di Catania
 Monastero dei Benedettini - Coro di Notte
                            “IO E LA FILOSOFIA”
Ore 17:30 Percorso filosofico: “Il Filo di Sofia tra Oriente e Occidente”, lungo il corridoio dell’Orologio e il corridoio del Coro di Notte
Ore 18:00 Convegno:”Io e la Filosofia”
Interventi:

“La Filosofia come Liberazione”- Prof. Augusto Cavadi, Filosofo consulente riconosciuto dall'associazione nazionale <<Phronesis>>

“Filosofia è Libertà” - Prof. Alberto Giovanni Biuso
“La battaglia interiore” - Dott.ssa Manuela Di Paola, Presidente di Nuova Acropoli Catania
A seguire Musica colta dal vivo a cura del Coro “Imago Vocis” diretta dal maestro Salvatore Resca.

www.nuovacropoli.it
 

sabato 11 novembre 2017

GAETANO CELAURO LEGGE "LA MAFIA SPIEGATA AI TURISTI"


www. sololibri.net
31.10.2017
Gaetano Celauro recensisce:
Augusto Cavadi, I siciliani spiegati ai turisti, Di Girolamo, Trapani 2014
Attraverso le risposte a tre semplici domande, Augusto Cavadi, riesce efficacemente a fornire precise coordinate per la conoscenza del fenomeno mafioso:
«La mafia: di che si tratta?»; «La mafia: c’è sempre stata?»; «La mafia: ci sarà per sempre?».
La mafia spiegata ai turisti è un piccolo libro che offre un contributo notevole: fornisce delle risposte essenziali ed è corredato da un’esaustiva bibliografia sulla mafia diretta a chi volesse approfondirne la natura e l’estensione.
Luoghi comuni e pregiudizi sono ampiamente diffusi, anche negli stessi siciliani, tali da non consentire sovente un’analisi obiettiva.
L’autore analizza le similitudini - non poche - con le varie associazioni criminali organizzate operanti nelle altre regioni. La formazione dello Stato unitario nel 1861 segna l’inizio della mafia nella sua attuale configurazione, che prende a prestito riti e simboli delle società segrete preesistenti. La mafia siciliana, però, ha alcune specificità: mira al maggiore consenso possibile e, per conquistarlo un po’ in tutti i ceti, ricorre a una sorta di pedagogia sociale, cercando di trasmettere un codice culturale. Il mafioso vuole essere temuto ma, più ancora, vuole essere riconosciuto e rispettato.
Prima del 1861 le fonti storiche registrano fenomeni che si possono definire, secondo studiosi specialisti del settore, come “premafiosi”. Si può addivenire convenzionalmente ad una periodizzazione nello sviluppo del fenomeno mafioso: dalla fase agraria si passa alla fase urbano-imprenditoriale per concludere con quella finanziaria (dagli anni Settanta ad oggi), dove operano tecnici esperti nei meccanismi finanziari internazionali.

La violenza è il mezzo principale per perseguire i propri fini ma viene adoperata in maniera “programmata”, attraverso passaggi progressivi che vanno dalle intimidazioni ai danneggiamenti. L’omicidio costituisce l’extrema ratio: in tal modo, infatti, si manifesta quasi la propria debolezza e si dimostra, con questi mezzi estremi, di non avere più il controllo del territorio.
Se la violenza è quindi un mezzo, le finalità principali, comuni alle associazioni mafiose, sono l’esercizio del potere e l’arricchimento. Per il raggiungimento del primo obiettivo i mafiosi non si pongono come delinquenti comuni ma si prefiggono il preciso intento di infiltrarsi nello Stato. È quindi errata e fuorviante la definizione di mafia quale anti-Stato. Di contro questa organizzazione mira a ricoprire posti chiave nella pubblica amministrazione; le cosche mirano in sostanza all’esercizio di una “signoria” politica all’interno della comunità.
Occorre abbandonare il falso stereotipo e l’erronea convinzione, fortemente radicata nella popolazione, di una mafia buona, rispettosa di valori primo dei quali l’onore, che opera accanto ad una mafia spregiudicata, cruenta e feroce. È un assioma indiscutibile che non vi sia mai stata una mafia nobile, cavalleresca, leale al proprio interno e, soprattutto, protettrice dei deboli. L’unica mafia di cui si ha notizia è esclusivamente quella parassitaria che ha taglieggiato coloro che, con il sudore della fronte e l’inventiva della mente, hanno provato a dar vita a circuiti ed imprese positive per sé e per gli altri.

Gaetano Celauro

mercoledì 8 novembre 2017

SERGE LATOUCHE LEGGE JEAN BAUDRILLARD




 5.11.2017

S. Latouche, Baudrillard o la sovversione mediante l’ironia, Jaca Book, Milano 2016, pp. 78, euro 9,00.


            Con questo agile volumetto Serge Latouche aggiunge un anello alla preziosa collana, da lui stesso diretta, “I precursori della decrescita”. Come avverte l’autore sin dalle prime righe, “può sembrare incongruo presentare Jean Baudrillard come un precursore della decrescita”. Egli è infatti, sì, “un critico insuperabile della società dei consumi”, ma – se si passa dalla diagnosi alla terapia – non lo si trova con chiarezza a fianco nella battaglia per “una società conviviale di abbondanza frugale”. E ciò per almeno tre ragioni: “Anzitutto perché la dimensione ecologista è quasi del tutto assente  dalla sua riflessione”; “in secondo luogo, perché, patafisico ironico e provocatore distaccato, sfiora, nonostante i suoi dinieghi, una forma di nichilismo”; infine perché “la sua pungente ironia lo avvicina a un atteggiamento ‘radical-chic’ di cui si compiacciono i bobos”, vale a dire i bohémien borghesi (bourgeois bohémien).
   Nonostante queste solide ragioni in contrario, Latouche inserisce Baudrillard nell’elenco dei “precursori della decrescita” perché,pur essendo “un autore inclassificabile”, dissemina le sue opere d’intuizioni che possono essere raccolte e rielaborate in un quadro propositivo più organico. Tra questi apporti: la critica dell’economia (come scienza che si pretende esatta e come ‘cosa’ che si pretende assoluta), la messa in guardia dai pericoli della tecnica, la segnalazione dei limiti del sistema rappresentativo e – soprattutto – il rifiuto dell’ideologia del progresso.
   Quest’ultimo aspetto si articola su “due elementi forti e imprescindibili: in primo luogo, l’analisi della festa consumistica della società di crescita e, in secondo luogo, la critica della globalizzazione e della società dello spettacolo, due facce della stessa medaglia”. Sul primo punto: la crescita “produce contemporaneamente beni e bisogni, ma non li produce con lo stesso ritmo”, sì da causare “una pauperizzazione psicologica” (un perenne senso di insoddisfazione) che capovolge la “società della crescita” nell’ esatto “opposto” di una “società dell’abbondanza”. Questo perenne senso di povertà – passiamo così al secondo punto - è compensato (illusoriamente), e alimentato (realmente), dall’esibizione spettacolare del lusso, del surplus, del “troppo”: super e iper  mercati, comprando e rivendendo merci da tutto il pianeta (con etichette rigorosamente in un’unica lingua dominante), le espongono in modo da diventare “il paesaggio primario e il luogo geometrico dell’abbondanza”.
   Che si può fare per invertire la rotta? La risposta di Baudrillard è più o meno: nulla. Alle proposte preferisce la derisione: “sostituire finalmente l’eterna teoria critica con una teoria ironica”. Per questo Latouche ritiene che il suo maestro vada considerato “non avversario, ma (ironicamente) estraneo alla serena utopia dell’abbondanza frugale”. Eppure, forse, la speranza si annida nel fondo oscuro del bicchiere: se ci sono osservatori acuti come Baudrillard, e discepoli come Latouche che ne rielaborano e diffondono il pensiero, e recensori che recensiscono Baudrillard e Latouche, e lettori che leggono Baudrillard, Latouche e i loro recensori…si può essere sicuri che non ci sia nessuna possibilità di mutare il corso della storia?

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com