domenica 27 luglio 2014

CI VEDIAMO MARTEDI' 29 LUGLIO A PORTO S. ELPIDIO (MARCHE) ?

Martedì 29 luglio 2014, alle ore 19, invitato dall'amministrazione comunale, condurrò a Porto S. Elpidio (Marche) una passeggiata filosofica 
sul tema della "Vita come viaggio".
La partecipazione è libera e gratuita.

sabato 26 luglio 2014

Come far fuggire i turisti da Palermo e dintorni


“Repubblica – Palermo”
Giovedì 24  luglio 2014

GLI ATTENTATI CHE FANNO SCAPPARE I TURISTI


E’ in atto un declino di Cefalù dal punto di vista turistico ? La questione  ha dato luogo a un vivace, scambio di opinioni fra Nicola Farruggio,  presidente di Palermo e vicario regionale Federalberghi,  e Rosario Lapunzina, sindaco della città normanna.  In attesa di analisi statistiche più scientifiche, noi innamorati di Cefalù non possiamo tacere la delusione per troppi segni di decadimento. Il centro storico, invano chiuso al traffico, è attraversato giorno e notte da automobli e soprattutto da “motorini” ziz-zaganti fra turisti increduli. Proibitivi i prezzi degli alimentari e degli altri generi di prima necessità, come se i clienti fossero tutti proprietari di yacht al molo. Solo da qualche giorno un nuovo direttore – dotato di passione, ma non si sa di quante risorse finanziarie – per rilanciare il museo “Mandralisca” allo sbando. E i tratti di spiaggia accessibili gratuitamente, punta di diamante dell’attrattiva turistica, sono quasi sempre sfregiati dal combinato disposto della maleducazione dei bagnanti, dell’inefficienza di chi dovrebbe ripulire e dell’assenza perenne di chi dovrebbe multare gli uni e gli altri.
    Ma la notizia vera è che il declino turistico di Cefalù (più o meno consistente che si riveli nei prossimi accertamenti) non abbia coinvolto – almeno per ora ! -   l’intera isola. I motivi non mancherebbero e, se istituzioni e cittadini non ne prendiamo atto in tempo, le conseguenze anche economiche saranno dolorose. Vivo a due passi dalla spiaggia libera  della borgata di Vergine Maria: da anni nessuna autorità è riuscita a evitare che selve di tende la invadano per settimane, di giorno e di notte, in assoluta mancanza delle più elementari norme igieniche. Qualche chilometro più in là l’hotel Villa Igea: i turisti che vogliono fare due passi verso il porticciolo dell’Acquasanta possono scegliere fra una bretella ufficialmente chiusa al traffico ma continuamente attraversata da veicoli a motore e la strada principale i cui ristrettissimi marciapiedi sono perennemente occupati da auto in sosta. Come spiegargli che mettere a repentaglio l’incolumità personale dei pedoni dalle nostre parti è la regola?
     Le zone off-limits, per chi è abituato a standard europei e nord americani, sono innumerevoli. Che significhi essere ospitato in un B & B del centro storico, e voler dormire da mezzanotte alle sette del mattino dopo una giornata di giri in città, lo sappiamo tutti: o per esperienza diretta o per le cronache dei giornali di questi giorni. Meno noti, ma non meno esasperanti, altri inconvenienti. Un amico ha dovuto anticipare il ritorno in Lazio perché, ospitato nelle vicinanze di via Oreto, ha dovuto subire per giorni e notti di seguito, senza un solo minuto di pausa, la tortura inflittagli dalle decine di cani abbaianti del canile municipale: i poveri animali fanno ciò che sanno, ma perché le varie amministrazioni succedutesi a Palazzo delle Aquile (compresa l’attuale) non si decidono a rispettare la normativa europea (che prevede simili strutture d’accoglienza per i cani ad almeno sette chilometri dai centri abitati)?
    Se poi gli stessi turisti si decidono per una gita fuori porta, quasi dappertutto è uno schifo. L’Amat (che dovrebbe possedere 700 veicoli, ne possiede 560 e ne usa meno della metà al giorno) non riesce a pubblicizzare gli orari delle corse dei bus neppure ai capolinea. Alle rotonde e nei cavalcavia (scandaloso ciò che avviene da sempre in piazza Giachery nella totale, costante, assenza di vigilanza) gli “stop” non servono neppure a far rallentare le automobili che sfrecciano impunite. Le rare piste ciclabili sono quasi sempre occupate da auto in sosta: per evitare che il visitatore in bici ne possa percorrere qualche metro, in caso di momentanea assenza di automobili posteggiate, ci pensano negozianti e  venditori ambulanti a montare baldacchini stazionari (clamoroso il caso di via Quinta Casa). L’illegalità è talmente sistemica che sarebbe una sorpresa insopportabile se una qualsiasi autorità preposta all’ordine pubblico si svegliasse dal sonno e osasse dare segnali di segno differente. La pineta di Monte Pellegrino una sorta di immondezzaio a cielo aperto; altrettanto, e peggio, le strade che costeggiano l’autostrada sia all’entrata da Villabate sia all’uscita per l’aeroporto “Falcone e Borsellino”. Chi imbocca a Palermo la medesima autostrada per raggiungere Trapani o Mazara del Vallo, e dimentica di fare il pieno di benzina, non trova una sola aerea di rifornimento: succede anche in altre zone d’Italia? Quanti posti di lavoro in più si creerebbero grazie a  un minimo di attenzione per le esigenze elementari dei viaggiatori?
    Se è duro sopravvivere in Sicilia per chi vi è nato, non c’è poi da stupirsi che altri, da lontano, esitino a tornare. Ma se la disaffezione da parte dei turisti si allargasse cronicizzandosi, per noi indigeni la sopravvivenza diventerebbe ancora più dura.

Augusto Cavadi

giovedì 24 luglio 2014

CI VEDIAMO GIOVEDI' 24 E VENERDI' 25 A VITTORIO VENETO ?

Oggi (giovedì 24 luglio 2014), alle 21.15, presso l'Hotel Terme (viale della Vittoria 4, Vittorio Veneto) modererò una tavola rotonda con gli autori di tre recenti libri sulla consulenza filosofica.

Domani (venerdì 25 luglio 2014), a partire dallo stesso Hotel di Vittorio Veneto, condurrò una "passeggiata filosofica per non...filosofi" sul tema "La vita come viaggio".

Entrambi gli eventi sono pubblici e gratuiti.

mercoledì 23 luglio 2014

Antonio Cangemi recensisce "La rivoluzione, ma a partire da sè" (Ipoc, Milano 2014)

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"Siciliainformazioni.it" 
19.7.2014

La “vigilanza intellettuale” di Augusto Cavadi

La “vigilanza intellettuale” di Augusto Cavadi
La tendenza a rifugiarsi nel privato estraniandosi da ogni coinvolgimento nella vita pubblica è oggi assai diffusa, non solo nelle nuove generazioni. E’ una scelta che i tanti che la compiono solitamente giustificano accusando la politica di sporcizia, il mondo sindacale di mistificazione, le associazioni di guardare ai propri tornaconti. Argomenti in verità troppo vaghi per non fare sospettare che dietro quella scelta vi sia, oltre a comprensibile disorientamento dinanzi a realtà inquinate e contraddittorie, pigrizia e carenza di riflessione sul senso dell’esistenza, soprattutto della propria.
Augusto Cavadi, saggista dai molteplici interessi e consulente filosofico, nel suo ultimo libro “La rivoluzione, ma a partire da sé” edito da Ipoc ci invita a meditare sulla propria vita e a considerare come la si possa arricchire con l’impegno civile, sociale e politico. Cavadi, a sostegno del proprio punto di vista, sviluppa, articolandole con sapienti e puntuali richiami, svariate argomentazioni, sorrette dalla logica coniugata alla passione che, lungi dal ridimensionarne la cifra razionale, le rafforza. L’autore de “Il Dio dei mafiosi”(pamphlet di successo che ha fatto luce sulla religiosità sinistra di Cosa nostra), pur nell’accorato appello all’impegno, non si erge mai a depositario della verità e a distillatore ex cathedra di ricette salvifiche.
Lo scrittore palermitano ci spiega che la vita di ciascuno di noi ruota attorno a un progetto, cioè ad una selezione di priorità di valori e comportamenti a guida dell’operato quotidiano. Molti, nel momento in cui orientano la propria esistenza senza interrogarsi sul suo significato e sul significato dell’agire con gli altri e per gli altri rinchiudendosi in se stessi e privilegiando il disimpegno, detengono comunque un progetto inconsapevole, che gli ritaglia un ruolo di spettatori passivi degli accadimenti pubblici. E’ preferibile, secondo Cavadi, elaborare consapevolmente un proprio progetto esistenziale, e che questo progetto sia ancorato al mondo reale, fondato sulla fiducia negli uomini – che, per quanto contraddittori e non affrancati da impulsi egoistici, rivelano spesso vitalità positive -, rinsaldato dalla forza dell’amore. Se si riesce a predisporre un progetto esistenziale orientato in tal senso è possibile praticare la via dell’impegno in varie direzioni, richiedendosi sforzi anche non trascendentali. Una di queste è la “vigilanza intellettuale”, e cioè la consapevolezza di far parte del contesto pubblico in cui si vive, che si sostanzia nel seguire, attraverso un’attenta informazione, letture selezionate, studi non superficiali, il corso degli eventi per averne una visione autonoma e critica.
La “vigilanza intellettuale” costituisce la premessa per raggiungere ulteriori livelli di partecipazione alla vita pubblica. Che consentono, con la “fruizione della bellezza”, di discernere la volgarità da ciò che è esteticamente apprezzabile e di adoperarsi perché il bello non sia offuscato dalla piattezza o da omologazioni consumistiche, e di acquisire la “ ‘cultura’ della sobrietà e del rispetto ecologico” e la ricchezza del dialogo, fondamentali per un ambiente migliore e una convivenza civile più solida. Cavadi osserva inoltre come l’impegno abbia una sua imprescindibile dimensione sociale. Se si ha cuore di operare dei cambiamenti lo sforzo individuale non basta, occorre incontrarsi con gli altri che sono mossi dallo stesso intento. Associandosi si possono perseguire obiettivi ambiziosi. E il condividere le proprie esperienze in associazioni ha più vantaggi: fa conoscere i lati positivi, altrimenti più difficili da scorgere, degli altri e fa scoprire le ricchezze che si celano dentro noi stessi. Secondo Cavadi, tuttavia, la dimensione sociale dell’impegno, per quanto preziosa, non è sufficiente per incidere in modo significativo sulla realtà. Se ci si arresta a tale stadio si rischia di limitare la propria azione in ambiti parziali e settoriali.
Occorre perciò una progettualità, una visione d’insieme che solo la politica può offrire. La politica cui si riferisce Cavadi naturalmente è quella immune da interessi particolari o da tornaconti individuali: è una politica di servizio alla collettività, che supera gli steccati ideologici, oggi anacronistici, ma che esige una scelta di parte a beneficio di chi ha più bisogno e nel segno della solidarietà umana. Il saggio di Cavadi seppure breve (appena 105 pagine) è assai pregnante. Lo arricchiscono molte colte e suggestive citazioni e, nel finale, illuminanti consigli di lettura. La sottigliezza dei ragionamenti sprona a praticare uno stile di vita dedito al bene comune e aperto all’ascolto e al soccorso del prossimo, soprattutto di chi è più debole. La sapienza del filosofo è accompagnata dalla chiarezza espositiva del giornalista, e ciò rende la lettura del saggio oltre che edificante gradevole.

lunedì 21 luglio 2014

Ci vediamo mercoledì 23 luglio alle ore 19 ad Ascoli Piceno ?

In questa splendida cittadina marchigiana sono stato invitato a gestire un APERITIVO FILOSOFICO per non...filosofi organizzato dall'Associazione "Wega".

Sarà un'occasione per riflettere insieme su alcuni aspetti della crisi sociale attuale e per far conoscere l'appuntamento dei giorni 29 - 31 agosto ad Amandola (Terza edizione della Filofest: la prima, unica, Festa popolare della filosofia di strada!)