sabato 27 agosto 2016

LE VACANZE FILOSOFICHE SON FINITE. LA RICERCA CONTINUA...

Anche quest'anno le Vacanze fiosofiche per non...filosofi (di professione) - svoltesi in Valtellina - si sono chiuse. Una convergenza  di fattori positivi (la disponibilità relazionale di tutti i partecipanti, il clima atmosferico eccezionalmente bello per una zona di montagna a oltre 1700 metri sul livello del mare, l'accoglienza cordialissima dei gestori dell'albergo e la professionalità di tutto il personale alberghiero...) ha valorizzato i contributi sia di quanti hanno proposto temi di riflessione (relazioni, seminari, laboratori, serate musicali...) sia di quanti hanno arricchito gli incontri con commenti, domande, osservazioni critiche, esperienze personali, intuizioni estemporanee, approfondimenti sulla base delle proprie competenze pregresse. Materiali di vario genere saranno presto reperibili, come al solito, nel sito "vacanzefilosofiche.altervista.org". E' molto probabile che, come è avvenuto negli ultimi anni, parte dei materiali presentati saranno rifusi in un libro autonomo a più voci edito da Diogene Multimedia (Bologna). 
Intanto, ovviamente, la ricerca del nostro giro di amici  - "pensatori" come li chiama Guido Martinoli (riferendosi non ai grandi profili della storia, ma alla qualità antropologica di cui tutti potenzialmente disponiamo) o, come  forse ancor più modestamente potremmo definirci, "cercatori di senso" - continua in varie sedi d'Italia, in vari contesti locali, con il coinvolgimento di persone differenti.
Personalmente segnalo sin d'ora tre appuntamenti già programmati:  
* lunedì 19 settembre 2016, a Bologna, Cena antropologica condivisa prendendo spunto dal mio recente libretto Filosofare in carcere. Un'esperienza di filosofia-in-pratica all'Ucciardone di Palermo, Diogene Multimedia, Bologna 2016.
* mercoledì 28 settembre 2016, a Palermo, Giornata di aggiornamento pedagogico-didattico a cura del CIDI di Palermo: Maria Rosalba  Lupia (Cosenza), Mario Trombino (Bologna) e Mario De Pasquale (Bari) presenteranno alcune nuovi metodi per filosofare (non solo in ambiente scolastico, ma anche in contesti comunitari più ampi): per informazioni ulteriori e iscrizioni andare sul sito www.cidipalermo.it
* da venerdì 28 aprile a lunedì 1 maggio 2017 , a Castellammare del Golfo (Trapani), Quarta edizione del Festival della filosofia d'a-Mare: un insieme di eventi e pratiche filosofiche destinato, soprattutto, a quanti amano la filosofia pur non essendo filosofi di mestiere.

Intanto, in attesa di prossimi incontri, buona ripresa post-estiva a tutte e a tutti voi (e un po' anche a me, anche se dal 1 settembre inizierà  - con mia comprensibile  letizia -  la vacanza scolastica più lunga della mia vita...:)  )

sabato 20 agosto 2016

CI VEDIAMO A S.CATERINA VALFURVA (SONDRIO) DA OGGI A VENERDì 26 AGOSTO 2016 ?

Dopo l'intensa giornata (18/8) di ricerca spirituale 'laica' alla "Fattoria sociale" di Bruca , in quel di Segesta, siamo volati in un bel gruppo in Valtellina, ai confini con la Svizzera. Da oggi a venerdì 26 agosto 2016 si svolgeranno i seminari della Vacanza filosofica per non...filosofi (di professione): se qualcuno è da queste parti e ha piacere di salutarci o mi chiama al cellulare o viene direttamente all'Hotel "S. Caterina" del suggestivo borgo di S. Caterina Valfurva.

Augusto/Adriana/Maria/Giorgio/Salvatore e Maria Antonietta/Simonetta etc. etc.
Da Bergamo a qua si sono aggiunti Franco, Elena, Andrea e Giuliana.
Qua abbiamo trovato Elio, Concetta, Nino etc.etc. (ancora non li ho incontrato tutti perché il primo appuntamento è a cena).

venerdì 19 agosto 2016

ATLETE IN HIJAB E ATLETE IN BIKINI: SCANDALO A RIO ?


“Niente di personale”

16.8.2016



ALCUNE  ATLETE MUSULMANE DEVONO GAREGGIARE IN HIJAB. INVECE LE DONNE CRISTIANE…



Se non l’avete letto, leggete la breve nota di Alberto Caprotti sulla pagina web di “Avvenire” (il quotidiano della CEI, Conferenza episcopale italiana: insomma dei vescovi italiani) a proposito dell’atleta (donna) dell’Arabia Saudita che ha accettato, pur di partecipare ai Giochi olimpici, di correre i 100 metri piani interamente paludata dallo “hijab di ordinanza”: www.avvenire.it/Sport/Pagine/A-Rio-cento-metri-di-libert-La-saudita-Kariman-ha-gi-vinto-.aspx

E’ un pezzo due volte interessante: per quello che dice e per quello che non dice.

E’ interessante perché mette in evidenza il coraggio della saudita Kariman Abuljadayel , “il simbolo del futuro, della donna musulmana che si mette a correre”, accettando lo svantaggio – rispetto alle concorrenti che sfoderano “braccia lucide, sguardi aggressivi, body sgargianti” – di essere l’unica infagottata come “una tartarugona impacciata”, “la sola ad essere coperta, a non mostrare le gambe, a chinare gli occhi”.

Ma è interessante quel che il collega di “Avvenire” tace. E’ significativa l’assenza di un accenno  - almeno solo un accenno – autocritico sul dato di fatto che, un secolo fa o giù di lì, in molti Paesi a maggioranza cristiana sarebbe stato impensabile avere tante atlete disinibite come le nostre contemporanee. La paura del corpo, soprattutto del corpo femminile, è stata la regola  - dopo la fine del  Rinascimento  - nelle chiese cattoliche, ortodosse e protestanti. E se la situazione oggi, per fortuna, è cambiata, una firma cattolica di un giornale cattolico dovrebbe ammettere che ciò è avvenuto non  grazie al Magistero ecclesiastico ma nonostante esso. Senza Illuminismo, senza Romanticismo, senza Movimento femminista, senza Sessantotto…le nostre atlete si sarebbero distinte ben poco dalle colleghe musulmane (da alcune fra le tante colleghe musulmane: molte altre partecipano ai Giochi senza abbigliamenti punitivi). Se il potere politico in Occidente non si fosse, faticosamente, sganciato dal potere religioso  - come purtroppo non è avvenuto in alcuni Paesi islamici – oggi le atlete cristiane correrebbero col velo e le tuniche. O, più probabilmente, non correrebbero per nulla.

  La riprova? L’assenza totale, e ritenuta ovvia, di suore non solo dagli stadi olimpici (si può sempre sostenere che gli impegni di preghiera e di apostolato impediscono di dedicare tempo agli allenamenti, a differenza degli impegni familiari e professionali delle altre donne), ma dalle palestre, dalle piscine, dai campi sportivi. Una donna ‘consacrata’ a Dio (e in tutto e per tutto dipendente dal governo clericale maschile) deve nascondere ogni centimetro della propria pelle, ogni filo dei propri capelli, ogni curva del proprio profilo. La moglie di un operatore della Rai mi confidava il suo scandalo nel vedere giovani preti (che accompagnavano la troupe televisiva per le rubriche ‘religiose’ della domenica) trattenersi piacevolmente, in piscine di alberghi di lusso, con segretarie altrettanto giovani in topless. Non so se tale scandalo fosse giustificato né sino a che punto. Ma ciò che mi scandalizza di più è l’accanimento  - puntualmente documentato dall’agenzia di stampa “Adista” (www.adista.it) - di diverse autorità vaticane contro le Congregazioni di suore statunitensi che chiedono timidi passi di apertura al mondo e di parificazione con i confratelli maschi. Forse le donne cattoliche devono prendere “alla lettera” la punizione biblica di “lavorare col sudore della fronte” e di “partorire con dolore”, mentre gli uomini, più esperti in teologia biblica, hanno capito che si tratta di “metafore” e “esagerazioni retoriche”…



Augusto Cavadi




www.nientedipersonale.com/2016/08/16/alcune-atlete-musulmane-devono-gareggiare-in-hijab-invece-le-donne-cristiane/

lunedì 15 agosto 2016

GLI ITALIANI FRA INDIVIDUALISMO E FAMILISMO SECONDO ARNALDO NESTI


“Centonove”
4.8.2016

NESTI E LA CRISTIANITA’ DEFUNTA

Leggere queste pagine di Arnaldo Nesti (Individualismo familismo. Spunti di storia e antropologia sociale degli italiani, Gabrielli, S. Pietro in Cariano – Verona 2016, pp. 155, euro 13,80) è un po’ come rifare, con l’autore, una chiacchierata in trattoria, senza fretta, nella magia della Firenze medievale. Dall’alto dei suoi ottanta e passa anni  -  trascorsi a vivere e a studiare e a viaggiare e a dialogare – Nesti getta uno sguardo preoccupato sull’Italia di oggi, oscillante fra “individualismo” e “familismo”, ma in ogni caso ben lontana dal senso dello Stato e, soprattutto, del bene comune. E prova a capire come ci siamo ridotti così e come potremmo emergere dal pantano.
  L’originalità della sua lettura è contrassegnata dalla specializzazione professionale dell’autore che ha insegnato per decenni Sociologia della religione all’Università di Firenze ed è tuttora direttore del Centro Internazionale di Studi sul Fenomeno Religioso Contemporaneo (CISRECO) di San Gimignano: egli infatti ritiene (sulla scia di illustri predecessori come Machiavelli) che la storia italiana sia, nel bene e nel male, legata a doppio filo con le vicende della Chiesa cattolica. Poiché quest’ultima sta attraversando una delle crisi più gravi della sua vicenda bimillenaria – culminata nelle dimissioni clamorose di Benedetto XVI - non c’è da stupirsi che l’ethos civile degli italiani ne risenta in misura altrettanto preoccupante: un popolo ‘laico’ può sopravvivere alle disgrazie di una delle tante chiese istituzionali diffuse fra la gente, ma un popolo ‘cattolico’ (e forse più clerico-dipendente che credente) non può che restare stordito e vagare incerto come un gregge di pecore senza pastore.
  Ma, senza entrare per ovvie ragioni nel merito della dettagliata ricostruzione di Nesti dal Risorgimento al Renzismo, non possiamo esimerci da qualche notazione di approfondimento. La crisi della Chiesa cattolica non è, come potrebbe sembrare sfogliando le cronache, una crisi dovuta a scandali contingenti, dalla pedofilia al riciclo di soldi sporchi attraverso gli istituti bancari vaticani: queste porcate (in versioni più o meno note e più o meno aggiornate) ci sono sempre state e fanno parte della dimensione mondana di ogni comunità religiosa. Ciò che è in gioco è qualcosa di più radicale. Il cristianesimo è nato come un movimento (provvisorio) perché Gesù e i suoi primi discepoli (Paolo apostolo incluso) ritenevano imminente la fine del mondo. Ma questa “apocalisse” non si è realizzata e la comunità dei  seguaci di Gesù dovette attrezzarsi per il lungo periodo: diventò un’istituzione gerarchica, con i suoi dogmi e i suoi riti, i suoi tribunali e i suoi concordati con i poteri politici. Il cristianesimo (fede, pensiero, vita) divenne cristianità (tradizione, civiltà, morale): con la situazione paradossale che molti nascevano cristiani (in quanto appartenevano alla società cristiana) ma potevano essere miscredenti, agnostici o atei (in quanto non accettavano il messaggio cristiano).
 Ora la diagnosi che, secondo il libro, accomuna Dossetti, Martini, lo stesso Nesti è che la cristianità (nata con l’imperatore Costantino nel IV secolo) è morta; i cristiani devono rassegnarsi e fare buon viso a cattivo gioco (un po’ come è avvenuto quando il papa ha perduto Roma e ciò gli ha dato un’autorità morale che non aveva da sovrano dello Stato pontificio). I cristiani devono riscoprire la propria fede, le proprie convinzioni evangeliche, e mollare – senza nostalgia – l’epoca in cui le scuole, gli ospedali, persino le banche erano ‘cattoliche’. Monsignor Mansueto Bianchi, che firma la Postfazione, ritiene che con papa Francesco saremmo nella strada giusta: procediamo, lentamente ma decisamente, verso “una Chiesa in cui il vangelo è ‘di più’ rispetto al diritto, all’etica, all’organizzazione e quant’altro”. Ma – è questa la mia obiezione – la questione è ancora più grave. Detto in soldoni: in crisi non è solo la cristianità (in senso storico-sociologico) ma lo stesso cristianesimo (cioè il vangelo di Gesù e le sue interpretazioni ortodosse). Di questa gravità abissale nel libro di Arnaldo Nesti non mi pare che ci sia traccia. Sembrerebbe che basterebbe la conversione della “cristianità” per risolvere la questione. Però una Chiesa povera, libera dalla sete di dominio, meno ossessionata dal sesso che non si stanca di condannare a ogni piè sospinto…sarebbe già per questo una Chiesa convincente? L’onestà e la coerenza sono condizioni necessarie della testimonianza: ma sono anche sufficienti? Oppure anche i cristiani più puliti si troverebbero – si troveranno, si ritrovano – a fare i conti con interrogativi scientifici e filosofici, etici ed esistenziali, immensi, ai quali neppure il cristianesimo più ‘puro’ è in grado di rispondere?  Benedetto XVI cede davanti al trionfo della “trinità infernale” (potere, denaro, sesso) dei suoi vescovi e dei suoi preti; ma, forse, ancor di più, davanti al  “mutismo di Dio” (da lui stesso evocato) che tace al cospetto delle  tragedie dei viventi. Insomma: ammesso che la cristianità ritrovi la sua “spina dorsale”, anche il cristianesimo dovrebbe rivedere sé stesso, la propria identità teologica, il proprio messaggio. Il recupero di un comportamento dignitoso da parte di chi si presenta come cristiano sarebbe il primo passo: il secondo, più impegnativo, sarebbe la revisione profonda del suo messaggio all’umanità. Per il primo passo papa Francesco sembra attrezzato: lo è anche per il successivo? Eppure temo che senza una teologia più sobria e fedele al vangelo delle origini sia vano sperare in un incisivo rinnovamento dell’etica dei cristiani. Se ai membri della cristianità, assediati dalle domande angoscianti che assillano il resto dell’umanità, si offrono non le risposte semplici e modeste del Maestro di Nazareth - bensì delle dottrine mirabolanti che pretendono di risolvere ogni dubbio e diradare ogni nebbia - nell’intimo di sé stessi i cristiani resteranno scettici. Sostanzialmente increduli. E l’ipocrisia è l’anticamera di ogni cinismo pratico.


Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

sabato 13 agosto 2016

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI (OTTAVA PUNTATA)


“Il Gattopardo”
luglio 2016

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI
(OTTAVA PUNTATA)

   Tra le domande più difficili che il turista si pone : “Perché voi siciliani trattate così male le bellezze naturali e artistiche della vostra isola?”
   In alcuni casi una risposta si intuisce. C’è una spiaggia suggestiva o una collina da cui si ammiri un panorama incantevole? Ci costruisco la mia “villetta”: se ciò impedisce la fruizione ad altri, pazienza! Ci sono zone archeologiche ricche di reperti storici interessanti? Me ne approprio per abbellire il salotto o per rivenderli all’estero: se ciò impoverisce il patrimonio dei musei regionali, pazienza! In tutti questi casi non si può accusare il siciliano di cecità: vede la bellezza, la riconosce, l’apprezza sino al punto da… impadronirsene. Se mai, lo si può accusare di miopia: concentrato sull’interesse privato immediato non sa guardare all’interesse pubblico futuro. Non sospetta che una Sicilia sfigurata nel territorio e depredata dei tesori artistici offrirà meno ragioni di attrazione agli stranieri  - e dunque minori opportunità di lavoro ai figli.
   Ma se in casi come questi   una logica, sia pur perversa, si rintraccia, in altri si ha l’impressione di trovarsi al cospetto dell’assurdo. Perché parchi naturali e archeologici devono essere sommersi da rifiuti? Perché zone balneari devono essere infestate da musica chiassosa sino alle ore piccole? Perché le città devono essere sfregiate da discariche a cielo aperto, da cacche di cani, da edifici abbandonati orribilmente mutilati? Perché sugli autobus non sale mai un agente di pubblica sicurezza che interrompa l’arrogante dominio di ogni genere di molestatori, dalla banda di ragazzini che urlano al borseggiatore solitario? Perché servirsi di un taxi pubblico dev’essere lusso straordinario e non alternativa ordinaria? Perché tratti autostradali non certo brevi (come da Palermo a Mazara del Vallo) devono restare – nonostante la disoccupazione imperante - del tutto privi di pompe di benzina e di bar? Questi e altri sono fenomeni davvero patologici: rivelano, nel siciliano ‘medio’,  riserve  di autolesionismo difficile da decifrare.
   Qualcuno, ogni tanto, tira fuori l’ipotesi di un difetto congenito. Ma è ipotesi doppiamente smentita: sia dal fatto che i siciliani che emigrano imparano presto a comportarsi bene all’estero sia dal fatto che i turisti che arrivano imparano presto a comportarsi male in Sicilia. Impeccabili parigini attraversano le strade senza cercare le strisce pedonali; gruppetti allegri di svedesi in bici trovano divertente passare col rosso; statunitensi  - solitamente ligi alle norme - entrano nei bus dalla porta d’uscita e ne escono dall’altra in cui si entra. Evidentemente la certezza dell’impunità sistemica scatena in ogni cittadino del mondo le stesse pulsioni trasgressive…Un amico di Friburgo mi spiegava di provare il bisogno psicologico insopprimibile di trascorrere almeno un mese l’anno in Sicilia: scatenarsi, con l’aiuto di abbondante alcol, senza timore di sanzioni gli consentiva di affrontare rinfrancato gli undici mesi di dura disciplina che lo attendevano in Germania.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com