sabato 14 ottobre 2017

INCONTRO A PALERMO CON ALCUNI CANDIDATI ALLE REGIONALI

L’associazione di volontariato culturale “Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone” di Palermo propone, in collaborazione con l'ANDE  (Associazione Nazionale Donne Elettrici), per mercoledì 18 ottobre  alle ore 17,30 un incontro di riflessione in vista delle prossime elezioni regionali, presso la Chiesa "San Giovanni decollato", adiacente piazza Bonanno, accanto alla Squadra Mobile (zona Cattedrale).

Dopo un breve saluto introduttivo di Rosalba Leone (presidente della Scuola), e di Paola Catania (presidente dell'Ande Palermo), Desiree Renna (consigliera della scuola Falcone) darà dei ragguagli tecnici sulle modalità di voto e condurrà il dibattito ponendo quattro domande ai candidati su Lavoro, Infrastrutture, Turismo e Sanità. 

Saranno presenti: 

Gaetano Armao - Designato Vicepresidente Regione  (Musumeci Presidente)

Salvatore Lentini - Forza Italia (Musumeci Presidente)
Fabrizio   Ferrara -  PD  (Micari Presidente)
Attilio Licciardi - PD (Micari Presidente)
Ottavio Navarra - Cento Passi per la Sicilia  (Fava Presidente) Designato Vicepresidente Regione 
Mariella Maggio - Cento passi per la Sicilia (Fava Presidente)
Lydia  Schembri - Movimento 5 stelle (Cancelleri Presidente)
Roberta Schillaci - Movimento 5 stelle (Cancelleri Presidente)

Nei limiti di tempo (l’incontro si chiuderà puntualmente alle 20,00) potranno intervenire con brevi considerazioni i cittadini presenti.


mercoledì 11 ottobre 2017

CI VEDIAMO A MASSA LUBRENSE VENERDI' 13 OTTOBRE 2017?

Nell'ambito del Festival Booksophia a Massa Lubrense, presso Sorrento, venerdì 13 alle ore 12,00 terrò una conversazione pubblica su: 
"La filosofia: solo teoria? Alcune esperienze di filosofia-in-pratica".
E' possibile visionare il programma completo cliccando su:




lunedì 9 ottobre 2017

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI (14)


“Gattopardo”
Settembre 2017, n. 18

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI (puntata n. 14)

    Tra i deterrenti che scoraggiano il turismo in Sicilia va annoverata, certamente, la paura verso la violenza mafiosa. Diciamolo subito a scanso di equivoci: è una violenza odiosa e vergognosa che non è stata ancora estirpata, ma solo fortemente limitata, dall’azione meritoria delle Autorità giudiziarie e delle Forze di polizia. Ciò premesso e chiarito, però, il viaggiatore - incerto se visitare o meno la Sicilia - dev’essere consapevole di non correre nessun pericolo personale.  Deve avere ben chiara in mente la differenza fra la delinquenza, il terrorismo e la mafia.
   La delinquenza, più o meno presente sull’intera faccia del pianeta, colpisce indiscriminatamente chiunque si trovi a tiro: scippa la borsa di una passante a caso (come mia moglie qualche mese fa a Montpellier) o deruba il primo appartamento vuoto che gli capita di individuare (come la casa di una signora nei giorni in cui eravamo suoi ospiti, alcuni anni fa,  a Salvador de Bahia). La violenza terroristica è già più oculata: non spara sul mucchio, ma su una determinata categoria sociale. Fa esplodere una moschea perché islamica o una chiesa perché cattolica; uccide un giudice perché fa parte della magistratura o un banchiere perché fa parte di un ceto finanziariamente dominante. Può anche avere di mira dei turisti in un albergo o in museo: ma proprio in quanto turisti, nel caso si voglia danneggiare l’immagine di un Paese.
      Niente di simile è mai accaduto, o potrà accadere, per la mafia. Essa non uccide né alla cieca (come i delinquenti) né per colpire una determinata categoria sociale (come i terroristi) : non il giudice in quanto giudice, o il banchiere in quanto banchiere, ma “quel” giudice o “quel” banchiere perché – a torto o a ragione, quasi sempre a torto – si ritiene che abbia compiuto uno “sgarbo”.
   Lo notava già nell’anno 1900 uno dei più grandi sociologi italiani, Gaetano Mosca: “Reati che altrove non avrebbero alcun movente personale, che sono ordinariamente perpetrati da rei professionali che scelgono indifferentemente per vittime tutti gli individui che si trovano alla loro portata, in Sicilia assumono la parvenza di una vendetta per un torto vero o supposto che il reo, o qualche suo parente od amico, avrebbe subìto da parte della vittima; ben inteso che spesso il torto accennato non è la vera causa ma piuttosto il pretesto del fatto delittuoso”. Lo stesso sociologo traeva una conclusione che, dopo più di cent’anni, conserva intatta la sua attualità: “E’ per questa ragione che gli Italiani del continente ed in generale tutti i forestieri che viaggiano od anche abitano in Sicilia sono quasi sempre rispettati dai malfattori, perché, non avendo il forestiero in generale rapporti con la classe delinquente, è difficile che contro di lui possa addursi il pretesto di una vendetta personale”.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

domenica 8 ottobre 2017

MARIA D'ASARO SULLA SCUOLA DI FORMAZIONE "G. FALCONE"


 Sono molto grato a Maria D'Asaro per avere dedicato una puntata della sua rubrica sul settimanale cartaceo (e, in differita, online) "Centonove"alla Scuola di formazione etico-politica"G. Falcone" di Palermo. Colgo l'occasione per invitare quanti pensano di poter dare una mano (non solo per la ricerca intellettuale e l'aggiornamento culturale, ma anche per la gestione di iniziative didattiche nelle scuole, nelle associazioni, nelle parrocchie che ne facciano richiesta: c'è bisogno di ogni genere di competenze, anche organizzative e tecniche, a cominciare dagli strumenti di comunicazione telematica!) di farsi avanti e chiedere di diventare soci (la quota, da cui sono esonerabili quanti avessero difficoltà finanziarie, è di euro 15,00 l'anno).

“100NOVE”
5.10.2017 
Dopo la strage di Capaci, il nome di Falcone è stato a volte sfruttato: ad esempio, da chi ha scritto libelli poco significativi o da millantatori di azioni antimafia poco genuine. Tra chi ha utilizzato con onestà il nome del giudice, c’è la "Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone", fondata a Palermo già nel 1992 da Augusto Cavadi, dal compianto Nino Alongi e da cittadini/volontari che, da allora, offrono occasioni di studio e confronto critico su mafia e antimafia, sulla storia del Meridione e su altri temi cruciali. Nella consapevolezza che: “Non basta ‘andare dove ci porta il cuore’: bisogna usare la testa”, come scrive Cavadi. Che ci ricorda anche l’obiettivo prioritario dell’associazione: “Alfabetizzare i cittadini che intendono resistere alla barbarie e capovolgere i rapporti di potere fra corrotti e onesti. Infatti se la legalità democratica non si organizza e non si dà una strategia, resterà inevitabilmente soccombente e delusa.

                                                                              Maria D’Asaro



http://maridasolcare.blogspot.it/2017/10/in-nome-del-giudice-falcone.html