sabato 18 aprile 2015

CI VEDIAMO, CON GIUSEPPE FERRARO, A PALERMO MARTEDI' 21 - MERCOLEDI' 22 APRILE 2015 ?

Come molti di voi sanno avremo ospite della nostra città Giuseppe Ferraro, un mio collega e amico che insegna all'università di Napoli. E' autore di vari libri, alcuni dei quali dedicati alle sue esperienze di "filosofia in carcere" con i minori del Nisida. In città gli ho predisposto incontri con studenti miei, detenuti giovani e detenuti adulti.
A voi segnalo due appuntamenti.
* Il primo, a poche ore dal suo sbarco in aereoporto, sarà una cenetta filosofica speciale : martedì 21 aprile dalle ore 20,30 alle ore 22,30. Il tema sarà piuttosto libero, anche in dipendenza dalle vostre curiosità: si potrebbe partire da qualcosa come "Perché la filosofia con professionisti che si occupano, abitualmente, d'altro?". Purtroppo i posti rimasti liberi sono pochissimi: CHI NON FREQUENTA ABITUALMENTE LE CENETTE deve assolutamente  prenotarsi con me.

* il secondo, il giorno dopo, alle ore 18,oo (in punto), alla Feltrinelli per presentare il suo ultimo libro ( Imparare ad amare, Castelvecchi 2015). QUI NON SI PRENOTA IL POSTO: CHI ARRIVA PRIMA SI SIEDE.

Il filosofare di Pino è davvero particolare e ci terrei che lo incontraste perché secondo alcuni di noi egli dà il meglio di sé proprio nell'interazione colloquiale de visu.





POSTA DALL'UCCIARDONE DI PALERMO PER SERGIO MATTARELLA. E IL PRESIDENTE...


“Centonove”
16.4.2015

MATTARELLA E I DETENUTI DELL’UCCIARDONE


Un’alunna dell’ Istituto comprensivo “Mandralisca” di Cefalù, in visita al carcere minorile “Malaspina”, colpita dai campi sportivi e dalla piscina coperta a disposizione dei coetanei detenuti, si è chiesta se fosse giusto che lo Stato desse tali opportunità. La professoressa di religione che accompagnava la classe ha risposto, saggiamente, che ingiusto non era dare tanto ai ragazzi che avevano sbagliato bensì negare altrettanto a chi frequentava le scuole ‘normali’. Il recente episodio è un’ulteriore conferma dell’ottimo lavoro che le autorità competenti stanno realizzando, in un’ottica di sinergia, nell’Istituto penale per minori di Palermo.
Non altrettanto invidiabile, invece, la condizione dei detenuti adulti ospitati all’Ucciardone. Per un groviglio di responsabilità di ardua individuazione, la qualità della vita in questo istituto è pesante da molti punti di vista e si spera che, grazie ad alcuni lavori in corso, possa migliorare. Ma, al di là dei problemi locali, è tutta la situazione dei carcerati italiani a presentare serie criticità e – si badi bene – sul piano normativo prima ancora che amministrativo. Anche se fossero rispettate alla lettera, infatti,  le leggi vigenti nel nostro Paese enfatizzano comunque l’intento punitivo rispetto alle finalità riparative e rieducative.
L’AS.VO.PE (Associazione di volontariato penitenziario) che, da molti anni, lavora a titolo assolutamente gratuito (ed anzi autofinanziando ogni gesto di solidarietà), sia all’Ucciardone che a Pagliarelli, ha voluto perciò segnalare al Presidente della Repubblica il malessere di questi nostri concittadini che, pur avendo sbagliato (in alcuni casi assai gravemente), restano concittadini e – prima ancora – esseri umani. Lo ha fatto mediante una lettera in cui, con rispettosa franchezza, ha notato l’assenza totale di riferimenti al tema nel discorso di insediamento al Quirinale, per altri versi assai apprezzabile.
Con la sua discrezione ormai proverbiale, strettamente intrecciata a una rara sensibilità etica e politica, Sergio Mattarella ha recepito il rilievo e ha risposto alla missiva con un gesto inatteso: ha invitato alcuni responsabili dell’associazione a Roma per poter approfondire, anche con dati alla mano, la spinosa questione. Due operatori palermitani hanno portato al Capo dello Stato un dossier con il resoconto di alcuni progetti in corso e con una lettera che un gruppo di detenuti ha voluto scrivere di proprio pugno per esprimere, insieme all’orgoglio di essere corregionali del destinatario, l’invito a visitare di persona la casa di reclusione di via Enrico Albanese.
 Mattarella – che ha ricevuto gli ospiti con teutonica puntualità - ha prestato autentico ascolto, si è interessato ai progetti in esecuzione (il “teatro dell’oppresso” e la “filosofia di strada”),  ha apprezzato molto l’azione degli operatori volontari che provano a strappare dall’oscurità e dal silenzio questi settori della società. In linea con il suo stile di assoluta sobrietà ha evitato di giocare demagogicamente con la sofferenza della gente che gli veniva rappresentata. Non ha recitato il ruolo del mago con la bacchetta magica, ma si è impegnato a seguire con attenzione le due problematiche decisive della condizione attuale dei detenuti: la privazione affettiva durante la carcerazione e il reinserimento lavorativo al ritorno nella vita sociale.  Sulla prima questione il cammino di civiltà che resta da compiere  - sulla scia di quanto già realizzato in altri Paesi europei – è lungo e appeso alla tempistica del Parlamento. Sulla seconda questione, invece, la normativa vigente è avanzata: tocca alle associazioni di imprenditori e ai sindacati di lavoratori (anche incoraggiati dalle agevolazioni fiscali previste) attivare, dalle nostre parti, delle occasioni di effettiva formazione professionale. Non sono solo i reati e le inadempienze a provocare effetti a catena, ma anche le iniziative mirate a rimarginare le ferite.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

mercoledì 15 aprile 2015

CI VEDIAMO A TRAPANI VENERDI' 17 APRILE ALLE 20,30 ?

Venerdì 17 aprile, alle 20.30 (solita puntualità !), "aperi-cena filosofico per non...filosofi" presso la Trattoria "Angelino" di Trapani (proprio davanti l'ingresso del porto).
Quota di partecipazione tutto incluso euro 12,00.
Per ulteriori informazioni contattare l'associasione organizzatrice "La Calendula" al 389.0944816.
L'incontro mensile rientra nel progetto di filosofia-in-pratica "Pensare insieme per vivere meglio".

venerdì 10 aprile 2015

ORNELLA SCRIVE A MARIA, LA MADRE DI GESU' DI NAZARETH, PER LA FESTA DELLA DONNA


“Monitor” 10.4.2015

UNA LETTERA  (INSOLITA) ALLA MADONNA PER L’8 MARZO

      Anche a Trapani, alcuni anni fa, è passato per qualche incontro pubblico presso la chiesa valdese un prete cattolico piemontese, don Franco Barbero. Egli è il fondatore-animatore della Comunità di base “Via Città di Gap” di Pinerolo (linda cittadina nei pressi di Torino) ed è noto, in Italia, per le sue battaglie a favore degli emarginati dalla Chiesa cattolica, soprattutto delle persone omosessuali. Nell’ultimo numero del “Notiziario” che la Comunità di base invia gratuitamente via internet a chi ne faccia richiesta (giupaz@tin.it) è stata ospitata la lettera “aperta” di un’amica, Ornella, destinata a Maria, la madre di Gesù.
         Ne riporto i brani che mi sono sembrati più significativi: Cara Maria, oggi dicono che si festeggi la donna, la televisione accesa in sottofondo ne dà ampio conto. Le voci sono tutte maschili. Credo che anche tu, la "Ma-donna", ci sia abituata da un paio di millenni, vero? Mi piacerebbe che tu facessi festa, non apparissi più, non piangessi su questo mondo che ha ancora speranza. Mi piacerebbe che tu ti ribellassi al tuo essere statua, disumana o transumana, e fossi la donna che sei stata, come miliardi di altre donne nel mondo. Mi piacerebbe che tu raccogliessi la bandiera dell’otto marzo, non vedi che ne hai bisogno? Che ti ribellassi al destino immutabile cui ti ha costretta l’immaginario maschile e riconquistassi la tua umanità.
     Cara Maria, se tu ti liberassi te ne sarei grata in nome di tutte quelle donne che sono state costrette in ultima fila a tessere in silenzio le tue lodi, a te, inarrivabile modello del femminino sacro, così ridotta da maschi senza speranza e disperazione.
       Cara Maria, ti auguro che rifiorisca il magnificat sulle tue labbra, che tu torni ad essere quella donna coraggiosa e fiera, consapevole di avere nel grembo un profeta, sognante il futuro di un popolo, che poi sarebbe diventato il popolo di Dio in cammino.
        Cara Maria, se tu non muti, vano sarà spiegare che il creatore non è né maschio né femmina, che sessuarlo è una bestemmia, perché si rivolgeranno a te, madre e vergine immobile per l’Eternità. Immobile. Sovrana. Marmorea o lignea o dipinta. Ma non viva!
       Ribellati Maria, non apparire più. Torna a prendere il tuo posto nella storia, bellissima, che avrebbe dovuto portarci a libertà e che ha rinchiuse le tue congeneri dentro un’immagine non loro, perché intessuta intorno a te. Le povere di Dio lo chiedono da secoli. Inutilmente. Unisciti a noi e raccogli la bandiera della libertà, oggi otto di marzo! Se non apparissi più a dispensare fervorini al mondo sarebbe un inizio. E un bel regalo che ci e ti faresti non solo l’otto marzo.
Con complice affetto
Una figlia di Eva”.
                                       Augusto Cavadi
                                                                                      www.augustocavadi.com

martedì 7 aprile 2015

TOLLERARE SINO A PERDERE IL CONTROLLO DI UNA CLASSE, DI UNA CITTA' ?


Repubblica – Palermo”


7.4.2015





COME NASCE IL FAR WEST QUOTIDIANO




    Interi quartieri di Palermo fuori da ogni norma; sempre più insegnanti in balìa di alunni scalmanati e in alcuni casi maneschi. Un anziano insegnante palermitano non può non vedere il nesso fra le due fenomenologie. La scuola, infatti, non è solo una metafora della città: è un microcosmo condizionato dal macrocosmo sociale e, a sua volta,  lo condiziona.

      Da studente osservavo alcune dinamiche all’interno della classe (eravamo indisciplinati con i docenti fragili e controllatissimi con i severi) e l’esperienza  mi è stata preziosa nei successivi quarant’anni di insegnamento. Come appurato dagli psicologi sociali (da Le Bon a Freud in poi) in una “massa” – pensiamo agli spettatori di una partita di calcio - il comportamento degli individui tende a livellarsi: per assestarsi sulla media del peggiore di loro. E’ la spiegazione scientifica dell’osservazione empirica: “A uno a uno sono dei signori, insieme sun branco assatanato”.  Chi (educatore nel micro, amministratore nel macro) vuole assicurare un clima vivibile deve assolutamente evitare che la somma degli individui diventi una “massa” anonima e irresponsabile.

            Per riuscire nell’obiettivo c’è una sola strada: sradicare, sul nascere, ogni trasgressione ingiustificabile. Anche la meno appariscente, la più (a prima vista) sopportabile. Cosa c’è di più innocente di un ragazzino che commenta con il compagno di banco il taglio dei pantaloni della professoressa? Cosa può cambiare nella vivibilità di una metropoli un’auto in doppia fila per mezz’oretta? Per certo  - ho misurato con i miei occhi le conseguenze tragicomiche – dopo dieci minuti tutti i compagni di banco saranno impegnati in conversazioni private e, poiché in trenta si crea un fastidioso rumore di sottofondo, bisognerà progressivamente alzare il tono della voce. A quel punto l’insegnante, per farsi udire e per manifestare il disagio di parlare alle pareti, alzerà la voce ancora più degli alunni, perdendo in proporzione autorevolezza e credibilità. Certi filmati che girano su Facebook mi ricordano episodi vissuti nei decenni da colleghi inesperti che sono finiti assediati in cattedra da alunni che ballavano intorno a mo’ di indiani d’America. In un caso ficcarono in testa al docente il cestino dei rifiuti, in un altro accesero un fuoco sotto la sua sedia. 

            Non molto diverse  - e ben più note al pubblico – le conseguenze di una falsa concezione della tolleranza per le mille infrazioni dei cittadini. Non sono solo i quartieri ‘popolari’ (sia periferici sia del centro storico): nei quartieri ‘bene’ la villania, la prepotenza, il dispregio della cosa pubblica sono perfino amplificati dalla spocchia borghese di chi ha soldi e potere per attenuare le eventuali sanzioni. Non so se corso Tukory  (pressi della stazione ferroviaria) o via dei Cantieri (pressi della stazione marittima) vadano considerati zone ‘popolari’ o meno: so che sono zone del tutto a-legali.  Nella prima strada bus e pullman turistici devono procedere sistematicamente fra due file di auto posteggiate a sinistra  e, perfino,  una serie di bancarelle  piazzate sulla corsia preferenziale a destra: un vero slalom da campionati europei. Nella seconda strada (dove, inutile specificarlo, la pista ciclabile è spalmata di auto ) la doppia fila è a destra e a sinistra (quattro in tutte, per capirci), ma  - tra le auto in seconda fila o posteggiate sulle strisce pedonali o sugli scivoli per carrozzelle - ci sono perfino motoapi in pianta stabile che vendono vivande d’ogni genere (ovviamente al di fuori di qualsiasi garanzia igienica). L’imminente stagione estiva rialzerà il sipario sulle coste: dalla spiaggia di Vergine Maria occupata da tende abusive (senza né docce né WC per i campeggiatori improvvisati) al verde di Acqua dei Corsari (sommerso da materiali edili di risulta). Riaprire il capitolo dell’immondizia per strada, della elusione della raccolta differenziata, delle feci dei cani al guinzaglio di azzimate signorine, delle discariche a cielo aperto on rifiuti ingombranti in stradine residenziali a due passi da via Marchese di Villabianca…sarebbe come accanirsi su moribondi agonizzanti.

   In questa latitanza delle Forze dell’ordine (vigili urbani, carabinieri, polizia e finanzieri passano e spassano davanti a questi scempi come se facessero parte del paesaggio naturale) chi osa protestare, sia pur debolmente e educatamente, per il mancato rispetto di uno stop o per un sorpasso da destra, viene nei casi più fortunati sbeffeggiato. Purtroppo la cronaca registra non di rado ben di peggio. Qualcuno sostiene che questo andazzo sia il prezzo da pagare se si vuole salvare la democrazia, ma a me pare che sia la via più diretta per distruggerla.

            La logica implacabile è sempre la stessa: se lo fanno gli altri e restano impuniti, perché dovrei non farlo io a costo di qualche sia pur piccolo sacrificio? E se un professore (nel suo ambiente) o un vigile urbano (per le sue competenze) si permette di richiamare la legalità più elementare appare come un moscone fastidioso che va schiacciato prima di mettere in crisi una routine generalizzata. Per non parlare di ciò che rischia il cittadino ‘semplice’ se osa contestare la richiesta di pizzo di un posteggiatore mafioso. Volete assaggiare  la  versione più soft?  Nella corsia laterale di viale Libertà, quasi all’angolo con piazza Castelnuovo, prelevate lo scooter senza versare l’obolo al vecchietto che si è autonominato padrone dell’intero posteggio per ciclomotori: sarete immancabilmente investiti di improperi e minacce. Quando si supera una certa soglia di “tolleranza”, tornare indietro è impossibile. L’infrazione occasionale delle leggi degenera in stravolgimento dei criteri stessi di  legalità.

            Dato il contesto, la notizia di Palermo come nona città più caotica del mondo può solo meravigliare: come possono esisterne otto ancor più caotiche?  Forse si potrebbe dividere la città in dodici aree, una per ogni mese. E, in ciascuna, proclamare il mese del senso civico, nel quale la rigorosa repressione di ogni trasgressione (grazie alla operatività sinergica di tutte le Forze dell’ordine coordinate dal Prefetto) si intrecciasse con un’azione  pedagogico-politica rivolta ai cittadini di ogni età (dai bambini della scuola elementare ai pensionati del circolo ricreativo). Ho motivi di ritenere che basterebbe un mese l’anno di annusamento del “fresco profumo della legalità” (Paolo Borsellino) per far capire alla maggioranza dei cittadini quanto intollerabile sia la vita nei restanti undici mesi di Far West.



Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com