sabato 30 maggio 2015

CI VEDIAMO A PALERMO, MERCOLEDI' 3 GIUGNO 2015, ALLE 19,15 ?

Come in molti sapete, ho raccolto in  Palermo. Guida insolita alla scoperta di una città indecifrabile (Di Girolamo, Trapani 2014, pp. 172, euro 9,90) alcune descrizioni letterarie di monumenti, vie, cibi di strada, panorami...a firma di viaggiatori dal medioevo arabo alla contemporaneità. Grazie alle voci recitanti di Margot Pucci e Armando Caccamo e alla voce cantante di Sara Cappello sarà possibile rivivere l'itinerario.
La partecipazione all'evento culturale presso "La Cantunera" (in piazzetta Monte Santa Rosalia, 12, accanto a Palazzo Branciforti; un po' sotto via Roma all'altezza del Palazzo delle poste ), mercoledì 3 giugno alle ore 19,15 è libera.
Per chi vorrà, infine, partecipare a una ricca degustazione di alcuni cibi evocati , accompagnati da buon vino, sarà indispensabile prenotarsi entro e non oltre la mezzanotte del giorno prima.
Il contributo per la cenetta € 12,00 (a coppia € 20,00 ).
PER PRENOTARE, CHIAMARE AL 329.5670724 (SARA CAPPELLO) 
o al 389.2158948 (GILDA SCIORTINO).

giovedì 28 maggio 2015

LA VULCANICA SALLY TRA SEATTLE E MARINA DI RAGUSA


“Centonove”

7 maggio 2015-05-28





IO, MANAGER DI ME STESSA




Che succede se l’intraprendenza nordamericana si sposa con l’ardore della lava siciliana? Viene fuori  una vulcanica creatura che risponde al nome di Sally M. Veilette. Se volete conoscerla potete intercettarla a Seattle o a Marina di Ragusa o in viaggio tra i due continenti (consigliabile contattarla in anticipo su www.handsicily.com). Nell’attesa potete leggere il suo Sempre dritto non puoi sbagliare (Inkwell, San Giovanni La Punta 2012, euro 18,00) che, come si legge in quarta di copertina, “non è solo un libro, è un’esperienza che riaccenderà la tua voglia di vivere alla grande”.

  Come a molti di noi, anche all’autrice è capitato di attraversare fasi di stanchezza psico-fisica, anzi esistenziale. Ma, invece di gettare la spugna, ha preferito ascoltare il suo malessere e cavalcarlo per andare  oltre lo status quo in cui era immersa. Da manager di successo, votata a fare carriera e soldi in una escalation virtualmente infinita, ha preferito diventare manager di sé stessa: ritornare alle origini siciliane della propria infanzia, riscoprire le relazioni autentiche, valorizzare i ritmi umani della provincia. Non per chiudersi in un uovo dorato, ma per tentare nuove sintesi: apportare agli amici siciliani qualcosa del dinamismo statunitense e agli amici americani qualcosa della poesia, della musica e della saggezza mediterranee.

   Il libro, inizialmente autobiografico, diventa – con i pregi e i limiti dle caso – il tipico manuale che gli anglofoni chiamano “filosofico” e dalle nostre parti sarebbe “psicoterapeutico”. Un manuale scandito in otto passi: re-imparare a sentire; fare pulizia; lucidare; camminare; immergersi; volare; librarsi in alto; risplendere. L’esito (almeno sperato dall’autrice) è formulato nella chiusa del testo: “Ho fiducia nell’umanità. Ritengo che arriveremo a conoscere noi stessi e che sfrutteremo le nostre più profonde passioni per trarne giovamento con noi stessi e gli altri. Che metteremo insieme le nostre forze e che saremo uniti. Che sapremo quando cercare le risposte e quando andare oltre. E che rideremo quando tutto andrà storto per un certo periodo di tempo. Spero che divertendovi con gli otto capitoli di questo libro, diventiate anche un po’ più fiduciosi in voi stessi e che troviate il giusto sostegno per far emergere i vostri sogni e per condividerli con gli altri. E’ quello che ci si aspetta da voi”.

     Forse, perché il “gioco” riesca, potrebbe essere utile integrare la “philosophy” in senso anglosassone con la filosofia in senso più classico: sarebbe un altro ponte interessante per congiungere gli United States con la Magna Gaecia.



Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

mercoledì 27 maggio 2015

LA SECONDA EDIZIONE DI UNA FILOSOFIA D'A-MARE A FAVIGNANA


“Monitor”


15. 5. 2015-05-25


Il Festival della filosofia d’a-Mare: una restituzione


   

Riuscite a comprendere per intero ciò  di cui fate esperienza, in cui vi sia capitato di essere stati immersi? Io no. La ricchezza del reale, nel quale pure nuoto, mi resta sempre in qualche misura estranea. Trascendente. Non solo non capisco tutto ciò con cui entro in contatto; per giunta, non riesco a raccontare neppure quel tanto che capisco. Parafrasando un celebre sofista siciliano, potrei dire che non tutto ciò che è, è conoscibile e che non tutto ciò che è conoscibile, è dicibile.

    Questa premessa un po’ barbosa (almeno per il lettore medio di questa rubrica: uno che ama pensare con la propria testa ma è quasi del tutto digiuno di storia della filosofia) mi serve per spiegare come mai  - nonostante l’invito a stendere un resoconto del “Festival della filosofia d’a-Mare” che si è svolto nelle Egadi dal 30 aprile al 3 maggio –  avverta una resistenza interiore a redigerlo. E’ come se volessi evitare di condannare questa esperienza così intensa alla banalizzazione.

    Comunque qualcosa, dopo aver dedicato più di una puntata della rubrica a preparare l’evento, devo dirla. I tre ospiti (Chiara Zanella, Serge Latouche e Diego Fusaro) sono stati ottimi stimolatori di pensiero, facilitando nei settanta partecipanti ai seminari l’interiorizzazione di temi tipici della filosofia sin dalle origini greche e pure tragicamente attuali (la critica alla crescita infinita, la frugalità come via per la felicità, la cura di sé come aver cura dell’altro, la responsabilità come pienezza della libertà autentica…).  Le persone provenienti da ogni area geografica del Paese e da ogni genere di occupazione lavorativa (magistrati e assistenti sociali, architetti e insegnanti di scuola elementare, medici e studenti…) sono stati ammirati, a loro volta, dai filosofi di professione per la caratura dei contributi offerti alla discussione. La struttura alberghiera “Cala la luna”  e l’equipaggio del battello “L’intrepido” (con il quale abbiamo perlustrato le coste di Favignana, Marettimo e Levanzo) hanno fatto onore alla tradizione di ospitalità del nostro popolo.

    Ciò che più ha inciso nella memoria del cuore è stato il clima “spirituale” che si è creato fra tutti noi (se si riesce a dare all’aggettivo “spirituale” la sua pregnanza laica, integrale, concreta) . La seconda edizione del “Festival della filosofia d’a-Mare” è stato l’esperimento di un modo di vivere altro rispetto alla quotidianità produttivistica, competitiva, consumistica in cui siamo (non del tutto incolpevolmente)  immersi. Vorrei ricopiare uno a uno i messsaggi che mi sono giunti dai partecipanti via sms, via email, a voce per telefono. Uno per tutti, da Franco e Marilena (provincia di Cuneo): “Pensiamo di aver sperimentato la felicità, in quella terra di mezzo tra cielo e mare, cannoli e cassate, tra bella gente e parole autentiche. Purtroppo la sveglia del lunedì mattina ci ha ridestati da questo breve ma intenso sogno catapultandoci nel paese del non pensiero. Peccato, ma anche i sogni insegnano la vita. Grazie e arrivederci a tutte le persone che hanno reso possibile questo sogno”. Ce ne sono altri sul mio blog, ma sono troppo lusinghieri e il pudore mi impedisce di riportarli.



Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

sabato 23 maggio 2015

ANCORA SULLA RIFORMA SCOLASTICA DEL PRESIDENTE RAGAZZINO


“Monitor”
22.5.2015


Ancora sulla riforma scolastica del presidente ragazzino

Come si fa a non commentare la riforma scolastica del presidente ragazzino? Ma, altresì, come si fa a continuare a commentare dopo valanghe di articoli, commenti, post e cinguettii? L’impresa è poi ancora più ardua se non si ha il dono delle certezze assolute che, manicheisticamente, dividono il campo in due schieramenti nettamente contrapposti: gli insegnanti da una parte (la parte buona: “la buona scuola c’è già”) e il governo dall’altra (“il nemico” come, senza molte perifrasi, lo chiamano i miei amici comunisti come l’egregio professore Enrico Guarneri).
 Comunque, per non sembrare vigliacco (è dal 1968 che dico e scrivo ciò che penso, quasi sempre in posizioni di minoranza che, però, altrettanto spesso  sono state successivamente sposate da chi le contestava), provo a esprimere qualche opinione (che, in lingua italiana, non si identifica con tesi né ancor meno con dogma).
a)   il metodo decisionista di Renzi in molti campi è preferibile agli “annacamenti” dei governi precedenti che, dopo giri e giravolte, lasciavano le cose a fine legislatura esattamente come le avevano trovate. Chi governa deve avere il coraggio di decidere, lasciando agli elettori il giudizio sul proprio operato. Ma in altri campi la fretta, aggravata dal piglio spavaldo del “signor-so-tutto-io”, è una pessima consigliera. La riforma scolastica (come la riforma del sistema elettorale) rientra in questa seconda categoria  di campi tematici.
b)   L’assunzione in servizio di precari che non abbiano superato un regolare concorso pubblico, dunque nessuna selezione in entrata nel sistema scolastico, è una decisione che può dare alla qualità media dell’insegnamento un’altra brutta botta. Ma se, per segnare un punto e capo (dopo il quale nessun docente senza concorso) la si deve varare, deve essere una sorta di amnestia generale. Ogni criterio non culturale-psicologico-didattico che discrimini i sommersi rispetto ai salvati rende odioso un provvedimento già di suo per molti versi iniquo.
c)    Il problema del livellamento delle funzioni e degli emolumenti mensili dei docenti (dalla scuola d’infanzia alle scuole secondarie superiori) è un problema gravissimo. Nei quarant’anni di insegnamento gli alunni migliori hanno rinunziato a insegnare perché la prospettiva di entrare soldato semplice e di restarvi a vita sembrava loro demotivante. A questo gravissimo problema non si risponde gettando un osso nel canile in modo che i più furbi, o i più proni, se ne impadroniscano prima degli altri (questo sì che sarebbe mettere l’uno contro l’altro i capponi di Renzo, questa volta con la ‘o’ finale). Bisogna avere il coraggio di imitare altri sistemi scolastici europei dove chi vuole resta insegnante di seconda fascia a vita, ma chi vuole può facoltativamente affrontare un esame di Stato per passare a professore di prima fascia. Non vedo perché si possa diventare ordinario all’università o primario negli ospedali o direttore di banca o…ma ogni ipotesi di carriera debba essere demonizzata fra i docenti. (Due precisazioni. La prima: non si dica che attualmente è possibile passare da docente a Dirigente scolastico perché non è un avanzamento nella stessa carriera, ma passaggio da un mestiere a un altro. La seconda: ovviamente la distinzione fra artigiani dell’istruzione e artisti della pedagogia dovrebbe riguardare ogni grado: lo specialista alle scuole elementari dovrebbe avere le medesime funzioni e il medesimo stipendio dell’omologo alle scuole medie inferiori o superiori).
d)    La carriera docente risolverebbe un altro brutto nodo di questa riforma renziana: le competenze dei Dirigenti scolastici. Assunzione e licenziamento dovrebbero essere affidati a una commissione di cui tre insegnanti dovrebbero far parte con gli stessi poteri del DS: tre docenti di prima fascia, competenti per la propria area di insegnamento. Solo così si potrebbe avere mobilità verticale e orizzontale senza che un DS esperto in greco debba giudicare la didattica di un insegnante esperto in matematica e un DS esperto in matematica debba giudicare, in solitudine vertiginosa, gli aspiranti all’insegnamento del greco.
e)   Veramente, per ribadire un’idea a cui sono affezionato da decenni e che da decenni espongo in tutte le sedi in cui mi è concesso di esprimermi, il passaggio di un docente da una fascia alla superiore dovrebbe tener conto – insieme a tanti altri ovvi fattori – delle “pagelline” che gli ex-alunni (da non meno di un anno e da non più di due) dovrebbero compilare anonimamente sui propri insegnanti. Conosco l’obiezione: andrebbero avanti i docenti pigri, lassisti, demagoghi, amiconi…E’ totalmente infondata. Quando parlo con alunni di me o di altri colleghi li trovo chirurgicamente precisi: sanno distinguere benissimo la severità dalla rigidità, l’amichevolezza dalla ruffianeria.
f)     Il discorso sarebbe lungo, forse infinito. Ma almeno una nota va aggiunta: il potere che la nuova normativa concederà ai DS avrebbe comportato una bella scrematura preventiva della categoria. Prima, e non dopo, si sarebbero dovuti licenziare gli psicopatici, i narcisisti, gli insicuri, gli ignoranti plateali…Così non si è fatto e, anche da questo versante, si prevedono guai seri per il povero sistema scolastico italiano.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

martedì 19 maggio 2015

CHI EVADE LE IMPOSTE DANNEGGIA ANCHE TE !


“Repubblica – Palermo”
16.5.2015


L’evasore della porta accanto

Nel 2014 la Guardia di Finanza ha scovato 591 evasori totali in Sicilia. Se è ragionevole presumere che ve ne siano almeno altrettanti che continuano a farla franca, e se vi si aggiungono almeno un migliaio di grandi evasori (che, pur pagando qualcosa allo Stato, pagano molto meno del dovuto), siamo a un piccolo esercito di concittadini che frodano. Frodano chi?
  La risposta suona anonima, indeterminata, rassicurante: frodano lo Stato. Quindi se incontriamo questi avvocati e questi imprenditori, questi commercianti e questi medici, nei salotti-bene che frequentiamo (o in cui ci accade di passare per le ragioni più svariate) possiamo continuare a ossequiarli, a scambiarci una stretta di mano sorridendo educatamente. Come se fossero gente sveglia e coraggiosa che ha provato a fare esattamente ciò che noi, meno intraprendenti, non abbiamo avuto l’ardire  - o più semplicemente la possibilità tecnica – di realizzare. Come se non fossero ladri che ci hanno derubato, personalmente e direttamente, di qualcosa.
   Lo so: è sin troppo facile fare del moralismo quando si parla di tasse. Specie da parte di quanti svolgono, come me, una professione salariata: è facile fare retorica quando non si ha la libertà di evadere perché le imposte dovute sono trattenute alla fonte e la busta paga arriva già decurtata. Ma se non è il caso di fare i moralisti, non per questo è vietato riflettere criticamente.
   Una prima considerazione riguarda le attenuanti degli evasori (totali o parziali): l’imposizione fiscale in Italia è altissima. Pagare tutto il dovuto è poi reso più amaro dalla constatazione che i nostri soldi vengono amministrati con una disinvoltura che sconfina spesso con la disonestà. Tuttavia…tuttavia solo chi paga le tasse ha il diritto morale, e la motivazione pratica, di protestare attivamente e insistentemente contro il livello della tassazione e della corruzione pubblica. Nessuna bassezza etica altrui giustifica davvero la nostra.
    Chi paga per intero, o quasi, le tasse ha tutte le ragioni per considerare i concittadini che le evadono per intero, o quasi, dei traditori: e, come tali, trattarli nelle relazioni quotidiane. Tu puoi scegliere di essere cittadino della Bahamas o del Lussemburgo, ma se accetti di essere cittadino italiano sottoscrivi un patto sociale. Da una parte lo Stato ti assicura (ti dovrebbe assicurare, hai diritto che ti assicuri) un minimo di istruzione, di assistenza sanitaria, di pulizia per le strade e nei mari, di ordine pubblico, di difesa dei confini nazionali…); dall’altra tu accetti, secondo la carta costituzionale, di contribuire a pagare questi servizi in proporzione alle tue rendite e ai tuoi guadagni. Se io rispetto questo patto (dal biglietto sull’autobus alle tasse universitarie di mio figlio) e tu non le rispetti, costringi – o per lo meno induci – l’amministrazione pubblica ad aumentare ogni anno il prezzo del biglietto o degli studi. Dunque tu non stai fregando una anonima Istituzione senza volto, ma stai fregando me e gli altri concittadini che dobbiamo pagare per noi e per te il costo dei servizi di cui fruiamo tutti.
   Chi ha soggiornato in Paesi europei o nordamericani sa con quanto rigore i reati di tipo fiscale vengano sanzionati dalle norme, dalla pratica giudiziaria e dalla stessa morale comune. Si può discutere su alcune ragioni culturali remote di queste diffenti valutazioni etiche, per esempio interrogandosi sul rigorismo calvinista-puritano e sul lassismo cattolico-gesuitico. Ma ciò che più urge è capire, ognuno col ruolo di funzionario statale o di semplice contribuente, che - con questo andazzo -  tracolli alla greca saranno inevitabili. Che ci ci sono spread fra una nazione e l’altra che nessuna Borsa può misurare, ma che possono condizionare molte oscillazioni finanziarie, sociali e politiche.   

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com