martedì 30 agosto 2016

"LEGALITA' " SECONDO MARIA D'ASARO


“Niente di personale”  
20.8.2016

LEGALITA’

Il grande merito di un piccolo libro – Legalità,  a cura del prof. Augusto Cavadi (Di Girolamo, Trapani, 2013, €7) -  è quello di condensare chiaramente in poche pagine i concetti essenziali di un’idea e una pratica, quella di legalità appunto, spesso fraintesa e poco “agita” dagli italiani. Nel saggio, l’autore ci ricorda innanzitutto che le leggi sono l’impalcatura della convivenza sociale e della democrazia e che nascono per difendere i diritti di tutti, soprattutto dei meno forti e dei meno fortunati. Cavadi chiarisce poi la differenza tra legalità e legalismo, sottolineando che la legalità può degenerare in legalismo se non si accompagna alla saggia ricerca della giustizia: “Una legalità senza ricerca della giustizia è una legalità morta, senza speranza. La sfera giuridica non è autonoma rispetto alle più ampie sfere dell’agire politico e del giudizio etico.” La legalità quindi rimanda alla giustizia come suo fondamento e alla politica per il suo pieno compimento.
Cosa deve fare quindi un buon cittadino? Il libretto propone un convincente sentiero esistenziale che comporta sinteticamente tre tappe importanti: 1) conoscere le leggi: “L’arte di vivere la legalità (…) non può che iniziare dalla conoscenza, da una corretta e completa informazione delle norme”; 2) discernerne il fondamento alla luce di alcuni strumenti importanti, quali la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Costituzione italiana; 3) rispettare le leggi se non confliggono con i predetti ordinamenti legislativi: “Quando una norma, stabilita seconde procedure legali, non confligge con la nostra coscienza morale, essa va rispettata con fedeltà.” Di conseguenza, come ulteriore fattore di ricchezza immateriale, dovrebbe rientrare nel ”pacchetto” di componenti del PIL, oltre alla quantità di beni e servizi di uno Stato, anche: “il grado di convinzione con cui i cittadini condividono le sue regole”. Infatti “senza una legalità democratica interiorizzata – vissuta non per paura delle sanzioni, ma  come fattore irrinunciabile di bene comune – tutti gli altri tesori di una civiltà poggiano su basi instabili.
A sostegno delle sue affermazioni, Cavadi cita Gandhi che, pur ribadendo che la disubbidienza civile è un diritto intrinseco del cittadino, afferma: «Un democratico è un amante della disciplina»; di conseguenza solo chi normalmente obbedisce alle leggi acquista il diritto alla disobbedienza civile: “Solo chi dimostra di sapere rispettare le leggi giuste a costo di rimetterci soldi, carriera, la stessa vita, ha il diritto di opporsi … a quelle leggi che, dopo un attento esame e un sereno confronto con gli altri cittadini degni di fiducia, gli dovessero risultare ingiuste e/o immorali.” Infatti “opporsi alle leggi ingiuste è un diritto, ma … anche un dovere. I martiri di tutte le religioni lo hanno dimostrato”. C’è poi una cartina di tornasole che ci consente di distinguere la resistenza per ragioni etiche a norme sostanzialmente ingiuste dal ribellismo per ragioni di interesse privato: “Chi resiste alla legalità ingiusta è disposto a pagare le conseguenze della propria disobbedienza (…) Nei casi estremi … è disposto persino a lasciarsi uccidere per denunziare il vero volto dell’istituzione che traveste di legalità la sua volontà di dominio e di oppressione.”
Le pagine finali del libro, che presentano anche una panoramica sui diversi volti dell’illegalità, sono un vibrante richiamo alla partecipazione politica, l’unica possibilità che, in un sistema democratico, consente di mutare una legislazione imperfetta in una migliore: “La politica è la risposta creativa senza la quale ogni possibile resistenza all’illegalità istituzionale o si spegne per stanchezza o diventa eversione distruttiva.” Cavadi invita quindi i lettori a un paziente e vigile esercizio di partecipazione democratica, a partire dalle assemblee di condominio e da quelle del Consiglio comunale per arrivare ai contesti legislativi istituzionalmente più ampi ed elevati, evitando le sirene dello scoraggiamento, del qualunquismo, dell’astensionismo e la tentazione della delega in bianco.
 Chiudendo allora Legalità, libretto prezioso che merita di essere adottato come ausilio educativo/didattico in tutte le scuole superiori del nostro paese, ci rimangono alcune preziose “perle” civiche: la consapevolezza del legame ineludibile tra legalità, giustizia e politica e il desiderio di offrire il nostro personale contributo all’aumento del PIL, inteso stavolta come Prodotto Interno di Legalità. Perché, come ci ricorda lo studioso Umberto Santino nella citazione all’inizio del libretto: “Gli eroi (come Socrate, come Giacomo Ulivi, partigiano morto nella lotta di liberazione contro un regime ingiusto) continueranno a morire se gli uomini comuni non impareranno a vivere” .

                                                                                              Maria D’Asaro 

http://www.nientedipersonale.com/2016/08/20/legalita-il-libro-di-augusto-cavadi/

OPPURE

http://maridasolcare.blogspot.it/2016/08/legalita-niente-di-personale.html

domenica 28 agosto 2016

ANCHE IN SICILIA CI SONO SEGNI CONCRETI DI SPERANZA


“Repubblica – Palermo”
18.8.2016

PICCOLI SEGNI DI CIVILTA’
La vita quotidiana è difficile ovunque, in Sicilia un po’ più che ovunque. Maleducazione, corruzione, qualche volta intimidazione mafiosa, solitamente disaffezione per il bene comune (dalla battigia delle spiagge al funzionamento di un servizio pubblico): ce n’è abbastanza per chiedersi se fruire di tante bellezze naturali e artistiche valga lo stress di convivere con conterranei indegni. Ma proprio perché l’andazzo è così asfissiante, ogni tanto dobbiamo emergere dall’acqua e prendere respiro a pieni polmoni rallegrandoci di cose che vanno bene. E di belle sorprese le mie giornate recenti sono, per fortuna, ricche.
  Visito Castellammare del Golfo. La ricordavo una cittadina anonima, ingolfata perennemente da auto inutilmente in colonna per il passìo serale, sporca come la media dei comuni isolani: dopo alcuni anni la ritrovo restaurata, con zone pedonali, pulita e popolata da turisti sorridenti. Passo dalla Biblioteca comunale per consultare dei titoli e trovo un ambiente limpido, luminoso, ordinato, dotato di wifi gratuito: tutto il personale, dalla signora all’ingresso sino al direttore, si rivela di una disponibilità stupefacente.
   Ritorno a Palermo e – sollecitato dalle notizie di cronaca – visito Romagnolo. Ci andavo a fare il bagno, da bambino, con mamma e papà: non eravamo  nella condizione economica di permetterci la più rinomata Mondello. Poi, per mezzo secolo, l’abbandono e la desolazione di quella riviera da cui Monte Pellegrino si offre come allo sguardo ammirato di Goethe all’arrivo in piroscafo da Napoli. Adesso è tornata come allora. Non so per quanto tempo (le Forze dell’ordine abitualmente evitano il controllo delle coste siciliane), ma intanto è una bella novità che fa bene al cuore.
    Sempre a Palermo il mio simpaticissimo suocero novantenne mi chiede dei chiarimenti sul suo conto corrente che non so dargli. Ci rechiamo insieme all’ufficio postale dell’Arenella: anche qui troviamo accoglienza pronta, ascolto paziente, risposte parziali che  - dopo un’ora – diventano complete grazie a una telefonata al nostro domicilio da parte del direttore con cui ci eravamo consultati.
    Un’amica da giorni accudisce il marito all’Hospice per malati terminali dell’Ospedale civico. Mi riferisce dell’ambiente lindo, della professionalità e della gentilezza di tutto il personale sanitario e parasanitario. Il clima è così umano e il servizio così accurato che il paziente chiede, preoccupato, alla moglie quanto stia costando ogni giorno la sua permanenza in quella clinica di lusso. Ovviamente è tutto gratuito grazie al servizio sanitario nazionale.
   Vado per il bagno a mare nella spiaggetta pubblica di Vergine Maria e, mentre mi espongo un po’ al sole, osservo prima un giovane, poco dopo  una signora di mezza età, che nell’andare via raccolgono in un sacchetto di plastica i rifiuti che incontrano nel sentiero di ritorno a casa. Mi rallegro interiormente: allora né mia moglie né io siamo pazzi isolati. Siamo in tutto quattro, ma non posso escludere che prima e dopo la mia permanenza in spiaggia qualche altro abbia avuto la stessa sollecitudine per lo spazio comune. Mi ritornano in mente gli episodi dei giorni precedenti che ho appena evocato e, per un momento, mi abbandono a un interrogativo seducente: non è che, piano piano, i siciliani civili stanno diventando maggioranza statistica rispetto ai trogloditi sinora imperanti?  Non è che arriverà il momento in cui a lasciare l’isola non dovranno essere gli osservanti delle norme e i devoti del bello, ma gli irriducibili della cafonaggine?

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

sabato 27 agosto 2016

LE VACANZE FILOSOFICHE SON FINITE. LA RICERCA CONTINUA...

Anche quest'anno le Vacanze fiosofiche per non...filosofi (di professione) - svoltesi in Valtellina - si sono chiuse. Una convergenza  di fattori positivi (la disponibilità relazionale di tutti i partecipanti, il clima atmosferico eccezionalmente bello per una zona di montagna a oltre 1700 metri sul livello del mare, l'accoglienza cordialissima dei gestori dell'albergo e la professionalità di tutto il personale alberghiero...) ha valorizzato i contributi sia di quanti hanno proposto temi di riflessione (relazioni, seminari, laboratori, serate musicali...) sia di quanti hanno arricchito gli incontri con commenti, domande, osservazioni critiche, esperienze personali, intuizioni estemporanee, approfondimenti sulla base delle proprie competenze pregresse. Materiali di vario genere saranno presto reperibili, come al solito, nel sito "vacanzefilosofiche.altervista.org". E' molto probabile che, come è avvenuto negli ultimi anni, parte dei materiali presentati saranno rifusi in un libro autonomo a più voci edito da Diogene Multimedia (Bologna). 
Intanto, ovviamente, la ricerca del nostro giro di amici  - "pensatori" come li chiama Guido Martinoli (riferendosi non ai grandi profili della storia, ma alla qualità antropologica di cui tutti potenzialmente disponiamo) o, come  forse ancor più modestamente potremmo definirci, "cercatori di senso" - continua in varie sedi d'Italia, in vari contesti locali, con il coinvolgimento di persone differenti.
Personalmente segnalo sin d'ora tre appuntamenti già programmati:  
* lunedì 19 settembre 2016, a Bologna, Cena antropologica condivisa prendendo spunto dal mio recente libretto Filosofare in carcere. Un'esperienza di filosofia-in-pratica all'Ucciardone di Palermo, Diogene Multimedia, Bologna 2016.
* mercoledì 28 settembre 2016, a Palermo, Giornata di aggiornamento pedagogico-didattico a cura del CIDI di Palermo: Maria Rosalba  Lupia (Cosenza), Mario Trombino (Bologna) e Mario De Pasquale (Bari) presenteranno alcune nuovi metodi per filosofare (non solo in ambiente scolastico, ma anche in contesti comunitari più ampi): per informazioni ulteriori e iscrizioni andare sul sito www.cidipalermo.it
* da venerdì 28 aprile a lunedì 1 maggio 2017 , a Castellammare del Golfo (Trapani), Quarta edizione del Festival della filosofia d'a-Mare: un insieme di eventi e pratiche filosofiche destinato, soprattutto, a quanti amano la filosofia pur non essendo filosofi di mestiere.

Intanto, in attesa di prossimi incontri, buona ripresa post-estiva a tutte e a tutti voi (e un po' anche a me, anche se dal 1 settembre inizierà  - con mia comprensibile  letizia -  la vacanza scolastica più lunga della mia vita...:)  )

sabato 20 agosto 2016

CI VEDIAMO A S.CATERINA VALFURVA (SONDRIO) DA OGGI A VENERDì 26 AGOSTO 2016 ?

Dopo l'intensa giornata (18/8) di ricerca spirituale 'laica' alla "Fattoria sociale" di Bruca , in quel di Segesta, siamo volati in un bel gruppo in Valtellina, ai confini con la Svizzera. Da oggi a venerdì 26 agosto 2016 si svolgeranno i seminari della Vacanza filosofica per non...filosofi (di professione): se qualcuno è da queste parti e ha piacere di salutarci o mi chiama al cellulare o viene direttamente all'Hotel "S. Caterina" del suggestivo borgo di S. Caterina Valfurva.

Augusto/Adriana/Maria/Giorgio/Salvatore e Maria Antonietta/Simonetta etc. etc.
Da Bergamo a qua si sono aggiunti Franco, Elena, Andrea e Giuliana.
Qua abbiamo trovato Elio, Concetta, Nino etc.etc. (ancora non li ho incontrato tutti perché il primo appuntamento è a cena).

venerdì 19 agosto 2016

ATLETE IN HIJAB E ATLETE IN BIKINI: SCANDALO A RIO ?


“Niente di personale”

16.8.2016



ALCUNE  ATLETE MUSULMANE DEVONO GAREGGIARE IN HIJAB. INVECE LE DONNE CRISTIANE…



Se non l’avete letto, leggete la breve nota di Alberto Caprotti sulla pagina web di “Avvenire” (il quotidiano della CEI, Conferenza episcopale italiana: insomma dei vescovi italiani) a proposito dell’atleta (donna) dell’Arabia Saudita che ha accettato, pur di partecipare ai Giochi olimpici, di correre i 100 metri piani interamente paludata dallo “hijab di ordinanza”: www.avvenire.it/Sport/Pagine/A-Rio-cento-metri-di-libert-La-saudita-Kariman-ha-gi-vinto-.aspx

E’ un pezzo due volte interessante: per quello che dice e per quello che non dice.

E’ interessante perché mette in evidenza il coraggio della saudita Kariman Abuljadayel , “il simbolo del futuro, della donna musulmana che si mette a correre”, accettando lo svantaggio – rispetto alle concorrenti che sfoderano “braccia lucide, sguardi aggressivi, body sgargianti” – di essere l’unica infagottata come “una tartarugona impacciata”, “la sola ad essere coperta, a non mostrare le gambe, a chinare gli occhi”.

Ma è interessante quel che il collega di “Avvenire” tace. E’ significativa l’assenza di un accenno  - almeno solo un accenno – autocritico sul dato di fatto che, un secolo fa o giù di lì, in molti Paesi a maggioranza cristiana sarebbe stato impensabile avere tante atlete disinibite come le nostre contemporanee. La paura del corpo, soprattutto del corpo femminile, è stata la regola  - dopo la fine del  Rinascimento  - nelle chiese cattoliche, ortodosse e protestanti. E se la situazione oggi, per fortuna, è cambiata, una firma cattolica di un giornale cattolico dovrebbe ammettere che ciò è avvenuto non  grazie al Magistero ecclesiastico ma nonostante esso. Senza Illuminismo, senza Romanticismo, senza Movimento femminista, senza Sessantotto…le nostre atlete si sarebbero distinte ben poco dalle colleghe musulmane (da alcune fra le tante colleghe musulmane: molte altre partecipano ai Giochi senza abbigliamenti punitivi). Se il potere politico in Occidente non si fosse, faticosamente, sganciato dal potere religioso  - come purtroppo non è avvenuto in alcuni Paesi islamici – oggi le atlete cristiane correrebbero col velo e le tuniche. O, più probabilmente, non correrebbero per nulla.

  La riprova? L’assenza totale, e ritenuta ovvia, di suore non solo dagli stadi olimpici (si può sempre sostenere che gli impegni di preghiera e di apostolato impediscono di dedicare tempo agli allenamenti, a differenza degli impegni familiari e professionali delle altre donne), ma dalle palestre, dalle piscine, dai campi sportivi. Una donna ‘consacrata’ a Dio (e in tutto e per tutto dipendente dal governo clericale maschile) deve nascondere ogni centimetro della propria pelle, ogni filo dei propri capelli, ogni curva del proprio profilo. La moglie di un operatore della Rai mi confidava il suo scandalo nel vedere giovani preti (che accompagnavano la troupe televisiva per le rubriche ‘religiose’ della domenica) trattenersi piacevolmente, in piscine di alberghi di lusso, con segretarie altrettanto giovani in topless. Non so se tale scandalo fosse giustificato né sino a che punto. Ma ciò che mi scandalizza di più è l’accanimento  - puntualmente documentato dall’agenzia di stampa “Adista” (www.adista.it) - di diverse autorità vaticane contro le Congregazioni di suore statunitensi che chiedono timidi passi di apertura al mondo e di parificazione con i confratelli maschi. Forse le donne cattoliche devono prendere “alla lettera” la punizione biblica di “lavorare col sudore della fronte” e di “partorire con dolore”, mentre gli uomini, più esperti in teologia biblica, hanno capito che si tratta di “metafore” e “esagerazioni retoriche”…



Augusto Cavadi




www.nientedipersonale.com/2016/08/16/alcune-atlete-musulmane-devono-gareggiare-in-hijab-invece-le-donne-cristiane/