domenica 16 luglio 2017

CI VEDIAMO A PECHINO (CINA) IL 19 LUGLIO 2017 ?





Mercoledì 19 luglio sarò a Pechino  presso
 北京行者居酒店
Běijīng xíngzhě jū jiǔdiàn .
Incontrare, su appuntamento, eventuali amici in zona mi farà molto piacere.

sabato 15 luglio 2017

LOTTIAMO IL NEO-SCHIAVISMO SENZA DIMENTICARE IL VECCHIO...


“Repubblica-Palermo”
14.7.2017

ALLE ORIGINI DEL NEO-SCHIAVISMO
       Si comincia a combattere il neo-schiavismo a danno degli immigrati: buona, anzi ottima notizia. C’è da sperare che – come urlavamo nel Sessantotto – sia solo un debut, un inizio. Perché leggendo di queste operazioni non posso fare a meno di ritornare col pensiero al vetero-schiavismo a danno dei nostri concittadini: agli schiavi “indigeni” che da sempre, anche nell’era della Costituzione repubblicana, abbiamo tra noi. A Salvuccio, per esempio, che ha lavorato un anno intero in un ristorante di Corso Vittorio Emanuele a Palermo e, al momento del licenziamento, si è visto negare la paga – già modesta – pattuita. Nonostante le tre figliolette da sfamare, non  ha reagito minacciando violenze né chiedendo la mediazione di un mafiosetto della zona: ha avanzato regolare denunzia e lo Stato gli ha procurato un “gratuito patrocinio” con un avvocato che (forse comprensibilmente, certo non giustamente) mantiene la pratica alla base della sua personale piramide cartacea. Ha provato a lavorare alle Eolie: questa volta la paga mensile l’ha ricevuta davvero ma, quando gli è stato consegnato dalle poste il modello per la dichiarazione dei redditi, ha letto una serie di emolumenti (ore straordinarie, ferie non godute, trattamento di fine rapporto…) di cui non ha mai avvertito neppure l’odore. Adesso lavora in provincia di Trapani: il contratto prevede otto ore al giorno e un giorno libero a settimana, ne svolge quattordici su ventiquattro e non avrà un giorno libero sino a settembre.  “Non posso lamentarmi: sia perché i 3 euro all’ora mi restano in tasca, dal momento che ricevo vitto e alloggio; sia perché l’alternativa sarebbe tornare disoccupato già prima dell’autunno”.
       Chi approfondisce la conoscenza di questo ambito lavorativo  sa che la situazione è complessa, non si presta a schematismi semplicistici. Quando ho chiesto chiarimenti sulla durata effettiva delle prestazioni giornaliere e sulla mancanza di pausa settimanale, mi sono sentito rispondere: “Perché, secondo te, noi datori di lavoro lavoriamo meno? Per giunta – nelle poche ore libere – abbiamo la mente oberata di preoccupazioni su come vanno gli affari”. Non sono un tecnico, dunque non ho ricette pronte, tanto meno basate su contrapposizioni ideologiche per cui gli imprenditori sarebbero, in quanto tali, sporchi e cattivi e i dipendenti salariati limpidi e buoni. So però che i soldi sono un mezzo (indispensabile) per vivere e nessuno, per procurarseli in misura sufficiente, dev’essere costretto – contro la legge e contro la morale – a compromettere la salute psicofisica, la serenità delle relazioni familiari e la propria stessa dignità umana: né come imprenditore né come manodopera.
    Le informazioni che ho raccolto tra i miei contatti amicali confermano che questo schiavismo strisciante (talora interiorizzato prima ancora che esercitato sulla pelle degli altri) non è un’esclusiva della nostra regione. Anzi, in certi casi, nel resto d’Italia tocca punta ancora più estreme. Ma, dalle nostre parti, fenomeni del genere comportano rischi supplementari. Se infatti è un’ingenuità ripetere che, se circolasse maggiore denaro, diminuirebbe la criminalità mafiosa (la storia dimostra che a società arretrate economicamente corrispondono cosche relativamente povere; quando arrivano flussi finanziari ingenti, le mafie ingrassano e diventano più agguerrite), è però vero che molti giovani non aspirerebbero a entrare in Cosa nostra se una società dalle forti sperequazioni socio-economiche non li mettesse davanti a un tragico bivio: essere sfruttati e condurre una vita di stenti o diventare sfruttatori parassiti e passare la vita nel lusso.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

venerdì 14 luglio 2017

GIOVANNI FRANZONI E' SPIRATO A ROMA

Ai giovani il nome di Giovanni Franzoni non dice nulla, ma per la mia generazione è stato un faro nella tempesta (civile ed ecclesiale). In quanto abate dell'abbazia benedettina di S. Paolo fuori le mura di Roma ha partecipato - più giovane fra i vescovi - al Concilio ecumenico Vaticano II (1963-1965). Ma le sue posizioni pubbliche con la ricchezza straripante della Chiesa cattolica a Roma, nonostante la povertà e la mancanza di case di tanti cittadini, hanno disturbato i vertici gerarchici e, dopo vari ammonimenti, è stato degradato ed espulso dall'ordine benedettino. Ma ciò ha moltiplicato il suo impegno attraverso una delle "Comunità di base" (Cdb) più attive d'Italia: la comunità di San Paolo, appunto. Come Scuola di formazione etico-politica "G. Falcone" invitammo a Palermo dom (non è un errore: i benedettini si chiamano così e non "don" come i preti) Franzoni per aiutarci a capire il Giubileo dell'anno 2000. Egli accettò, venne e, in sostanza, ci disse: "Volete celebrarlo davvero? Non venite a fare turismo religioso a Roma, restate nella vostra terra e per un anno impegnatevi a renderla più giusta, più fraterna, più libera dalle mafie e dalla corruzione". Il giorno dopo il Rettore dell'Istituto gesuita "Gonzaga" che ci ospitava per le riunioni mi convocò e mi comunicò che la nostra iniziativa non era piaciuta in Curia arcivescovile e che, comunque, la sala che ci era stata concessa ogni giovedì dalle 18 alle 20 da quel momento sarebbe servita per altri incontri...
 Il mio caro amico Salvatore Menna, responsabile per la Sicilia del movimento riformatore internazionale  "Noi siamo Chiesa", mi prega di ospitare sul blog il comunicato del coordinatore nazionale sulla morte di Franzoni. Ottempero, prontamente anche se non senza tristezza, al suo desiderio.

     
      

Giovanni Franzoni è in Paradiso

Il nostro fratello e padre Giovanni Franzoni, a 88 anni,  è andato in Paradiso questa mattina dopo una vita densa di fede nell’Evangelo e di opere. Giovane abate dell’abbazia benedettina di  S.Paolo a Roma,  ha cercato di dare attuazione al nuovo corso della Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II , a cui aveva partecipato. Si scontrò però con la pesantezza del sistema ecclesiastico  che resisteva al cambiamento. Negli anni settanta la sua forzata separazione dalle strutture canoniche ha coinciso con un suo accresciuto impegno perché la comunità dei credenti fosse sempre più fondata sulla centralità della Parola di Dio, sul protagonismo dei suoi membri e su un rapporto laico con le istituzioni e con la società civile.

Franzoni ha così partecipato da protagonista ai vari percorsi che nella Chiesa si sono impegnati per il rinnovamento del modo di vivere l’Evangelo, dal movimento delle Comunità cristiane di base, ai Cristiani per il Socialismo fino alla Teologia della Liberazione. In particolare, è stato il fondatore e l’animatore fino ad oggi della Comunità di base di S.Paolo di Roma. La sua libertà ed indipendenza di giudizio si sono manifestate , in particolare, quando si è espresso, in modo molto argomentato, contro la canonizzazione di papa Wojtyla, facendosi portavoce di un’opinione diffusa ma senza risonanza mediatica.   .

I difficili rapporti tra Franzoni e la sua abbazia di un tempo si sono normalizzati quando il 10 ottobre dell’anno scorso  l’attuale abate di S.Paolo dom Roberto Dotta e il Card. James Michael Harvey , arciprete della basilica, hanno visitato la sede della Cdb di S.Paolo, ascoltando informazioni sulle opere sociali che vi sono svolte e leggendo insieme brani della  prima lettera ai Corinzi (12, 4-14, 26-27) dove si dice che “vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito. Vi è diversità di ministeri, ma non v’è che un medesimo Signore”. Questo incontro non ha però significato una piena “riabilitazione” di Giovanni da parte delle massime autorità della Chiesa, come era stato ripetutamente richiesto.

Giovanni ha sopportato, con  cristiana pazienza e con l’aiuto dei membri della sua comunità, la perdita della vista negli ultimi anni, fatto che gli ha reso faticosa una maggiore partecipazione ai  fermenti che si muovono ora nella Chiesa con papa Francesco. Tutte e tutti di Noi Siamo Chiesa partecipiamo con grande emozione, amicizia e preghiera alla salita al padre di Giovanni.

Roma, 13 luglio 2017                         NOI SIAMO CHIESA
 
  Via N.Benino 2 00122 Roma
  Via Soperga 36 20127 Milano
      Tel. +39-022664753
  cell.3331309765
       E-mail vi.bel@iol.it
Internet
www.we-are-church.org/it 

martedì 11 luglio 2017

PALERMO: I DUE PROSSIMI INCONTRI ALLA "CASA DELL'EQUITA'"


Vi ricordiamo i prossimi due appuntamenti della CASA DELL’EQUITA’ E DELLA BELLEZZA  (VIA N. GARZILLI 43/A – 90141 PALERMO):
                      
Giovedì 13 luglio 2017, ORE 20,15: In che senso la Bibbia è un testo inspirato da Dio?
Conversazione con Augusto Cavadi a cura della Comunità di ricerca spirituale laica “Albert Schweitzer”.
Ingresso libero e gratuito. Al termine (ore 21,45 circa), per chi lo desidera,  pizza comunitaria.

Venerdì 14 luglio 2017, ORE  18: Michelangelo Buonarroti e i segreti della Cappella Sistina.
Conversazione con diapositive di Giorgio Lombardo a cura del Centro di ricerca esperienziale di teologia laica.
Ingresso euro 5,00. Gratis per soci sostenitori e persone in difficoltà economiche.

lunedì 10 luglio 2017

VERGANI RECENSISCE "IL MARE, COM'E' PROFONDO IL MARE..."



26 giugno 2017-07-06

Potrebbe sfuggirci, ma la condotta personale, valorosa o micragnosa che sia, è prodotta da precisi moventi, mezzi e fini, che ci caratterizzato e che perseguiamo, tutti ci comportiamo, dunque, ottemperando etiche. Di valorose e convenienti le possiamo attingere dalla storia dell’umano pensiero, ma i poeti insegnano che anche l’attenta osservazione della natura può suggerircene di non meno proficue e puntuali, a iniziare dal mare. Augusto Cavadi lo fa nel suo ‘libricino’ "Il mare, com’è profondo il mare"- titolo preso in prestito da Lucio Dalla - Diogene Multimedia, Bologna 2017.

L’Autore nel suo andare per mare pesca l’etica dell’avventura, quella della precarietà, della finitudine e del rispetto, della gratuità e dell’attesa, della solidarietà, convivialità, affidamento e accompagnamento, l’etica dell’oltranza, dell’approfondimento e del naufragio, per portarle nel vivere quotidiano. Libro da meditazione che alla larga da superflui pedanteggianti sta sul pezzo condensato e fragrante, da ruminare con piacere e profitto a qualsiasi pagina. 

                                                                             Bruno Vergani

Augusto Cavadi

Il mare, com'è profondo il mare...

Editore Diogene Multimedia, Bologna 2017
Collana Le lanterne
pp. 134, euro 9,90


http://www.brunovergani.it/item/4217-com%E2%80%99%C3%A8-profondo-il-mare.html#.WWOypIpLe8o












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