lunedì 2 marzo 2015

CI VEDIAMO A PALERMO GIOVEDI' 5 MARZO ?

  Anche a Palermo un gruppo di uomini, sulla scia di altre esperienze in Italia, sta provando ad attivare delle iniziative di riflessione auto-critica sul proprio atteggiamento nei confronti delle donne (in un'ottica di prevenzione della violenza ai danni dell'altro sesso).
 Il prossimo appuntamento è per le ore 17, 30  di giovedì 5 marzo, alla
 Real Fonderia alla Cala.
 Introdurrò un incontro- dibattito su  
                                                       SESSO E POTERE
L'invito è rivolto in particolare a maschi, ma ovviamente a nessuna donna sarà precluso l'accesso...

sabato 28 febbraio 2015

THOMAS MORE, UN UOMO CHE MERITA D'ESSER CONOSCIUTO

E' uscito il breve, intenso, saggio che Hans Kueng ha dedicato a san Tommaso Moro (H. Kueng, Libertà nel mondo, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2014, pp. 71, euro 7,00). L'edizione italiana è impreziosita da una Postfazione di Alessandro Plotti, arcivescovo emerito di Pisa. Pubblico qui di seguito la mia Prefazione, nella speranza (non troppo nascosta) che vi susciti il desiderio di acquistare e leggere il volumetto per intero.
***

   Nel 1968 i venti della contestazione giovanile, soffiando dai campus statunitensi e dalla Sorbona di Parigi, arrivarono alla periferica Sicilia. O, per lo meno, nella mia città: Palermo. Un giovane prete, che insegnava “religione” nel nostro liceo, ci aprì  - con molta moderazione – alle novità ecclesiali operate dal Concilio Vaticano II che si era chiuso a Roma nel 1965. Più tardi avrei letto sui libri che i due processi  - il rinnovamento interno al mondo cattolico e la contestazione globale nella società occidentale – non si erano srotolati parallelamente: senza il primo, infatti, difficilmente si sarebbe registrato il secondo. Ma, prima di impararla sui libri, quella connessione la vissi nella carne. Da una parte, infatti, condividevo l’ansia di cambiamento rivoluzionario della mia generazione e partecipavo attivamente alle iniziative studentesche; dall’altra, però, non mi convinceva il marxismo cui aderivano, più o meno consapevolmente (spesso meno) tanti fra i miei coetanei più svegli.  La decisione di impegnarmi radicalmente mi si configurò come un dilemma: o la strada della politica extra-parlamentare (non di rado sconfinante nel terrorismo ‘rosso’) o la consacrazione totale al regno di Dio mediante i voti di obbedienza, castità celibataria e povertà.

   Varie circostanze mi indussero a perseguire  il secondo sentiero (a cui sarei stato fedele, sempre più problematicamente, sino al giorno del mio trentatreesimo compleanno), ma con un grosso ostacolo dinnanzi: l’amicizia affettuosa con una ragazza di due anni più giovane, un sentimento che – specie da parte sua – assomigliava molto a ciò che potevo supporre fosse la passione amorosa. Nei mesi travagliati che mi furono necessari per scegliere, la partner appena sedicenne e per giunta appartenente a una famiglia notoriamente ‘laica’ tentò di dissuadermi dalla vocazione monastica (o da quella che così mi appariva, sia pur vissuta in modalità da rivedere) regalandomi un libretto di poche pagine: Libertà nel mondo di Hans Kueng. Quale il senso del dono strategico? In esso l’allora giovane e sconosciuto teologo di lingua tedesca presentava il profilo teologico e spirituale di un santo canonizzato dalla Chiesa cattolica che non aveva scelto la via della rinuncia ‘religiosa’. Obbedienza a un altro uomo? Era la seconda autorità del regno inglese e, quando si trattò di obbedire al sovrano contro le sue convinzioni, fermamente si rifiutò. Castità celibataria? Era sposato e molto legato alla moglie e ai figli. Povertà? Non proprio, a giudicare dalle proprietà fondiarie e dai privilegi legati alla sua altissima carica pubblica. Ma Thomas More si era mantenuto “libero” dentro: possedeva senza essere posseduto. E che si trattasse di libertà interiore ma reale lo dimostrò quando,  in occasione del conflitto fra il proprio re (Enrico VIII) e il papa dell’epoca (che non intendeva concedergli l’annullamento capzioso del primo matrimonio), seppe seguire ciò che riteneva giusto anche a costo di perdere i beni, gli affetti familiari, la stessa vita. Accettando l’esecuzione capitale, More proclamava che riconoscere la signoria dell’Unico significa emanciparsi, in radice, da tutti i poteri terreni. Egli offrì una testimonianza di fedeltà allo Spirito (o per lo meno alla voce della propria coscienza nella quale in ultima istanza possiamo ascoltare il volere divino) della quale  molti uomini consacrati in maniera ufficiale e solenne non furono capaci né prima né dopo di lui.

   Sarei insincero se non confessassi di aver recepito allora il  pugno allo stomaco inferto amabilmente dalla mia innamorata sedicenne: perché partecipare all’avventura della fondazione di un nuovo ordine monastico nel mondo se si poteva raggiungere la santità anche attraverso la condizione matrimoniale, l’impegno politico e la gestione dei beni economici? Però…Però nessuno mi obbligava a scegliere la strada alternativa. E, in quella fase della vita, mi sembrò che la via matrimoniale fosse buona, ma quella del celibato consacrato addirittura  ottima. Si trattava piuttosto di correggere seriamente e in profondità le modalità della consacrazione evangelica, facendo spazio molto più concretamente alla dignità della singola persona umana, alla sua relazionalità affettiva e sessuale, alla sua responsabilità socio-economica.

   Per non farla troppo lunga, dirò che quel volumetto fu la porta d’ingresso per conoscere non solo una vicenda biografica intrigante (lessi poi altri libri su Thomas More e soprattutto la sua Utopia e le sue lettere dalla prigione); non solo uno dei teologi più profondi e coraggiosi a cavallo fra il XX e il XXI secolo (non c’è un solo testo firmato da Kueng che non mi abbia aperto orizzonti liberatori); ma anche, più ampiamente, un nuovo “paradigma”  di intendere e di vivere la fede nel vangelo senza chiudersi alle innumerevoli sapienze del pianeta. Nessuna sorpresa, dunque, se ogni tanto mi è capitato di rileggere Libertà nel mondo e di prestarlo ora a uno ora a un altro dei miei amici. Come è noto, però, i libri sono un po’ permalosi: se si accorgono che te ne privi spesso e volentieri, equivocano sui tuoi sentimenti e suppongono che tu non ci tenga abbastanza. Dunque, per protesta, non tornano più fra le tue mani. Da qui la necessità di riacquistare più di una volta lo stesso titolo. Sino a quando il testo cui sei tanto affezionato non si trova più in commercio.

   E’ proprio quello che mi è capitato di recente con l’introvabile, aureo, libretto di Kueng. Grazie alla generosità – per bocca di Chiara Benedetti - della casa editrice della prima edizione (la Queriniana di Brescia) e della casa editrice che ospita questa seconda edizione (Il pozzo di Giacobbe di Trapani) ho potuto scrivere una e-mail all’autore per chiedergli l’autorizzazione a ripubblicarlo. Solo poche ore dopo mi è arrivata, pronta ed entusiastica, la risposta: “Mi pare un’ottima idea!”

   Non ci resta che il piacere di rileggere quelle pagine scritte mezzo secolo fa e, soprattutto, di provare a tradurle nel nostro modo di intendere e di spendere l’unica esistenza che abbiamo a disposizione.



                                                            Augusto   Cavadi

                                                                                                              

venerdì 27 febbraio 2015

La festa della filosofia di strada alle Egadi con Fusaro, Latouche e Zanella


 "Monitor" 
27.2.2015



Anche “Monitor” sta collaborando alla organizzazione di una bella festa della filosofia di strada ( o, se si preferisce, filosofia-in-pratica) , come proviamo a esercitarla ormai da mesi in questa rubrica “Spazio d'estro libero”,  quale diritto/dovere di ogni cittadino. Indipendentemente dal proprio titolo di studio. Nella sua essenza, infatti, la filosofia è ricerca della saggezza: e, come direbbe Epicuro, nessuno è troppo giovane o troppo vecchio per ricercarla.

Di cosa si tratta in concreto? Come si evince dal programma che leggete qui sotto la proposta è di regalarsi tre giorni di riflessione e di scambio di opinioni, in uno dei posti più belli d’Europa (le isole Egadi), con alcuni pensatori autorevoli (Diego Fusaro, Serge Latouche, Chiara Zanella).

Su che tema? La giustizia sociale, l’inquinamento, la corruzione, la buona politica, l’etica minimale: in una parola, sul futuro delle nostre vite e del pianeta.

La partecipazione a tutti gli eventi è libera (purché si sia in grado di moderare, o di lasciarsi moderare,  la durata e i toni dei propri interventi) e gratuita (grazie alla generosità degli studiosi ospiti) , ma chi vuole può prenotare una serie di servizi in convenzione (soggiorno alberghiero, pasti, gita in battello del I maggio etc.).

Augusto Cavadi




 


FILOSOFIA PER NON…FILOSOFI ALLE EGADI (30 aprile – 3 maggio 2015)


Programma-invito

L’associazione culturale “La Calendula” (Favignana)


in collaborazione con

Scuola di formazione etico-politica “G. Falcone” (Palermo)

Gruppo editoriale “Di Girolamo – Il pozzo di Giacobbe” (Trapani)

Settimanale “Monitor” (Trapani)

Istituto tecnico “Leonardo da Vinci – Marino Torre”



organizza

la seconda edizione di Aegusa philosophiana


                           Una filosofia d’a-mare




Pre-evento a Trapani

(Istituto tecnico “Marino Torre”)

mercoledì 29 aprile

ore 18,30: Conferenza stampa aperta al pubblico.

Augusto Cavadi presenta l’evento intervistando Chiara Zanella, Serge Latouche e Diego Fusaro





Programma



giovedì 30 aprile 2015



ore 9,00 – 13,00: Arrivo e sistemazione nella struttura alberghiera “Cala la luna” di Favignana (Isole Egadi)

ore 13,00  : Pranzo



ore 16,00 – 17,00: Passeggiata filosofica d’accoglienza     dalla

Tonnara Florio verso il monte S. Caterina d’Alessandria  (conduce  

Augusto Cavadi)



ore 18,00- 19,30:  Lectio magistralis:  Critica del mito della crescita

indefinita (insegna Serge Latouche)



ore 20,30: Cena



ore 22,00: Concerto musicale



venerdì 1 maggio 2015



ore 8,00: La barca dei ritardatari (salpa da Trapani verso Favignana dove si svolge il convegno)



ore 9,00 – 10,30 : Colazione col filosofo:

Gruppo A: Frugalità e felicità  (conduce Chiara Zanella)

Gruppo B: Marx è morto ?      (conduce Diego Fusaro)



ore 11,00 – 11,30: Gita in motonave verso Marettimo



ore 12,00 – 13, 30 (Marettimo): Dibattito seminariale sulla lectio magistralis del giorno precedente (conduce Serge Latouche)



14,00 – 15,30 : Gita in barca verso Levanzo e pranzo a bordo



15,30 – 17,00: Passeggiata naturalistica nell’isola di Levanzo



17, 00 – 18,30: Palermo, Cefalù, Monreale nella testimonianza di visitatori celebri: reading a cura di Augusto Cavadi e Adriana Saieva



19,00: Viaggio di ritorno della motonave a Favignana per i convegnisti residenti (19,30 arrivo previsto ) e ritorno a  Trapani per quanti hanno scelto la partecipazione alla sola escursione giornaliera  (20,30 arrivo previsto)



20,30: Cena sociale



22,00: Concerto musicale

Sabato 2 maggio




ore 9,30 – 11,30 : Colazione col filosofo:

Gruppo A    Un uomo a più dimensioni (conduce Diego Fusaro)

Gruppo B   Frugalità e responsabilità ? (conduce Chiara Zanella)



13,30 – 15,00: Pranzo sociale



16,30 – 19, 30: Le obiezioni alla decrescita  (dibattito tra Serge Latuche e Diego Fusaro)



20,30: Cena sociale



22,00: Concerto musicale





Domenica 3 maggio:



ore 9,30 – 11,30 : Colazione col filosofo:

Gruppo A  Frugalità e libertà ? (conduce Chiara Zanella)

Gruppo B  Crescere nell’avere o nell’essere ?   (conduce  Diego Fusaro)



NOTE TECNICHE

·      La partecipazione a tutte le iniziative filosofiche è gratuita.

·      Tutti gli altri servizi sono esclusivamente garantiti su prenotazione scritta a  Ambrogio Caltagirone (asslacalendula@libero.it); solo eccezionalmente si accettano prenotazioni telefoniche al 388.3574822 oppure 389.944816.

·      Per una o più prenotazioni a nome della stessa persona è prevista, una tantum, una quota di euro 15,00 per i diritti di segreteria

·      Chi vuole dormire nell’hotel  “Cala la luna” spende 30,00 a notte per la singola e 50,00 per la doppia

·      La prima colazione costa  euro 10,00

·      Ogni pasto (a pranzo e a cena)  costa euro 25,00

·      L’utilizzo della motonave del giorno 1 maggio è possibile solo a chi prenota anche il pranzo sulla nave (costo complessivo euro 35,00). Chi prenota il passaggio e il pranzo può salire dove vuole (Trapani, Favignana, Marettimo, Levanzo e ridiscendere dove vuole: Marettimo, Favignana, Trapani)

·      La  prenotazione diventa effettiva nel momento in cui si riceve un acconto di euro 50,00 a persona da versare sul ccb.  intestato all’associazione “La Calendula” – Credito Siciliano - IBAN: IT78K0301916400000005809528


martedì 24 febbraio 2015

VIVERE CON UN PROGETTO: LA TESTIMONIANZA DI BRUNO VERGANI


“MONITOR”
20.2.2015

 UN  PROGETTO PER VIVERE SENSATAMENTE

Un lettore, Bruno Vergani, mi scrive in riferimento alle considerazioni della scorsa settimana su quanto sia il caso di soffrire per raggiungere una méta che ci siamo prefissati nella vita. Un suo primo contributo alla riflessione è di ordine più generale (e gli è stato suggerito dall’età del ragazzo da cui avevamo preso lo spunto per la tematica): “Un aspetto della problematica di numerosi giovani è che, aizzati dalla propaganda massmediatica degli ultimi due decenni, talvolta dicono obiettivo e pensano ‘sogno’. Lemma ambiguo e insidiosissimo, confuso e gonfio d’implicita dismisura”.
In una seconda parte del messaggio, sulla scia di alcune mie ‘confessioni’ autobiografiche esposte, Bruno passa a parlare di sé: a radicare  - come è necessario in ogni dialogo di consulenza filosofica – il libero fluttuare del pensiero nella concretezza della propria, individuale, esperienza esistenziale. Per intendere meglio le sue righe sarà opportuno premettere che scrive da una zona vicino ad Ostuni, la “città bianca” pugliese circondata dai tipici “trulli”.
“Colgo l’occasione” – si legge dunque nella sua email – “per uno stringato bilancio del mio obiettivo professionale. Oltre tre decenni fa, tra gli innumerevoli modi di produzione, avevo optato per quello del piccolo produttore indipendente. Così oggi, artigiano erborista, vivo e lavoro in mezzo agli ulivi lontano dal paese, raccolgo le piante, le trasformo e vendo nell’erboristeria contigua al laboratorio di produzione. Obiettivo raggiunto? Indipendente per davvero? Un bel po’ si: non tengo padrone, faccio e vendo il mio prodotto e invece di sottostare alla richieste del cliente, quasi sempre, lo consiglio.
Un po’ no: dipendo da un paio di fornitori, quello che mi vende i flaconi vuoti e l’altro che mi procura qualche pianta che non cresce dalle mie parti. Obbedisco inoltre a centinaia di normativa onerose e asfittiche -chissà com’è che su questo pianeta ognuno incontra una qualche testa di c...zzo che dal bar s’intrattiene nel tentativo di esautorare la sovranità altrui- normative tanto contraddittorie tra loro al punto che è praticamente impossibile ottemperarle tutte: metà artigiano erborista, metà burocrate. Tale secondo impegno non era il mio obiettivo, eppure mi ha offerto l’inaspettata opportunità di vivere oltre all’etica del libero implementare anche quella della resistenza. Qualche filosofo afferma che è tra le più nobili. Grazie a tutti i testa di c...zzo del mondo per le opportunità che loro malgrado ci elargiscono!”.
Come si vede, Bruno sa incastonare i contenuti seri in registri comunicativi leggeri, ironici. Chi volesse conoscere la sua storia di vita – e soprattutto le riflessioni che egli produce continuamente a partire dalle sue vicende passate e presenti – può accedere al suo blog (www.brunovergani.it) e, se vuole, iscriversi agli aggiornamenti automatici dei suoi post.  Poiché non ha mai studiato filosofia, né a scuola né nei suoi successivi percorsi di specializzazione professionale, costituisce un prezioso esempio di ciò che  - anche in questa rubrica – intendo per “filosofia-in-pratica”: l’esercizio della propria ragione in risposta alle sfide della vita e in cordiale confronto con quanti sono animati dalla stessa passione.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

sabato 21 febbraio 2015

QUALE VESCOVO PER LA CITTA' DI PALERMO ?


“Repubblica – Palermo”
21.2.2015

IL VESCOVO IN STILE FRANCESCO CHE   SERVE  ALLA CITTA’

Come attende la comunità palermitana la nomina del nuovo arcivescovo, ormai atteso da qualche anno dopo che il cardinale Romeo ha già raggiunto i limiti d’età previsti dal diritto canonico? Che il mondo ‘laico’ non si ponga neppure la questione è comprensibile. In agenda ci sono questioni ben più urgenti e che toccano la quotidianità (anche se, nel bene e nel male, il condizionamento del pastore della chiesa cattolica sulla vita civile non è stato mai trascurabile, da Ruffini a Pappalardo). Meno comprensibile è l’atteggiamento del mondo cattolico che dovrebbe avere qualche motivo di attenzione in più.
 Questa ad esempio la convinzione della comunità che si riunisce nella chiesa di San Francesco Saverio all’Albergheria intorno alla personalità carismatica di don Cosimo Scordato. Essa ha infatti reso noto un documento, ripreso da vari organi di stampa nazionali, su come immagina la figura del vescovo che  - non più eletto dalla base come avveniva per i primi secoli del cristianesimo – viene nominato dalla Curia romana. In sintesi si possono richiamare quattro o cinque punti qualificanti.
Innanzitutto questa comunità cattolica attende un vescovo che sia “uomo tra gli esseri umani, sulla linea del vangelo di Gesù”, in grado di “gioire e soffrire con gli altri, tenendo lontano mire di carriera, liberando il ministero da ogni espressione di dominio, di arroganza, di superiorità, di giudizio e condanna”.
Secondariamente, ma come stretta conseguenza logica, dovrebbe caratterizzarsi “per l’atteggiamento di ricerca; disposto ad ascoltare i problemi e le difficoltà della sua gente, senza pretesa di essere detentore della verità” e, perciò, desideroso di “riscoprirla continuamente dalla parola di Dio, dall’accoglienza delle persone con i loro drammi e interrogativi, dalla ricerca della persona contemporanea”. Dunque uno che “non pretenda di risolvere i problemi, ma ne cerchi la soluzione in maniera comunitaria, sollecitando le istituzioni e offrendo la disponibiltà della sua Chiesa”.
Tra i tanti problemi di una città, un vescovo non dovrebbe avere dubbi sulle priorità: promuovere “la diaconia della Chiesa nel servizio soprattutto ai disperati della città (senza casa, disoccupati, emigranti, giovani disorientati…), aprendo le porte del palazzo, dei monasteri e orienando i beni ecclesiastici a servizio dei poveri”. Per esser credibile su questo terzo punto, egli dovrebbe finalmente rendere “pubblico il bilancio della Chiesa e l’elenco del patrimonio della diocesi”.
In quarto luogo ci si aspetterebbe che un vescovo desse per primo, personalmente, l’esempio: vivendo più spesso fuori che dentro la sua residenza principesca, “superando formalismi e legalismi”, quasi “vescovo di strada”, impegnato a favorire “il dialogo e l’incontro con le altre esperienze religiose (ecumenismo), ma anche il dialogo tra credenti e non credenti in vista della realizzazione del bene comune”.
Solo a queste condizioni un vescovo può esercitare anche il ruolo di episcopos (ispettore), vigilando affinché certe ingiustizie non abbiano spazio all’interno della comunità affidatagli: “ingiustizie contro i bambini (pedofilia e offese ai diritti dell’infanzia), contro le donne (violenze e disparità), contro i diversi emarginati della comunità”.
Si tratta di desideri utopici in senso negativo? Forse. Ma, se guardiamo indietro,  già nel Nuovo Testamento si afferma che “l’episcopo sia irreprensibile, sposato una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace d’insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro, sappia dirigere bene la propria famiglia” (Prima lettera a Timoteo, 3, 2 – 4). E , se guardiamo all’oggi,  vediamo che il “vescovo di Roma” non solo si sforza di rispettare l’identikit biblico, ma pochi giorni fa – dopo anni di inesplicabile silenzio di Giovanni Paolo II e di Benedetto XV - ha avviato il processo di beatificazione di un altro vescovo, Oscar Romero, che ha cercato di prendere talmente sul serio la sua missione da cadere sotto il fuoco dei sicari fascisti in Salvador. Dunque, qualche volta, l’improbabile accade.

Augusto Cavadi