martedì 18 gennaio 2005

L’INSEGNAMENTO DI BOBBIO


“Repubblica- Palermo” 18.1.05

UN CONVEGNO IN RICORDO DI BOBBIO, GUIDA CORAGGIOSA

Dieci anni fa Norberto Bobbio si chiedeva se avesse ancora senso, nel linguaggio politico, la differenza fra ‘destra’ e ‘sinistra’. Alla domanda - talora formulata con accenti qualunquistici (“Per programma e per pratica di governo si equivalgono”), talaltra con più sofferta consapevolezza (“Le decisioni ormai si prendono a Bruxelles: è irrilevante sapere chi esegue in periferia”) – non sono state ancora date risposte definitive.

Sulla base delle vicende siciliane, poi, si sarebbe tentati di gettare la spugna: consiglieri spiritual-politici di Leoluca Orlando (per i quali il sospetto era l’anticamera della verità) che, vinti dalla sete di verità,  passano dall’anticamera al salotto buono dei nuovi padroni; senatori della “Rete” che, dopo aver per anni criticato da sinistra comunisti e post-comunisti, provano a riciclarsi in ambienti conservatori; giovani figlie d’arte che - fattesi le ossa combattendo la mafia a fianco di Violante, Caselli e don Ciotti – ritengono opportuno tentare di mettere a servizio dell’assemblea regionale l’esperienza acquisita candidandosi nel partito di Berlusconi, Previti e Dell’Utri; assessori all’agricoltura in governi di centro-sinistra che diventano presidenti di regione in successivi governi di centro-destra; battaglieri sindacalisti che  passano magnanimamente la fiaccola di difensori dei lavoratori per approdare al parlamento non senza essersi dichiarati (in pochissimi anni) prima di centro, poi di centro-destra e infine di centro-sinistra; luminari della medicina contemporanea che, abbagliati sulla via di Damasco, non hanno bisogno di nessuna pausa di riflessione per accettare una candidatura a Strasburgo nelle liste dell’Ulivo dopo aver appena lasciato alle spalle la Casa delle libertà….Insomma: a credere che il “pensiero unico” non abbia già stravinto sono rimasti in pochi. Intellettuali astratti, giovani idealisti new global, padroncini del Nord – Est padano. Per tutti gli altri, che sanno come va il mondo e che evitano le posizioni estremiste, vale l’antica saggezza meridionale: “Francia o Spagna purché se magna”.

Il vecchio Bobbio, comunque, non la pensava così e sino alla morte – avvenuta proprio un anno fa – si arrovellava il cervello nella convinzione che lottare per l’uguaglianza dei cittadini (anche a costo di limitare la libertà dei privati) significhi essere di ‘sinistra’ e che lottare per la difesa dei diritti privati (anche a costo di accettare delle ineguaglianze sociali)  significhi essere di ‘destra’. Il fatto che la cronaca sembra dargli torto non esclude, di per sé, che la storia possa dargli ragione.

Su questa sua testarda ossessione – e, più in generale, sulla sua figura nella cultura politica italiana del Novecento – sono stati invitati a Palermo alcuni studiosi che, per varie ragioni, gli sono stati intelligentemente (dunque: criticamente) vicini: il filosofo del diritto Luigi Lombardi Vallauri (dell’Università di Firenze), il politologo Angelo D’Orsi (dell’Università di Torino), lo storico Salvatore Lupo (dell’Università di Palermo) e l’editore Carmine Donzelli (che opera a Roma).
L’appuntamento è per le ore 16 di martedì 18 gennaio 2005 presso l’Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo
(promotrice, con la Scuola di formazione etico-politica “G. Falcone”, dell’iniziativa).

Ovviamente rivisitare Bobbio non può significare soltanto cercare un criterio orientativo per capire se davvero ad ogni scadenza elettorale siamo condannati, secondo la fortunata formula di Marco Revelli, a optare fra “due destre”: il pensatore torinese ha spaziato, con invidiabile lucidità mentale, in lungo (attraverso la storia) e in largo (interessandosi alle vicende del pianeta), confrontandosi con temi davvero universali (dai diritti dell’uomo alla possibilità di una ‘guerra giusta’, dalle virtù etiche civili alle regole della democrazia). Quando ne ha avuto l’occasione, non si è sottratto neppure agli interrogativi esistenziali più indiscreti, da cosa significhi ‘fede’ per un laico a cosa si possa sapere del destino ultra-terreno. Su ogni questione, non ha mai espresso un’opinione senza prima riferire – con rispetto – le altrui, specie se contrastanti. E quando ha ritenuto, infine, di sbilanciarsi per questa o quell’altra soluzione, lo ha fatto sempre sottovoce: convinto che si può dubitare di tutto, tranne che dell’umana fallibilità.

Queste connotazioni del suo stile intellettuale lasciano intuire facilmente l’essenziale del suo carattere. Una mia cara amica, anche essa recentemente scomparsa, avendo letto De senectute  - il libro che Bobbio volle dedicare alle poche luci e alle molte ombre della vecchiaia – e sentendosene intimamente coinvolta, non seppe trattenersi dal desiderio di scrivergli una lettera per ringraziarlo. Paola era convinta che il celebre filosofo, lontano e affaticato, avrebbe appena avuto modo di dare una scorsa alla missiva. Non fu così. Secondo il suo signorile costume, Bobbio trovò il tempo per rispondere alla sconosciuta, anziana lettrice con cui condividere la soddisfazione per una vita spesa intensamente. E la serena attesa di un compimento ormai prossimo.

Augusto Cavadi

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