sabato 6 giugno 2020

I ROMANZESCHI RETROSCENA DEL VIRUS PLANETARIO

IL GIALLO DEL VIRUS
In questa imprevista quarantena forzata, ognuno di noi si è inventato un modo per non sprecare il tempo disponibile a casa. Qualcuno ha letto i libri accumulati negli anni e lasciati intonsi, qualche altro ne ha scritti di nuovi. Tra questi neo-scrittori non son mancati i romanzieri che hanno tratto spunto proprio della pandemia in corso. E’ il caso di Giambattista Sciré, noto in Italia per le sue coraggiose battaglie contro la corruzione (soprattutto nel sistema universitario), che ha pubblicato Il virus della paura (Santelli, Cosenza 2020). Protagonista un esperto di archivi che lavora presso lo studio legale di un avvocato di Roma e viene colpito dal covid-19, sperimentando la repentina interruzione delle sue relazioni affettive e del ritmo ordinario della sua vita. In sinergia con Lorenzo, un giornalista d’inchiesta che “ha il fiuto per le cose e per le notizie”, Paolo si trova – quasi casualmente – a scoprire un intrigo internazionale all’origine della pandemia planetaria: il succedersi delle vicende narrate rivelerà – a lui e dunque anche al lettore – come  tale intrigo intersecasse la sua quotidianità.
La narrazione è fitta di riferimenti, oltre che alle battaglie contro la “mala università” che l’autore combatte effettivamente nella vita reale,  alle ipotesi più disparate sull’origine del virus che sono circolate in questi mesi nei social internazionali: la creazione in laboratorio, la diffusione per errore o più probabilmente per una strategia mirata a indebolire la potenza economica cinese e/o la democrazia in Italia e nell’intera Unione europea…
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venerdì 5 giugno 2020

LA TEOLOGIA QUEER DI TERESA FORCADES




“ADISTA – Segni nuovi”
6.6.2020

LA TEOLOGIA QUEER DI TERESA FORCADES

Queer è nato come parolaccia inglese per denigrare gli omosessuali: significherebbe qualcosa come “strano”, “bizzarro”, che ha “attraversato” verso l’altra sponda. Negli anni Novanta del secolo scorso alcuni attivisti britannici l’adottarono, provocatoriamente,  per auto-qualificarsi. Da allora gira per il pianeta, anche in Italia. Come tutti i neologismi, la sua accezione semantica fluttua ma tende a prevalere l’uso di adoperarlo per indicare l’idea che il binomio “maschio/femmina” non esaurisce la gamma delle possibilità antropologiche: tra i due poli tradizionali, infatti, si spianerebbe una serie interminabile di posizioni intermedie dai punti di vista biologico (genetico-anatomico), psicologico (la coscienza della propria identità sessuale), sociologico (il ‘genere’ nel senso di ruolo sociale che ognuno gioca nel contesto culturale di appartenenza) e affettivo (l’orientamento etero- o omo-sessuale). Teresa Forcades è medico e studiosa della psicanalisi lacaniana: per questo, nel libro intervista Siamo tutti diversi !, a cura di Cristina Guarnieri e Roberta Trucco (Castelvecchi, Roma 2019), si trovano istruttivi chiarimenti per orientarsi in queste problematiche, oscurate dall’acredine delle polemiche sulle cosiddette “teorie gender” , alimentate soprattutto da esponenti della destra culturale.
Ma il titolo del volume ha un sottotitolo: Per una teologia queer. Infatti la Forcades non è solo un medico, ma anche una suora benedettina: in questa veste ha provato, in evidente tensione dialettica con il magistero ufficiale della chiesa cattolica, a dare un fondamento teologico alla categoria “queer” e uno stimolo critico, dal versante di questa categoria, alla sonnacchiosa dottrina teologica dominante. L’impresa, indubbiamente interessante, apre orizzonti inediti, ma suscita non poche perplessità.
Gli orizzonti originali sono imperniati sull’idea che il concetto di “queer” traduce, in linguaggio contemporaneo, la convinzione tipicamente cristiana della “persona intesa come costruzione, dinamismo, come un’identità che non è fissa e non risponde ad affermazioni quali, ad esempio: «Io mi definisco così e ho una stabilità che dura per sempre». Si avvicina al concetto teologico di homo viator – ma potremmo anche dire mulier – per il quale la persona è essenzialmente peregrina”. Su questo registro l’autrice inanella tutta una serie di considerazioni illuminanti: “Siamo erranti, ogni giorno disposti ad apprendere qualcosa di nuovo e a dare un fondamento a noi stessi, proprio come Dio è creatore. Questo significa, in forma radicale, essere a immagine di Dio”. Ciò che la Forcades enuncia sul piano teorico risuona ancor più convincente alla luce dei suoi racconti autobiografici perché, sinora, è stata una donna davvero capace di rimettere in discussione ogni assetto provvisorio della sua vicenda umana, sino ad abbracciare l’impegno politico all’interno delle formazioni improntate al nazionalismo di ‘sinistra’ in Catalogna e, più ampiamente, alla critica al capitalismo globale.
Dove, allora, le perplessità?
In maniera per me sorprendente, la poliedrica e genialoide autrice – invece di denunziare l’infondatezza biblica (o, per  lo meno, l’estrema opinabilità) dei principali dogmi cristiani e cattolici – parte da essi, come dati indiscutibili, per tentarne un’ermeneutica compatibile con le ragioni del femminismo e, più in generale, del progressismo. Così assistiamo, lungo la conversazione con le due intervistatrici, all’impresa di leggere la Trinità, la divino-umanità di Gesù e addirittura i dogmi mariani (incluso il concepimento verginale di Gesù senza intervento di un maschio) non come superfetazioni ecclesiastiche basate su equivoci esegetici oggi abbondantemente chiariti dai biblisti, ma come verità rivelate da Dio  che, in quanto tali, si possono solo accettare o rifiutare. Peccato! Questa metodologia teologica renderà il discorso così suggestivo della Forcades ostico ai lettori e alle lettrici che, personalmente credenti o meno, sanno -sulla base dei testi biblici – che avere ‘fede’ non significa certo inghiottire elucubrazioni paradossali come koan zen (Dio Uno e Trino; Gesù una persona divina con due nature: una divina e una umana; Maria vera madre ma moglie di nessun mortale), quanto accettare il messaggio evangelico dell’universale parità di dignità di ogni essere umano (a prescindere dal colore della pelle, dall’etnia di appartenenza, dalle convinzioni in campo religioso, dal sesso biologico, dal ruolo di genere , dall’orientamento affettivo…). Insomma: accettare senza chiusure pregiudiziali quel messaggio evangelico che la stessa Teresa Forcades così appassionatamente sa esporre anche in questo suo libro.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

martedì 2 giugno 2020

E CON DANTE SIAMO ARRIVATI ALL'ULTIMO CANTO: XXXIII DEL PARADISO !

Con la ‘puntata’ di giugno 2020 Maurizio Muraglia (accompagnato dagli intermezzi musicali di Laura Mollica) chiude per quest’anno sociale il ciclo di meditazioni di spiritualità laica sulla Divina Commedia di Dante Alighieri. 

Il tema sarà tratto dal XXXIII (e conclusivo !) canto del Paradiso

Per una volta ancora – speriamo proprio l’ultima non in presenza ! – Adriana Saieva registrerà l’evento e lo metterà a disposizione dalle ore 18 di mercoledì 3 giugno sul sito della “Casa dell’equità e della bellezza”
(www.casadellaequitaebellezza.blogspot.com): ovviamente, come tutte le videoregistrazioni precedenti, anche questa resterà permanentemente nel sito e, dunque, potrà essere consultata nei giorni e negli orari che ciascuno riterrà più comodi per sé

domenica 31 maggio 2020

PEPPINO IMPASTATO E I SUOI COMPAGNI

PEPPINO IMPASTATO E I SUOI COMPAGNI

Su Peppino Impastato si è scritto molto e si sono prodotti anche dei buoni film per il cinema e la televisione. A 42 dal suo assassinio per mano mafiosa era difficile aggiungere qualcosa di interessante: Salvo Vitale, suo compagno di militanza, c’è riuscito chiedendo un contributo di memoria ad altri protagonisti di quegli anni appassionanti e dolorosi. Infatti ha edito in queste settimane Intorno a Peppino. Tempo, idee, testimonianze su Peppino Impastato (Di Girolamo, Trapani 2020, pp. 203, euro 18,00) raccogliendo contributi (inediti o difficilmente reperibili) di persone che hanno lavorato fianco a fianco con Impastato e che, più o meno vicini a sua madre e a suo fratello, si sono impegnate – con Umberto Santino e Anna Puglisi – nella lunga marcia per ottenere verità e giustizia.
 A firma di Vitale stesso è il saggio biografico introduttivo che ripercorre le tappe principali dell’esistenza poliedrica del protagonista destrutturandone l’immagine di eroe solitario. Infatti si evidenzia che egli non si considerò e non fu considerato in vita un eroe se “gli eroi, per definizione, sono individui non comuni, dotati di particolari capacità”, “inarrivabili, inimitabili”, da imbalsamare “nel loro ruolo mitico”; e, proprio perché fu un uomo “come tanti del suo tempo, che ha fatto le sue scelte tra quelle del suo tempo, che non si è fermato a guardare e ad aspettare che passasse il treno”, non ha vissuto neppure da solitario: “non sarebbe esistito senza i suoi compagni, che è riuscito a coagulare, grazie alla sua grande capacità di fare aggregazione, di comunicare idee ed entusiasmi e di andare oltre la banalità”.
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mercoledì 27 maggio 2020

AD ANDREA CAMILLERI E' SCOPPIATA UNA 'BOLLA' ?

26.5.3020

QUANDO ANDREA CAMILLERI SI E’ PERDUTO IN UNA ‘BOLLA’

Nel 1993 fui invitato a Porto Empedocle per intervenire alla presentazione di un volume maneggevole, edito da Sellerio, dal titolo enigmatico La bolla di componenda. Fu l’occasione per conoscere l’autore di cui non avevo mai sentito parlare: un certo Andrea Camilleri che, secondo le informazioni trasmessemi, era molto attivo come sceneggiatore e regista presso la Rai. Di che si trattava?
Per orientarsi, bisogna premettere che, secondo la teologia cattolica, il penitente che confessa a un sacerdote i propri peccati può ricevere l’assoluzione delle colpe, ma agli occhi di Dio egli resta debitore di pene proporzionali alle colpe commesse. La teoria del purgatorio, elaborata nel Medioevo, nacque proprio per rispondere alla domanda: che ne è di tutti i peccatori assolti dal sacramento della ‘confessione’? All’inferno non sarebbe giusto precipitare; ma – se non si è avuto il tempo e il modo di compensare i mali arrecati – neppure il paradiso, sic et simpliciter, sarebbe una méta appropriata. Da qui la tesi di una fase intermedia di ‘purificazione’ tra la morte e l’ammissione nella pace eterna. 
Ci sarebbe però una possibilità: rimediare già in vita, con opportune ‘penitenze’, ai danni provocati con i propri peccati. Per esempio, restituire la refurtiva a un proprietario o risarcire un soggetto ferito in un attentato. Ma nel caso che il proprietario non fosse più rintracciabile o il ferito non fosse più in vita ? Il testo di Camilleri mi rese edotto di un’istituzione che sconoscevo totalmente:  in Sicilia, per alcuni secoli e fino al 1915, veniva emanata una “bolla” nella quale si elencavano i reati più diffusi e, per ognuno di essi, la tariffa che il peccatore poteva versare a risarcimento dei danni provocati (dunque per evitare del tutto, o ridurre di molto, la relativa pena in purgatorio).
 Lo scrittore siciliano, ormai prossimo a spiccare il volo della fama nazionale, aggiungeva a queste informazioni due ordini di considerazioni. La prima, e più importante, era che la ‘bolla’ fosse una delle cause della corruzione diffusa in Sicilia dal momento che, al di là delle intenzioni della chiesa cattolica,  costituiva un forte incentivo a delinquere: tanto, in un modo o nell’altro, c’era sempre modo di rimediare a suon di quattrini! La seconda considerazione gli era stata suggerita da Leonardo Sciascia: nessuno aveva mai visto con i propri occhi una ‘bolla di componenda’ in formato cartaceo e sarebbe stato difficilissimo, per non dire impossibile, che l’omertà ecclesiastica ne facesse rinvenire copia in qualche archivio parrocchiale.
Per anni le mie conoscenze, e le mie occasionali riflessioni sulla ‘bolla’, sono state ferme al saggio di Camilleri. Ma in questi mesi un mio caro amico, don Francesco Michele Stabile, ha finalmente pubblicato un saggio, di cui mi parlava da anni, intitolato Chiesa madre, ma cattiva maestra? Sulla ‘bolla’ di Andrea Camilleri (Di Girolamo, Trapani 2020, pp. 232, euro 15,00) nel quale, con tutto il rispetto verso il celebre autore siciliano, vengono decostruite – e in un certo senso ribaltate – le tesi di quest’ultimo. 
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lunedì 25 maggio 2020

PERCHE' E COME LA CONSULENZA FILOSOFICA SECONDO NERI POLLASTRI


“Comunicazione filosofica”
Maggio 2020

Neri Pollastri , Il pensiero e la vita. Guida alla consulenza e alle pratiche filosofiche,  Algra,  Viagrande 2020, pp. 264

Se qualcuno, incuriosito da pezzi giornalistici o da personaggi letterari (come uno dei protagonisti del romanzo La cura Schopenhauer di Irvin D. Yalom), volesse saperne di più sulla consulenza filosofica, ha la possibilità di informarsi attingendo direttamente a una delle fonti più autorevoli. Infatti, dopo sedici anni dalla prima edizione (con Apogeo), è stato adesso riedito, con alcune significative integrazioni, Il pensiero e la vita. Guida alla consulenza e alle pratiche filosofiche (Algra, Viagrande 2020) di Neri Pollastri: uno dei primissimi volumi organici sull’argomento,  a firma del pioniere della “filosofia «in pratica»” in Italia.
Nel primo capitolo si espone una panoramica delle principali “pratiche filosofiche” (dalla Philosophy for children ai Café Philo, dai seminari di gruppo alle vacanze e ai viaggi filosofici, sino alle iniziative nel mondo del lavoro) per contestualizzare la “pratica” che l’autore ritiene più rivoluzionaria: la “consulenza filosofica” così come è stata inventata nel 1981 in Germania da  Gerd Achenbach (che, giocando su una certa ambivalenza semantica, l’aveva battezzata Philosophische Praxis ). Ciò che, secondo l’autore, è più difficile da far comprendere è che essa non è una “nuova professione di cura” (p. 45), ma “autentica e pura filosofia” che “non deve ibridarsi con altre forme d’agire e perciò non deve trasformarsi in «filosofia applicata» - cioè messa in opera di una filosofia determinata, sistematicamente teorizzata e fondata – ma che piuttosto deve «pensare i problemi concreti in modo produttivo», senza esser mai intenzionalmente rivolta a ottenere «risultati» o perseguire «obiettivi». Neppure quello della felicità, del benessere o dell’armonia dell’individuo con il mondo, poiché, paradossalmente, pur costituendo un aiuto, la filosofia non sa cosa questo sia, dato che «solo una coscienza ottusa sa cos’è l’aiuto, solo la stupidità militante sa quando l’uomo è aiutato»” (p. 46). Così intesa, la Philosophische Praxis  (tradotta in italiano, non molto fortunatamente, con “consulenza filOsoofica”, prima che la marea di counseling e di counselling invadesse  il…mercato) è stata importata nel nostro Paese nel 1999, anche grazie alla fondazione dell’AICF (Associazione italiana di Counseling Filosofico) che, dopo un breve cammino unitario, si scinderà in SiCoF – Società Italiana di Counseling Filosofico (guidata da psicologi e da filosofi orientati alla utilizzazione della filosofia a scopi terapeutici) e in  Phronesis – Associazione italiana per la Consulenza Filosofica (tuttora l’associazione nazionale più consistente), decisa a salvaguardare la specificità originale dell’approccio filosofico e la sua irriducibilità a strumento per qualcos’altro (pp. 84 – 86). 
 Proprio a un serrato confronto tra filosofia (e dunque, in particolare, consulenza filosofica) e psicologia (e dunque, in particolare, approcci psicoterapeutici) è dedicato il secondo capitolo. Ovviamente il confronto avviene nella consapevolezza che il mondo “phi” e il mondo “psi” sono, al proprio interno, estremamente variegati e che, perciò, è facile scivolare in generalizzazioni affrettate: da qui l’attenzione specifica su correnti, come la logoterapia di Victor Frankl (pp. 110 – 115) o il counseling psicologico di Carl Rogers (pp. 118  - 124),  che più somigliano alla consulenza filosofica. Neri Pollastri insiste, proprio a causa dei punti di contatto, sulle differenze epistemologiche: laddove uno psicoterapeuta ha maturato “una qualche concezione «scientifica» della struttura psichica dell’uomo sufficientemente univoca e sostanzialmente stabile”, che può utilizzare per “leggere e interpretare le persone” che gli stanno davanti (“pazienti”) e le loro problematiche, allo scopo di “ricondurre tali problematiche entro la cornice «normale» che si ritiene debba caratterizzare le persone «sane», al contrario il filosofo in colloquio con il consultante (“ospite”)  “tende a mettere in discussione gran parte delle conoscenze consolidate, non agisce finalisticamente e non mira a «risolvere» i problemi, bensì ad allargarne a dismisura il numero ” (p. 124).
   Questo atteggiamento di consapevolezza della propria ignoranza, che “fonda la ricerca inesausta del sapere e conduce alla saggezza” (p. 128), il filosofo-in-pratica non lo inventa di certo: lo eredita da tutta la tradizione del pensiero occidentale (per non allargare lo sguardo alle tradizioni orientali, cui pure l’autore dedica le pp. 188 – 194)), da Socrate ai nostri giorni. Ma, ancora una volta, bisogna guardarsi dall’omologazione schematica: dentro la storia della filosofia ci sono accentuazioni differenti. Pollastri, nel terzo capitolo,   si sofferma criticamente su alcune esemplificazioni che, nella narrazione dominante, vengono raccontate in maniera spesso enfatica ed a-problematica, talora caricaturale: Socrate (pp. 151 – 168), Aristotele e le scuole ellenistiche rivisitate da Foucault, Hadot e Nussbaum (pp. 168 – 181), Hegel (pp. 182 – 188). 
  Solo al termine di questa paziente esplorazione, nel tempo e nello spazio, l’autore si consente – ed è il quarto capitolo -  l’esposizione della propria “concezione della consulenza filosofica”: una conversazione in cui il consultante espone una sua problematica specifica (che lo ha spinto a cercare un interlocutore professionalmente qualificato) ed il consulente, riflettendo sulla visione del mondo dell’ospite che s’intravede fra le righe della narrazione, ne sollecita “una sua ri-comprensione, ri-elaborazione, ri-costruzione” (p. 209).  L’obiettivo tendenziale del dialogo sarebbe, dunque, di trasformare progressivamente la concezione del mondo, della vita, della storia… del consultante da “sapere immediato e ingenuo” in una «filosofia» “esplicita e consapevole” (p. 209).
  Pollastri sa bene che quanti si accostano per la prima volta alla conoscenza di questa nuova professione non si accontentano di linee generali, sono curiosi di sapere in concreto come si opera. Nel quinto capitolo – La pratica in pratica – egli recepisce questa curiosità, ma sostanzialmente per deluderla:  come ogni evento filosofico, anche i colloqui in consulenza sono ogni volta inediti, ogni volta unici. Chi vuole intraprendere questa professione, o chi ne vuole fruire come consultante-ospite, non può che sperimentarla e, man mano che la vive, rifletterci retrospettivamente per valutarne dinamiche ed esiti. Troppo semplice e, dunque, troppo difficile: per le stesse ragioni per cui improvvisare con uno strumento musicale è quanto di più facile possa riuscire a un musicista, se però è molto preparato. Come recita il brevissimo capitolo sei, Ogni conclusione è sempre un novo inizio: la consulenza perfetta non esiste, esiste la buona consulenza e la si riconosce dal fatto che si presta come trampolino per lanciarsi con più fiducia verso la successiva. 
   Anche da questi brevi cenni si evince che la professione del consulente filosofico incarna la paradossalità e l’inattualità della filosofia tout court. Non possono dunque stupire le pagine della Postfazione che l’autore aggiunge a questa seconda edizione per fare il punto sulle tante difficoltà sinora incontrate dalla consulenza filosofica  - non solo in Italia – per affermarsi come professione riconosciuta non solo legalmente, ma soprattutto culturalmente e socialmente. Nell’epoca del pensiero strategico, del paradigma dell’efficienza produttiva, dell’enfatizzazione dell’io sarebbe davvero strano se fosse accolta trionfalmente una proposta che, come primo gesto, mette in discussione proprio quel tipo di pensiero strumentale, di paradigma pragmatistico, di concentrazione sul proprio ombelico. La scommessa è tutta in corso: riuscirà la consulenza filosofica – senza camuffarsi di altro (psicoterapia, addestramento formativo, counseling, guida religiosa, coaching, indottrinamento ideologico, magistero carismatico da caposcuola filosofico…) - a farsi riconoscere pubblicamente da una società che ne ha un bisogno reale inversamente proporzionale al bisogno percepito?  O forse non è un caso che i filosofi, solitamente, sono stati perseguitati se in anticipo ed esaltati se in perfetta sincronia con lo spirito del tempo? 

Augusto Cavadi

sabato 23 maggio 2020

GIOVANNI FALCONE: UNA TESTIMONIANZA PERSONALE DI GIANFRANCO D'ANNA

Per alcuni italiani oggi è giornata di intima tristezza: la strage del 23 maggio 1992 a Capaci ci ha segnato nell'anima. Altri italiani - altri siciliani - in questi stessi giorni si fanno cogliere con le mani nel sacco dei soldi pubblici: farabutti che passano velocemente da uno schieramento partitico all'altro, pur di poter rosicchiare qualcosa del bene collettivo. Soggetti indegni di cui, se non avessimo memoria corta, dovremmo tenerci lontano con disprezzo sino alla fine della loro o della nostra vita: fossero pure amici di famiglia, vicini di casa, colleghi di ufficio o parenti. 
Intanto, chi ci crede davvero, devo perseverare nel fare sempre meglio il proprio mestiere seguendo la professionalità e l'etica civile di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo, degli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro (né i primi né gli ultimi di una troppo lunga lista di martiri della giustizia).
 Con Adriana abbiamo esposto oggi il lenzuolo bianco al balcone e, con gradevole sorpresa, abbiamo visto di non essere i soli della nostra borgata palermitana: un segnale piccolo, ma significativo, di sensibilità e di desiderio di partecipazione.
 Ospito pure con piacere un bel ricordo autobiografico di Gianfranco D'Anna, l'amico che gestisce il sito www.zerozeronews.it , con la videoregistrazione di una sua intervista a Falcone per conto della RAI . Basta cliccare qui:

venerdì 22 maggio 2020

CON MODESTIA, MA CON TENACIA, IL NOSTRO CAMMINO SULLA SCIA DI FALCONE CONTINUA

Dall’autunno del 1992 la nostra associazione di volontariato culturale (Scuola di formazione etico-politica ‘G. Falcone’ di Palermo) ha ininterrottamente lavorato nell’unico modo degno per tenere viva la memoria di Giovanni Falcone e di tutti i martiri civili della resistenza al dominio mafioso: studiando le metamorfosi del fenomeno; traducendo i risultati della ricerca scientifica degli esperti in modalità accessibili al grande pubblico (specialmente, ma non esclusivamente, giovanile); partecipando a iniziative di protesta e di proposta, promosse da altre associazioni, per incrementare il senso civico dei cittadini.  
In occasione del 23 maggio 2020, ribadiamo il proposito di continuare a lavorare caparbiamente, collaborando con tutte le tipologie di enti con cui abbiamo concordato in questi decenni: istituzioni pubbliche statali e locali, associazioni laiche e religiose, movimenti e partiti politici, scuole, università, parrocchie… Siamo raggiungibili sul web (http://www.scuoladiformazionegiovannifalcone.it) o nella nostra sede operativa presso la “Casa dell’equità e della bellezza” (via N. Garzilli 43/a, Palermo). 
Chi aderisce alle finalità dell’associazione sarà il benvenuto tra le socie e i soci dell’associazione: nessuno si ritenga troppo ‘povero’  da non poter offrire una mano nei tanti settori del nostro impegno (organizzazione degli eventi, contatti con enti e associazioni, amministrazione, informatica, formazione culturale, comunicazione al pubblico etc.).

Per il consiglio direttivo,
Rosalba Leone

mercoledì 20 maggio 2020

LA PREPOTENZA DELLE RELIGIONI SECONDO ORTENSIO DA SPINETOLI

LA PREPOTENZA DELLE RELIGIONI

Nel linguaggio comune, i vocaboli ‘fede’ e ‘religione’ vengono usati come sinonimi. Si dà quindi per scontato che chi abbia ‘fede’ in qualcuno o in qualcosa, si riconosca in una determinata ‘religione’. E, viceversa, che, se uno dichiara di appartenere a una ‘religione’, sia una persona di ‘fede’. Con questa identificazione, però, non si riesce a capire molto di ciò che è avvenuto, e avviene, nella storia effettiva dell’umanità: la quale, invece, è zeppa di persone animate da grande ‘fede’ (in Dio, nell’umanità, nella giustizia, nella libertà, nella solidarietà, nell’amicizia, nella bellezza artistica…), ma diffidenti nei confronti di ogni ‘religione’; e di persone che, fiere della propria appartenenza a una ‘religione’, non hanno ‘fede’ in nessuno né in nulla (tranne, se mai, che in sé stessi). Per capirci con qualche esempio: il filosofo tedesco Kant, molto critico nei confronti delle chiese cristiane, riteneva fondamentale la “fede nella ragione”; viceversa, innumerevoli politici – anche italiani, anche contemporanei – proclamano a spada tratta la propria identità ‘religiosa’ mostrando, nel privato e in pubblico, una gelida indifferenza nei confronti dei ‘valori’ e una sconcertante abilità di giocarvi come fossero pedine di una perenne partita a scacchi.
Senza questa premessa terminologico-concettuale si potrebbe supporre, in base al titolo,  che il recentissimo libro di Ortensio da Spinetoli, La prepotenza delle religioni (Chiarelettere, Milano 2020, pp. 104, euro 12,00), sia un manifesto di ateismo militante. Difficilmente si intuirebbe che raccoglie alcuni tra gli scritti più significativi di un frate cappuccino marchigiano che, nel corso di una lunga e feconda esistenza (1925 – 2015), grazie alle pubblicazioni teologiche tradotte in varie lingue, è diventato un punto di riferimento intellettuale e spirituale per molte donne e per molti uomini del nostro tempo (cfr. la pagina Facebook “Amici Ortensio”). 
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lunedì 18 maggio 2020

VI ASPETTIAMO IN SICILIA DAL10 AL 12 LUGLIO 2020 PER "UNA MONTAGNA DI FILOSOFIA"

A LUGLIO VI ASPETTIAMO IN UN ANGOLO DI PARADISO TERRESTRE

Molti di voi sono informati da mesi: la Fondazione “ Antonio Borgese” (Polizzi Generosa), il Gruppo editoriale “Di Girolamo – Il pozzo di Giacobbe” (Trapani) e la “Scuola di formazione etico-politica G. Falcone” (Palermo) hanno organizzato un week-end di pratiche filosofiche destinate soprattutto a non-filosofi (di professione).
Non sappiamo a quali misure di cautela sanitaria saremo sottoposti fra due mesi (e ovviamente vi ci atterremo scrupolosamente con senso civico), ma sappiamo che, a oggi, in una Sicilia poco intaccata dal covid-19, ci sono stati dei comuni montani del tutto immuni dal contagio: Polizzi Generosa, sulle Madonie, è stata una di queste oasi con zero positivi !
Con sollievo e con speranza, dunque, rilanciamo l’invito: dopo mesi di clausura sarà particolarmente gratificante respirare aria fresca in zone belle, con persone belle,  confrontandoci su tematiche impegnative  che l’attuale pandemia ha reso ancor più attuali ! Vi chiederemo solo di verificare, prima della partenza da casa vostra, il vostro stato di salute personale: sarebbe paradossale che la filosofia, tipica terapia dell’anima, risultasse patogena per i cittadini che ci ospiteranno con la proverbiale arte meridionale dell’accoglienza.
 



UNA MONTAGNA DI….FILOSOFIA
FESTIVAL DELLE PRATICHE FILOSOFICHE SULLE MADONIE


Organizzato dalla Fondazione “G. A. Borgese” 
In collaborazione con la “Casa dell’equità e della bellezza” (Palermo)
Tre giorni di convivialità tra filosofi e non-filosofi (di professione)”

POLIZZI GENEROSA (PALERMO) 10-11-12 Luglio 2020

Venerdì 10 luglio

ore 14,00 – 16,00: arrivo e sistemazione negli alberghi convenzionati
ore 16,30 – 17,30: passeggiata filosofica condotta da Augusto Cavadi
Si inizia a Piazza Gramsci

ore 18,00 – 20,00: “Ma la felicità è possibile per questa umanità?”
Conversazione con Orlando Franceschelli - piazza G. A. Borgese

ore 20,00 – 21,30: Pausa per la cena nei locali convenzionati

ore 22,00 – 23,00: Momento musicale presso Casa Borgese, sede della Fondazione “G.A. Borgese”
(Cortile S. Spirito, 2)

Sabato 11 luglio

ore 9,30–11,30: Colazione col filosofo

·       Ai Templari - Piazza Castello: Colazione con Orlando Franceschelli su “Il pianeta terra avrà un futuro?”
·       Da Tumasella - Piazza Gramsci: Colazione con Alberto G. Biuso su “Filosofia e letteratura”
·       Pub Paradiso, Via Garibaldi, 50: Colazione con Augusto Cavadi su “I femminicidi sono un’emergenza?”

Ore 17,00 – 19,00: “Quale Dio dopo Darwin e Einstein?”
Conversazione con Claudia Fanti - piazza G.A. Borgese

22,00- 23,00: Momento musicale presso Casa Borgese, sede della Fondazione “G.A. Borgese”
(Cortile S. Spirito, 2)

Domenica 12 luglio

10, 30 – 12,30: “L’enigma del tempo”
Conversazione con Alberto G. Biuso - piazza G.A. Borgese

16,00 – 18,00: Scambio dei doni immateriali.

Assemblea conclusiva in cui chiunque abbia partecipato anche solo a un evento del Festival ha cinque/dieci minuti per socializzare un’intuizione o una riflessione che ha sperimentato in questi tre 
giorni.


AVVERTENZE TECNICHE

·       Non è prevista nessuna quota di iscrizione né di partecipazione agli eventi (tranne il pagamento anticipato al gestore di euro 5,00 per ogni prima colazione cui si partecipa)
·       Per ragioni organizzative è gradita una comunicazione di partecipazione all’indirizzo: a.cavadi@libero.it
·       Per ogni ulteriore informazione scrivere a: fondazioneborgese@libero.it -  info@fondazioneborgese.it

Informazioni logistico organizzative

Per il soggiorno, ogni partecipante è libero di scegliere le soluzioni che preferisce sia per i pasti (potendo scegliere fra diversi ristoranti) che per dormire. Per il pernottamento, l’organizzazione ha concordato  con alcune strutture ricettive ubicate nel paese in prossimità della casa Borgese, le seguenti condizioni:

I Templari di Domenico Di Gangi - Piazza Castello, 7
Disponibilità posti letto 8 (una quadrupla e due doppie) prezzo €. 25 senza colazione, €. 30 con colazione

B&B Abies di Sausa Ettore  - Via Dogana, 40
Disponibilità 8 posti letto in stanze doppie o triple prezzo €. 25 senza colazione, €. 30 con colazione

Residence Saint Grace  di Armano Santino - Largo Regina Elisabetta, 20
Disponibilità 28 posti letto in appartamenti da 2, 3, 4 o 5 posti letto con angolo cottura prezzo €. 30 comprensivo di cesto di benvenuto

Sciabakè da Sissi - Via Dogana, 19

Disponibilità (con prezzi variabili di cui informarsi)
Disponibilità n° 1 camera matrimoniale
n° 2 camera tripla
n° 3 camera quadrupla
n° 1 bilocale con cucina indipendente. Il bilocale può funzionare anche come semplice camera da letto e bagno indipendente

Fuori dal centro abitato vi sono anche altre strutture ricettive di tipo agrituristiche presso le quali è possibile soggiornare. Per maggiori informazioni chiedere a: Ufficio Informazioni Turistiche “Qui Parco” di Polizzi Generosa allo 0921-649187 oppure scrivere a: quiparco.polizzi@parcodellemadonie.it

sabato 16 maggio 2020

SU SILVIA ROMANO : QUALCHE CONSIDERAZIONE SUPPLEMENTARE

L'agenzia di stampa "Adista" (Roma) mi ha offerto la possibilità di riprendere e integrare le mie precedenti considerazioni sulla vicenda di Silvia Romano. So benissimo che ci siano tante questioni 'aperte', ma resto convinto che - senza alcune premesse di ordine generale - ogni discussione rischia di cadere nella banalità o addirittura nell'ingiustizia.
Qui il link al testo:


giovedì 14 maggio 2020

PREGARE NEL TEMPO DELL PANDEMIA? DOMANDE SCOMODE PER I CREDENTI


Se non ricordo male, è la prima volta che posto sul mio blog un video.
So bene, sulla mia pelle, quanto sia faticoso ritagliarsi mezz'ora (in questo caso 34 minuti) per seguire una videoregistrazione.
Qui faccio un'eccezione per le persone che volessero dedicare un tempo della giornata a una meditazione, 'genere letterario' decisamente fuori moda.
Sia per farvi conoscere un prete piemontese (diocesi di Pinerolo) che apprezzo molto sia per farvi conoscere un libro a più mani, da lui stesso curato (e a cui ho avuto l'onore di prender parte), che problematizza il moto, per altro spontaneo, con cui nelle svolte tragiche della vita ci si rivolge alla Divinità (comunque la si concepisca).
Il libro pone, ovviamente, molte domande e offre poche risposte: per questo dà da pensare. 

CHI E' INTERESSATO ALLA VIDEOREGISTRAZIONE DELLA MEDITAZIONE CLICCHI QUA:

Don Paolo Scquizzato presenta, in forma meditativa, un libro di teologia

mercoledì 13 maggio 2020

DIVENTARE SICILIANI: QUALCHE VOLTA UN GUADAGNO, QUALCHE ALTRA...

“Gattopardo”
Aprile 2020
SICILIANI DI “ADOZIONE”

Come se i siciliani di nascita non costituissimo una varietà abbastanza ricca, la nostra fauna è costantemente arricchita da siciliani d’adozione. Mi ci ha fatto riflettere un delicato libretto – Siciliani si diventa – di Umberto Di Maggio, siciliano d’origine emigrato, e poi ritornato, perché “Roma e il <<meticciato>> gli hanno fatto capire che non bisogna arrendersi e che la Sicilia (come tante altre terre del resto) non può essere abbandonata ad un destino ineluttabile fatto di corruzione e di malaffare”. Ci sono “siciliani per scelta”: sbarcano per amore di un partner o per amore del sole; altri attratti dalla bellezza del patrimonio artistico che racconta la storia europea degli ultimi tre millenni; altri ancora, come Giancarlo Caselli e suoi colleghi magistrati, per sete di giustizia o, come Danilo Dolci e Mauro Rostagno, per provare ad accorciare le distanze fra la civiltà del nostro passato e la barbarie del nostro presente. Alcuni non sono restati immuni da quella strana malattia  – “islomania” secondo Gideon ripreso da Durrel – che colpisce quanti “ritengono in qualche modo le isole irresistibili; la conoscenza che riescono a ottenere di qualcuna di esse, di questi piccoli mondi circondati dal mare, li colma di un’indescrivibile ebbrezza”. 
   A questi ‘stranieri’ sbarcati per libera decisione vanno aggiunte migliaia di  immigrati per necessità per i quali la nostra isola avrebbe dovuto costituire solo una mera tappa verso  l’Europa del benessere e, per varie circostanze, è diventata la méta definitiva. 
   Tutti costoro – borghesi e proletari – hanno dovuto imparare a diventare siciliani. Ma si tratta di un apprendistato non proprio lineare. Infatti ci sono molti modi di essere “siciliano”: alcuni meritevoli d’essere appresi e introiettati (dallo schiavo Euno,  che guidò nel II secolo a. C.  la rivolta a Enna,  ad Antonio Caponnetto che scelse di tornare nella sua Sicilia perché non fosse vanificata l’opera di Rocco Chinnici), altri disdicevoli e vergognosi. Sono modelli che vediamo ogni giorno incarnati per strada, negli uffici pubblici, nelle assemblee elettive… Già nel 1866 Vincenzo Maggiorani osservava che la mafia si rivelava contagiosa per alcuni ‘continentali’ dell’Alta Italia che a Palermo  smentivano, «praticando la sublime  camorra assai maestrevolmente», la fama di onestà delle province subalpine. Insomma: prima di inneggiare ai pregi  dell’integrazione bisogna osservare di volta in volta in quale “sicilianità” si sta realizzando. Ci sono casi, infatti, in cui sarebbe preferibile non che  l’ospite impari a diventare siciliano, ma che il siciliano disimpari a esserlo. 

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

lunedì 11 maggio 2020

LA CONVERSIONE DI SILVIA ROMANO: UNO SCANDALO SUPERFLUO

LA CONVERSIONE DI SILVIA ROMANO: UNO SCANDALO SUPERFLUO

 Silvia Romano, ragazza generosa e coraggiosa che ha deciso di investire gli anni migliori della sua vita in progetti di promozione sociale in Africa (insomma, che ha fatto qualcosa per “aiutarli a casa loro” invece di limitarsi a suggerirlo su Facebook fra un mojito e l’altro al Papeete Beach), è tornata libera in Italia dopo un anno e mezzo di prigionia. Alle polemiche di rito previste in casi del genere (contro la cooperazione internazionale, contro il volontariato, contro ogni tentativo di rendere meno straziante il divario internazionale fra ricchi e impoveriti) questa volta si è aggiunto un elemento pepato: la Romano è tornata convertita all’islamismo. Nell’attesa di saperne un po’ di più dalla sua viva voce, o da pagine del suo diario, potrebbe essere istruttiva qualche informazione in più rispetto al bagaglio culturale della media degli italiani.
A)  Un primo dato di fatto è che la conversione all’islamismo da parte di persone nate in Occidente non è un fatto frequente, ma accade da tempo di continuo. Ci sono non centinaia, ma migliaia di cittadini europei che – per le ragioni più varie, qualche volta anche per vicende sentimentali private  – incontrano dei musulmani coerenti con lo spirito autentico del Corano (dunque musulmani esposti come vittime al terrorismo dei correligionari fondamentalisti, esattamente come i meridionali onesti sono le prime vittime dei meridionali mafiosi) e si convertono all’islamismo.
B)  Questa conversione può attuarsi partendo da posizioni o di agnosticismo e di indifferentismo religioso o di appartenenza a una delle decine di chiese cristiane (la più numerosa delle quali è la chiesa cattolica).  

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