martedì 19 febbraio 2019

MONDO CATTOLICO E SISTEMA MAFIOSO: UN INCONTRO A PALERMO

Nonostante gli appelli degli ultimi tre papi, ANCORA IN MOLTI CASI preti e fedeli non si decidono a tagliare con il sistema di potere affaristico-mafioso.
Ne parliamo, a partire dal mio libro "Il Dio dei mafiosi" (San Paolo, Milano) , presso l'Università Libera Terza Età (U.li.t.e) di Palermo ( via Rosolino Pilo 33) 
alle ore 16,30 di giovedì 21 febbraio 2019.
Ingresso libero e gratuito . (Uscita pure 😄).

giovedì 14 febbraio 2019

UN NUOVO PARTITO CATTOLICO PER USCIRE DAL TUNNEL ?


10.2.2019

     UN NUOVO PARTITO CATTOLICO PER USCIRE DAL TUNNEL ?

Nelle ultime settimane il mondo cattolico italiano è stato attraversato – e, a quanto pare, continua ad esserlo - dal dibattito sull’ipotesi di dare vita a un nuovo “partito cattolico” o, per lo meno,  “di cattolici”. Si tratterebbe di riprendere il progetto lanciato proprio cento anni fa (18 gennaio 2019) con l’Appello ai “liberi e forti” da don Luigi Sturzo, poi attuato- non senza rilevanti modifiche peggiorative – dai più giovani dirigenti del partito: che doveva essere “laico” sin dal nome (“Partito Popolare”) e che invece, proprio sin dal nome (“Democrazia Cristiana”)  si strutturò come longa manus della gerarchia ecclesiastica. 
     Nell’impossibilità di restituire le variegate opinioni in campo (cosa che d’altronde fa con molta puntualità l’agenzia di stampa “Adista”, consultabile anche on line), mi limito a due o tre considerazioni di ordine generale che sviluppano il mio attuale parere in proposito: si tratterebbe di una risposta sbagliata a un’esigenza reale.
    Qual è l’esigenza?   Sostituire l’etica che anima l’attuale politica, attuata dalla maggioranza del Parlamento e del Governo, con un’etica alternativa: sostituire l’etica tribale, nazionalistica, sovranistica, xenofoba con un’etica planetaria, mondialistica, cooperativistica, solidaristica. Sostituire l’etica della paura e della chiusura  nel già noto con l’etica della curiosità e dell’apertura alla diversità.
    Perché fondare un partito con una base cattolica, sia pur aperto a quanti ne condividessero la piattaforma progettuale e programmatica, sarebbe un modo sbagliato di rispondere all’esigenza legittima di un cambio di etica? Per almeno due ragioni. 
     La prima, di carattere per così dire sociologico: non tutti quelli che si dicono cattolici conoscono, né ancor meno praticano, l’etica cristiana. Tra i cattolici, come tra gli ebrei o i buddhisti, c’è di tutto: i quant’anni della Democrazia Cristiana hanno dimostrato ad abundantiam che in uno stesso partito, sotto lo stesso simbolo, convivono onesti e ladri, servitori dello Stato e mafiosi, vittime e assassini. 
     La seconda ragione, di carattere per così dire teologico, è più difficile da formulare; ma ci provo lo stesso. Ammettiamo che un ipotetico nuovo partito di ispirazione cattolica radunasse al suo interno solo cattolici coerenti con l’etica cristiana (e, al massimo, non cristiani ma coerenti con la proposta etica del partito): questa situazione idilliaca non assicurerebbe lo stesso il risultato sperato. Infatti in politica i princìpi etici esigono di essere interpretati, tradotti, applicati: e in democrazia questa interpretazione, questa traduzione, non può essere univoca. Deve essere pluralistica. Certo, il principio della fraternità universale non può essere tradotto con “lasciamoli annegare se vogliono approdare nelle nostre coste”; ma – escluse certe applicazioni – ne restano molte altre possibili. E un partito politico deve essere in grado di trovare una linea comune fra i suoi esponenti e lavorare democraticamente affinché tale linea comune diventi legislativamente e amministrativamente operativa. Se un partito si illude di poter presentarsi all’opinione pubblica solo in nome di princìpi etici generali, non può evitare che un suo parlamentare dica “A”, un altro “B” e un altro “C” sulla medesima questione. 
    Se l’ipotesi di un nuovo partito “cattolico” o “di cattolici” è una risposta sbagliata, bisogna allora ignorare la domanda di un’etica diversa da quella attualmente condivisa dalla maggioranza parlamentare? Sarebbe un’omissione imperdonabile. C’è un’Italia (forse minoritaria, ma non così minoritaria come la sua proiezione istituzionale) che condivide un’etica umanistica, universalistica, solidaristica. Questa Italia, costituita da organizzazioni talora poco o per nulla reciprocamente collegate, deve inventarsi delle modalità per parlarsi, per riconoscersi, per progettare. Tra i punti principali dell’agenda ne vedrei tre:
a)   chiarire, una volta per tutte, che l’etica è di per sé laica, a-confessionale, a-religiosa. E’ un cantiere aperto al quale i cattolici, come i musulmani, gli agnostici, gli atei… possono contribuire alla luce della propria tradizione ma solo se rinunziano a ogni tentazione dogmatica, fondamentalistica;
b)  impegnarsi a proporre, con la testimonianza operativa e con iniziative di formazione, l’etica che condividono a una società sempre più distratta, irriflessiva, sommersa da una massa di notizie (vere e false) che non riesce a filtrare criticamente;
c)   riformare, se esiste, o altrimenti creare ex novo, uno strumento partitico in cui i principi etici condivisi possano trovare una traduzione operativa nelle sedi legislative e amministrative.

Ognuno di questi tre obiettivi (in sequenza logica rigorosa !) esigerebbe ben altra trattazione per sottrarsi a equivoci e fraintendimenti. Eventuali interventi critici e/o propositivi, da parte di altri lettori di questo sito, sarebbero un’ottima occasione di chiarimento, di approfondimento e – ove opportuno – di correzione di queste considerazioni.

                                                 Augusto Cavadi
                                           www.augustocavadi.com


https://www.zerozeronews.it/partito-cattolico-per-uscire-dal-tunnel-del-disastro/#prettyPhoto/0/

lunedì 11 febbraio 2019

LA FILOSOFIA COME TERAPIA DELL'ANIMA


Da oggi, in tutte le librerie on line e in tutte le librerie 'fisiche' che lo richiedono dai distributori regionali, è disponibile il mio ultimo libro: La filosofia come terapia dell'anima. Linee essenziali per una spiritualità filosofica, Diogene Multimedia, Bologna 2019, pp. 262, euro 16,00.

Si medita su come vivere con consapevolezza e intensità la ricerca scientifica e la fruizione del bello artistico, la propria finitudine, i sensi di colpa, le critiche che ci rivolgono altri, la fatica quotidiana del lavoro, i pasti, i digiuni, l'invecchiamento, i momenti di dialogo e gli spazi di silenzio, il distacco dai beni materiali e dalle proprie idee, la fedeltà alla materia e alla corporeità, la memoria della tradizione, i piaceri dell'esistenza, la lettura e la scrittura, gli amori e la solitudine, i giorni di lutto e i giorni di festa...

Chi ha già letto Mosaici di saggezze. Filosofia come nuova antichissima spiritualità (Diogene Multimedia, Bologna 2015, pp. 357, euro 25,00) può risparmiarsi i soldi: infatti, in questa edizione, vengono riprodotte le pp. 145 - 277 di quel testo. A meno che...
    A meno che quel testo vi sia piaciuto e vogliate regalare questo 'nocciolo' estratto dall' editore a uso di lettori che possano scoraggiarsi davanti a volumi un po' troppo...voluminosi. 



sabato 9 febbraio 2019

SANDRO MAGISTER E L'ENNESIMO ABBAGLIO SU PAPA F

2.2.2019

L’ENNESIMO ABBAGLIO DI SANDRO MAGISTER 
                                   SU PAPA FRANCESCO

     Nel sito “Settimo cielo” il vaticanista dell’ <<Espresso>>, Sandro Magister, ha riportato delle dichiarazioni di papa Francesco perché gli sembrano scandalosamente inopportune. Magister vi punta il dito contro nella convinzione che si tratti di tesi modernissime, innovatrici rispetto alla tradizione cattolica. Ma è davvero così? Ascoltiamo alcuni passaggi: il francese Dominique Wolton è <<autore del libro intervista più riuscito tra quelli finora pubblicati col papa>>, intitolato Dio è un poeta. Un dialogo inedito sulla politica e la società (Rizzoli, Milano 2017). <<A Wolton che gli chiede perché mai si oda così poco il messaggio “più radicale” del Vangelo, che secondo lui è la “condanna della follia del denaro”, Bergoglio risponde: “È perché certi preferiscono parlare di morale, nelle loro omelie o sulle cattedre di teologia. C’è un grande pericolo per i predicatori, ed è quello di condannare solo la morale che è – mi si perdoni – ‘sotto la cintura’. Ma degli altri peccati che sono i più gravi, l’odio, l’invidia, l’orgoglio, la vanità, l’uccidere l’altro, il togliere la vita… di questi si parla poco. Entrare nella mafia, fare accordi clandestini… ‘Sei un buon cattolico? E allora pagami la tangente’”. Più avanti dice ancora il papa: “I peccati della carne sono i peccati più leggeri. Perché la carne è debole. I peccati più pericolosi sono quelli dello spirito. Io parlo di angelismo: l’orgoglio, la vanità sono peccati di angelismo. I preti hanno la tentazione – non tutti ma molti – di focalizzarsi sui peccati della sessualità, quella che io chiamo la morale sotto la cintura. Ma i peccati più gravi sono altrove”. Obietta Wolton: “Ma quello che lei dice non è capito”. Risponde il papa: “No, ma ci sono dei buoni preti… Conosco un cardinale che è un buon esempio. Mi ha confidato, parlando di queste cose, che appena qualcuno va da lui per parlargli di quei peccati sotto la cintura, egli dice subito: ‘Ho capito, passiamo ad altro’. Lo ferma, come per dirgli: ‘Ho capito, ma vediamo se hai qualcosa di più importante. Preghi? Cerchi il Signore? Leggi il Vangelo?’ Gli fa capire che ci sono degli sbagli molto più importanti di quello. Sì, è un peccato, ma… Gli dice: ‘Ho capito’: E passa ad altro. All’opposto vi sono certi che quando ricevono la confessione di un peccato del genere domandano: ‘Come l’hai fatto, e quando l’hai fatto, e per quanto tempo?’… E si fanno un ‘film’ nella loro testa. Ma questi hanno bisogno di uno psichiatra” >>.
   Se per tradizione intendiamo la dottrina e la prassi della Chiesa cattolica negli ultimi tre-quattro secoli, Magister ha ragione: le parole del papa sconvolgono una mentalità sessuofobica che ha seminato dentro e fuori le comunità dei fedeli danni incalcolabili. Ma se andiamo indietro nel tempo sino a san Tommaso d’Aquino o, ancora dietro, sino ai Padri della Chiesa e, infine, agli scritti del Secondo Testamento, scopriamo che papa Bergoglio non sta inventando né innovando per nulla. Il profilo del cristiano è stato sempre caratterizzato, come insegnavano anche i catechismi più antiquati,  da tre virtù “teologali” (possibili per grazia di Dio) che sono la fede, la speranza e l’amore gratuito e da quattro virtù “cardinali” (che fanno da cardine della vita morale umanamente saggia) che sono – in ordine decrescente di importanza – la prudenza, la giustizia, la forza interiore e  la temperanza. Se la virtù della temperanza – del controllo della soddisfazione dei propri impulsi al cibo, al bere e ai piaceri sessuali – è la meno elevata, anche i vizi contrari sono i meno gravi. Molto più gravi, invece, i peccati contro le virtù più elevate nella scala di valore, quali la giustizia e l’amore. Che un papa ce lo ricordi, dunque, non dovrebbe stupire. Tanto meno chi, avendo scelto di fare giornalismo nell’ambito delle questioni teologiche e religiose, dovrebbe avere una preparazione un po’ al di sopra dell’immaginario collettivo condizionato dalla predicazione di preti che,  dal momento che riducono la morale a ciò che avviene “sotto la cintura”, “hanno bisogno di uno psichiatra”.
      Augusto Cavadi
                                                                               www.augustocavadi.com

mercoledì 6 febbraio 2019

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI. PUNTATA 26

“Il Gattopardo”
Febbraio 2019

GROTTESCHI EQUIVOCI

    Il “pizzo” siciliano è noto nel mondo quasi quanto la “pizza” napoletana. Non altrettanto note  le organizzazioni (come “Addiopizzo” e “Libera”) che offrono un’accoglienza turistica esente dalla sovrattassa del “racket”. Grazie alla loro azione di sostegno, aumentano gli imprenditori che si rivolgono alle autorità giudiziarie per ottenere protezione dai ricatti mafiosi. Questa ribellione alla dittatura delle cosche, per quanto ancora insufficiente, si va manifestando in misura crescente: ed è giusto che, anche fuori dai confini della nostra isola, si sappia che il numero dei malavitosi è bilanciato dal numero di cittadini onesti che, se necessario, mettono in gioco la propria stessa vita pur di salvare la dignità e la libertà d’impresa. 
   Sì, è giusto: infatti la resistenza civile contro la criminalità organizzata ha dei prezzi che non tutti conoscono. Per fortuna, nella maggior parte dei casi si tratta di prezzi accettabili da pagare: i mafiosi, infatti, come tutti i delinquenti, sono tendenzialmente vigliacchi e quando capiscono che un commerciante o un industriale si rivolge alla polizia evitano di insistere nella richiesta estortiva. Qualche volta, però, la storia non va così linearmente. Alcuni imprenditori sono stati uccisi per essersi rifiutati di pagare il pizzo e altri, avendo testimoniato in tribunale contro gli estortori, hanno dovuto cambiare – insieme ai familiari – identità, luogo di residenza, attività lavorativa. Come racconta in varie occasioni uno dei primissimi protagonisti di questa reazione eroica, Nino Miceli, si tratta di affrontare situazioni pesanti e qualche volta grottesche. Infatti l’opinione pubblica (talora perfino esponenti delle Istituzioni statali) confonde due categorie sociali differenti, anzi opposte: i testimoni di giustizia (cittadini integerrimi che, con la propria “testimonianza”, contribuiscono alla condanna dei mafiosi) e  i collaboratori di giustizia (più noti come “pentiti”, i quali – o per reale “pentimento” o più spesso per calcolo di convenienza – decidono di uscire dalle organizzazioni criminali e di “collaborare” con lo Stato che per tanti anni hanno combattuto). Dunque, mai confondere i “testimoni di giustizia” con i “collaboratori di giustizia”: è il minimo riconoscimento che dobbiamo – dentro e fuori dalla Sicilia - ai nostri migliori concittadini. 

Augusto Cavadi
 www.augutsocavadi.com 

lunedì 4 febbraio 2019

CASA DELL'EQUITA' E DELLA BELLEZZA FEBBRAIO 2019

CASA DELL'EQUITA' E DELLA BELLEZZA
Via Nicolò Garzilli 43/a – Palermo
Care amiche e cari amici della “Casa dell’equità e della bellezza” di Palermo,
questo è il secondo calendario del 2019.

·      Lunedì 4 febbraio dalle 19,15 alle 21,45: Sergio Di Vita conduce un corso annuale di “Teatro dell’Oppresso”che si svolge nella Casa (all’interno delle attività promosse dalla Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone) con cadenza settimanale. Per ulteriori informazioni: vitadisergio@gmail.com.
·      Lunedì 11 febbraio dalle 19,15 alle 21,45: Sergio Di Vita conduce un corso annuale di “Teatro dell’Oppresso”che si svolgerà nella Casa (all’interno delle attività promosse dalla Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone), con cadenza settimanale. Per ulteriori informazioni: vitadisergio@gmail.com.
·      Nello stesso giorno, ma dalle 19,30 alle 22,30, incontro quindicinale del “Gruppo noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne”. Nel corso delle due ore è previsto un momento conviviale autogestito. Poiché molte scuole e associazioni chiedono interventi e testimonianze sul tema, i maschi disposti a momenti di autocoscienza, di riflessione su testi specifici e a tenere incontri di formazione sono vivamente pregati di aderire al gruppo ormai troppo sparuto rispetto alle richieste che provengono dall’esterno.
·      Lunedì 18 febbraio dalle 19,15 alle 21,45: Sergio Di Vita conduce un corso annuale di “Teatro dell’Oppresso”che si svolgerà nella Casa (all’interno delle attività promosse dalla Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone), con cadenza settimanale. Per ulteriori informazioni: vitadisergio@gmail.com.
·      Lunedì 25 febbraio dalle 19,15 alle 21,45: Sergio Di Vita conduce un corso annuale di “Teatro dell’Oppresso”che si svolgerà nella Casa (all’interno delle attività promosse dalla Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone), con cadenza settimanale. Per ulteriori informazioni: vitadisergio@gmail.com.
·      Nello stesso giorno, ma dalle 19,30 alle 22,30, incontro quindicinale del “Gruppo noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne”. Nel corso delle due ore è previsto un momento conviviale autogestito.
·      Domenica 3 marzo dalle 11,00 alle 13,00:Incontro di spiritualità laica(“La domenica di chi non ha chiesa”). Dopo la prima mezz’ora di accoglienza reciproca, dalle 11,30 alle 13,00 una meditazione condivisa (introduce Armando Caccamo). Alle 13,00 pranzo con ciò che ciascuno desidera offrire in tavola. Chi non è già sostenitore mensile della Casa è invitato a versare 5,00 euro per le spese di gestione della stessa. 

                                                Intanto un affettuoso arrivederci,
                                                            Augusto Cavadi

                                                         a.cavadi@libero.it

sabato 2 febbraio 2019

GOTT MIT UNS ? GESU' ANNUNZIA UN ALTRO DIO

“Adista”
21.12.2018

GOTT MIT UNS ?

Lc 4, 21-30

   
Tra le tante meraviglie che impreziosiscono i vangeli – a prescindere da valenze teologiche più o meno condivisibili – va annoverata una notevole penetrazione dell’enigma antropologico. Il brano di oggi ne costituisce un’illuminante esemplificazione.
   Quando qualcuno ci suggerisce di mettere in discussione i nostri parametri abituali di lettura e di conduzione della vita, siamo disposti a difenderci con gli argomenti più disparati. Anche i più capziosi.
   Nelle righe immediatamente precedenti alla pericope letta, Gesù aveva invitato a vivere la fedeltà a Dio come servizio ai sofferenti (“poveri”, “prigionieri”, “ciechi” e “oppressi”)
    Prima reazione degli ascoltatori: ma chi ti dà l’autorità per insegnare questa conversione profetica dal culto, dalla liturgia, al servizio, alla diaconia? Non sei forse “il figlio di Giuseppe”, uno di noi ?
    Gesù replica con la constatazione del dato, più volte registratosi nella storia, che “nessun profeta è bene accetto nella sua patria”. E ricorda degli antecedenti biblici: Elìa che soccorre “una vedova a Sarèpta di Sidòne”, non israelita, come non israelita era stato Naamàn, il Siro, lebbroso purificato da Eliseo.
    “All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù”: che cosa ha scatenato questa seconda, più violenta, reazione degli astanti?
    Si possono fare solo ipotesi. Per esempio, che Gesù – richiamando Elia ed Eliseo -  risulti un presuntuoso colossale, un millantatore blasfemo (soprattutto alle orecchie di chi attendeva il ritorno in terra del grande Elìa come messìa definitivo). Solo questo? Forse c’è di più. Egli, infatti, evidenzia ciò che i comportamenti dei profeti citati presuppongono e rivelano: la volontà salvifica universale di Jahvé. Smaschera la tentazione perenne – che in alcuni periodi storici, come il nostro, divampa più prepotentemente – di fare del Padre/Madre comune una proprietà tribale: Dio ridotto a bandiera (“Deus vult”, "Gott mit uns”), a simbolo identitario di una chiesa, una nazione, un’etnia, un partito politico.            
   La logica divina, interpretata da Gesù, è irriducibile a queste strategie di strumentalizzazione ideologica. Il circolo che si attiva, quando non si rispetta tale logica universalistica, è davvero demoniaco: il popolo credente si chiude agli altri, agli stranieri, ai ‘barbari’;  il profeta invita ad allargare gli orizzonti della mente, e del cuore, sino a comprendere gli sfruttati e gli emarginati; i destinatari si rifiutano e restituiscono l’invito al mittente; Dio allora, bypassando i ‘santi’ e i ‘giusti’ (che si auto-comprendono come privilegiati e sbandierano come titolo di merito l’appartenenza al vero Dio), si rivolge direttamente agli sfruttati e agli emarginati,  che non si sognano neppure di vantarsi dell’attenzione particolare di Dio nei loro confronti; ma questo dirottamento – lungi dal convertire gli ‘eletti’ – li inferocisce ulteriormente e li incattivisce ancora di più verso gli ‘infedeli’. 
Se un profeta, come fa Gesù in questa occasione, svela e racconta questa dialettica fra la misericordia divina e la microcardìa umana, non si attira certo approvazione e consenso, ma rabbia e dissenso. Il testo dice che i falsi figli di Dio vogliono gettarlo giù dal monte dove era costruita la città. Gesù, passando in mezzo a loro (con silenziosa, composta, autorevolezza – immaginiamo) , procede oltre, indenne, per la sua strada: a precipitare nel baratro dell’ipocrisia e dell’infedeltà sostanziale (nonostante lo sbandieramento dei simboli religiosi e delle parole d’ordine teologiche) sono proprio i suoi attentatori.
  
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com