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sabato 19 ottobre 2019

LA LEGA FRA DUE PARADIGMI DI CATTOLICESIMO






19.6.2019

MATTEO SALVINI E IL PARADIGMA CATTO-LEGHISTA

Matteo Salvini che sventola bibbie e bacia rosari: si può andare un po’ più a fondo rispetto al piano della cronaca e della polemica massmediale? Prima di tutto, capire le radici storiche di certe avvenimenti; poi giudicare.
Il potere politico può condizionare i comportamenti esteriori, non le coscienze; da parte sua, il potere religioso può condizionare le coscienze, non i comportamenti effettivi. Da qui una duplice tentazione: il potere politico tende a inglobare il potere religioso per diventare potere totale, esattamente come – e per le stesse ragioni – il potere religioso tende a inglobare il potere politico.
In Occidente queste due tendenze hanno un nome: “cesaropapismo” (quando Cesare vuole farla da papa) e “teocrazia” o “ierocrazia” (quando è il papa a volere esercitare il ruolo di Cesare).
Ogni volta che una delle due tendenze arriva al compimento, o lo sfiora, per la società non è un bel momento. Infatti sino a quando c’è differenza fra i due poteri, l’uno limita l’altro; quando, invece, la dialettica viene meno, la concentrazione dei due poteri in un solo scettro opprime i cittadini in maniera pressoché schiacciante.
La Costituzione italiana fissa dei paletti che impediscono una fusione completa di politica e religione. Ciò che le chiese e i partiti possono fare è allora allearsi, collaborare, in vista di un vantaggio reciproco. La tentazione è, dunque, sempre duplice: da parte delle chiese, di accettare il corteggiamento dei partiti;  da parte  dei partiti, di accettare il corteggiamento delle chiese. 
Per la verità, nella stessa Costituzione italiana restano tracce della storia precedente che condizionano tuttora il presente. Come è noto, nel 1929, con i Patti Lateranensi (contenenti il Concordato), Mussolini, dichiaratamente ateo, sana la rottura con il Vaticano dopo più di mezzo secolo e il papa lo fregia del titolo di “Uomo della Provvidenza”. L’articolo 7 della Costituzione entrata in vigore nel 1948 recepisce i Patti Lateranensi (con l’avallo dello stesso Partito comunista italiano): “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”. E un presidente del consiglio, laico e socialista, Bettino Craxi, rinnova il Concordato nel 1984.
In questo quadro complessivo non può stupire che anche formazioni politiche recenti, come la Lega, cerchino di sedurre il popolo cattolico (seguendo in questa strategia la Democrazia cristiana e Berlusconi).  Anche se non è molto noto, è stato Bossi per primo a capire che in Italia il suo anti-clericalismo neo-pagano iniziale non avrebbe giovato alla Lega. Salvini dunque non inventa nulla: si limita ad amplificare scenograficamente una tendenza già in atto nel suo partito.
La questione intrigante (al di là di reazione emotive più o meno scandalizzate) è: si tratta di una strategia vincente? La proposta di un catto-leghismo, o di un lega-cattolicesimo, ha probabilità di raccogliere consensi? 
Forse, per rispondere con qualche aggancio alla realtà effettiva, bisognerebbe distinguere due versioni del cattolicesimo che – in Italia e non solo – convivono nella medesima chiesa.  C’è infatti un cattolicesimo che, per comodità espositiva, possiamo definire “francescano” (giocando sul duplice rimando a Francesco d’Assisi e a papa Bergoglio): un cattolicesimo nostalgico del vangelo originario, più attento all’ortoprassi che all’ortodossia, più proclive alla testimonianza mediante mezzi “poveri” che alla egemonia sulla società con tutti gli strumenti dell’era industriale-capitalistica. E’ ovvio che in questo cattolicesimo il messaggio nazionalistico, più o meno xenofobo, della Lega non attecchisce.
Ma c’è un altro cattolicesimo (che a mio avviso è tuttora sociologicamente maggioritario, sia pur non di moltissimo) che, sempre per comodità, potremmo definire “benedettino” (giocando sul duplice rimando a Benedetto da Norcia e a papa Ratzinger): un cattolicesimo che, pur ricollegandosi ovviamente al vangelo originario, non intende rinunziare a nessuna delle acquisizioni storiche dei due millenni successivi. Dunque un cattolicesimo che custodisce gelosamente l’apparato dei dogmi prodotti dai vari concili ecumenici e soprattutto i precetti  della morale cattolica (in tutti i campi, soprattutto affettivo-sessuale), convinto che la dottrina tradizionale  vada diffusa con ogni mezzo legittimo per almeno due motivi: salvaguardare, come fece il monachesimo benedettino, i valori dell’Occidente dalle invasioni barbariche (oggi rappresentate da migranti di religioni diverse dal cristianesimo) e  offrire delle certezze luminose a una umanità disorientata e preda del “relativismo”. 
Ognuno di noi – cristiano o meno – ha maturato una sua preferenza per una di queste due tipologie di cattolicesimo. Conosco persone serie in entrambi gli schieramenti. Hans Küng, uno dei massimi teologi viventi, ha spiegato nei suoi libri che si tratta di due “paradigmi” diversi tra i quali bisogna optare, come gli astronomi hanno dovuto a un certo punto scegliere fra il paradigma “tolemaico” e il paradigma “copernicano”. 
Che cosa consigliare a chi si riconosca consapevolmente in uno dei due? Più che la polemica tanto più effimera quanto più violenta (talora perfino ridicola al punto da chiedere la scomunica di papa Francesco !) si tratta di approfondire le proprie ragioni e di comunicarle a chi è in sincera ricerca. Senza illudersi che la differenza, anzi l’opposizione, fra questi due “paradigmi” potrà mai ricomporsi. Il primo modello, infatti, esige la fede rischiosa nell’utopia gesuana di un mondo radicalmente altro rispetto a ogni civiltà effettivamente esistita nella storia; laddove il secondo modello comporta più agevolmente l’adozione della religione come fattore identitario e collante di un popolo (dunque come un ingrediente accettabile anche da cittadini personalmente atei o agnostici). Insomma: o il vangelo come fermento di rivoluzione permanente o il vangelo come garanzia di conservazione della civiltà cristiano-borghese. In linea di principio, tertium non datur; in linea di fatto, ognuno di noi – credente o meno –  procede oscillando fra i due poli opposti.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

sabato 6 luglio 2019

IL DIO DEI LEGHISTI E IL DIO DEI MAFIOSI

“Repubblica (Palermo)”
6.7.2019

IL DIO DEI MAFIOSI E IL DIO DEI LEGHISTI

Premessa necessaria: la mafia e la Lega sono due organizzazioni radicalmente differenti. La mafia è un fenomeno di origine meridionale che si è diffuso al centro e al nord della Penisola; la Lega è un fenomeno di origine settentrionale che si è diffuso al centro e al sud della Penisola. La mafia è un’associazione di criminali che ha come obiettivo di acquisire l’egemonia mediante metodi (almeno potenzialmente) violenti; la Lega è un’associazione di cittadini che ha come obiettivo di acquisire l’egemonia mediante metodi (almeno formalmente) legali. La mafia ha conquistato Roma per inquinarla, corromperla, sfruttarla; la Lega ha conquistato Roma con l’intenzione di liberarla dagli inquinamenti dei corrotti e dallo sfruttamento dei “ladroni” (quanto ci sia riuscita, è ancora presto per dirlo). Negli ultimi anni un numero crescente di politici meridionali si guarda bene dall’ostentare relazioni mafiose nel timore di perdere consensi elettorali; invece, sempre negli ultimi anni, un numero crescente di politici meridionali si affanna ad ostentare relazioni leghiste nella speranza di accrescere i consensi elettorali.
Si potrebbe continuare per intere pagine nell’elencare le differenze fra la mafia e la Lega. Ma non hanno proprio nulla di comune? 
Quando, alcuni anni fa, presentai in provincia di Bergamo un mio libro intitolato Il Dio dei mafiosi, interamente dedicato alla strumentalizzazione dell’universo simbolico cattolico da parte delle organizzazioni criminali del Sud, un signore del luogo, intervenendo al dibattito, mi chiese – non so se con candore o con malizia ben celata – se dunque la mafia non avesse insegnato alla Lega come rapportarsi all’elettorato cattolico, radicato nel lombardo-veneto non meno che in Sicilia. L’osservazione mi colpì al punto che volli studiare la questione e la stessa casa editrice milanese (la San Paolo) che aveva ospitato il primo volume pubblicò dopo poco anche Il Dio dei leghisti.
Eravamo nel 2012 e bisognava acuire lo sguardo per trovare documenti che attestassero questa strategia promozionale della Lega: l’associazione “Cattolici padani” del senatore Giuseppe Leoni; le dichiarazioni di Angelo Alessandri, presidente della Lega Nord (“Come molti fondamentalisti cattolici, pensiamo che la nostra fede sia tutt’uno con la nostra identità. E non dimentichiamo mai che è stata il sostegno più grande nella lotta di sempre: quella contro gli islamici”); alcune esternazioni confidenziali dello stesso Umberto Bossi che, convertitosi dopo una difficile crisi clinica, aveva abbandonato le originarie posizioni anti-clericali neo-pagane (quando accusava “il papa polacco” di “rubare il lavoro ai papi italiani”) , riscoprendo alcune devozioni dell’infanzia (“E’ un portafortuna. Ogni volta che vado via lo tocco…” dichiarò del crocifisso di legno esposto alla porta di casa) e sbilanciandosi anche in ardite speculazioni teologiche (“Anche Dio è federalista: c’è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”).
  Dopo il tramonto del padre fondatore e l’ascesa del giovane Matteo Salvini tutto è diventato più chiaro, più tangibile: rosari e vangeli, Madonne e Padri Pii, vengono sventolati in radunate oceaniche sotto gli occhi di telecamere da ogni parte del mondo. Con quanta sincerità interiore? Con quanta adesione intima al vangelo della solidarietà, della compassione, dell’accoglienza dello straniero? Con quanta sintonia con un rabbino nomade che, dovendo spiegare come si dovrebbe amare il prossimo, sceglie il racconto di un Samaritano che si china a curare le piaghe di un poveraccio di un’altra religione e di un’altra etnia? Qui, come nel caso di don Calò Vizzini e di Genco Russo, di Benedetto Provenzano e di Pietro Aglieri, l’ultimo giudizio non spetta a noi mortali.

Augusto Cavadi 
www.augustocavadi.com

giovedì 13 settembre 2018

GENNARIO IORIO INTERVISTA AUGUSTO CAVADI SU "RADIO OLTRE"

Gennaro Iorio è un coraggioso e generoso collega che tiene da anni una rubrica radiofonica (Radio Oltre Cultura) a Bologna. 
Ancora una volta mi ha invitato nei suoi studi per parlare un po' dei due temi che in questi giorni mi hanno impegnato nei vari incontri pubblici della città emiliana: la mafia (assassina di Peppino Impastato) e la Lega (abile calamita del voto cattolico meno "francescano" e più vicino agli ideali del conservatorismo borghese).
Se qualcuno avesse voglia e soprattutto tempo di riascoltare la trasmissione potrebbe cliccare anche qui sotto:

lunedì 10 settembre 2018

CI VEDIAMO, A BOLOGNA, MERCOLEDì 12 SETTEMBRE ALLE ORE 21,00 ?

Care e cari contatti dell'Emilia, nel ricordarvi l'appuntamento di questa sera (lunedì 10 settembre alle ore 20,30 presso la Parrocchia di San Giuliano, via Santo Stefano 121, Bologna), vi comunico che un incontro sul medesimo tema sarà replicato mercoledì 12 (sempre alle ore 21) presso la Rettoria della Chiesa dell'Annunziata (via San Mamolo 2). 

martedì 26 giugno 2018

IL ROSARIO DI SALVINI, I FIORI ALLA MADONNA DI DE LUCA : NULLA DA ECCEPIRE?



26.6.2018

SALVINI, DE LUCA, LA TELEFONATA DI PAPA FRANCESCO

       Salvini che a Milano sventola vangelo e rosario, De Luca che a Messina porta fiori alla Madonna per ringraziarla dell’elezione a sindaco: ci sarebbe da sorridere se non ci fosse, molto prima e più, da riflettere. Dopo la Rivoluzione americana e la Rivoluzione francese nel XVIII secolo, dopo il “libera Chiesa in libero Stato” di Cavour nel XIX secolo, era lecito illudersi di essere usciti dalla dialettica medievale tra Trono e Altare. Ma non è così. Il potere politico (incarnato da personaggi che, individualmente, possono benissimo essere atei o agnostici) ritiene che il potere religioso (incarnato anch’esso da personaggi sinceri o solo assetati di carriera) possa servire ancora – nonostante la secolarizzazione sociologica – come  instrumentum regni . E a sua volta la Chiesa, in evidente difficoltà di consensi presso  fasce sempre più ampie di popolazione, può illudersi di recuperare – grazie all’alleanza con lo Stato – l’influenza che va perdendo nella società. Ma è davvero così? Questa logica dell’io-sostengo-te-affinché-tu-possa-sostenere-me funziona?
       Basta dare uno sguardo alla storia per rispondere negativamente.
       Dall’inizio dell’era costantiniana (IV secolo d. C.) in poi la relazione fra autorità politiche e autorità religiose ha dato luogo a tensioni e controversie più che a pacifiche  sinergie. Gli storici hanno dovuto elaborare due categorie apposite per descrivere l’alternarsi di egemonia dell’una o dell’altra istituzione: il “cesaropapismo” (quando Cesare ha voluto fare anche da Papa, governando anche vescovi e preti) e la “teocrazia” o meglio “ierocrazia”  (quando il Papa ha voluto fare anche da Cesare, condizionando la legislazione e l’amministrazione degli organismi civili).
      Da questa conflittualità a cicli alterni, nonostante alcuni vantaggi immediati, sul lungo periodo a perdere di credibilità sono stati sia il potere politico sia il potere religioso. Gli Stati più legati alla Chiesa cattolica, infatti, sono stati e sono più refrattari ad accogliere le istanze democratiche: hanno fatto muro contro le richieste di maggiori diritti politici e civili da parte dei cittadini, provocando divisioni e malcontenti. Campagne referendarie a proposito di divorzio, interruzione volontaria della gravidanza, riconoscimento delle coppie di fatto, eutanasia si sono trasformate – da legittime occasioni di confronto ideologico – in crociate dove l’ostensione dei simboli e l’urlo degli slogan soverchiavano gli argomenti ragionevoli dall’una e dall’altra parte. 
Ma, almeno, la Chiesa cattolica ha guadagnato dalle sue incursioni nel dibattito pubblico e dalla pressione sui partiti conservatori? La storia del Fascismo e del Nazismo ci insegna che, dopo fasi di convergenza, la Chiesa è stata come soffocata dall’abbraccio con questi governi dittatoriali. E quando ha provato a liberarsene, si è accorta che fosse ormai troppo tardi. Inoltre – e peggio –  ha dato del messaggio originario di Gesù di Nazaret una versione stravolta, trasformando l’invito alla libertà e alla solidarietà in legittimazione della repressione e del disordine costituito. Molti cittadini, conoscendo soltanto questa interpretazione ‘moderata’ e soporifera del vangelo, si sono ritenuti in obbligo morale di rifiutarlo nello stesso momento, e per le stesse ragioni, per cui rifiutavano ideologie autoritarie e reazionarie. 
        Ecco perché i vescovi italiani, a mio sommesso avviso, farebbero bene a chiarire (con molta maggiore nettezza di quanto è avvenuto sinora) che politici come Salvini e De Luca   hanno il diritto di portare avanti i loro progetti, ma laicamente. A vescovi e credenti, poi,  il diritto, e prima ancora il dovere, di esprimere i propri giudizi: ma sull’operato effettivo, sul merito delle scelte, non sulle dichiarazioni programmatiche di  appartenenza confessionale. Se la telefonata di papa Francesco al neo-sindaco di Messina è vera, bisogna ammettere francamente che è tra le più precipitose, e le meno meditate, del simpatico vescovo di Roma. Egli sa molto meglio di noi tutti che, nel vangelo secondo Matteo, al versetto 21 del capitolo 7, si legge: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com


http://livesicilia.it/2018/06/26/salvini-il-papa-e-de-luca-comizi-tra-preghiere-e-rosari_974435/

lunedì 23 dicembre 2013

Bruno Vergani sul mio "Il Dio dei leghisti"

"Cronache laiche"
 
 
Bruno Vergani
martedì 17 dicembre

 

Antropologia del leghista, un po' tribale e un po' credente

Si può essere cattolici e votare Lega? La domanda pervade "Il dio dei leghisti", di Augusto Cavadi, che delinea con gran lucidità il codice culturale del popolo del Carroccio.

Raduno della Lega Nord. Umberto Bossi arringa il popolo bergamasco. «Stavolta abbiamo subito anche il Presidente della Repubblica che è venuto a riempirci di tricolori sapendo bene che il tricolore non piace alla gente del nord. altro che democrazia!»
Sotto il palco i militanti latrano compatti: «Vergogna!»
Bossi: «Eh certo!»
Pubblico: «Usciamo dall'Italia! Andiamocene via!»
Bossi: «Mandiamo un saluto al Presidente della Repubblica!» E fa le corna.
«D'altra parte nomen omen. si chiama napoletano. Oh no! Non sapevo che l'era un terùn!»
I militanti leghisti esultano: «Roma ladrona la Lega non perdona!... Monti Monti vaffanculo! Monti Monti vaffanculo!»
Bossi: «E magari gli piace, cazzo!»
Il pubblico in delirio applaude il capo. Qualcun altro invece lo denuncia per vilipendio al Capo dello Stato, tra questi il regista Ermanno Olmi.

Cattolica gran parte di quel pubblico esultante. Cattolico il regista che denuncia.  Qualcosa non torna. Cosa? Era la fine di dicembre del 2011 e la risposta era in stampa: "Il Dio dei Leghisti" di Augusto Cavadi oggi in libreria.
Chi è il leghista? A quale tipologia umana appartiene? Chirurgico l'autore, filosofo e teologo, ne delinea il "codice culturale". Appare un tipo umano aderente ad una ideologia semplificata, un leninismo temperato dall'oratoria efficace e popolana. E' reattivo: avverte la globalizzazione una minaccia alla sua identità e per difendersi si attacca alle tradizioni, alle radici popolari e mitiche, del suo territorio. "Tribalismo ipermoderno" che mai ironico difende i suoi miti provinciali per non essere fagocitato da socialismi o liberismi omologanti o sopraffatto dal diverso, dallo straniero. I suoi principi etici sono elementari, primo fra tutti l'"idiotismo apolitico": prima io poi gli altri. E' un gran lavoratore, quasi eroico. Orgoglioso della sua virilità talvolta è ossessivamente omofobo. Tronfio della sua ignoranza diffida degli intellettuali.

Il libro è generoso di citazioni; alcune appaiono irreali. Borghezio, come prova provata di non essere razzista sentenzia: «Le nere le ho provate quando sono stato in Africa, nello Zaire. Ah, le katanghesi! Le katanghesi! Prodotto notevole. Mica come le bruttone nigeriane che battono da noi. Quello che ho assaggiato lì era proprio un prodotto locale notevole». Cavadi mantiene calma, profondità e lucidità: non scrive contro qualcuno, ma per comprendere e agire per migliorare le cose.

Fotografato il tipo umano veniamo informati delle sue concezioni teologiche: un panteismo naturalistico mischiato ad un cristianesimo ideologico, dove la religione è collante sociale e identitario. Il simbolo del crocifisso, ostentato nei locali statali, esprime e sintetizza il patrimonio religioso ed etico padano. E a quel punto il lettore sente emergere chiara e forte dal profondo una domanda. La domanda. Si può essere cattolici e votare Lega? Com'è possibile conciliare il pensiero profetico, agapico, rivoluzionario, universalistico di Gesù di Nazareth - dove gli ultimi saranno i primi e i nemici amati invece che combattuti - con quel mix di panteismo naturalistico cristianista-egocentrico della Lega Nord? Qui l'Autore analizza il punto di incontro tra Chiesa cattolica e Lega, i "valori non negoziabili", e nel confrontarli con il pensiero espresso da Gesù di Nazareth ne indica le incongruità. Questo è il problema e molti cattolici, di base e non, si sono accorti. Altri no: richiede fatica di pensiero relativizzare la propria visione del mondo quando la si considera unica ed esclusiva. Quando ci si ritiene depositari del bene assoluto si  tende, a gloria di Dio e talvolta in buona fede, a relativizzare il temporale. Così, dalle alte sfere, indifferenti a quello che i comuni mortali si ostinano a chiamare ancora bene e male, si tira dritto per rafforzare l'istituzione salvifica. Tutto fa brodo per ingrandirla e difenderla, Borghezio che "prova" le katanghesi incluso.

Bruno Vergani

Augusto Cavadi
Il Dio dei leghisti
Edizioni San Paolo, 14 euro

venerdì 15 febbraio 2013

"Il Dio dei mafiosi" e "Il Dio dei leghisti" in e-book


Sono lieto di comunicarvi che le Edizioni San Paolo di Cinisello Balsamo (Milano) hanno inserito nel loro sito Sanpaolo Store, e sulle più note piattaforme di e-commerce, i miei ultimi due volumi pubblicati con esse:

"Il Dio dei mafiosi"
"Il Dio dei leghisti"


Approfitto dell'occasione per segnalarvi un libro coraggioso e accattivante, edito in cartaceo dalla stessa San Paolo, in cui i miei due testi vengono abbondantemente ripresi e citati:

F. Anfossi - A. M. Valli, Il vangelo secondo gli italiani. Fede, potere, sesso. Quello che diciamo di credere e quello che invece crediamo, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2013, pp. 238, euro 14,00.

lunedì 7 gennaio 2013

Gaetano Farinelli su “Il Dio degli leghisti”

“Madrugada”,
dicembre 2012, 88.

Augusto Cavadi
IL DIO DEI LEGHISTI
Edizioni San Paolo

Vengo a conoscenza di questo libro il giorno in cui l’autore sale da Palermo a Cittadella, una roccaforte della Lega, a presentare la sua opera. Il titolo è curioso, provocatorio. Avere un proprio Dio non è cosa nuova; ma può nascondere un interesse privato. Perciò mi metto in viaggio per scoprire il santuario di questa divinità. La mappa tracciata dall’autore è bene articolata; scrive infatti che la Lega nasce come reazione alla corruzione ed al meridionalismo; reattiva alla globalizzazione, predica il regionalismo. Propone il federalismo ma mira alla secessione. Il rifiuto dello stato avvicina la Lega alla mafia ed alla chiesa. Usa una violenza verbale pesante e mira al potere. La conduzione del partito è molto legata al suo leader. Ha una forte intonazione xenofoba e un insistente volgare maschilismo. Coltiva una religione panteista ( il dio Po), ma protegge la esposizione del crocefisso nei luoghi pubblici, perché simbolo della tradizione e porta fortuna; parteggia per una chiesa tradizionale, locale, ma disprezza la religione altrui; dichiara guerra alla costruzione delle moschee, ed in questo riceve il consenso di qualche prelato cattolico. Riduce l’amore del prossimo all’amore per il vicino e propone leggi contro lo straniero, che sbarca in Italia, considerato clandestino e fuori legge.
La chiesa in blocco non è difensora del leghismo, ma ci sono nella chiesa dei prelati che per una forma di baratto iniquo, considerano la Lega cristiana, perché difende i valori non negoziabili ( vedi aborto, coppie di fatto, fecondazione assistita, ecc. testamento biologico) ;
L’autore analizza e confronta gli scritti e le voci che hanno accompagnato la storia del partito. Registra le voci leghiste in difesa di una certa tradizione cristiana, ma evidenzia le loro accuse nei confronti del Cardinale Martini e il cardinal Tettamanzi di Milano. Segnala quindi la discriminazione che la Lega propone tra preti tradizionali e pretucoli catto-comunisti; quelli del pre-concilio e quelli del concilio.
Alla fine del percorso, della lettura del libro mi trovo davanti a un dio ambiguo, una specie di Dio Giano bifronte, dio della pace e della guerra, che coltiva l’amore del vicino e l’odio per il meridionale , per lo straniero. Un dio pericoloso, che mescola il falso con il vero. Un dio con la croce e con la spada.

Gaetano Farinelli

lunedì 16 luglio 2012

I leghisti visti dal Sud - recensione di Salvatore Mugno


«Luoghi di Sicilia» , maggio-agosto 2012, n. 103-106
I leghisti visti dal Sud
In un mondo in cui ciascuno ha le proprie “divinità”, il teologo e consulente filosofico Augusto Cavadi ha voluto fare una ricognizione, ampia e ricca, intorno a Il Dio dei leghisti (Milano, Edizioni San Paolo, 2012), mettendo sul campo molti argomenti che, per converso, interrogano (o dovrebbero interrogare) anche gli “antagonisti” del Sud d’Italia, anch’essi “cattolici” ma spesso “adoratori” di diversi numi. L’intrigante e originale saggio dello studioso palermitano (che ha visto la luce prima dei recenti scandali politico-affaristici) origina proprio da un suo precedente libro, Il Dio dei mafiosi (2009), in cui si analizza un’altrettanto bizzarra e controversa “religiosità”. Il primo dei sei capitoli del volume è dedicato, infatti, a un raffronto serrato tra “Mafia e Lega: affinità e differenze”. L’autore ne rintraccia a iosa, valutando sempre con sobrietà e senza intenti denigratori le tante esternazioni e (talvolta) “sparate” dei leader del Carroccio. Chi non ricorda questa “boutade” di Umberto Bossi? “Siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano trecento lire. Se un magistrato vuole coinvolgere la Lega, sappia che la sua vita vale questa cifra” (“Il Giornale”, 24 settembre 1993). Cavadi rileva e sottolinea, ad esempio, che talune formule di adesione da parte del “Giovane Padano” alla Lega Nord sembrano riecheggiare, nei richiami al “sangue” e all’”onore”, ben altre organizzazioni. Al pari di certi personaggi verghiani (e, perciò, di molti Siciliani), d’altra parte, l’assillo dei “figli del Po” sembra essere “la roba”, soprattutto la paura di esserne depredati. Parafrasando, ironicamente, l’articolo 416 bis del codice penale (che prevede il reato di associazione di tipo mafioso), Cavadi, perviene a un profilo del “popolo bossiano”: “Un’associazione di cittadini che mirano all’arricchimento e al potere grazie a un vasto consenso sociale ottenuto mediante sia la diffusione del proprio codice culturale sia la minaccia dell’uso mirato della violenza”. Le argomentazioni del saggista si appoggiano, ovviamente, alla copiosa bibliografia che si occupata del fenomeno leghista in tutti i suoi aspetti. Si avvia così egli, capitolo dopo capitolo, verso il “cuore” della trattazione, cioè la “teologia del Carroccio”, passando dal “codice culturale leghista” e dalle sue idee guida: dall’intangibilità delle proprie radici al razzismo regionalistico, dal familismo amorale alla omofobia ossessiva e così via. A questo punto della ricerca, l’autore focalizza le “concezioni teologiche” della Lega Nord, senza mai dimenticare quanto possa essere “burlone” e iperbolico un leghista. Il 10 settembre del 1996, Umberto Bossi, in una delle sue spiritosaggini, dichiarò :”Anche Dio è federalista: c’è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”. Ma, in realtà, la sua “visione” del divino, il leader padano, l’ha chiaramente espressa in un libro-intervista, scritto con Daniele Vimercati (Il vento del Nord, 1992): “Io ci credo, in Dio. Ma non è il Dio che ci raccontano al catechismo. È un Dio che sta ovunque, nell’acqua e nel fuoco, nell’aria che respiriamo. (…). Penso che il mio sia una specie di panteismo, ma non sento la necessità di approfondire gli aspetti dogmatici della religione”. Si tratta, in effetti, riconosce Cavadi, di un “panteismo naturalistico”, “un panteismo animistico, ilozoistico, pagano, comune all’infanzia dell’umanità come agli infanti della razza umana”. Qui, naturalmente, vengono poi in rilievo i celebri riti “dell’ampolla”, nei quali Bossi “solleva al cielo un contenitore con l’acqua del Po, prelevata alla sorgente del Monviso, destinata a essere versata nella laguna veneziana”. A fronte di questo “neo-paganesimo”, i leghisti sono anche “cattolici” e frequentano le parrocchie, ma vorrebbero “regionalizzarle”, “municipalizzarle”. Insomma, c’è una gran confusione nella “fede” leghista e il dibattito, che coinvolge anche sacerdoti e vescovi, non è che all’inizio.
Salvatore Mugno

giovedì 5 luglio 2012

LEGHISTI E MAFIOSI CON LO STESSO DIO


“Centonove”
6.4.2012

LEGHISTI E MAFIOSI CON LO STESSO DIO

A compimento del centocinquantesimo anno dell’unità d’Italia, ogni italiano desideroso di interrogarsi in modo adulto sul rapporto tra Lega Nord e cattolicesimo dovrebbe avere sul comodino l’ultimo saggio di Augusto Cavadi: Il Dio dei leghisti (Edizioni San Paolo, Milano, 2012, € 14). In esso l’autore conferma in pieno il suo carisma: quello di coniugare la sostanziale bontà dei contenuti e la loro felice divulgazione. Il testo ci offre infatti un mix ben assortito di considerazioni incisive, calibrate e ben documentate, sul piatto invitante di un linguaggio chiaro e scorrevole, a dimostrazione che non è indispensabile né opportuno trattare in modo criptico e ultratecnico un tema delicato quale il rapporto tra politica e teologia.
Come suggerisce il titolo, il saggio ci propone una panoramica sintetica ma assai efficace dei fondamenti antropologici del partito di Bossi e ci spiega come tali tratti abbiano potuto “sposarsi” con una certa teologia e con talune scelte etico-pastorali della Chiesa cattolica italiana. Il testo, nei suoi capitoli iniziali, tratteggia le caratteristiche fondamentali del codice culturale leghista, offrendoci spunti coloriti e illuminanti sul linguaggio e le azioni della Lega Nord.
L’autore non manca anche di tracciare alcune inquietanti affinità della Lega col fenomeno mafioso, già analizzato nei suoi rapporti con il cattolicesimo nel saggio Il Dio dei mafiosi (San Paolo, Milano, 2009), dove Cavadi afferma la necessità di “una teologia che riconduce al progetto originario di Dio l’intangibilità della dignità di ogni persona, la sua irriducibilità a qualsiasi forma di schiavitù e la sua intrinseca vocazione alla fraternità solidale”: sola teologia capace di costituire “una riserva critica rispetto alla teologia dei mafiosi, anzi a qualsiasi teologia anche solo analogamente mafiosa”.
Tale illuminante concetto, ne Il Dio dei leghisti, è stato ripreso e ampliato. E, sulla base di questa concezione teologica, Cavadi afferma che “Se tutti i membri della Chiesa cattolica, Vangelo alla mano, sostenessero che l’epicentro è l’agape divina, la tenerezza del Padre verso i deboli (…) la resistenza caparbia a ogni genere di violenza interpersonale e collettiva, l’equa distribuzione dei beni materiali … i partiti politici che enfatizzano l’egoismo individuale e di gruppo (…) si guarderebbero bene dal chiedere la compagnia della Chiesa.”
Cosa ha portato allora a consumare il matrimonio di interesse tra la il partito di Bossi e una fetta consistente della Chiesa cattolica italiana? Il fatto che, al di là del folclore dei riti di rifondazione della nazione padana, la Lega ha manipolato alcuni valori cristiani come instrumentum regni, strumento di potere per cercare il consenso della Chiesa; mentre quest’ultima ha anteposto la tutela di alcuni particolari principi (quali, ad esempio, il “no” all’aborto e all’eutanasia e la tutela della famiglia fondata sul matrimonio, con il rifiuto del riconoscimento delle coppie di fatto e delle unioni omosessuali) rispetto a principi essenziali ed indiscutibili quali le beatitudini evangeliche.
Ecco che allora Augusto Cavadi ci offre una disamina su quali valori possano essere considerati realmente “negoziabili” e quali no e scomoda Karl Ranher che invita a mettere su piani diversi, ad esempio, la fede nella grazia salvifica di Dio e il considerare l’Unzione degli Infermi il settimo sacramento. Cavadi riporta infine anche le riflessioni del teologo palermitano don Cosimo Scordato, che ci aiutano a scoprire proprio nella “laicità” insita nella cattolicità l’antidoto più efficace verso le derive egoistiche e xenofobe del Bossi-pensiero: “Mentre la cattolicità, come è intesa oggi, tende a separare i cattolici dagli altri, a me sembra che originariamente essa è il nuovo spazio donato da Dio a tutti gli uomini al di là di ogni razza, lingua e appartenenza religiosa. (…) Diventiamo cattolici quanto più siamo in grado di assumere dentro la nostra esperienza tutta la ricchezza che ci viene degli altri.”
Altro che battaglie per collocare forzatamente il Crocefisso anche nelle classi che vedono la presenza di islamici, altro che chiusura identitaria e divieto di manifestazioni di culto diverse dalla cristiano-cattolica: la riscoperta del Dio agape, della spiritualità laica, della fede intelligente e persino della testimonianza che arriva al martirio, suggerisce l’autore nell’ultimo capitolo del libro, chiariscono in modo inequivocabile la distanza abissale tra la Lega e un Dio autenticamente cattolico e quindi planetario, che non si fa catturare e strumentalizzare da alcun partito politico.

Maria D’Asaro

giovedì 28 giugno 2012

La religione padana su “Mosaico di pace” (2012, 5, maggio)


DIALOGO

La religione padana

Anche al di là dei gravi fatti di cronaca che oggi coinvolgono la Lega, occorre prestare attenzione al pericoloso rapporto tra leghismo e religione.

Sergio Paronetto
Vicepresidente Pax Christi Italia

Nel giro di un anno sono usciti tre testi che, analizzando il rapporto tra leghismo e Chiesa cattolica, si intrecciano e si integrano con diverse caratteristiche: etica, storica, politica, sociologica, ecclesiale, teologica. Tutti e tre i lavori citano Mosaico di pace, intervenuto sul tema sia col dossier “Un moderno tribalismo guerriero” (luglio 2010), sia con un altro dossier sul convegno di Loreto “Il dialogo rinnova la città” (febbraio 2011). Il problema è grande e delicato. Riguarda il rapporto fra fede e politica, tra laicità e messaggio cristiano, tra fedeltà al Concilio e azione ecclesiale. Il primo ad affrontarlo è stato Paolo Bertezzolo con Padroni a Chiesa nostra. Vent’anni di strategia religiosa della Lega Nord (EMI, Bologna 2011), seguito un mese dopo da Renzo Guolo, Chi impugna la Croce. Lega e Chiesa, (Laterza, Roma 2011). Nel corso della loro analisi, gli autori coltivano alcuni interrogativi: perché la Lega si sviluppa in ambienti tradizionalmente cattolici? È possibile un incontro che non renda subalterna la Chiesa alla Lega e non comporti gravi conseguenze per la fede cristiana? La Lega diventerà la vera “Chiesa del Nord”? Il sole celtico si confonderà con la croce fino a sostituirla?

Tra conflitto e dialogo
“Conflitto e dialogo tra Chiesa e Lega avvengono su questioni che riguardano i fondamenti stessi dell’annuncio cristiano, spiega Bertezzolo: globalizzazione, immigrazione, solidarietà, presenza islamica, laicità, dialogo interreligioso, interpretazione del Concilio Vaticano II” (pag. 250). Il leghismo incrocia il fatto religioso sia perché opera come una “religione civile”, un “partito-tutto” che vuole dare un’anima al suo popolo, sia perché si diffonde in luoghi di ampio insediamento cattolico, già democristiano. “La Lega è portatrice di una visione globale e organica, chiara nei suoi aspetti fondamentali, anche se mai compiutamente definita. Il suo obiettivo è costruire un’identità ‘etnica’ distinta e separata dalle altre, attorno a cui definire una ‘nazione’, un territorio e, dunque, anche uno Stato”. A tal fine raccoglie organizzazioni sindacali, culturali, sportive, assistenziali, ricreative, economiche, giovanili, fino all’occupazione delle banche (pag. 251).
Il rapporto leghista verso la Chiesa viaggia su due binari. Da un lato, lo scontro con gli arcivescovi di Milano (Martini e Tettamanzi), le Caritas, il Pontificio Consiglio per i Migranti, preti o vescovi definiti immigrazionisti o cattocomunisti (in tale ambito occorre aggiungere il contrasto silenzioso verso il papa Benedetto XVI, osannato come custode della dottrina, ma mai citato nel suo vero esprimersi).
Dall’altro lato, l’esibita vicinanza alle autorità ecclesiastiche sui “valori non negoziabili” in ambito bioetico e familiare, facendo leva sugli umori più viscerali legati alla difesa della propria terra dagli “invasori islamici” o dai “nemici”. La massima vicinanza ecclesiastica al leghismo è quella espressa dal card. Rino Fisichella per il quale la Lega è popolare e “cattolica” sulle questioni bioetiche. Apertamente critici sacerdoti “conciliari”, il mondo missionario, alcune associazioni e pubblicazioni come Famiglia cristiana, Il nostro tempo, Mosaico di pace, Missione oggi e Jesus. Allarmate le osservazioni di chi, come Valli e Cardini, vede nel leghismo una proposta politica radicalmente anticristiana e anticattolica, o di studiosi come Diamanti e, appunto, Renzo Guolo per i quali siamo davanti a una presenza socio-religiosa incalzante, a una sorta di religione senza chiesa perché è la Lega che vuole diventare la vera chiesa o la chiave ermeneutica della verità religiosa o dell’autentica linea ecclesiale. Il testo di Guolo mette a fuoco, soprattutto, l’area trevisana. Per lui la Lega punta a una sorta di “cesaropapismo verde”, a un “cristianesimo senza Cristo”, a una “religione del territorio” agitata da un partito che, nonostante aspri conflitti, ritiene ormai la Chiesa un legittimo interlocutore per un continuo braccio di ferro in lotta per l’identità locale e per la gestione del popolo (pp. 147-151).

Il Vangelo e il Concilio
Nel terzo libro, quello di Augusto Cavadi, Il Dio dei leghisti (San Paolo, Milano 2012), emerge la preoccupazione sulla dimensione teologica della questione. è la tradizione cattolica, mescolata all’egoismo piccolo borghese, ad aver prodotto menti leghiste o sono queste ultime a rischiare di travolgere la dottrina-presenza cattolica? Nella seconda parte del volume si parla di “fidanzamento di interesse tra Chiesa cattolica e Lega Nord” nella forma di… una coppia di fatto (pp. 117, 150). Per Cavadi, il problema per i cattolici è grave non tanto per la ricerca del potere ma perché siamo davanti alla convinzione radicata che la Chiesa cattolica sia depositaria della verità integrale sull’uomo e sulla storia e abbia il dovere (prima ancora che il diritto) di convertire tutti con tutti i mezzi possibili (pag. 119).
Leghisti ed ecclesiastici a loro vicini condividono la classica metodologia del fine che giustifica qualunque mezzo, convinti di operare sempre e comunque per “il bene supremo”. Non sarebbe tanto la volontà di potenza, quindi, a spingere la Chiesa verso il leghismo ma la pretesa di possedere la verità e di acquisire il consenso totale a un messaggio che si reputa salvifico, in particolare quello inerente i valori bioetici e le virtù private ritenute “le chiavi del paradiso” (pag. 120).
C’è, insomma, il rischio di ripetere col leghismo lo stesso errore consumato nei confronti del fascismo, del nazismo e della mafia (pag. 121). Per evidenziarlo, Cavadi ricorda una frase di Tonino Bello: “Come Chiesa siamo spesso prigionieri del calcolo, vestali del buon senso, guardiani della prudenza, sacerdoti dell’equilibrio”.
Per l’autore si apre una questione teologica cruciale che interessa direttamente la Chiesa che, nella sua proiezione etico-sociale, dovrebbe “riformulare la sua scala di priorità, ricalibrandola con maggiore attenzione sul messaggio evangelico”(pp. 128, 150) e sulla sostanza del Concilio. Tipico della Lega, infatti, è l’attacco frontale al Concilio. Famoso il discorso di Bossi del 27 ottobre 2003, che lo considera frutto della invadente massoneria. “è incredibile, osserva l’autore, che l’attacco ai massoni venga da chi è stato alleato fino all’ultimo del massone Berlusconi, tessera 1816 della P2 (pp. 110-111). L’emergenza che la Chiesa sta vivendo non si supera interrogandosi su come espellere dal tessuto ecclesiale neonazisti o camorristi, razzisti o guerrafondai, ma cercando di “pensare come fare della Chiesa e delle chiese, dei luoghi insopportabili, irrespirabili, per chiunque viva in un’ottica egoistica e corporativa la spasmodica ricerca del profitto e del comando” o la deleteria confusione tra religione e ideologia (pp. 128, 150).

Un pericoloso relativismo
I tre testi offrono abbondanti materiali di riflessione. Il problema è esplorabile in tre direzioni: quella della politica (antipolitica) anticostituzionale; quella dell’involuzione settaria della Chiesa; quella internazionale. Il leghismo, infatti, non è un movimento solo “padano” ma una tendenza diffusa legata alle dinamiche della globalizzazione, allo svuotamento dello stato di diritto, al fiorire dei populismi in molti Paesi europei. Per quanto ci riguarda, esso costituisce anche una forma pericolosa di relativismo che può annullare l’anima cristiana. Il tema di un cristianesimo etnico (impaurito e triste) e di una comunità cristiana “oltre i localismi” è emerso anche negli interventi del Papa del 7-8 maggio 2011 tra Aquileia e Venezia.

lunedì 7 maggio 2012

Una bella, perché intelligente, recensione a
“Il Dio dei leghisti”


Diego Bruschi mi segnala sul suo blog:

Dal Giordano al Po

Non è un istant book, non è un pamphlet ispirato dalle aspre polemiche della politica. Il titolo non tragga in inganno. Il libro intende scavare, ragionare, comprendere il fenomeno senza la scorciatoia impotente della facile irrisione, della banale presa di distanza.

Si parte con l’osservazione di un mutamento nel corso degli anni, un cambio di atteggiamento quasi sconcertante, date le premesse, nel rapporto fra il movimento creato dal Bossi e la Chiesa cattolica. Agli inizi c’è una frattura forte, un’ostilità aperta contro la chiesa cardine della romanità, contro un potere che osteggia le ambizioni separatiste, organico e coordinato al potere politico nazionale.

Ad un certo punto, però, incontriamo una Lega che invece rivendica il ruolo di austero e genuino difensore della cristianità, di intransigente baluardo di una religione orgogliosamente rivendicata come cemento identitario.
Al Cavadi appare superficiale la spiegazione incentrata sull’opportunismo, sulla propaganda. L’utilizzo di sentimenti popolari diffusi per il proprio tornaconto elettorale è un fenomeno scontato, esiste da sempre e sempre esisterà, ad ogni latitudine politica. Ma sentirsi convintamente cattolici e altrettanto convintamente leghisti accade a tante persone comuni, persone che non accedono alle stanze del potere, persone sincere. Per questo motivo, nel corso della sua interessante analisi, l’Autore sposta la prospettiva, rovescia il punto d’osservazione del fenomeno e dalla Lega si sofferma sulla Chiesa cattolica.

Perchè la scelta di fare un tratto di strada insieme? Perchè sottovalutare quegli aspetti d’evidente attrito con gli insegnamenti del Nazareno? La spiegazione di questo va incentrata proprio nel modo in cui si concepisce la cattolicità.

«Sono convinto che l’atteggiamento benevolo nei confronti della Lega si basi sulla convinzione sincera, autentica e radicata che la Chiesa cattolica sia depositaria della verità integrale sull’uomo, sul cosmo e sulla storia e che abbia il dovere (prima ancora che il diritto) di “convertire” – alla propria dottrina, alla propria etica, alla propria organizzazione gerarchica ed alla propria “pastorale” – l’intera umanità. Chi è davvero di essere depositario esclusivo della salvezza di “tutto l’uomo” e di “tutti gli uomini” puo’ avere la pretesa di poter subordinare all’espletamento della propria missione universale ed eterna tutti i mezzi, tutte le strategie immaginabili e praticabili.» (p. 119)

E a questo livello Cavadi ci introduce allo snodo centrale, il punto di partenza del problema: cosa significa essere cristiani, cosa vuol dire seguire la via indicata dal Maestro?
Nei primi secoli del cristianesimo era ben viva una lettura più autentica dell’insegnamento di Gesù, incentrata non sul potere (seppur perseguito a fin di bene) ma sull’amore. Un concetto dirompente, rivoluzionario, un mettersi al servizio dell’uomo per riscattarne nel concreto la dignità. Un concetto ben lontano dalla volontà di dominio. E ai primi seguaci di Cristo apparve chiaro come non avesse alcuna intenzione di imporre con la forza o con le leggi il proprio regno, scegliendo invece la sconfitta (apparente) della croce:

«O credi che io non possa pregare il Padre mio che mandi subito in mia difesa più di dodici legioni di angeli?», Vangelo secondo Matteo 26,53

C’è un termine che ricorre: Agàpe, dal greco antico ἀγάπη (amore divino e incondizionato). È questo il vero fermento del cristianesimo, ben lontano da ogni diatriba (condotta anche in buona fede) sulla procreazione assistita, sulla pillola del giorno dopo, sulla concessione di un terreno per la moschea.
Insomma, per Cavadi è la Chiesa cattolica che ha in sè il problema, che non è un banale problema di preti di destra o di sinistra, ma è il rapporto con la parola autentica del Nazareno.
I compagni di strada che scegli, non sono la causa, ma la conseguenza.

Augusto Cavadi
Il Dio dei leghisti
Edizioni San Paolo, 2012
p. 188

Dal blog: http://diegod56.wordpress.com/2012/05/06/dal-giordano-al-po

martedì 24 aprile 2012

‘Il Dio dei leghisti’ sul “Manifesto” del 7.4.2012


Si può essere cattolici e votare lega?
Secondo alcune statistiche il 39% dei leghisti è cattolico praticante. Poi bisogna aggiungere chi pur non praticando si dichiara credente. La figura di Bossi, tra l’altro, ben rappresenta lo stato delle cose. Farnetica con le ampolle e gli dei padani, poi si fa vedere in chiesa (anche ieri, col bacio della croce). Proprio in questi giorni esce il libro «Il Dio dei leghisti» del teologo Augusto Cavadi - edizioni San Paolo - che molto semplicemente chiede e si chiede: «Si può essere cattolici e votare Lega?». La risposta, ahinoi, è risaputa, ma il volume affronta questioni interessanti, più per chi si dice cattolico che per chi vota Lega. Cavadi naturalmente risponde «no, non si può». Ma gli interrogativi sono tanti, non ultimo il perché alcuni esponenti del cattolicesimo non hanno mai nascosto simpatie nei confronti della Lega. L’autore del libro, in sintesi, lancia due appelli. Uno agli amici preti, l’altro ai leghisti. Ai primi dice della necessità di «scoprire o riscoprire l’abissale lontananza da qualsiasi proposta politica che non metta come valore non negoziabile la giustizia sociale, la fraternità, l’accoglienza e lo spirito di collaborazione». Al movimento di Maroni, invece, suggerisce di riflettere sulle parole di Gesù, per arrivare «a prendere consapevolezza della sua visione dell’uomo, della storia di Dio, e a capire la distanza che c’è tra la sua visione del mondo e il Vangelo». E ancora: «Il messaggio di accoglienza e amore per il prossimo predicato da Cristo come si concilia con le dichiarazioni aggressive e a tratti violente nei confronti dei musulmani, zingari e rumeni?». Vero. Ma rimane un dubbio. A quale partito dovrebbero votarsi i cattolici per rispettare il verbo di Cristo?

link all’articolo:
http://www.ilmanifesto.it/areaabbonati/ricerca/nocache/1/manip2n1/20120407/
manip2pg/05/manip2pz/320818/manip2r1/può%20essere/

giovedì 19 aprile 2012

Dal blog de “Il fatto quotidiano” un commento su “Il Dio dei leghisti”


A Sanremo vogliamo don Sciortino

«Io ci credo, in Dio. Ma non è il Dio che ci raccontano al catechismo. È un Dio che sta ovunque, nell’acqua e nel fuoco, nell’aria che respiriamo … Il Vaticano è da sempre attento alla ricchezza e al potere, più che alla cura delle anime … Nel corso della storia ha fatto più morti del nazismo … L’atea romana Chiesa con i falsoni, i vescovoni che girano con la croce d’oro nei paesi dove si muore di fame ». Chi le spara così grosse? Il mangiapreti Marco Pannella? Acqua! Il telepredicatore evangelico don Celentano in uno dei suoi fiammeggianti sermoni dal pulpito dell’Ariston? Acquissima! Non ci crederete, ma sono parole di Umberto Bossi, che di mestiere non fa lo showman, pur avendo forse più talento del “molleggiato”: risalgono agli anni Novanta, e le cita Augusto Cavadi nel suo libro Il Dio dei leghisti, appena uscito dalle edizioniSanPaolo (lestesse, perinciso, che pubblicano “Famiglia Cristiana”).

Nella sua stagione anticlericale, ricorda Cavadi, il senatùr beccheggiava tra una specie di panteismo animistico, pagano, e il sogno di una Chiesa del Nord, separatista, autonoma da Roma, contrapposta ai « lazzaroni d’oltretevere ». Tentò – pare – perfino un approccio coi valdesi, che lo mandarono subito a stendere. Finché, al tornante del secolo, ebbe la folgorazione: la Chiesa cattolica, in quanto custode dei « valori occidentali », baluardo ideologico e organizzativo contro le infiltrazioni islamiche, poteva ben diventare la naturale alleata del Carroccio.

Non la Chiesa post-conciliare dei Martini e dei Tettamanzi, che « gira gli altari », flirta coi comunisti e apre le porte agli immigrati. Il cattoleghismo si identifica con la Chiesa di sempre, quella buona e tradizionalistadiWojtylaeRatzinger. Ed è in prima fila nella difesa del crocifisso come simbolo identitario, riscuotendo il plauso commosso delle gerarchie. Tra i pochi che mettono in guardia i credenti da queste “amicizie pericolose” e dalla deriva xenofoba della maggioranza di centrodestra, c’è la “Famiglia Cristiana” di don Sciortino. E a sprazzi, molto più sommessamente, alcune voci sul quotidiano dei vescovi. Cioè proprio le due testate che Celentano giudica inutili (perché hanno osato criticarlo) e di cui invoca la chiusura tra le ovazioni di una platea di ignoranti.

Forse i fan di Adriano non ricordano, ma a chiedere il bavaglio per “Famiglia Cristiana” e “Avvenire” (o quanto meno a manganellare i direttori sgraditi) era uno che cominciava per B. Un satrapo che in cambio dell’indulgenza papale voleva imporre a Eluana il sondino di Stato e non faceva pagare l’Ici al Vaticano. Datemi retta, signori della Rai: al prossimo Festival, mandateci don Sciortino, che le canta giuste e costa pure meno.

Saturno, 20 febbraio 2012
Riccardo Chiaberge

link all’articolo:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/a-sanremo-vogliamo-don-sciortino/191862/

lunedì 16 aprile 2012

Intervista di Paolo Calabrò ad Augusto su “Il Dio dei leghisti”


Chi fosse interessato, può linkare qui sotto
http://www.paginatre.it/online/il-dio-dei-leghisti-intervista-ad-augusto-cavadi/

oppure leggere qui sotto:

Augusto Cavadi è filosofo consulente (riconosciuto da “Phronesis”) e teologo laico (socio dell’Associazione teologica italiana).
Tra i suoi scritti: Fare teologia a Palermo (1986), Le nuove frontiere dell’impegno sociale, politico, ecclesiale (1992), Il vangelo e la lupara (1995), E, per passione, la filosofia (2006), In verità ci disse altro (2009), Il Dio dei mafiosi (2009), Chiedete e non vi sarà dato (2010), Filosofia di strada (2010), Non lasciate che i bambini vadano a loro (2010), La bellezza della politica (2011). L’ultimo titolo (Il Dio dei leghisti, 2012) è stato edito dalla San Paolo di Cinisello Balsamo (Milano).

Grazie innanzitutto per aver accettato questa intervista. È passato con questo Suo ultimo libro dall’indagine sul “Dio dei mafiosi” a quella sul “Dio dei leghisti”: un passo quasi naturale, scrive, rivelatore di tante similitudini ma anche di grosse differenze.
- Quando una formazione politica (anche la mafia, a suo modo, lo è) si avvicina al potere, in Italia non può evitare di fare i conti con la Chiesa cattolica: per abbindolarla, se può; per minacciarla, se deve; in ogni caso, per utilizzarla come instrumentum regni. Il quadro è reso più drammatico, talora più divertente, comunque più complesso, dalla tendenza corrispettiva della Chiesa cattolica a fare altrettanto per rafforzare la sua egemonia culturale sulla popolazione. Sinora la storia attesta che, sulla breve distanza, vincono le formazioni politiche ‘laiche’ (Impero Romano, Carolingi, Napoleone, Monarchia sabauda, Fascismo, Mafia, Democrazia cristiana, Berlusconismo, Lega…), ma - sul lungo periodo – la Chiesa cattolica sopravvive al tramonto definitivo dei suoi avversari e aspiranti complici.

Quella dei leghisti è una religiosità in cui l’etica del lavoro e della “roba” viene prima di tutto il resto, fino al rifiuto dell’immigrato e all’odio per lo zingaro (simbolo del disprezzo del “lavoro come valore in sé”). Com’è possibile che l’incompatibilità con il cristianesimo (ed il cattolicesimo in particolare) non balzi all’occhio in maniera lampante?
- Nella formulazione della domanda c’è già, implicita, la risposta. Lei si esprime, come sarebbe esatto in teoria, individuando nel cattolicesimo un sottoinsieme del cristianesimo. Ma, in pratica, non è così. Il cristianesimo (intendendo con ciò il messaggio originario di Gesù come è stato interpretato e codificato nei primi cento anni dalla sua dipartita) si è spezzettato in tanti rivoli quante sono le confessioni cristiane: cattolica, greco-ortodossa, anglicana, luterana, calvinista…Si tratta di ‘specie’ differenti all’interno del medesimo ‘genere’? Apparentemente sì. Se poi si scava un po’ più a fondo, si scopre che il vangelo iniziale è stato non solo interpretato, elaborato e attuato in altrettante tradizioni ecclesiali, ma anche tradito, deformato. Il cattolicesimo non fa certo eccezione. Esso è il prodotto di una trasformazione bimillenaria del vangelo attraverso i filtri della logica greca, del diritto romano, della morale borghese, dell’economia capitalistica…E’ un prodotto migliore o peggiore del progetto iniziale? Non saprei. Dico solo che, certamente, è un’altra cosa. Gesù stenterebbe molto a dirsi cattolico nel senso di latino, ‘romano’, vaticanocentrico. Ecco, dunque, per fare in breve un ragionamento che ci porterebbe lontano (e che ho provato a presentare nel mio libro In verità ci disse altro. Oltre i fondamentalismi cristiani), molti cattolici (più cattolici che cristiani) non hanno nessuna difficoltà a sposare alcuni valori del leghismo, mentre altri cattolici (più cristiani che cattolici ) ne subodorano a naso l’inaccettabilità.

Roberto Zaffo, coordinatore leghista, ha proclamato il “nuovo vangelo della Lega”, nel quale il “prossimo” non è il fratello bisognoso (immigrato, profugo, ecc.) bensì «chi ci è vicino, chi ci assomiglia, chi ha in comune con noi dei valori». Più chiaro di così.
- Più chiaro di così si muore. E infatti il leghismo si diffonde in terre dove il cristianesimo è agonizzante, se non già defunto. Non per caso si radica nelle zone più ‘bianche’ del Settentrione italiano, dove il cattolicesimo aveva già metabolizzato (e con ciò stemperato, anestesizzato) le istanze rivoluzionarie del messaggio cristiano. Si era trasformato nell’ideologia ‘moderata’, perbenista, tendenzialmente qualunquista di una delle area geografiche più benestanti del pianeta. Berlusconismo e leghismo hanno avuto il merito - non indifferente – di far cadere le maschere dell’ipocrisia: come cartine di tornasole, hanno rivelato in maniera evidente e sfacciata ciò che la maggioranza ‘silenziosa’ pensava da anni. Che, cioè, il cristianesimo è un’utopia adatta a qualche minoranza ingenua o stravagante: sobrietà nell’uso delle ricchezze, condivisione con gli affamati della terra, contemplazione meditativa della bellezza, rispetto della sacralità dell’ambiente naturale, adozione della nonviolenza come metodo di risoluzione dei conflitti… sono tutte favole per ragazzini. Ciò che conta è l’accumulazione del denaro, lo sfruttamento (non esagerato) dei popoli inferiori, la mercificazione dei corpi, il dominio sulle risorse naturali, la fabbricazione e il commercio delle armi più sofisticate…

Monsignor Fisichella ha dichiarato, qualche tempo fa: «quanto ai problemi etici, mi pare che la Lega manifesti una piena condivisione con il pensiero della Chiesa». Per carità, ci dia una mano, ché questa proprio non la capiamo.
- Sono desolato, ma non posso dare nessuna mano. Dichiarazioni come queste riescono incomprensibili anche a me. Poi le collego ad altre tesi del medesimo monsignore - per esempio la necessità di ‘contestualizzare’ le bestemmie di Berlusconi o la legittimazione del suo accostamento al sacramento dell’eucarestia perché, dopo la separazione dalla seconda moglie, non si era legato stabilmente a nessuna donna e quindi non dava scandalo pubblico – e intuisco qualcosa. Ma c’è ancora nebbia all’orizzonte. O forse mi rifiuto di vedere ciò che sarebbe evidente: che – come diceva un certo Jeshua di Nazareth – si può essere ciechi e presumere di farsi guida degli altri. Forse non è un caso che il poeta più cattolico e teologo di ogni tempo - Dante Alighieri – abbia popolato il suo Inferno di papi, cardinali, vescovi e preti.

Quali elementi intrinseci al cristianesimo ritiene che possano prestare il fianco a distorsioni tanto madornali? Ci sono forse punti deboli (o ambiguità) nel cristianesimo, tali da condurre a deviazioni simili? Insomma: non è forse un po’ anche colpa di una certa mentalità cristiana, se certi atteggiamenti possono spingersi fino a diventare tanto sistematici e diffusi, spacciando in più se stessi per “cristiani” (corresponsabilità che Lei individuò nel caso della mafia, di cui parlò qui: http://goo.gl/HfbMo) ?
Ho scritto e pubblicato il libro mesi prima dell’esplosione degli ultimi scandali che coinvolgono Bossi e il suo cerchio magico, ma - come ricordava poco fa anche Lei - avevo osato notare, accanto a chiare differenze, delle inquietanti somiglianze fra il sistema di potere mafioso e il sistema di potere leghista. Nell’uno e nell’altro caso, non c’è dubbio che la dottrina e la prassi cattolica (non direi, per le ragioni che ho esposto poco fa, sic et simpliciter il cristianesimo) offrono il fianco ad essere strumentalizzate dalle cosche e dai carrocci. Se non la marchiamo troppo, ci può soccorrere la differenza teologica fra fede e religione. La fede è un atteggiamento intimo, libero, autentico, esposto ai venti della vita come ogni legame appassionato; la religione è la manifestazione esteriore e sociale, pubblica ed istituzionale, della fede. La fede non può fare a meno di una religione, ma deve stare attenta a non restare prigioniera della sua stessa casa. Che mi costruisca una tenda nel corso del mio viaggio terreno è comprensibile, forse inevitabile; ma se mi ci affeziono al punto da voler restare per sempre accucciato nella tenda costruita da me, o ereditata dai miei avi, rischio di rinunziare al viaggio stesso. Ho trasformato il mezzo in fine. Ogni vota che il cristianesimo si è trasformato da fede in religione ha offerto - e continua a offrire – il fianco a ospiti indesiderati.

In chiusura del volume, propone una terapia (perché evidentemente la teologia leghista non può essere trattata che come una malattia): in che cosa consiste?
- Non entro nei dettagli della terapia perché spero che i lettori di questa intervista siano stati abbastanza stuzzicati da desiderare di…acquistare e leggere il libro. Comunque, fuori dal registro umoristico, direi che il cuore della terapia è aiutarci gli uni con gli altri a riscoprire la radicalità evangelica. A convertirci da un vago buonismo filantropico - una sorta di sommatoria di egoismo legale e beneficenza festiva – alla sfida dell’agape: dell’amore incondizionato verso l’indigente in quanto indigente (non in quanto cattolico o in quanto umile o in quanto simpatico o in quanto apprezzabile da qualsiasi altro punto di vista). Vorrei essere chiaro. Ognuno è libero di vivere la vita secondo un certo progetto filosofico, etico, politico. In democrazia c’è spazio per i progressisti come per i conservatori; per i mondialisti come per i nazionalisti; per chi ritiene che l’umanità sia una sola razza e per chi divide l’umanità in razze; per chi gode nella misura in cui fa fiorire la vita altrui e per chi gode quando accumula per sé e per i propri familiari…L’unica cosa che non ci è lecita - non ci è permessa dall’onestà intellettuale – è di mischiare le carte. Se sono cristiano devo sapere che cosa implica il primato del “regno di Dio” rispetto alla volontà di autoconservazione e di dominio e, quindi, decidermi: o rinnegare il cristianesimo o rinnegare le ideologie egocentriche, familistiche, tribali. Con ciò non intendo affermare che si può proclamare cristiano solo chi è perfetto, senza difetti, tutto dedito alla giustizia. No: non è questo il bivio. Personalmente distinguo chi aspira ad essere un uomo di pace, di condivisione, di promozione sociale (e, non riuscendovi con coerenza, si dispiace della distanza fra sé e il proprio progetto di vita) e chi rinunzia ad ogni aspirazione ma insiste nel dirsi cristiano (e, non volendo adeguare sé al messaggio evangelico, abbassa il messaggio evangelico al proprio livello). Quando osservo la mia stessa esistenza, trovo che essa è molto distante dall’altruismo, dall’attitudine al servizio, dalla tenerezza agapica verso li sfruttati della terra: ma spero di concentrare la mia attenzione a diminuire la distanza fra la mia vita e l’utopia cristiana, senza cedere alla tentazione volgare di ritradurre il messaggio evangelico in modo che possa adattarsi alle mie piccole categorie borghesi di privilegiato della storia.

domenica 15 aprile 2012

Cristina Tura sulla presentazione de “Il Dio dei leghisti” a Cittadella


Dal sito http://phronesisveneto.blogspot.it/

Il dio dei leghisti a cittadella. Un resoconto.
Giovedì 5 aprile, a Cittadella (Padova) , ho partecipato alla serata di presentazione dell’ultimo libro del nostro amico e collega Augusto Cavadi intitolato Il Dio dei leghisti, edito da San Paolo, Milano.
In apertura del suo intervento Augusto si premura di presentare subito la sua professione . Chi è il consulente filosofico? E’ un professionista che aiuta una persona o un gruppo di persone a prendere coscienza della propria filosofia di vita, delle propria visione del mondo. Ma Augusto, oltre che filosofo e consulente, è anche un teologo e quindi in grado di dirci qualcosa di più anche riguardo al cattolicesimo e al cristianesimo.
Prevenendo la domanda spontanea del pubblico, Augusto si chiede: cosa può fare un filosofo/teologo per i leghisti, quale servizio può rendere alla loro visione politica e “ideologica”? Come può aiutarli a far luce sul loro concetto di religione, cosa significa per loro dirsi cattolici? L’autore chiarisce che il libro non è scritto con l’intenzione di attaccare la Lega, alla quale riconosce invece tutta la sua dignità di movimento e partito politico; non è un libro contro qualcuno, bensì per qualcuno; in definitiva si chiede se è possibile conciliare l’ideologia leghista con il cattolicesimo (la maggioranza dei leghisti si dichiara credente e comunque il 39% è praticante).
A quale dottrina religiosa, a quale credo si riferiscono i leghisti che dichiarano di amare il prossimo ma poi vorrebbero vedere cacciati, se non morti, tutti coloro che non sono italiani, anzi che non sono padani? E’ proprio vero che Gesù, quando parla del prossimo, si riferisce ai familiari o al massimo ai nostri vicini, corregionali, il cui sangue ha lo stesso colore del nostro, come pretenderebbero certi esponenti leghisti? Ma se così fosse la parabola del buon samaritano dove la mettiamo? Dove collochiamo le categorie razziste ed etnocentriche dell’ideologia leghista? Nel Vangelo?
Certo che no.
Forse però potrebbero rientrare in una visione distorta di certo cattolicesimo, quello che ha creato un Gesù che il Gesù di Nazareth non riconosce e con il quale non ha più nulla in comune, come nel racconto di Gibran [1]. Che fine farebbe Gesù di Nazareth se ritornasse tra di noi, magari in Padania? Probabilmente la stessa fine che si immagina Dostoevskij ne I fratelli Karamazov; nel racconto di Ivan, Gesù torna nel periodo del Grande Inquisitore e viene imprigionato perché le sue parole minano il potere della Chiesa.
Chi è il Dio dei leghisti e chi il Dio annunziato da Cristo del Vangelo ? Che differenza c’è tra il Gesù cattolico/leghista e il Gesù di Nazareth, cosa significa amare l’altro?
Certo a leggere il Vangelo, senza distorcerlo a proprio piacimento, sembra che ci venga insegnato ad amare l’altro perché soffre, indipendentemente da chi sia e da che che colore abbia la sua pelle, e non perché se lo merita, non perché è “dei nostri”, non perché ci assomiglia e condivide con noi usanze e lingua.
Questo libro in definitiva non è un libro contro i leghisti, piuttosto un libro contro la cattolicità, o almeno quella cattolicità che ha smarrito la strada indicata da Cristo, che ha tradito la sua Parola, che ha ceduto al potere e al denaro, che si ammorbidita rispetto ai dettami non certo facili predicati da Gesù. C’è chi combatte da dentro per riportare il cattolicesimo sulla strada della Parola di Cristo: ci sono voci autorevoli come i Cardinali Martini e Tettamanzi, tanti uomini e donne di Dio, tantissimi fedeli nelle comunità parrocchiali, tanti preti di strada. Ma ci può essere anche un cristianesimo laico che, al di fuori delle chiese storiche, impegna uomini e donne, che praticano la loro fede evangelica: questa è stata la scelta di Augusto.
Quindi, alla domanda iniziale che poneva la questione se i leghisti possono dirsi cattolici, si potrebbe rispondere così: cattolici sì, ma cristiani no. Non si può non essere d’accordo con Don Mario Vanin, invitato alla serata, quando ringrazia Augusto per la sua “carità intellettuale”, che è capacità di comunicare concetti complessi con semplicità e con rigore e, per questo, resi accessibili a tutti; Augusto sa aprire orizzonti di ricerca e crea opportunità di pensiero.
La quantità e qualità di interventi, che hanno fatto seguito alle parole di Augusto e di Don Mario, hanno reso la serata stimolante e coinvolgente, con momenti di vivace contrapposizione.
Ora non mi resta che leggere il libro. Buona lettura a tutti!
Maria Cristina Tura

[1] Nel racconto di Gibran il Gesù dei cristiani e Gesù di Nazareth si incontrano in un giardino, sono simili in tutto e sembrano gemelli, ma quando cominciano a colloquiare si rendono conto che le loro idee sono molto discordi e alla fine Gesù di Nazareth se ne va dicendo che non si capiranno mai.