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giovedì 11 aprile 2019

PALERMO: GUIDA INSOLITA A UNA CITTA' INDECIFRABILE


Comunico con gioia che è uscita la seconda edizione (rivista e corretta) della mia guida insolita di Palermo. E' acquistabile in tutte le librerie fisiche e on line.
Perché "insolita" lo si può intuire facilmente dalla Quarta di copertina:

Palermo, “città bellissima e disgraziata”, non è facile da decifrare. L’autore suggerisce gli itinerari più interessanti e le soste più ghiotte. Con una novità: nell’istruire i visitatori dà la parola a pensatori, scrittori, intellettuali di varie epoche che hanno interpretato con particolare acume scenari, angoli, monumenti e atmosfere della capitale della Sicilia: da Goethe a Consolo, da  Brandi a Maraini, da  Charles-Roux a Scordato .  Il risultato è un testo originale, anzi unico.

Un grazie speciale ad Adriana e a tutti gli amici che mi hanno segnalato correzioni e integrazioni da apportare ; e soprattutto ai lettori e alle lettrici che, acquistando la prima edizione, hanno reso possibile questa seconda !

sabato 23 giugno 2018

CINQUE LUOGHI DELLA MIA PALERMO DA NON PERDERE





E' in libreria, in questi giorni, Palermo. Una guida (Odòs, Udine 2018, pp. 269, euro 14,50) di Felicia Manasseri: un testo elegante, accurato, documentato.  E - particolare non trascurabile - corredata da cartine topografiche e belle fotografie. Davvero utile, insomma,  per chi voglia esplorare la nostra complessa città. Ospita anche alcune testimonianze di persone legate, a vario titolo, alla città siciliana; tra cui la mia (alle pp. 75-78) che riporto qui di seguito.
                                                              ***
Palermo sembra una città, in realtà è un arcipelago di città (con pochissimi ponti, talora nessuno, fra un’isola e l’altra). Nonè possibile conoscerla tutta se hai meno di venti anni di tempo a disposizione (io ne ho avuto quasi settanta e ancora non sono riuscito a esplorarla per intero). Se sei un visitatore che già conosce i luoghi-cartolina (giustamente celebrati nelle guide in ogni lingua del mondo), ma vuole mettere il naso in posti insoliti che valga la pena vedere una volta nella vita, ti suggerirei:
1.            Non lontano dalla stazione ferroviaria centrale cerca il complesso dello Spasimo. Troverai una chiesa mozzata che, a sua volta, mozza il fiato: non ha cupola e nessuno ha stabilito con certezza se non l’ha più perché è crollata o se non l’ha avuta mai. Ma dentro e intorno s’inerpicano arrampicanti e si slanciano fusti d’albero; e di notte puoi parlare con le stelle. Me la fece scoprire, una sera di maggio,  una ragazza di cui ero innamorato: purtroppo, oltre questa dritta, non ebbi null’altro di lei da conservare in memoria.
2.            Dallo Spasimo, rigorosamente a piedi (e facendo moderata attenzione a zainetti, macchine fotografiche e accessori vari), puoi curiosare per il centro storico – uno dei più grandi e meno valorizzati d’Europa – in cerca di uno degli oratori impreziositi dagli stucchi di Giacomo Serpotta. Come questo diavolo l’artista, a cavallo fra il Seicento e il Settecento, abbia impastato le figure di donne e di bambini è un segreto che ha portato con sé nella tomba. Tu entra e stupisciti (se non sai quale scegliere, comincia dall’Oratorio di san Lorenzo in via Immacolatella), ma a patto di non essere in preda a strani appetiti: qualche volta vi ho accompagnato ospiti poco raccomandabili, ma sinceri, che mi hanno confessato che quei puttini danzanti, con i sederini nudi in aria, stimolavano in loro la voglia di addentarli e in qualcuno perfino di peggio.
3.  A meno di un chilometro dall’Oratorio serpottiano puoi immergerti nel clima orientale di un suq (o, come scriviamo di solito in italiano, suk) inoltrandoti lungo il mercato plurietnico di Ballarò. E’ uno dei pochi posti in Europa a resistere (parzialmente almeno) alla globalizzazione: molta frutta, molti colori, molti odori, molta immondizia e soprattutto molte grida che puoi incontrare qua li trovi in poche altre città occidentali.  La donna della mia vita insegnava nelle scuole elementari incistata in questa Bailamme quando l’ho conosciuta e, da allora, ho imparato a perdonare molte cose a chi vi abita, vi fatica onestamente o vi delinque abitualmente. Se poi vuoi vedere come dovrebbe essere, e solitamente non è,  una celebrazione eucaristica cattolica – specialmente se i tuoi ricordi in proposito sono tanto vaghi quanto lontani – alle 11 e trenta della domenica puoi curiosare dentro la Chiesa di San Francesco Saverio e accertarti che, come al solito, tenga l’omelia don Cosimo Scordato (che prima o poi si decideranno a proclamare patrimonio vivente dell’umanità…).
4.  A piedi o con un bus di linea urbana (evitare i taxi che, soprattutto per questa meta, chiedono cifre fantasiose) raggiungi il santuario di santa Rosalia su Monte Pellegrino. Ma, mentre tutti saliranno i numerosi scalini per visitare la grotta con la statua della santa in orizzontale  (niente di imperdibile, ma una volta che sei là perché non visitarla?), tu procedi a piedi per circa un chilometro verso la piazzuola in cui campeggia una santa Rosalia in verticale (ancor meno imperdibile della precedente), ma da cui si ammira un panorama davvero incantevole: da una parte il golfo di Mondello, dall’altra il porticciolo di Vergine Maria (a pochi passi dal quale ho il privilegio di vivere e meditare), il cimitero dei Rotoli e in prospettiva l’intero golfo di Palermo.  Quando volevo far colpo a una ragazza, specie se ospite della città, la conducevo su questa terrazza e – immancabilmente – le citavo le righe di Goethe su quel promontorio, a suo dire “il più bello del mondo”. Per ragioni anagrafiche le mie incursioni a quell’altezza si sono fatte sempre più rare…
5.      A proposito di panorami: da dove osservare la città di Palermo in tutta la sua estensione? Già chi sale verso la sommità del Monte Pellegrino potrà rubare scorci notevoli. Ma ci sono almeno due altre postazioni che offrono prospettive alternative. La prima è la villa pubblica di Monreale, alla destra della porta principale (solitamente serrata) del Duomo (insomma accanto all’ingresso del Chiostro): la vista è ampia ma intravedere, fra una costruzione abusiva e l’altra, gli agrumi della devastata Conca d’Oro, fa male al cuore (la mafia non ha ucciso solo persone integerrime, ma anche territori benedetti da Dio o dal Caso). Una seconda postazione è un luogo privato ma, appartenendo a una struttura alberghiera con annesso ristorante, è aperto al pubblico: la terrazza dell’ex-convento dei Francescani di Baida cui si accede costeggiando la leziosa chiesetta nella piccola piazza del borgo (anch’essa raggiungibile con una bella passeggiata a piedi o con bus di linea). Da lì si capisce ciò che camminando per le vie di Palermo, tra palazzi antichi e contemporanei,  non si sospetta neppure: che la città deve l’origine del nome – “Tutto porto” -  al mare. Tornare a Baida mi intenerisce: quando era ancora un convento di frati, mi ha accolto tante volte – da solo e più spesso in gruppi – nel suo silenzio e nella sua quiete. E non smetto di sperare che qualcosa di quella pace possa infiltrarsi negli interstizi delle chiassose comitive scolastiche in gita d’istruzione che vi vengono ospitate.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

domenica 21 dicembre 2014

UNA GUIDA INSOLITA DELLA CITTA' DI PALERMO SECONDO MARCELLO BENFANTE


“Repubblica – Palermo”
17.12.14

ARANCINE E BAROCCO: GUIDA ALL’INDECIFRABILE
 
Un’ennesima guida di Palermo, si dirà. Nient’affatto, “Palermo” (Di Girolamo editore, pagine 172, euro 9,90)  di Augusto Cavadi è davvero un’idea diversa di perlustrazione culturale della città.
Lo stesso sottotitolo, “Guida insolita alla scoperta di una città indecifrabile”, da un lato rivendica l’originalità della proposta, non assimilabile ad altre di taglio settoriale, e dall’altro dichiara in anticipo l’inanità della propria impresa.
Il lettore sappia subito che sarà condotto nel groviglio inestricabile di una città gelosa dei propri misteri, che non si lascia scrutare e interpretare con facili paradigmi.
Ma il fruitore è anche avvertito da una nota introduttiva che la guida che si appresta a leggere si confessa incompleta. La città indecifrabile è un percorso infinito e labirintico che ad ogni svolta propone nuovi bivi.
Cavadi indica quindi una metodologia collettiva che coinvolge i lettori in uno scambio di “indicazioni” e “suggerimenti” integrativi. Il che, altra innovazione, fa di questo libro un work in progress interattivo.
Al contrario di tanti baedeker ad uso turistico, la guida eteroclita di Cavadi non esclude dal proprio oggetto il contesto quotidiano e pragmatico, la cosiddetta cultura materiale, a partire dall’argomento imprescindibile del cibo: “chi conosce Palermo sa che è il luogo dell’incontro – e del contrasto – fra poesia e prosa, fra picchi di bellezza e ferite orride”.
Questa condizione contraddittoria e bipolare (tra l’arancina e lo stupor mundi, la stigghiola e Gagini) è analizzata in una sorta di mosaico in cui ciascuna tessera-luogo viene narrata sulla base del suo patrimonio bibliografico, ma anche con una serie di notazioni e informazioni attualissime e utilissime al visitatore: dalle gelaterie alle trattorie, dai mezzi pubblici o privati ai bed and breakfast, dagli itinerari per il viaggiatore che dispone di poco tempo a quelli per chi può permettersi escursioni più ampie, e così via con un’ottica pedagogica e di servizio.
Il puzzle che sortisce da questo accurato esame, se non esaustivo, è senz’altro esauriente. Cavadi aggrega brani di ben 47 scrittori (in senso lato), da Robero Alajmo a Pietro Zullino (autore di una celebre “Guida ai misteri e piaceri di Palermo”).
Tale nutrita schiera presenta i più illustri viaggiatori del Grand Tour (a cominciare ovviamente da Goethe), i geografi arabi, i grandi scrittori siciliani (con in testa Consolo) e non, le leve più recenti, i cultori della nostra memoria. Perfino qualche comico. E se è vero che qualcuno manca all’appello, certamente sarà introdotto in una prossima edizione.
                            Marcello Benfante

domenica 5 ottobre 2014

QUA IL PROGRAMMA DEL CONVEGNO SULLE SPIRITUALITA' NEL MEDITERRANEO

Su "Adista. Segni nuovi" dell'11.10.14

Programma del Convegno

“La dimensione spirituale della vita nel Mediterraneo. Il sé e l’altro: identità e accoglienza”
Palermo, 29-31 ottobre 2014

Mercoledì 29 ottobre - Palazzo Steri (Università di Palermo - Piazza Marina, 61)
16.00 - Apertura dei lavori
17.00 - Augusto Cavadi (Scuola di formazione etico-politica “G. Falcone”) - Introduzione al convegno
17.15 - Annamaria Amitrano (Università di Palermo) - Sulla religiosità popolare nel  Mediterraneo
18.45 - Alberto G. Biuso (Università di Catania) - Per il paganesimo

Giovedì 30 ottobre - Cantieri culturali della Zisa (Via Paolo Gili, 4)
9.00 - Giancarlo Lo Curzio (Istituto nazionale di architettura) - Introduzione alla sessione
9.15 - Pierpaolo Pinhas Punturello (rabbino) - Linee essenziali della spiritualità ebraica
10.45 - Orlando Franceschelli (filosofo, Roma) - La spiritualità nell'ottica di un naturalista darwiniano
17.00 - Vincenzo Guzzo (Centro internazionale di studi sul mito) - Introduzione alla sessione
17.15 - Patrizia Baldieri (Centro italiano psicologia analitica, Roma) - Il buddhismo e l’etica della responsabilità universale
18.45 - Luigi Vero Tarca (Università di Venezia) - Cultura mediterranea e civiltà planetaria. Per una spiritualità filosofica aperta

Venerdì 31 ottobre - Cantieri culturali della Zisa (Via Paolo Gili, 4)
9.00 - Sandro Mancini (Università di Palermo) - Introduzione alla sessione
9.15 - Yusuf Abd al Hady Dispoto (Co. Re. Is) - Linee essenziali della spiritualità islamica
10.45 - Giampiero Comolli (Centro culturale protestante di Milano) - Verso la spiritualità del futuro
17.00 - Daniele Palermo (Presidente Centro studi evangelico “Bonelli”) - Introduzione alla sessione
17.15 - Francesco Sciotto (Centro di accoglienza immigrati della FCEI di Scicli) - La vita spirituale di un protestante nel Meridione italiano
18.45 - Cosimo Scordato (Facoltà teologica di Sicilia) - Vivere la fede in un Mediterraneo globalizzato

Organizzano:
Scuola di formazione etico-politica “Giovanni Falcone”, Centro studi evangelico “G. Bonelli”, Gruppo editoriale Di Girolamo

Con il patrocinio di:
Assemblea regionale siciliana, Comune di Palermo, Università degli Studi di Palermo, Fondazione Federico II.

mercoledì 16 luglio 2014

ANDREA COZZO RECENSISCE "PALERMO"


“Centonove” 11.7.2014



PALERMO SECONDO CAVADI



      Forse non è superfluo precisare che questa ultima pubblicazione di Augusto Cavadi (Palermo. Guida insolita a una città indecifrabile, Di Girolamo, Trapani 2014, € 9,90) si inserisce nella Collana Promemoria che accoglie e annota “documenti umani” da tenere a mente, talvolta da ripescare. Carte, figure e costumi - tra cultura popolare e studi demologici, civiltà materiale e folklore, fonti orali e tradizioni, dialettologia e “grammatiche” del volgo – che meritano di essere preservati in una memoria condivisa, ben al di là di specialismi settoriali , di interesse trasversale e generale. Una Collana, dunque, che ben si confà allo stile dell’autore: educatore consapevole e civicamente impegnato a favore dei ceti disagiati, opinionista di “Repubblica – Palermo” e teologo ‘laico’, osservatore dei fenomeni politici e del fenomeno mafioso (spesso coincidenti), ha sinora pubblicato alcune decine di libri su tematiche varie, ma sono la strada e la filosofia a costituire la cifra primaria di questo volumetto non a caso presentato  come una “guida per viaggiatori riflessivi”. 

     Leggiamo ad esempio: “Sarà effetto di miei limiti mentali, ma quando visito per la prima volta una città i musei sono gli ultimi luoghi che cerco. Mi sembra, forse sbagliando, che siano in qualche misura interscambiabili con i musei di tutte le altre città del mondo: un Tiziano o un Botticelli o un Picasso lo trovi a Roma come a Londra, a Mosca come ad Amsterdam. L’urbanistica di una città, invece, le sue architetture, i suoi giardini, i suoi vicoli, i suoi odori e i suoi piatti tipici li puoi scoprire solo là e in nessun altro posto del mondo. Meglio se sbirciati e annusati passeggiando a piedi o, al massimo, in bicicletta”  (p. 101).

               Perché “insolita” questa guida? Perché non è una guida, o meglio non è solo una guida. Infatti è fruibile da diverse angolazioni: è sì una guida per turisti, ma anche una raccolta di impressioni di viaggio di scrittori di varie epoche; riflessione filosofico-culturale sulla città;  illustrazione arguta di usi e costumi (anche alimentari) dei palermitani; racconto anche umoristico;  saggio sociologico; manuale di orientamento socio-culturale per chi visita Palermo; distillato della visione del mondo dell’autore stesso che passa per il nesso autobiografico inscindibile tra la sua  passione civile; i suoi interessi plurimi ma sempre legati a una concezione della cultura come non-scolastica, non-accademica, viva, sociale nel senso più stretto del termine; il suo apprezzamento dei piaceri della ricca tavola siciliana. Insomma il libro, pur agile, è testimonianza di un senso della vita come convivialità nel senso più alto e bello del termine ...E tutto espresso con una scrittura fluida e piacevole, spesso anche umoristica e autoironica: “Il centro storico va visitato palmo per palmo a piedi. Prima di tutto perché le patenti di guida valide per condurre automobili in tutta Europa sono assolutamente inadeguate per il traffico palermitano, regolato da leggi non scritte che è impossibile apprendere in meno di venti anni di residenza in città. Tra l’altro, il turista medio è curioso e può avere la tentazione di distrarsi, davanti a un semaforo rosso, per ammirare uno scorcio monumentale o un dettaglio architettonico: ma pagherebbe a prezzo troppo caro ogni attimo di ritardo dopo l’apparizione del verde (pare che la comunità scientifica internazionale voglia adottare, come definizione esatta di “minuto secondo”, il segmento di tempo che a Palermo intercorre fra l’apparizione del verde al semaforo e il primo suono di clacson da un auto in fila)” (p. 54). O ancora:  “Una quarta méta, per stomaci duri, le catacombe dei Cappuccini. Le ho visitate solo una volta in vita mia, da ragazzo. Quella domenica persi l’appetito e, da allora, non ci sono tornato più; neppure adesso che un po’ di disappetenza mi aiuterebbe a perdere i grassi in eccesso” (p. 120).  Ma la parte più originale è forse quella relativa alla presentazione degli aspetti artistico-monumentali, presentati con l’aiuto di pregevoli citazioni letterarie tratte da autori famosi. Così con gli occhi di Goethe saliamo a Monte Pellegrino; con Albert Jouvin de Rochefort visitiamo Villa Bonanno; con Guy de Maupassant la Cappella Palatina; con Gonzalve De Nervo ammiriamo la Cattedrale e l’Orto Botanico; in compagnia della de la Héronnière attraversiamo Ballarò e godiamo del Duomo di Cefalù; con Cosimo Scordato analizziamo i putti del Serpotta in modo non solo storico-artistico, ma anche teologico-spirituale; e ammiriamo Palermo e dintorni alla luce degli echi letterari relativi ritroviamo in Consolo, Luigi Natoli, Ippolito Nievo, Dacia Maraini,  Boccaccio, Ibn Hawqual, e persino in Ficarra e Picone ...   

                                                                  Andrea Cozzo

sabato 12 luglio 2014

LA MIA GUIDA DI PALERMO SECONDO MARIA D'ASARO

“Centonove” n. 27 dell’11.7.2014

 Palermo secondo Cavadi

Se volete la spiegazione metafisica della dolcezza estrema della cassata e il perché dell’abbondanza dei panini con le panelle per le strade di Palermo; se volete essere edotti sui malesseri provocati dallo scirocco che soffia talvolta impietoso sulla città; se volete “avere un’idea adeguata della contraddizione che è una delle chiavi interpretative migliori per capire Palermo”, leggete il libro pocket di Augusto Cavadi “ Palermo” (Di Girolamo, Trapani, 2014, € 9,90), che, come recita il sottotitolo è davvero una “ guida insolita alla scoperta di una città indecifrabile”. 
    Nelle 150 pagine della guida, attingendo anche alle parole acute  e sagaci di intellettuali che hanno visitato Palermo e ne hanno colto scenari e atmosfere intriganti, Cavadi ci fa davvero entrare in contatto con l’anima della città. Della quale, magari in un rapporto di attrazione e repulsione, il turista o il residente non possono fare a meno di innamorarsi. Almeno una volta nella vita. 
                                                                    Maria D’Asaro

giovedì 10 luglio 2014

Daniela Gambino recensisce "Palermo"


“GraphoMania” (www.blog.graphe.it)

9 luglio 2014-07-09





Di guide, sotto l’estate, ne escono parecchie, ognuno con un taglio differente. Vanno particolarmente forte quelle autoriali. Questa di Augusto Cavadi, uscita per i tipi della Di Girolamo, è una sorta di excursus, personale, una pletora di voci che si rincorrono, un puzzle di sensazioni, un vorticare di emozioni, legate a una città piena di contraddizioni, splendori e miserie come Palermo. Il volume, edito nella collana Promemoria, s’intitola Palermo. Guida insolita alla scoperta di una città indecifrabile. Un universo sfaccettato raccontato dall’autore di libri come La mafia spiegata ai turisti e I siciliani spiegati ai turisti, che raccontano la città, nei suoi cliché, nella sua più terribile piaga, nella sua bellezza fragile.

“Citazioni raffinate o perlomeno rare, si intrecciano con indirizzi di gelaterie o di trattorie economiche” – spiega Cavadi nell’esergo, e avverte: “Chi vuole incontrare la città era deve essere spoglio da pregiudizi e pronto a tutto: difficilmente qualcosa o qualcuno sarà come lui se lo aspetta”.

Palermo dalla pasticceria sublime, Palermo dal mare, dalle coste sfregiate da costruzioni abusive, dalle specialità culinarie capaci di muovere curiosità da tutto il mondo. Palermo, lenta, lentissima. “A Palermo – si legge nel terzo capitolo – si arriva per terra, per mare e per cielo. In tutti e tre i casi è consigliabile arrivarci con la massima calma interiore: a chiunque vi si rechi con fretta, per affari o con altre scadenze, si pareranno quasi sempre delle ragioni per perdere la pazienza”.

La guida presenta diverse opzioni: quanto tempo avete a disposizioni, ore? Giorni? Da dove volete cominciare a visitare il capoluogo siciliano? Dal mare, incorniciato a Porta Felice, proprio dove il Cassaro si tuffa? Oppure da Porta Nuova, praticamente dalle parti di palazzo dei Nomanni, dal centro della città? Esiste poi un rapporto tra fenomeno mafioso e turismo? Una sorta di mafiatour? Dice Cavadi che a “nessuna persona di buon senso verrebbe da speculare”, anche se ci sono delle curiosità: “Insomma, no mafiatour per menti attratte morbosamente dall’orrido, ma sì a qualche pellegrinaggio laico in questo o quell’altro angolo della città in cui si faccia memoria di un eroe dell’antimafia: senza dimenticare, ovviamente, che il modo migliore per onorare le vittime della criminalità organizzata è impegnarsi, giorno dopo giorno”.



Daniela Gambino


lunedì 16 giugno 2014

Nino Cangemi su “Palermo. Guida insolita a una città indecifrabile” di Augusto Cavadi


La Palermo “indecifrabile” di Augusto Cavadi

“siciliainformazioni.it” del 16.5.2014


(http://www.siciliainformazioni.com/101574/palermo-indecifrabile-augusto-cavadi)



Palermo è una città dai mille volti. Tanti tra di loro contraddittori. La bellezza del suo patrimonio architettonico, unico per l’eterogeneità di stili, stride con l’incuria degli amministratori; la religiosità ostentata sino al folklore spesso non corrisponde ad un credo sincero; l’abbondanza del cibo da strada e la vitalità dei mercati popolari storici occultano l’omologazione culturale e la crisi galoppanti; l’accoglienza dei palermitani fa a pugni con la criminalità mafiosa, sempre presente seppure negli ultimi anni strategicamente nascosta.

Chi arriva a Palermo da un lato è attratto dal suo fascino, dall’altro è disorientato: troppe le luci e le ombre per afferrarne l’identità.

Augusto Cavadi, saggista palermitano dai molteplici interessi (filosofici, sociologici, teologici, pedagogici), col suo “Palermo, guida insolita alla scoperta di una città indecifrabile”, edito da Di Girolamo, accompagna il turista in un tour singolare che non nasconde le contraddizioni del capoluogo dell’isola “luogo dell’incontro – e del contrasto – fra poesia e prosa, fra picchi di bellezza e ferite orride”. Il suo obiettivo è non solo far conoscere Palermo a chi si appresta a visitarla, ma fornire una bussola per coglierne, tra le sue manifestazioni plurivalenti, l’essenza.

Quella di Cavadi è davvero, come recita il sottotitolo, una guida “insolita”.

Per diversi motivi.

Innanzitutto perché l’autore, pur suggerendo un tragitto (o più tragitti tenendo conto del tempo di cui dispone il turista), si mette da parte lasciando la parola a tanti scrittori, noti e meno noti, che hanno esplorato (a loro modo) Palermo: da Goethe a Maupassant, dalla Maraini a Consolo, da Brandi ad Alaimo, senza dimenticare Zullino, la cui Guida ai misteri e ai piaceri di Palermo è un libro, oggi introvabile, che penetra nei segreti della città col gusto della provocazione. La pluralità di voci arricchisce la guida, sia perché gli autori citati sono figli di epoche diverse testimoniandosi così l’interesse che Palermo ha suscitato e continua a suscitare nel tempo, sia per la loro diversa estrazione: alle osservazioni dei letterati si accompagnano quelle di sociologi, di esperti d’arte, di giornalisti.

Inoltre in quella di Cavadi, a differenza delle guide tradizionali, non si suggerisce soltanto un excursus architettonico: alle bellezze dei monumenti di Palermo si aggiunge un percorso di orientamento sociologico. Sicché tra i luoghi da visitare viene pure indicato l’Albero di Falcone di via Notarbartolo, espressione della resistenza palermitana alla mafia, quella mafia che –non può negarsi- incuriosisce i turisti e che, secondo l’autore, va spiegata onorando la memoria di chi l’ha contrastata piuttosto che presentata nei suoi aspetti folkloristici (Cavadi ha anche pubblicato La mafia spiegata ai turisti, tradotta in tantissime lingue).

Altro aspetto originale della guida di Cavadi è la presenza, accanto a brani letterari e sociologici di spessore, di pezzi umoristici. Non stupisce perciò che in questa guida vi sia posto per un dialogo esilarante di Ficarra e Picone o per considerazioni brillanti, sospesi tra il serio e il faceto, di autori meno noti. Ciò rende il libro oltre che istruttivo accattivante. E d’altra parte l’umorismo è un’altra chiave per meglio decifrare la palermitanità.

Come ogni buon guida, quella di Cavadi è agile: appena 172 pagine in formato tascabile al prezzo di 9,90 euro. Un’occasione per i turisti (e non solo) che vogliono scoprire la città nei suoi vari aspetti e attrazioni, anche quelli gastronomici, su cui pure si sofferma l’autore, e indagare sui suoi enigmi.

Il libro sarà presentato mercoledì 18 giugno alle 18,30 a Mondello presso il “Circoletto” di Fondo Anfossi.