giovedì 31 ottobre 2019

CASA DELL'EQUITA' E DELLA BELLEZZA: CALENDARIO NOVEMBRE 2019

CASA DELL'EQUITA' E DELLA BELLEZZA
Via Nicolò Garzilli 43/a – Palermo
Care amiche e cari amici della “Casa dell’equità e della bellezza” di Palermo,
eccovi l’aggiornamento per novembre del 2019:

·      Mercoledì 6 novembre dalle ore 18,30 alle ore 20,00Meditazione filosofica dialogata con Maurizio Muraglia su Quando non si sta da nessuna parte: gli ignavi senza volto e senza nome" (Inferno, canto III). Interventi musicali di Laura Mollica. (Chi non è sostenitore mensile della Casa è cortesemente invitato a lasciare all'ingresso un contributo di euro 5,00). La Casa aprirà mezz’ora prima (alle ore 18) per accogliere i partecipanti: alle 18,30 in punto si spegneranno i citofoni.

·      Venerdì 8 novembre dalle ore 17,00 alle ore 21,00: Laboratorio per imparare a leggere i Tarocchi secondo una chiave  filosofico-psicologica con Giorgio Gagliano. Quota di partecipazione euro 10,00 + offerta libera da parte di chi desideri una lettura personalizzata. 

·      Domenica 10 novembre dalle ore 11,00 alle ore 13,00: Incontro di spiritualità laica (“La domenica di chi non ha chiesa”). Dopo la prima mezz’ora di accoglienza reciproca, dalle 11,30 alle 13,00 una meditazione condivisa. Alle 13,00 pranzo con ciò che ciascuno desidera offrire in tavola. (Chi non è già sostenitore mensile della Casa è invitato a versare 5,00 euro per le spese di gestione della stessa). 

·      Lunedì 11 novembre dalle 19,30 alle 22,30:  incontro quindicinale del “Gruppo noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne”. Nel corso delle due ore è previsto un momento conviviale autogestito.

·      Mercoledì 13  novembre dalle ore 18,30 alle ore 20,00 Meditazione filosofica dialogata. (Chi non è sostenitore mensile della Casa è cortesemente invitato a lasciare un contributo di euro 5,00). La Casa aprirà mezz’ora prima (alle ore 18) per accogliere i partecipanti: alle 18,30 in punto si spegneranno i citofoni.

·      Giovedì 14 novembre dalle ore 19,00 alle ore 20,30: Presentazione e discussione del volume di Edgar Morin, Pensare il Mediterraneo, mediterraneizzare il pensiero (Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2019) a cura di Rosalba Leone. Ingresso libero e gratuito, ma si raccomanda la puntualità: la Casa aprirà mezz’ora prima per consentire l’inizio dell’incontro esattamente alle 19,00.

·      Domenica 17 novembre dalle ore 16,00 alle ore 19,00: Visione meditativa del film di Philip Gröning “Il grande silenzio” (durata 2 ore e mezza). Seguire con attenzione e senza commenti il film è un po’ impegnativo: si prega di partecipare solo se disposti a un’esperienza spirituale intensa. (Chi non è sostenitore mensile della Casa è cortesemente invitato a lasciare un contributo di euro 5,00). La Casa aprirà mezz’ora prima (alle ore 15,30) per accogliere i partecipanti: alle 16,00 in punto si spegneranno i citofoni.

·      Mercoledì 20  novembre dalle ore 18,30 alle ore 20,00 Meditazione filosofica dialogata. (Chi non è sostenitore mensile della Casa è cortesemente invitato a lasciare un contributo di euro 5,00). La Casa aprirà mezz’ora prima (alle ore 18) per accogliere i partecipanti: alle 18,30 in punto si spegneranno i citofoni.

·      Lunedì 25 novembre  dalle 19,30 alle 22,30, incontro quindicinale del “Gruppo noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne”. Nel corso delle due ore è previsto un momento conviviale autogestito.

·      Mercoledì 27  novembre dalle ore 18,30 alle ore 20,00 Meditazione filosofica dialogata. (Chi non è sostenitore mensile della Casa è cortesemente invitato a lasciare un contributo di euro 5,00). La Casa aprirà mezz’ora prima (alle ore 18) per accogliere i partecipanti: alle 18,30 in punto si spegneranno i citofoni.

Con un affettuoso arrivederci, 
         Augusto Cavadi    
       (a.cavadi@libero.it)

PS: La Casa si regge totalmente sull’autofinanziamento dei soci sostenitori e degli utenti occasionali. Decidere di diventare socio sostenitore (versando la quota annuale di euro 120,00 in rate mensili di euro 10,00; nel caso di coppie euro 180,00 in rate mensili di euro 15,00) costituisce un vantaggio oggettivo, per la programmazione delle attività della Casa, sia personale (dal momento che si viene automaticamente esonerati da ogni contributo ulteriore per la partecipazione ai singoli eventi).




lunedì 28 ottobre 2019

ALLE RADICI DEL CONSUMO CRESCENTE DI DROGHE TRA GIOVANI



“Repubblica – Palermo”
26.10.2019

DROGA E GIOVANI: PERCHE’ NON  DOVREBBERO RICORRERVI ?

Quasi secondo una “armonia prestabilita”, nel Paese si alternano, di provincia in provincia, gli allarmi sullo smercio e il consumo di droghe varie. In questi giorni è stato il turno di Palermo. Come da rituale, convocazione in prefettura di esperti tossicologi, insegnanti e dirigenti scolastici e solito invito a intensificare i controlli polizieschi. Tutto giusto, tutto opportuno: anche sufficiente?
 Evidentemente la partita si gioca sul piano della prevenzione. Ma è proprio qui che le tattiche mostrano la loro debolezza. Può servire qualche lezione di chimica sulla pericolosità delle droghe? Dipende. I dati scientifici sono indispensabili, ma altrettanto l’interpretazione. Spesso si enfatizzano certi pericoli (per esempio delle droghe leggere) con l’effetto di renderle ancora più attraenti e si trascurano altre forme di dipendenza non meno rischiose (dalle sigarette, dall’alcool, dalle scommesse clandestine, dalle lotterie o dal gioco d’azzardo), solo perché socialmente accettate (e vantaggiose per l’erario statale) , con l’effetto di perdere autorevolezza negli ammonimenti. 
  Ma, molto più radicalmente, ogni strategia preventiva dovrebbe avere la lucidità e il coraggio di risalire alle cause profonde di cui tutti siamo responsabili (i giovani meno degli adulti, essendo anzi più vittime che colpevoli). Il che equivale a  porsi la domanda abitualmente censurata: perché un giovane oggi non dovrebbe ricorrere alle droghe? Che alternative più seducenti offriamo nel mondo dell’istruzione, del lavoro, della politica? 
   La scuola impegna troppe ore al giorno, spesso per giunta noiosamente, sino ad asfissiare ogni gusto per la ricerca.  I lavori retribuiti decentemente, quasi tutti nel settore pubblico,  sono accessibili ai “raccomandati”, mentre i lavori a cui può accedere chiunque, nel settore privato, sono sistematicamente sottoposti a regime di sfruttamento (paghe in nero, senza contributi previdenziali, senza straordinari, senza ferie, senza liquidazione di fine rapporto…). La politica seleziona i dirigenti o dall’alto (sulla base della fedeltà al leader di turno) o dal basso (sulla base della popolarità che si riesce a registrare fra i frequentatori del web): in entrambi i casi stenta ad appassionare se le alternative non sono la pace o la guerra, la salvezza del pianeta o la sua estinzione, la lotta alle criminalità organizzate o la difesa della legalità costituzionale, l’accoglienza razionale dei flussi migratori o lo scontro fra le civiltà, bensì la percentuale in centesimi dell’aumento del Pil o dell’indebitamento finanziario consentito all’Italia dall’Unione europea. 
   Nell’inadeguatezza complessiva di scuola, mondo del lavoro e organizzazioni politiche (dico complessiva, dunque senza escludere felici eccezioni che non possono da sole modificare lo scenario), le famiglie non sono certo una risorsa credibile: i genitori parlano poco a casa e non sempre, se parlano, è meglio del silenzio. O si discute di carriere (più sognate per i figli che realizzate dai padri e dalle madri) o di acquisti nei grandi magazzini: chi sarebbe oggi autorizzato eticamente, prima che professionalmente, a mettere in guardia i ragazzi dalla dipendenza dallo shopping secondo la dittatura delle mode? 
   L’alternativa allo ‘sballo’ che resiste al logoramento generale  pare l’associazionismo. Ma anche qui non mancano i travagli. L’associazionismo religioso è in crisi perché l’interpretazione del vangelo che viene proposta abitualmente è ferma agli schemi culturali, alle categorie scientifiche e agli ordinamenti istituzionali di quattro o cinque secoli fa: i ragazzi più svegli  e più dinamici latitano da luoghi in cui dovrebbero far finta di credere ai Re Magi come fossero protagonisti di eventi storici o alla “peccaminosità intrinseca” delle relazioni sessuali omoaffettive. 
   L’associazionismo laico – orfano anche esso di grandi “narrazioni ideologiche” (il che, da alcune angolazioni, potrebbe perfino essere un dato positivo) – naviga a vista da un obiettivo all’altro, con i rischi inevitabili del pionierismo e dello sperimentalismo: ma ciò provoca nei benpensanti continui allarmi e molto spesso le istituzioni (come è avvenuto in questi ultimi anni anche a Palermo) intervengono per ristabilire la legalità formale senza preoccuparsi di offrire, ai ragazzi che cercano spazi di aggregazione, delle alternative legali.
    Parafrasando un testo di Erich Fromm di mezzo secolo fa, insomma, ci si potrebbe chiedere: la società si preoccupa di recuperare i devianti, ma chi si preoccupa di liberare la società dalle sue tossicodipendenze strutturali? Nessuno può curare gli altri da malanni di cui è affetto in misura addirittura più grave. 

Augusto Cavadi 
www.augustocavadi.com  

sabato 26 ottobre 2019

E' POSSIBILE UN DONO DAVVERO GRATUITO ?

24.10.2019

ESISTE DAVVERO UN DONO GRATUITO ?

In una società in cui “nessuno fa niente per niente” – mia nonna paterna sosteneva che “senza soldi neppure il prete dice messa” – sperimentare ogni tanto il miracolo del “dono” è come emergere da sotto la superficie del mare per inspirare una boccata d’aria. Ci ricorda che il mercato è un’istituzione che ha segnato un progresso nella storia delle civiltà (sostituendo il baratto o persino la rapina violenta), ma la mentalità mercantile – secondo cui tutto ha un prezzo, nulla di gratuito è ammissibile – costituisce un imbarbarimento. 
 Benedetto il dono gratuito, dunque ! Ma alcuni antropologi ci avvertono: esiste davvero un dono gratuito? Nella stragrande maggioranza dei casi, il regalo non spezza la logica dello scambio: se dono un servizio di piatti a tua figlia in occasione del suo matrimonio, mi aspetto che tu regali un servizio di pentole a mio figlio quando a sua volta  andrà a nozze. 
 Alcuni filosofi francesi si sono dunque chiesti se sia possibile – e a quali condizioni sia possibile – che si pratichi un dono. La risposta di Jacques Derrida è apparentemente paradossale: un dono è gratuito quando il donatore non conosce il destinatario; quando il destinatario beneficiato non conosce il benefattore; quando il dono stesso per così dire evapora, si smaterializza, cessa di essere una ‘cosa’ tangibile che resti come una sorta di ponte fra donatore e donatario (di cui dunque il donatore possa rivendicare la restituzione o che il donatario possa restituire per qualsiasi ragione).
  Se sono in difficoltà economiche serie e mi arriva un bonifico sostanzioso da un amico, si tratta certamente di un dono gradito. Ma il mio amico – sia pur inconsciamente – si attende da me un atteggiamento di gratitudine (e di potenziale ricambio in futuro): dunque il suo è un dono, ma non perfetto. 
   In una Fattoria sociale vicino Segesta una coppia di miei amici ospita gruppi di persone che vogliano, in clima di raccoglimento, trascorrere alcuni giorni in meditazione su tematiche ‘laiche’. Essi offrono vitto e alloggio e chiedono che, anonimamente, chi vuole lasci un’offerta in denaro da destinare a qualche famiglia molto povera della zona: quando questa busta raggiunge una famiglia, né questa sa chi dona il denaro né i donanti sanno a chi arriverà il dono. Siamo quasi alla gratuità perfetta !
  Dico ‘quasi’ perché, tra chi dona e chi riceve il dono, c’è una ‘cosa’ tangibile, oggettiva: la busta di denaro. Se sparisse pure questa, la donazione raggiungerebbe il minimo della visibilità, dunque il massimo della gratuità.
  Quando avviene questo ‘miracolo’?
   Un mio amico, che ha riflettuto a lungo su questi temi, suggerisce che ciò accade quando regalo a un altro non una ‘cosa’ ma una “possibilità”: “Escludendo il dono come scambio economico,” – dunque come dono apparente, come falso dono – “il gratuito è un regalare possibilità per il solo fatto di esistere. Un paesaggio, un fiore, un quadro, un volto, un incontro, una strada  scoperta passeggiando, un brano musicale, sono eventi che si offrono a noi rendendoci possibile l’essere diversi, nel senso dell’irrompere del non-scontato, del nuovo, nella nostra esistenza” (F. Giardina, La gratuità. Piacevole agli altri, ma senza un perché e senza uno scopo, Diogene Multimedia, Bologna, s.d., p. 38).
    Aggiungerei che un grande poeta o un grande musicista, donando all’umanità un’opera d’arte, realizzano anch’essi la gratuità: essi non sapevano chi avrebbero raggiunto (non conoscevano noi destinatari del dono) né possono ricevere il nostro  ringraziamento perché non sono più tra noi. E ciò che hanno regalato – il loro dono – non è una ‘cosa’ che possiamo afferrare con le mani e accaparrarci, ma una “possibilità”: un nuovo modo di esistere, di crescere, di gioire, di fiorire.
  La conclusione a cui arriva Giardina è dunque: “Chi è l’uomo [...che vive la gratuità? E’ colui che dona senza scambiare, senza attendersi un ritorno, un ri-cambio: egli dona e si dona spontaneamente, naturalmente, senza sapere di essere un donatore, senza sapere a chi in particolare giungerà il suo donare e donarsi, senza sapere che cosa doni nel suo donare, e tuttavia questo non sapere non esclude la donazione ma anzi la rende autentica in quanto offerta e creazione di nuove possibilità d’esistenza” (ivi, p. 207).
  L’autore, scrivendo queste righe, non pensava minimamente a un donatore di organi, ma – se proviamo a rileggerle – vediamo che scolpiscono, commoventemente, la figura di chiunque abbia donato i propri organi per dare ad altri (che non conosceva e da cui non era conosciuto) non una 'cosa' ma una nuova “possibilità d’esistenza”.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

giovedì 24 ottobre 2019

STA PER CONLUDERSI UN SINODO ERETICO SULL'AMAZZONIA?


www.nientedipersonale.it
24.10.2019

UN SINODO ERETICO E APOSTATA ?

Il 27 ottobre prossimo si chiuderà a Roma il sinodo dei vescovi convocato sull’Amazzonia sulla base di un documento di lavoro  (Instrumentum laboris)   reso pubblico il 17 giugno 2019 e subito oggetto di pesanti accuse da esponenti del clero cattolico. Fra le molte critiche avanzate sul testo spiccano le accuse di “eresia” e di “apostasia” formulate dal cardinale tedesco Walter Brandmüller (90 anni, insigne storico della Chiesa, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche dal 1998 al 2009 e coautore, nel 2016, dei celebri “Dubbi” sulla retta interpretazione e applicazione di Amoris laetitia ).
Non sarebbe possibile, nel breve spazio di un articolo, esaminare uno per uno i capi d’accusa elencati dall’illustre porporato: rivalutazione delle religioni naturali praticate da popolazioni indigene, recupero del linguaggio mitico rispetto al registro della concettualizzazione razionale, ipotesi di ordinazione presbiteriale di uomini anziani sposati e di ordinazione diaconale di donne.
A inizio del suo j’accuse Sua Eminenza Brandmüller offre una chiave di lettura che, a mio avviso, molto acutamente evidenzia una delle ragioni radicali del suo dissenso: “Per cominciare, occorre chiedersi perché un sinodo dei vescovi dovrebbe trattare argomenti, che – come è il caso dei tre quarti dell’ Instrumentum laboris – hanno solo marginalmente qualcosa a che fare con i Vangeli e la Chiesa. Ovviamente, da parte di questo sinodo dei vescovi viene compiuta anche un'aggressiva intrusione negli affari puramente mondani dello Stato e della società del Brasile. C’è da chiedersi: che cosa hanno a che fare l'ecologia, l'economia e la politica con il mandato e la missione della Chiesa? E soprattutto: quale competenza professionale autorizza un sinodo ecclesiale dei vescovi a emettere dichiarazioni in questi campi? Se il sinodo dei vescovi davvero lo facesse, ciò costituirebbe uno sconfinamento e una presunzione clericale, che le autorità statali avrebbero motivo di respingere”.
Si potrebbe chiedere come mai il cardinale teutonico, nei lunghi decenni di insegnamento e di governo pastorale, non abbia avuto mai da contestare la Dottrina sociale della Chiesa che, dalla Rerum Novarum di Leone XIII (1891) sino a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI, si è espressa proprio su quelle tematiche (“l’ecologia, l’economia e la politica”) che, a suo autorevole ma forse tardivo parere, non avrebbero nulla – o avrebbero poco – a che fare “con il mandato e la missione della Chiesa”. Ma questa sarebbe un’obiezione ad hominem e trovo più interessante la questione di principio, di ordine generale. Che pensarne?
Personalmente sono perfettamente d’accordo con il grandissimo teologo olandese Edward Schillebeeckx (1914 – 2009) che ha sintetizzato, anche per i lettori non disposti a leggere i suoi tomi più voluminosi, le proprie idee sul tema nell’agile volumetto Perché la politica non è tutto. Parlare di Dio in un mondo minacciato (1986, tradotto in italiano dalla meritoria editrice Queriniana nel 1987). L’autore concorderebbe con l’invito del cardinale tedesco ad evitare il clericalismo invadente: infatti egli scriveva che il Magistero cattolico non può parlare di politica o di economia (l’ecologia era meno presente nel dibattito pubblico) come se avesse le risposte pre-confezionate dall’alto e dovesse, semplicemente, trasmetterle, verso il basso, a governanti e elettori. Tuttavia, la Chiesa – deposti i panni di Mater et Magistra – ha non solo il diritto ma più radicalmente il dovere di entrare, sia pur con discrezione e rispetto, nel grande “cantiere dell’etica” in cui è impegnata incessantemente l’intera umanità. Certo, se il messaggio evangelico – come è stato troppo stesso interpretato, riduttivamente – fosse un messaggio esclusivamente rivolto alla dimensione immateriale dell’uomo considerato in quanto individuo, la Chiesa non avrebbe nulla da dire sulla ricerca del Bene terrestre e collettivo. Ma se, invece, come attestano anche gli esegeti più esperti, il messaggio evangelico fosse anche un messaggio rivolto alla dimensione carnale e storica dell’essere umano considerato in quanto membro di una comunità più ampia che è l’umanità, la Chiesa non potrebbe sottrarsi al compito di contribuire alla determinazione teorica del Bene comune e alla individuazione dei metodi più congrui per perseguirlo. Essa non può tacere davanti ai crimini del socialismo sovietico, del nazionalsocialismo tedesco, del fascismo italiano, del capitalismo selvaggio; davanti al rischio di una guerra nucleare; davanti allo sterminio di popolazioni che fuggono da regioni desolate dai conflitti inter-etnici, dallo sfruttamento delle grandi multinazionali occidentali, dalla corruzione dei ceti dirigenti locali, dalla sete, dalla fame… La Destra cattolica, come le Destre attive in tutte le chiese cristiane, pretenderebbero questo silenzio omertosamente complice: ma chi, come papa Francesco, preferisce seguire le indicazioni evangeliche - e non  i sondaggi di elettori abbrutiti dal consumismo e dall’ignoranza capillare – sa che non può tacere. 
Queste non sono soltanto le idee della Teologia della Liberazione latinoamericana: sono le convinzioni – in buona sostanza recepite dall’ultimo Concilio ecumenico, il Vaticano II (1962 – 1965) - di grandi papi come Giovanni XXIII e Paolo VI. Quest’ultimo ha lasciato una formula che per molti della mia generazione ha costituito un faro (la cui attenuazione, nel mondo ecclesiale e più ampiamente nel panorama culturale-politico contemporaneo, è all’origine del grande buio che stiamo attraversando): il messaggio evangelico, come ogni proposta sapienziale degna di considerazione, ha come destinatari “tutto l’uomo e tutti gli uomini”. Su “tutti gli uomini” l’Eminentissimo Brandmüller sembra avere le idee chiare (almeno, si spera): non altrettanto, pare, su “tutto l’uomo”.
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

mercoledì 23 ottobre 2019

DOVE SI SPEGNE IL PIACERE DI ESSERE PALERMITANO


“Repubblica – Palermo”
23.10. 2019

ODISSEA TRAGICOMICA ALL’AZIENDA DELL’ACQUEDOTTO MUNICIPALE

    Ci sono dei casi in cui il piacevole retrogusto di essere palermitano – talora persino l’orgoglio – viene azzerato da un senso di inesorabile frustrazione. Doversi occupare di pratiche con l’Amap (l’azienda dell’acquedotto municipale) è una di queste occasioni.
      Dico subito -per onestà intellettuale – che gli addetti ai rapporti col pubblico sono generalmente molto cortesi: là dove non sono di aiuto, più che mancanza di buona volontà è questione di limiti oggettivi. Ma quando un sistema è sbilenco, non ci sono qualità individuali che possano compensare le disfunzioni. Proprio perché in altre occasioni avevo sperimentato – e denunziato – questa disorganizzazione (ricevendo in cambio parole gentili, ma sconfortate e sconfortanti, da parte di un dirigente dell’ufficio), questa volta mi sono voluto servire dei servizi telematici. A luglio ho chiesto, allegando i documenti prescritti, l’attivazione di un nuovo contratto ma, sino a ottobre, non ho ricevuto nessuna comunicazione. A questo punto sono stato costretto a recarmi negli uffici di via Volturno dove mi aspettava – come al solito – un turno di una cinquantina di clienti. Già questo dato statistico dovrebbe interrogare sull’opportunità di tenere aperti, per i contratti, solo tre sportelli (quasi mai, per comprensibili ragioni di servizio, funzionanti simultaneamente). Ho sperato che in due ore si arrivasse al mio turno, ma alle 13,30 ero il secondo degli ultimi due e siamo stati invitati a lasciare la sala per la chiusura.
 Due giorni dopo sono ritornato di buonora e, dopo le 2 ore previste, sono stato ricevuto. L’impiegato, a cui ho chiesto notizie della mia pratica telematica di quasi tre mesi prima, ha controllato sul suo computer e – con espressione colorita che preferisco evitare di riferire – mi ha spiegato che purtroppo la comunicazione fra gli addetti al sito web e gli addetti agli sportelli fisici è pressoché inesistente. Così abbiamo dovuto iniziare tutto l’iter come fosse la prima volta…Ho chiesto se potessi ricevere via email – e non per posta – le fatture: ma mi è stato spiegato che ancora (nel 2019 !) l’Amap non è attrezzata per questo servizio alternativo al cartaceo.
 Nelle due ore di attesa la noia viene interrotta dalla protesta di chi si vede scavalcare da utenti che, accompagnati da impiegati dell’ufficio, si infilano da varie porte laterali: né è facile distinguere impiegati e ‘favoriti’ dal momento che tutti sono sforniti del cartellino di riconoscimento. In questo “caos calmo” comunque qualcosa si impara: per esempio che truffare l’azienda municipalizzata è più facile di quanto si immagini. Infatti la normativa vigente vieta a un utente di chiedere un nuovo allaccio se è moroso per il precedente, ma solo se la richiesta riguarda il medesimo indirizzo: basta che cambi residenza e – nonostante i debiti pregressi – ha diritto di stipulare un contratto ex novo. Certo, da qualche parte bisogna pure rifarsi: ma a questa necessità rispondono gli utenti puntuali nel pagamento delle bollette, ignorati sui canali telematici, pazienti nei turni fisici, umiliati da chi li scavalca in quanto amico degli amici. 
 Alcuni giorni dopo ho ricevuto, come da appuntamento, l’addetto ai sopralluoghi per il preventivo di spesa del nuovo allaccio, ma siamo stati sfortunati. Infatti il signore incaricato è arrivato puntualissimo e, non trovando nessuno per strada all’altezza del portone, se ne è andato via. Quando ci siamo rintracciati telefonicamente l’ho informato che ero a casa ad attenderlo e gli ho chiesto come mai non avesse suonato il campanello col mio nominativo e – con candore disarmante – mi ha spiegato che “di solito” chi chiede un contatore è privo di fornitura idrica; dunque non vive nell’appartamento per cui lo chiede; dunque aspetta giù per strada l’addetto dell’Amap. Un ragionamento impeccabile dal punto di vista logico: non trovate?


 Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

lunedì 21 ottobre 2019

UNA MONTAGNA DI ...FILOSOFIA A POLIZZI GENEROSA (PA)

Care e cari,
   ho il piacere di anticiparvi che l'anno prossimo, dal 10 al 12 luglio 2020, si terrà a Polizzi Generosa (Palermo), nello splendido contesto delle Madonie, una

                 “Tre giorni di convivialità tra filosofi e non-filosofi (di professione)”

che abbiamo battezzato: UNA MONTAGNA DI…FILOSOFIA.
Se vi anticipo sin da adesso il programma (anche se in bozza provvisoria e indicativa) è per dare a chiunque sia interessato a parteciparvi la possibilità di prenotare in tempo    gli aerei e i posti-letto.


POLIZZI GENEROSA
(PALERMO)

10-12 luglio 2020

Venerdì 10 luglio
ore 14,00 – 16,00 :     arrivo e sistemazione negli alberghi convenzionati
ore 16,30 – 17,30 :       "In cammino: ma verso quale metà ?"
                                     Passeggiata filosofica condotta da Augusto Cavadi 
ore 18,00 – 20,00 :    “Ma la felicità è possibile per questa umanità?” 
                                   Conversazione in piazza con Orlando Franceschelli
ore 20,00 – 21,30:     Pausa per la cena nei locali convenzionati
ore 22,00 – 23,00:     Momento musicale

Sabato 11 luglio
ore 9,30–11,30:      Colazione col filosofo
·       Bar 1: Colazione con Orlando Franceschelli su “Il pianeta terra avrà un futuro?”
·      Bar 2: Colazione con Alberto G. Biuso su “Filosofia e letteratura”
·      Bar 3:  Colazione con Augusto Cavadi su “I femminicidi sono un’emergenza?”
Ore 17,00 – 19,00:  “Quale Dio dopo Darwin e Einstein?”
                                Conversazione in piazza con Claudia Fanti 
22,00- 23,00:           Momento musicale

Domenica 12 luglio
10, 30 – 12,30: “L'enigma del tempo”
                          Conversazione in piazza con Alberto G. Biuso 
16,00 – 18,00:    "Scambio dei doni immateriali"
                           Assemblea conclusiva in cui chiunque abbia partecipato anche solo 
                           a un evento del Festival ha cinque/dieci minuti per socializzare 
                           un’intuizione o una riflessione che ha  sperimentato personalmente.
 ***
Per informazioni logistiche contattare  il Coordinatore del Comitato organizzatore: Gandolfo Librizzi  (gandolfolibrizzi1@gmail.com   oppure  335.6695168)  



sabato 19 ottobre 2019

LA LEGA FRA DUE PARADIGMI DI CATTOLICESIMO






19.6.2019

MATTEO SALVINI E IL PARADIGMA CATTO-LEGHISTA

Matteo Salvini che sventola bibbie e bacia rosari: si può andare un po’ più a fondo rispetto al piano della cronaca e della polemica massmediale? Prima di tutto, capire le radici storiche di certe avvenimenti; poi giudicare.
Il potere politico può condizionare i comportamenti esteriori, non le coscienze; da parte sua, il potere religioso può condizionare le coscienze, non i comportamenti effettivi. Da qui una duplice tentazione: il potere politico tende a inglobare il potere religioso per diventare potere totale, esattamente come – e per le stesse ragioni – il potere religioso tende a inglobare il potere politico.
In Occidente queste due tendenze hanno un nome: “cesaropapismo” (quando Cesare vuole farla da papa) e “teocrazia” o “ierocrazia” (quando è il papa a volere esercitare il ruolo di Cesare).
Ogni volta che una delle due tendenze arriva al compimento, o lo sfiora, per la società non è un bel momento. Infatti sino a quando c’è differenza fra i due poteri, l’uno limita l’altro; quando, invece, la dialettica viene meno, la concentrazione dei due poteri in un solo scettro opprime i cittadini in maniera pressoché schiacciante.
La Costituzione italiana fissa dei paletti che impediscono una fusione completa di politica e religione. Ciò che le chiese e i partiti possono fare è allora allearsi, collaborare, in vista di un vantaggio reciproco. La tentazione è, dunque, sempre duplice: da parte delle chiese, di accettare il corteggiamento dei partiti;  da parte  dei partiti, di accettare il corteggiamento delle chiese. 
Per la verità, nella stessa Costituzione italiana restano tracce della storia precedente che condizionano tuttora il presente. Come è noto, nel 1929, con i Patti Lateranensi (contenenti il Concordato), Mussolini, dichiaratamente ateo, sana la rottura con il Vaticano dopo più di mezzo secolo e il papa lo fregia del titolo di “Uomo della Provvidenza”. L’articolo 7 della Costituzione entrata in vigore nel 1948 recepisce i Patti Lateranensi (con l’avallo dello stesso Partito comunista italiano): “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”. E un presidente del consiglio, laico e socialista, Bettino Craxi, rinnova il Concordato nel 1984.
In questo quadro complessivo non può stupire che anche formazioni politiche recenti, come la Lega, cerchino di sedurre il popolo cattolico (seguendo in questa strategia la Democrazia cristiana e Berlusconi).  Anche se non è molto noto, è stato Bossi per primo a capire che in Italia il suo anti-clericalismo neo-pagano iniziale non avrebbe giovato alla Lega. Salvini dunque non inventa nulla: si limita ad amplificare scenograficamente una tendenza già in atto nel suo partito.
La questione intrigante (al di là di reazione emotive più o meno scandalizzate) è: si tratta di una strategia vincente? La proposta di un catto-leghismo, o di un lega-cattolicesimo, ha probabilità di raccogliere consensi? 
Forse, per rispondere con qualche aggancio alla realtà effettiva, bisognerebbe distinguere due versioni del cattolicesimo che – in Italia e non solo – convivono nella medesima chiesa.  C’è infatti un cattolicesimo che, per comodità espositiva, possiamo definire “francescano” (giocando sul duplice rimando a Francesco d’Assisi e a papa Bergoglio): un cattolicesimo nostalgico del vangelo originario, più attento all’ortoprassi che all’ortodossia, più proclive alla testimonianza mediante mezzi “poveri” che alla egemonia sulla società con tutti gli strumenti dell’era industriale-capitalistica. E’ ovvio che in questo cattolicesimo il messaggio nazionalistico, più o meno xenofobo, della Lega non attecchisce.
Ma c’è un altro cattolicesimo (che a mio avviso è tuttora sociologicamente maggioritario, sia pur non di moltissimo) che, sempre per comodità, potremmo definire “benedettino” (giocando sul duplice rimando a Benedetto da Norcia e a papa Ratzinger): un cattolicesimo che, pur ricollegandosi ovviamente al vangelo originario, non intende rinunziare a nessuna delle acquisizioni storiche dei due millenni successivi. Dunque un cattolicesimo che custodisce gelosamente l’apparato dei dogmi prodotti dai vari concili ecumenici e soprattutto i precetti  della morale cattolica (in tutti i campi, soprattutto affettivo-sessuale), convinto che la dottrina tradizionale  vada diffusa con ogni mezzo legittimo per almeno due motivi: salvaguardare, come fece il monachesimo benedettino, i valori dell’Occidente dalle invasioni barbariche (oggi rappresentate da migranti di religioni diverse dal cristianesimo) e  offrire delle certezze luminose a una umanità disorientata e preda del “relativismo”. 
Ognuno di noi – cristiano o meno – ha maturato una sua preferenza per una di queste due tipologie di cattolicesimo. Conosco persone serie in entrambi gli schieramenti. Hans Küng, uno dei massimi teologi viventi, ha spiegato nei suoi libri che si tratta di due “paradigmi” diversi tra i quali bisogna optare, come gli astronomi hanno dovuto a un certo punto scegliere fra il paradigma “tolemaico” e il paradigma “copernicano”. 
Che cosa consigliare a chi si riconosca consapevolmente in uno dei due? Più che la polemica tanto più effimera quanto più violenta (talora perfino ridicola al punto da chiedere la scomunica di papa Francesco !) si tratta di approfondire le proprie ragioni e di comunicarle a chi è in sincera ricerca. Senza illudersi che la differenza, anzi l’opposizione, fra questi due “paradigmi” potrà mai ricomporsi. Il primo modello, infatti, esige la fede rischiosa nell’utopia gesuana di un mondo radicalmente altro rispetto a ogni civiltà effettivamente esistita nella storia; laddove il secondo modello comporta più agevolmente l’adozione della religione come fattore identitario e collante di un popolo (dunque come un ingrediente accettabile anche da cittadini personalmente atei o agnostici). Insomma: o il vangelo come fermento di rivoluzione permanente o il vangelo come garanzia di conservazione della civiltà cristiano-borghese. In linea di principio, tertium non datur; in linea di fatto, ognuno di noi – credente o meno –  procede oscillando fra i due poli opposti.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com