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sabato 9 luglio 2022

DOSSIER SPECIALE DELLA RIVISTA "LA VIA LIBERA" SUI TRENT'ANNI DALLE STRAGI MAFIOSE DEL '92

 "La via libera"   -  un bimestrale di "Libera" che si può leggere sia in cartaceo che in formato elettronico  ( https://lavialibera.it/) - ha inserito nell'ultimo numero (maggio 2022) un dossier a più mani sul trentesimo anniversario delle stragi mafiose. Rivista e dossier saranno presentati mercoledì 13 luglio 2022 (ore 18.00) al "No mafia memorial di Palermo" insieme al mio volume Quel maledetto 1992. L'inquietante eredità di Falcone e Borsellino (Di Girolamo, Trapani 2022):

Qui di seguito il mio contributo al dossier di "La via libera" (che contiene inoltre interventi di Rosy Bindi, Gian Carlo Caselli, Nando Dalla Chiesa, Enrico Deaglio, Federico Cafiero de Raho, Alessandra Dino, Carlo Lucarelli, Anna Puglisi, Enza Rando, Isaia Sales, Umberto Santino, Roberto Saviano, Rocco Sciarrone):

“La via libera”

Maggio 2022

A PALERMO SI PAGA ANCORA IL PIZZO.

Il sistema mafioso è stato scalfito. Il bilancio è positivo nonostante i tradimenti di uomini delle istituzioni e privati che, in nome dell'antimafia, hanno guadagnato posti di potere e denaro.


Cosa è cambiato dal maledetto 1992 a oggi? Molto e poco.

E’ cambiato molto perché tra il maggio e il luglio di quell’anno eravamo prostrati dalla sensazione che davvero non ci fosse più nulla da fare; invece, adesso, sappiamo che Cosa Nostra – in quanto soggetto militare - non è invincibile. I suoi capi d’allora sono quasi tutti o sottoterra o sottochiave in una cella e questo destino costituisce – come risulta anche da intercettazioni telefoniche – il più efficace deterrente per le nuove generazioni che esitano a entrare in un’organizzazione che, per la prima volta nella sua storia quasi bicentenaria, non assicura più l’impunità da vivi né solenni funerali religiosi da morti. Questo mutamento giudiziario-repressivo va riconosciuto con nettezza: lo dobbiamo alla memoria di quanti lo hanno reso possibile col sangue e lo dobbiamo a noi stessi – i sopravvissuti – per non scoraggiarci, per continuare (soprattutto nel silenzio della quotidianità anonima) a erodere ai fianchi l’egemonia mafiosa.

Tuttavia se abbiamo un’idea adeguata del sistema di dominio mafioso – un sistema criminale pluridimensionale: militare, ma anche politico, sociale, culturale – dobbiamo riconoscere, amaramente, che in questi trent’anni è cambiato poco. Troppo poco. 

Mentre scrivo queste righe la mia città, Palermo, è tappezzata da manifesti elettorali con il simbolo della Democrazia cristiana e lo slogan “Siamo tornati. Tornate anche voi”. Chi è tornato? Tra i reduci, Salvatore Cuffaro, già presidente della giunta regionale siciliana. Da dove è tornato? Da una reclusione carceraria in seguito a una condanna a sette anni per favoreggiamento di mafiosi. Perché è tornato? Perché non è opportuno che a dispensare consigli sulle strategie elettorali sia soltanto Marcello Dell’Utri, anch’egli reduce dal carcere in seguito a una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Entrambi sono definiti su Wikipedia “ex politici”, ma – stando ai quotidiani – bisognerebbe cancellare il prefisso “ex”. 

Se consideriamo la mafia come soggetto non solo politico, ma anche economico, lo scenario non è più incoraggiante. Nonostante le associazioni anti-racket, nonostante i movimenti “dal basso” come Addiopizzo, nonostante i codici etici delle associazioni di categoria (agricoltori, industriali, commercianti), la maggior parte dei cittadini che lavorano e producono continua a ritenere conveniente, o meno oneroso, pagare il ‘pizzo’. Anzi, ho raccolto dai diretti interessati confidenze che non sospettavo: anche professionisti, anche avvocati, contribuiscono di tasca propria a mantenere le famiglie dei carcerati, pur di non avere fastidi di nessun genere per sé e per i clienti dei propri studi. A quanto sembra, anche in considerazione della pandemia, si paga di meno, ma si paga: alle cosche servono sì gli spiccioli, ma soprattutto serve un segno di riconoscimento della loro “signoria territoriale” (U. Santino). Senza contare la funzione erogatoria di denaro che le casse dei mafiosi sono in grado di esercitare quando le banche chiudono i rubinetti. E pazienza se i prestiti vengono concessi a tassi d’interesse usurari.

Perfino sul piano culturale – intendo della mentalità dominante, dei parametri di giudizio e di comportamento – il sistema mafioso, pur accusando indubbi regressi, può vantare un bilancio positivo. Meno di un anno fa ho appreso dalla stampa locale che un mio vicino di casa, in lite con l’inquilino, ha proposto una serie di incontri conciliatori pre-giudiziari nello studio di un noto commercialista. Le trattative sono andate a buon esito: il proprietario non ha affrontato le spese di riparazione richiestegli e il locatario potrà pagare la metà della mensilità a suo tempo concordata. Piccolo particolare: i due contraenti si erano presentati agli incontri accompagnati, ciascuno, da un boss di rilievo. Commento delle autorità giudiziarie: “Se nel 2021 la borghesia ricorre ancora a questo genere di intermediazione, che speranze abbiamo per l’immediato futuro?”

E’ cambiato molto, è cambiato poco. E’ cambiato comunque abbastanza per non demordere. Per superare lo scoramento provocato dai tradimenti attuati, in questi anni, da magistrati e prefetti, parlamentari e medici, professori universitari e imprenditori che, in nome dell’antimafia, hanno guadagnato posti di potere e accumulato denaro illecito. Per non scoraggiarsi leggendo, come in questi giorni, che alcuni funzionari pubblici (tra cui un vice-prefetto) hanno da tempo ottenuto “mazzette” in cambio dell’assunzione di giovani candidati nei ranghi dei vigili urbani, degli agenti penitenziari e della polizia di Stato. 

La volontà di persistere in questa faticosa battaglia, dall’esito certo ma dai tempi incerti, pulsa in molte città: a Torino come a Catania, a Milano come a Caserta. Da alcuni anni ha trovato a Palermo, a due passi dalla cattedrale, anche un luogo simbolico che migliaia di cittadini e di turisti hanno già visitato: il “No mafia memorial” (https://www.nomafiamemorial.org) , museo interattivo della storia della mafia e dell’antimafia e laboratorio di continue iniziative d’informazione e di formazione. Nient’altro che una delle tante piccole luci che, tra delusioni e sconfitte, l’Italia migliore ha provato ad accendere in questi tre decenni sulla scia della saggezza orientale secondo cui è meglio accendere una candela che maledire l’oscurità.

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

venerdì 22 maggio 2020

CON MODESTIA, MA CON TENACIA, IL NOSTRO CAMMINO SULLA SCIA DI FALCONE CONTINUA

Dall’autunno del 1992 la nostra associazione di volontariato culturale (Scuola di formazione etico-politica ‘G. Falcone’ di Palermo) ha ininterrottamente lavorato nell’unico modo degno per tenere viva la memoria di Giovanni Falcone e di tutti i martiri civili della resistenza al dominio mafioso: studiando le metamorfosi del fenomeno; traducendo i risultati della ricerca scientifica degli esperti in modalità accessibili al grande pubblico (specialmente, ma non esclusivamente, giovanile); partecipando a iniziative di protesta e di proposta, promosse da altre associazioni, per incrementare il senso civico dei cittadini.  
In occasione del 23 maggio 2020, ribadiamo il proposito di continuare a lavorare caparbiamente, collaborando con tutte le tipologie di enti con cui abbiamo concordato in questi decenni: istituzioni pubbliche statali e locali, associazioni laiche e religiose, movimenti e partiti politici, scuole, università, parrocchie… Siamo raggiungibili sul web (http://www.scuoladiformazionegiovannifalcone.it) o nella nostra sede operativa presso la “Casa dell’equità e della bellezza” (via N. Garzilli 43/a, Palermo). 
Chi aderisce alle finalità dell’associazione sarà il benvenuto tra le socie e i soci dell’associazione: nessuno si ritenga troppo ‘povero’  da non poter offrire una mano nei tanti settori del nostro impegno (organizzazione degli eventi, contatti con enti e associazioni, amministrazione, informatica, formazione culturale, comunicazione al pubblico etc.).

Per il consiglio direttivo,
Rosalba Leone

venerdì 20 aprile 2018

DOMENICA 22 APRILE ALLE ORE 11,00 "LA MAFIA DESNUDA"


Domenica 22 aprile 2018, dalle ore 11 alle ore 11 e 45, 
in Corso Vittorio Emanuele a Palermo 
- Via Collegio di Giusino, Isola Quasimodo- 
nell'ambito della manifestazione cittadina  "La via dei librai "
Francesco Palazzo e l'autore discuteranno 
dell'Associazione di volontariato culturale 
"Scuola di formazione etico - politica Giovanni Falcone", 
a partire dal volumetto di Augusto Cavadi, La mafia desnuda, Di Girolamo, Trapani 2018, 
pp. 112, euro 9,90 (distribuito in tutte le librerie fisiche e on line italiane).

martedì 3 aprile 2018

LA MAFIA DESNUDA SECONDO ANTONIO CANGEMI

2.4.2018
LA MAFIA DESNUDA DI AUGUSTO CAVADI
(recensione di Antonio Cangemi)

      C’è antimafia e antimafia. L’esperienza testimonia che tante iniziative di contrasto alla mafia sono solo di facciata o mosse da intenti strumentali; altre sono sincere e disinteressate. L’antimafia di Augusto Cavadi rientra di diritto tra quelle genuine. Nel suo ultimo libro “La mafia desnuda” edito da Di Girolamo, Cavadi ci racconta “l’esperienza della Scuola di formazione etico-politica ‘Giovanni Falcone’ “ (che peraltro è il sottotitolo del volumetto) cui il saggista palermitano ha dato vita. La Scuola di formazione “Giovanni Falcone” è nata nel 1992  come reazione alle stragi di Capaci e di via D’Amelio, ma è lo sviluppo del “Laboratorio di cultura politica permanente itinerante e pluralistico” avviato già anni prima per volontà dello stesso Cavadi.  Nel breve saggio “la mafia desnuda”, Cavadi illustra le ragioni che condussero a trasformare la più tiepida esperienza del Laboratorio in quella – incalzata dall’ansia di risposta all’angoscia provocata dalle stragi mafiose e supportata da una più avvertita esigenza d’impegno- della Scuola di formazione. Con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue, Cavadi espone i momenti di maggiore vitalità di questa esperienza (non ancora conclusa) e quelli di parziale affievolimento della partecipazione e degli interessi; la sua narrazione non si fa mai ingabbiare da tentazioni narcisistiche, né scade in manifestazioni autoreferenziali. Con esemplare oggettività, Cavadi mette in rilievo i punti di forza e i limiti dell’ iniziativa. Che è un’iniziativa fondata sul volontariato. E proprio sul volontariato Cavadi, in uno dei vari documenti contenuti nel libro, ci offre la sua “diagnosi critica”, assai interessante. Le associazioni di volontariato spesso rischiano di spegnersi dopo pochi mesi di vita e di non incidere sufficientemente sul tessuto sociale e, quel che è peggio, possono essere strumentalizzate da un sistema di potere non cristallino e insensibile alle istanze sociali. Da qui – spiega Cavadi – la necessità che il volontariato vada oltre la “solidarietà corta”, abbia cioè una prospettiva politica, sia legato alla polis, non sia disancorato dal contesto civile entro cui si muove; inoltre il volontariato, affinché non si esaurisca in soccorsi immediati privi di progettualità, deve reggersi su basi culturali solide. Perciò la scuola Falcone, pur essendo  essa stessa  volontariato, si è rivelata e continua a rivelarsi fonte di sostegno di tante altre iniziative fondate sull’impegno volontario. Promuovere dibattiti, seminari, tavole rotonde sui temi della mafia rivolti ai cittadini tutti e non solo agli addetti ai lavori, educare a meditare sull’agire nella legalità – il fine perseguito dalla Scuola Falcone- serve a smuovere le coscienze, a spazzare l’indifferenza, a promuovere l’impegno civile e con esso a figliare iniziative. “La mafia desnuda” è ricca di riflessioni. Tra di esse si segnala quella riferita alla “filosofia-in- pratica”- di cui l’autore è uno dei più partecipi esponenti – e alla sua possibile interlocuzione con l’universo mafioso. La filosofia può interagire con i mafiosi? Sì, secondo Cavadi, purché si spogli di supponenza e di sovrastrutture dogmatiche. Il fatto stesso che un mafioso accetti di confrontarsi con la filosofia è segno di un suo allontanarsi dalla prigione di una mentalità – quella mafiosa – chiusa e diffidente sino  agli estremi. Nel libro, infine, sono presenti diverse indicazioni sulla Scuola Falcone: la sede, lo statuto, i soci, il sito web, i recapiti cui potersi rivolgere per dare il proprio contributo all’associazione. Non occorrono requisiti particolari per essere accolti dalla Scuola: basta solo essere animati – come lo sono tantissimi palermitani e siciliani anonimi – da spirito di “resistenza” alle logiche mafiose o paramafiose del potere privo di forza etica.