domenica 17 marzo 2019

ANCHE PER I RAGAZZINI CHE NON VIVONO A PALERMO...

...è possibile che qualche adulto organizzi un incontro simile a questo per far conoscere la storia di Peppino.


Libreria Feltrinelli, v. Cavour, Palermo.

venerdì 15 marzo 2019

LO "SCIOPERO" DI OGGI PER IL CLIMA: PERPLESSITA' E TIMORI

15.3.2019

IL RISCHIO D’IPOCRISIA DI UNO “SCIOPERO” ECOLOGICO

La notizia del giorno: sciopero generale degli studenti di tutto il mondo per il clima. Che i media rischino la retorica è inevitabile. Evitabile, però, sarebbe l’uso distorto di alcuni termini come “sciopero”: adatto a operai che rinunziano a un giorno di paga pur di danneggiare il datore di lavoro e non a studenti che rinunziano a un servizio cui hanno diritto. Come nel caso di malati che per un giorno decidessero di rinunziare alle cure mediche, si dovrebbe piuttosto parlare di “astensione per protesta”, “manifestazione”, “dimostrazione di piazza”…
Ma, al netto dell’ eccesso di retorica e dell’approssimazione linguistica, le questioni centrali sono due.
La prima:  se, come è probabile, le autorità governative non si lasceranno commuovere dai cortei e dagli striscioni, quanti di questi giovani useranno  - sapranno usare e vorranno usare – l’arma del voto alla prossima occasione? In Italia abbiamo constatato che, quando un’organizzazione politica come i Verdi chiede i suffragi senza promettere benefici individuali, gli elettori  - giovani e meno giovani – si fanno sordi. Una cosa è affrontare il grave sacrificio di saltare le lezioni di greco o di matematica, un’altra cosa è rinunziare alla logica del voto di scambio (o anche solo del voto su promessa di uno scambio futuro). Sarà interessante, ad esempio, capire quanti fra i giovani statunitensi oggi in piazza hanno votato e voteranno alle prossime elezioni per uno come Trump che irride apertamente gli allarmi degli scienziati sul futuro del clima. 
Seconda questione: quanti giovani, da oggi, cambieranno le proprie abitudini in ambito ecologico? Spero in tanti. Ma, onestamente, temo che non avverrà. Spero che le spiagge della Penisola non saranno più seppellite da bottiglie di birra e sacchetti di plastica abbandonati da cittadini di ogni età. Spero che i marciapiedi antistanti le scuole – soprattutto le scuole superiori – cesseranno di essere invasi da lattine di coca-cola e da fazzolettini di carta unti. 
Da più di mezzo secolo ormai giro per le scuole del Paese – soprattutto, ma non esclusivamente, meridionali – da insegnante o da formatore. L’esperienza mi attesta – quanto vorrei, sinceramente, che qualche collega mi smentisse! – che non tutti i dirigenti scolastici predispongono la raccolta differenziata dei rifiuti. Là dove esistono i contenitori, non tutti i docenti e gli alunni li utilizzano con attenzione. E là dove si verifica una miracolosa convergenza di civismi  (tra dirigenti, insegnanti e studenti) ecco che – dopo il suono della campanella che svuota gli edifici – il benefico flusso ecologico trova, non sempre per fortuna, l’ultima strozzatura: la schiera dei bidelli. Molti, o alcuni, di loro – secondo variabili imprevedibili – ritengono troppo faticoso smaltire i rifiuti in maniera differenziata: così precipitano in enormi sacchi scuri dove, direbbe Hegel, “regna una notte nera in cui tutte le vacche sono nere”.
 Non mi credete?  Vi capisco: neanch’io avrei creduto, se non l’avessi visto con i miei occhi, che una bidella del liceo in cui ho insegnato negli ultimi vent’anni prima della quiescenza, una volta concluse le pulizie di ogni aula, gettava tutto dalla finestra nel cortile sottostante. Quando le ho fatto notare, più stupito che incavolato, l’assurdità de gesto, mi ha fissato come fossi stato un marziano che parlava di asteroidi. D’altra parte, la sua spazzatura non imbrattava un vialetto immacolato, ma si aggiungeva a tutto quello che, nella mattinata, vi avevano gettato dalle finestre i ragazzi. 
 Erano i fratelli maggiori di quegli stessi ragazzi che oggi sono in strada a gridare con i cartelloni contro l’inquinamento globale. Certo, dal punto di vista quantitativo, un politico alla Trump può danneggiare il pianeta molto più di un liceale di Palermo: ma dal punto di vista qualitativo siamo sicuri che non siano collegati da un filo rosso più grave quanto meno consapevole?

Augusto Cavadi

lunedì 11 marzo 2019

VIA FRANCESCO CRISPI, TORNI ANTONIO MALUSARDI

10.3.19

UNA TOPONOMASTICA STRADALE DA RISCRIVERE

Già circola sui social media la saggia proposta di dedicare una via o una piazza di Palermo a Pino Caruso che come artista – ma anche come ideatore e organizzatore di eventi artistici – seppe confortare i palermitani onesti e culturalmente sensibili dopo le orribili stragi mafiose del Novantadue. 
L’occasione potrebbe essere propizia per una “purificazione” della toponomastica cittadina, caratterizzata da eccessi di omaggi e da silenzi imperdonabili. Faccio due esempi quasi a caso.
Gli storici di tutte le tendenze concordano nel giudizio sempre più pesante su Francesco Crispi che, non contento di tradire gli ideali repubblicani e socialisti che lo avevano sollecitato ad appoggiare l’operazione garibaldina, ha contribuito in maniera determinante – da ministro dell’Interno – a stilare quel patto di complicità fra Stato centrale e mafia siciliana aristocratica e alto-borghese che avrebbe condizionato dolorosamente la storia italiana sino ai nostri giorni. In coerenza  con questa strategia di lungo periodo, lo stesso Crispi alla fine del XIX secolo capeggiò la repressione armata dei “Fasci siciliani”, una delle più significative rivoluzioni europee dell’epoca, provocando nelle organizzazioni popolari e progressiste uno sconforto morale e politico che avrebbe pesato almeno sino alla fine della Seconda guerra mondiale. A questo personaggio ambiguo e trasformista sono dedicate sia una via importante che costeggia il porto di Palermo sia una piazza centrale (la stessa dove, tanto per restare in tema, i mafiosi distrussero in una notte Villa Deliella per poterci speculare immobiliarmente): non è troppo? Non basterebbe – se proprio non si può cancellare la memoria di questo ministro arrivista – o la piazza o la via?
In sostituzione si potrebbe rimediare a un’omissione a mio parere assai grave. Proprio negli stessi anni di Crispi venne mandato a Palermo, come prefetto, il piemontese Antonio Malusardi con il compito di debellare il brigantaggio. La mafia “alta” glielo concesse e, in meno di un anno, il funzionario poté dichiarare, con legittimo orgoglio, che il brigantaggio era stato “spento in tutta la Sicilia e con la sua totale sconfitta la vittoria restò alla Legge, all’Autorità, alla Forza pubblica”. Ma appena egli, come farà qualche decennio dopo il prefetto Mori, passa a indagare “gli organizzatori dei reati” (“coloro, per dirla in una sola parola, che costituiscono la mafia”), Crispi scatena una campagna di stampa denigratoria contro l’integerrimo (forse talora disinvolto nei metodi come d’uso all’epoca) prefetto piemontese, raggiungendo l’obiettivo di delegittimarlo e di indurlo alle dimissioni. Come scrive Giuseppe Carlo Marino nella sua documentata Storia della mafia, “in Sicilia nessuno lo avrebbe rimpianto e sarebbe stato presto dimenticato. Del resto, nel compimento della sua missione nell’isola, era stato sottilmente gestito dalle stesse forze del sistema mafioso al quale avrebbe voluto infliggere un colpo decisivo. Se ne era accorto a tratti, tra sospetti e verifiche inquietanti e, alla fine, come si è visto, con un suo personale e irreparabile danno. Lo spazio d’azione che gli si era aperto con successo contro i briganti era stato, in concreto, lo stesso spazio che un ceto politico ormai entrato in simbiosi con gli interessi della mafia aveva deciso di consentirgli”. 

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com 

sabato 9 marzo 2019

AL DI LA' DI MOLTI LIMITI, IL MERITO CENTRALE DI PAPA FRANCESCO

Articolo pubblicato il 13.11.2016 nel Blog dell’Autore in Religión Digital  www.religiondigital.com .

Traduzione italiana a cura di Lorenzo TOMMASELLI


Abbiamo un Papa che crede nel Vangelo
 di
José María Castillo


È un fatto che nella Chiesa ci sia gente molto religiosa, soprattutto nel clero, che non è d’accordo con papa Francesco. Non penso di analizzare qui questa complicata questione. In questo breve scritto la mia intenzione è dire perché ogni giorno vedo sempre più chiaramente che – finalmente! – abbiamo nella Chiesa un papa che crede al Vangelo di Gesù. 
Non dico in alcun modo che i papi precedenti non abbiano creduto nel Vangelo. Certo che ci hanno creduto. Capita che, quando parliamo del Vangelo, non è la stessa cosa credere in lui che vivere come il Vangelo ci dice che dobbiamo vivereQui tocchiamo il cuore del problema. Ed in questo sta la chiave di tutta questa questione.
Ho letto – e riletto – il discorso che il papa ha pronunciato a Roma il 5 novembre scorso davanti a più di 3.000 partecipanti di 60 paesi, che rappresentavano i movimenti popolari di tutto il mondo. 
Ebbene, quello che ha richiamato la mia attenzione nel leggere questo discorso papale, è che in esso non si parla di Teologia, di Esegesi Biblica, di Dottrina Sociale della Chiesa, di Scienze Politiche o Sociali, degli insegnamenti del Magistero Ecclesiastico, di Soteriologia, di Escatologia, di Cristologia e di Ecclesiologia, della Modernità e della Post-modernità e di nessuna di quelle cose con le quali si rompono la testa ogni giorno i più intelligenti pensatori del sapere cristiano.

Nulla di tutto ciò, a quanto pare, interessa a papa Francesco.
Allora, cosa interessa a questo papa quando si vede davanti a coloro che rappresentano le persone più bisognose di questo mondo? 
Bene, o sono cieco (o mi acceca non so quale strana passione) o le preoccupazioni e le angosce del papa sono esattamente, né più né meno, le stesse preoccupazioni e passioni di Gesù di Nazareth.
Di cosa si tratta? Cos’è tutto ciò?
Se c’è qualcosa di chiaro nei vangeli, è che il centro delle preoccupazioni di Gesù sia stato Dio. Ma il problema posto dai vangeli non sta in questo. Il problema sta nel modo con cui dobbiamo cercare ed incontrare Dio.
Ebbene, se c’è qualcosa di chiaro nel Vangelo, non incontriamo primariamente Dio nella “osservanza della Religione”, ma nella “lotta contro la sofferenza umana”. 
Per questo il papa ha parlato con tanta forza non dei grandi temi teologici e morali dei quali continuavano a parlare i papi, a partire da Leone XIII fino a Benedetto XVI. 
Nulla di tutto questo. 
Quello che Francesco ha fatto nel suo discorso è stato andare direttamente alle stesse cose che ha fatto Gesù. 
Quando Gesù si è messo ad annunciare il Regno di Dio, cosa ha fatto? 
Mettersi a curare ammalati, alleviare pene, accogliere persone abbandonate, mangiare con gli affamati….senza considerare in alcun modo se quelle guarigioni e quei pranzi con persone di mala vita e cattiva fama fossero permesse o proibite dalla religione.
Senza alcun dubbio, la Chiesa deve cambiare. Ma siamo certi di cosa deve cambiare? 
Il problema non sta nel cambiare incarichi e dicasteri (uffici) della Curia Vaticana. E il problema non sta neanche nel fatto che il Vaticano affermi l’importanza fondamentale del Vangelo, cosa che ha già fatto tante volte. Tutto questo può limitarsi a semplici chiacchiere. 
Il problema centrale e decisivo della Chiesa sta nel mettere il motore della sua vita e della sua presenza nella società vivendo come è vissuto Gesù.
La formula decisiva è stata espressa da Francesco con brevità e precisione: “parliamo della necessità di un cambiamento perché la vita sia degna”. La “dignità della vita”. In questo sta il centro della religiosità per la quale la Chiesa deve darsi da fare e lottare. E su questo progetto si deve ri-fare la Teologia. 
Una Teologia meno interessata da problemi come il peccato o la salvezza eterna. E centrata soprattutto sul:
1.   Mettere l’economia al servizio dei popoli.
2.   Costruire la pace e la giustizia.
3.   Difendere la Madre Terra.

Solo così potremo avere vescovi meno preoccupati dai problemi legati alla sessualità ed all’omosessualità. Vescovi che, di fronte a tanti scandali di abusi di chierici su esseri innocenti, si mettono a guardare da un’altra parte. 
Ed avremo vescovi che si interessano di più e si danno da fare per opporsi, se è necessario, a governanti che favoriscono i ricchi, mentre questi governanti così “pii” fanno leggi che aumentano la distanza tra i potenti ed i deboli. 
E soprattutto, se questo si prende sul serio e con tutte le sue conseguenze, avremo una Chiesa non per il popolo, ma del popolo. Non per i poveri, ma dei poveri. Ed alla quale si uniranno i ricchi, se hanno il coraggio di condividere la loro vita con quella dei poveri.
Non dimenticando mai una questione che è decisiva. Sono una Chiesa così sarà in grado di comprendere la Cristologia e quindi chiedersi chi è Gesù, come si vive cristianamente e come si annuncia il Vangelo. Perché? 
Si risponde a questa domanda affrontando un’altra questione, che è quella che ci fa più paura: i primi discepoli come hanno conosciuto Gesù? 
Non lo hanno conosciuto studiando Cristologia, ma vivendo con LUI e come LUI. Di questo problema così decisivo, la Chiesa, i seminari, i teologi, i vescovi ed i papi non si sono resi conto.
Il giorno che questo si affronti seriamente, in questo giorno la Chiesa inizierà ad avere senso ed a dare senso alla vita della gente.E questo, proprio questo è quello che ha messo in moto papa Francesco con le sue “cosiddette” trovate originali.
Per questo possiamo dire che abbiamo un papa che crede al Vangelo.

giovedì 7 marzo 2019

FESTIVAL DELLA FILOSOFIA D'A-MARE NEL PONTE DI APRILE

CARE E CARI,

   dopo un primo avviso nel novembre dell'anno scorso, eccovi un secondo - e ULTIMO - avviso riguardante la prossima edizione del Festival della filosofia d'a-Mare, l'unico festival al mondo di "pratiche filosofiche" (e, dunque, destinato a chi non coltiva professionalmente la filosofia ma vuole avere occasioni per pensare criticamente e per confrontarsi con altre persone in clima di serena ricerca). 
     Dopo la data odierna sarà più difficile trovare posti nei due alberghi convenzionati e più costoso trovare aerei per gli aeroporti di Palermo ("Falcone e Borsellino") e di Trapani ("Birgi").

                                                   ***


                                  FESTIVAL DELLA FILOSOFIA D’A-MARE

                                                        VI EDIZIONE

                              CASTELLAMMARE DEL GOLFO  (TRAPANI) 2019

Organizzato da: Scuola di formazione etico-politica “G. Falcone” (Palermo)
 in collaborazione con
 Fattoria sociale “Martina e Sara” (Bruca) 
Gruppo editoriale “Il pozzo di Giacobbe” di Crispino Di Girolamo (Trapani).

Patrocinato dal Comune di Castellammare del Golfo.

Non è un convegno per filosofi di professione: 
sia perché non è un convegno, bensì un insieme di pratiche filosofiche (passeggiate, conferenze, laboratori, seminari…);
sia, soprattutto, perché non è destinato ai professionisti della filosofia, ma a tutte le persone che vogliono ritagliarsi un’occasione di conversare tra di loro e con  filosofi disposti a un dialogo sereno e costruttivo su alcune questioni scottanti.
 E’ dunque l’unico spazio di riflessione critica in cui la relazione maestro-discepolo cede il posto alla relazione fra con-filosofanti(nel senso originario e autentico del termine: amanti della saggezza).

Giovedì 25 aprile 2019
Ore 15 – 16,30 : Accoglienza, registrazione, sistemazione alberghiera presso Hotel Al-Madarig
Ore 16,30 – 17,30 : Passeggiata filosofica (Augusto Cavadi) a partire dall’Hotel Al-Madarig
Ore 17,30: partenza per la Fattoria sociale “Martina e Sara”
Ore 18 – 18,30: visita guidata della Fattoria sociale
Ore 18,30: ritorno a Castellammare del Golfo
Ore 21: Concerto presso il Teatro Comunale (Giorgio Gagliano)

Venerdì  26
Ore 9,30 – 11,00 : La passione amorosa(Alberto GiovanniBiuso) presso Castello a mare
Ore 11,30 – 13,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema dell’amorecon Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi. I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig
Ore 16,30 – 18,00:  I molti volti della sofferenza(Giorgio Gagliano) presso Castello a mare
Ore 18,30 – 20,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema della sofferenza con Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi. I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig

Sabato 27
Ore 9,30 – 11,00 :  Natura umana, biotecnologie e poteri economico-politici  (Orlando Franceschelli)
Presso il Castello a mare
Ore 11,30 – 13,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema delle biotecnologie con Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi. I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig.
Ore 16,30 – 18,30 : 
Agorà di confrontosu tutte le tematiche affrontate (i partecipanti al Festival interloquiscono con Alberto Giovanni Biuso, Augusto Cavadi, Orlando Franceschelli, Giorgio Gagliano, Marta Mancini, Chiara Zanella). Presso il Castello a mare.

Ore 21: Al Teatro comunale  Lettura interpretata de “La commedia dei filosofi”, di Albert Camus (A cura di Manuela Pascolini e Antonio Carnicella)

Domenica 28
Ore 10,00 – 12,00: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) su:
-      Mistica cristiana e mistica buddhista (Giorgio Gagliano con Augusto Cavadi)
-      Essere animali (AlbertoGiovanni Biuso con Marta Mancini)
-      Elogio della solidarietà samaritana (Orlando Franceschelli con Chiara Zanella) 



                                                             ***
Note tecniche

    *    Agli incontri si partecipa solo se muniti di pass: 20 euro(per i quattro giorni), 10 euro(per un singolo incontro). Per i cittadini di Castellammare del Golfo sconto del 50%.
·      Ingresso libero solo per le manifestazioni artistiche presso il Teatro comunale.
·      Si può dormire e mangiare dove si preferisce: Castellammare del Golfo offre ottime possibilità  per tutte le tasche e per tutti i gusti.
La nostra organizzazione ha stipulato una convenzione con i due splendidi Hotel "Al Madarig" e "Punta Nord Est" (nel primo dei quali si svolgeranno molti incontri).
Qui di seguito le condizioni economiche concordate per entrambe le strutture alberghiere.





·       
Di solito arriva una domanda ricorrente: ma sino a quando si può prenotare in questi due hotel?
La risposta è sempre la stessa: sino a quando ci saranno posti liberi. Perciò può darsi che tra pochi giorni ci sia tutto occupato, può darsi che ci siano camere libere anche la mattina del 25 aprile 2019.

Camera e colazione: € 40,00 
Supplemento singola: € 20,00 
Supplemento vista mare e balcone: € 10,00 a camera 
Modalità di prenotazione: Ogni partecipante dovrà contattare direttamente la struttura e garantire la prenotazione tramite i dati di una carta di credito (numero e scadenza) oppure un acconto pari all'importo della prima notte tramite bonifico. 
Cancellazione: le cancellazioni effettuate fino a 7  giorni prima della data prevista di arrivo non comportano alcun costo. Le cancellazioni tardive e la mancata presentazione comportano l'addebito del costo della prima notte.
  
I nostri Servizi: 
•        Bar 
•        Wi-fi gratuito  in tutta la struttura, 
•        Internet point gratuito 
•        Deposito bagagli gratuito 
•        Parcheggio libero davanti l'Hotel (fino ad esaurimento posti) 

Unico riferimento per le prenotazioni (specificando in quale dei due alberghi si intende sostare e facendo esplicito riferimento alla convenzione per il Festival di filosofia):
tel 0924 33533