domenica 11 aprile 2021

LA POLITICA A SCUOLA ? NE PARLIAMO CON GLI INSEGNANTI ITALIANI DI OGNIU ORDINE E GRADO

 

Si ricorda alle SS.LL.  che giorno lunedì 12 aprile  dalle ore 16:00 alle ore 18:00  Augusto Cavadi affronterà il tema

 La scuola come luogo di  formazione politica: un'esperienza didattica pluriennale 


Augusto Cavadi è stato per oltre quarant'anni docente di filosofia, storia e educazione civica nei licei. E' socio fondatore della Scuola di formazione etico-politica "G. Falcone" e del "Gruppo noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne" . E' anche socio del Centro siciliano di documentazione "G. Impastato" e con-direttore della "Casa dell'equità e della bellezza di Palermo". Gestisce l'interessante Blog www.augustocavadi.com dove l'autore discute su svariati temi connessi all'attualità e all'educazione alla cittadinanza attiva anche attraverso riflessioni offerte con le sue numerose pubblicazioni 
 Per le tematiche che saranno approfondite durante l'incontro si consigliano i seguenti testi: 

A. Cavadi, Strappare una generazione alla mafia.Lineamenti di pedagogia alternativa (Di Girolamo, Trapani 2005, euro 15,00) e A. Cavadi - E. Poma, La bellezza della politica. Attraverso, e oltre, le ideologie del Novecento (Di Girolamo, Trapani 2011, euro 9,90). 

 * Si può inoltre scaricare gratuitamente il suo articolo, appena pubblicato su "Vita pensata", cliccando qui: https://www.vitapensata.eu/2021/04/03/la-politica-a-scuola-no-forse-si/

Il link per  accedere all'incontro sulla piattaforma Zoom è: 
  

Si invita a iscriversi in anticipo. Le diverse modalità di accesso a ZOOM permetteranno al sistema di inserire direttamente i vostri nominativi, almeno dei primi 100, per la generazione automatica degli attestati.  
   
Dopo l'iscrizione, riceverete  un’email di conferma con le informazioni necessarie per entrare nella riunione. 

SI ricorda che superati i primi 100 ingressi non sarà più possibili accedere e si potrà seguire l'incontro utilizzando il canale youtube del No Mafia Memorial


Cordiali saluti e al 12 aprile. 

Fabio D'Agati

venerdì 9 aprile 2021

GIOVANNI XX, 19 - 31: QUALCHE CONSIDERAZIONE SUL VANGELO DI DOMENICA 11 APRILE 2021

 



“Adista- Notizie”

13.3.2021

 

IMITARE, NON ADORARE

Commento ‘laico’ (“Fuoritempio”)

Al vangelo della II domenica di pasqua (anno B)

11 aprile 2021

 

TESTO: Gv 20, 19-31

 

 

Pagina molto intensa, ma insidiosa. Meglio: insidiosa perché intensa, affascinante. Dopo aver letto i primi tre vangeli sinottici – così definiti per la struttura simile che li accomuna – dove la figura di Gesù è presentata nei suoi tratti più umani, qua il mistero sembra svelarsi in piena luce: Gesù non è solo un consacrato (“Cristo”) o un inviato (“Figlio di Dio”), ma “Signore e Dio” stesso. E’ spontaneo supporre che questo testo sia l’anello mancante nella lenta evoluzione fra la cristologia dei primi decenni e le formule dogmatiche dei grandi concili del IV secolo (Nicea e Costantinopoli). 

Se qualcuno fra i cristiani odierni ritiene che questo processo sia stato un dispiegamento dell’implicito, la fioritura di un seme, dev’essere libero di crederlo e di annunziarlo: dalla sua parte c’è una lunga storia di  proclami ‘ortodossi’. Ma – alla luce dell’esegesi biblica degli ultimi cento anni – la stessa libertà dev’essere riconosciuta ai credenti di tutte le chiese cristiane che leggono con legittimo sospetto questa metamorfosi cristologica. Essi, infatti, sanno che,  se già nei decenni (70 – 90) in cui sono stati redatti i primi tre vangeli ‘canonici’ era stata avviata una mitizzazione della figura del Maestro crocifisso intorno al 30, ancor più negli anni della redazione del vangelo di Giovanni (90 – 110) il ricordo del Gesù storico si era sbiadito ed era stato vieppiù sostituito dal Gesù della fede comunitaria.  

Comunque – seconda, non meno rilevante, considerazione – la confessione di fede attribuita a Tommaso dall’anonimo redattore del vangelo di scuola giovannea non aveva nessuna valenza esclusiva ed escludente: Gesù è il “mio” Dio, il “nostro” Dio. In tutte le grandi tradizioni religiose i guru, i maestri, le guide spirituali possono essere per i discepoli le icone del Divino, le immagini visibili del Dio invisibile: ma nessun discepolo sano di mente, sostenendo questo, intende svalorizzare altre guide spirituali, negando che possano essere “Dio” per altri discepoli. Il linguaggio dell’amore non è il linguaggio delle definizioni scientifiche o filosofiche. I passaggi neo-testamentari in cui si nomina Cristo , ci ricorda Paul Knitter nel suo illuminante Nessun altro nome ?, sono simili alle proclamazioni di un marito innamorato della moglie (“Sei la donna più bella del mondo…sei l’unica donna per me”): egli sarebbe il primo a cadere dalle nuvole se gli si chiedesse di “giurare che nel mondo non vi sono assolutamente altre donne belle come sua moglie, o che non vi sia nessun’altra donna che egli potrebbe eventualmente amare e sposare”. 

   Per secoli – e fino ai nostri giorni in molte chiese cristiane – si ritiene che ciò che si pensa di Gesù sia decisivo, discriminante, dimenticando l’avvertenza che Matteo 7,21 mette sulle sue labbra:  «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli ». Un’avvertenza a cui diciotto secoli dopo farà eco una preghiera di Kierkegaard: «Signore Gesù Cristo ! Tu non venisti al mondo per essere servito e quindi neppure ammirato o adorato in quel senso. Tu stesso eri la Via e la Vita, ed hai chiesto solamente ‘imitatori’». Ma sappiamo bene che ammirare o adorare è molto più comodo, rassicurante, soporifero che imitare un lottatore per l’avvento del Regno. Guardiani dell’ortodossia se ne trovano a bizzeffe; un po’ meno numerosi testimoni dell’ortoprassi. 

 

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

mercoledì 7 aprile 2021

HANS KUNG E' DECEDUTO.UN GIORNO NON LONTANO LA CHIESA CATTOLICA SI RENDERA' CONTO DI CHI AVEVA ESPULSO DAL SUO AMBITO.


 Ognuno di noi ha avuto nella vita delle persone che lo hanno accompagnato, in maniera speciale, nei passaggi cruciali dell'esistenza. Hans Kung è stato l'angelo che mi ha accompagnato dall'ortodossia cattolica verso un'apertura di orizzonti ecumenica, mondiale, planetaria. Senza i suoi grandi libri, i miei piccoli libri sarebbero stati ancora più piccoli. Ciò è palese, in maniera esplicita, soprattutto per il mio In verità ci disse altro. Oltre i fondamentalismi cristiani (Falzea).
E' stata per me una gioia consegnargli nel 1993 copia dei miei due volumi Il vangelo e la lupara (Dehoniane) in occasione di una sua conferenza a Cefalù.
Più recentemente, in segno di gratitudine per la sua opera, ho lavorato, con il suo consenso, alla riedizione della monografia che Kung ha dedicato da giovane a Thomas More (qui la mia Prefazione: https://www.augustocavadi.com/2015/02/thomas-more-un-uomo-che-merita-desser.html ): davvero un grande uomo, tratteggiando il profilo di un altro grande, ha involontariamente confezionato un autoritratto. 
La mia generazione lo seguirà presto nell'ultimo viaggio verso il Mistero che ci precede, ci circonda, ci attende: che egli non sia dimenticato troppo presto dalle nuove generazioni se vorranno evitare il duplice scoglio di una fede dogmatica, tradizionalistica, da una parte, e di un appiattimento alla società senza principi etici e senza orizzonti utopici, dall'altra. 


lunedì 5 aprile 2021

"I QUATTRO MAESTRI" di Vito Mancuso: INVITO A CHI DESIDERI CONDIVIDERE LE PROPRIE RIFLESSIONI



 Care amiche e cari amici,

ormai da quasi vent’anni, due sere al mese, ci si incontra per le “cenette filosofiche per…non filosofi”. Da un anno, ormai, le cenette si sono trasformare in video-collegamenti: con l’ovvio svantaggio di non incontrarci (e di non cenare!) in presenza, ma con il vantaggio di poterci parlare anche con amici sparsi in Italia.

Vi segnalo che martedì 6 aprile 2021 (solito orario: 20,30 – 22) inizieremo un nuovo ciclo di incontri a partire dal bel libro I quattro maestri di Vito Mancuso: un’occasione propizia per chi volesse sperimentare questa modalità di filosofia-in-pratica.
Le uniche due condizioni da accettare sono:
si interviene esclusivamente se si è avuto il tempo di leggere le pagine che il gruppo si è auto-assegnato (altrimenti si segue in silenzioso ascolto);
si interviene se si è disposti a condividere i propri pensieri, evitando sia di moltiplicare le citazioni erudite (non siamo in un seminario universitario) sia di polemizzare con le considerazioni esposte da altri partecipanti (l’interlocutore di ogni intervento è sempre il gruppo, non un singolo soggetto).
Chiedete a Pietro Spalla (spalla.pietro@gmail.com) di essere inserit* nella mailing list dei cenacolanti del martedì.
Le pagine assegnateci per martedì 6 aprile sono le prime 111 (Introduzione e primo capitolo dedicato a Socrate).
Per collegarsi cliccare qui (bisogna avere zoom):
Studio di consulenza filosofica (Palermo)

PS: Chi legge solo adesso l'invito (diramato per altre vie da alcune settimane) non avrà, comprensibilmente, il tempo di procurarsi e di leggere il volume di Mancuso. Però, se vuole entrare un po' nel tema, può leggere una mia recensione del libro qua
oppure rivedere il dialogo che ho avuto con lo stesso Mancuso sul libro quando è uscito:

sabato 3 aprile 2021

L’esperienza di something mysterious in Sicilia secondo John Henry Newman

“Il Gattopardo”

Marzo 2021

 

L’esperienza di something mysterious in Sicilia

 

Nel 1833 un prete anglicano, John Henry Newman (che, dopo la conversione al cattolicesimo, sarà creato cardinale), compie un lungo viaggio in Sicilia. Vi è attratto da “something mysterious”: nonostante “un brutto governo” civile (la dinastia borbonica) e un clero segnato da “infedeltà” e “sregolatezza”, viene conquistato dalla bellezza dei luoghi (“il panorama sembrò come il giardino dell’Eden, di un bello il più squisito”) e dalla “grande onestà” della povera gente al suo servizio (“il mio orologio, come ogni altra cosa che avevo con me, fu alla mercé di un numero svariato di persone”, ma “al mio ritorno in Inghilterra avevo perso dopotutto soltanto una comune camicia, e qualcos’altro come un paio di calzette o una tovaglia”). Di più: dalla spontanea solidarietà delle persone come “gli uomini e le donne, i giovani e i vecchi” che, “con grande interesse”, circondano lo straniero dopo averlo ospitato, in seguito a un grave malessere, nella loro umile capanna e lo congedano solo quando “visibilmente molto rassicurati” per il suo miglioramento,

 “Una data” memorabile della sua vita ritiene la visita di Segesta: “Oh che visione meravigliosa e ricolma del più strano piacere, a cominciare dalla meravigliosa posizione della città, la sua misteriosa desolazione, la strana bellezza dello scenario, ricco anche in inverno e le sue memorie storiche”. Come spiega alla sorella Harriett, sono luoghi come questo, o come Taormina,  a far sì che la Sicilia lo abbia “colmato di una inesprimibile estasi, e da essa (nonostante la sporcizia ed altri inconvenienti)” si senta “attratto come da una calamita”. 

 Nel caso di Newman (nonostante, o forse anche grazie a) una fastidiosa malattia tifoidea, la fruizione delle bellezze naturali e artistiche favorisce una maturazione interiore: la luce fisica mediterranea viene quasi assorbita e metabolizzata in luce spirituale. Durante la navigazione da Palermo (dove ha gustato “dell’ottimo gelato” e “una tipica e deliziosissima specie di torta”)  per tornare alla grande isola patria, l’Inghilterra,  gli viene spontaneo mettere per iscritto un componimento poetico che “a buon diritto è ritenuto uno dei capolavori della letteratura vittoriana” (Rino La Delfa): “Conduci, dolce Luce, in mezzo al grigiore che stringe intorno, conducimi Tu !/ La notte è oscura e io sono lontano da casa – Conducimi Tu ! /Reggi tu i miei piedi; io non chiedo di vedere/ la scena distante – un solo passo basta a me”. 

Si può augurare a un visitatore della Sicilia qualcosa di meglio che ritornare a casa con una fiducia così intensa nella Vita (connotata o meno dai tratti teologici individuati dall’animo religioso di Newman)?  

 

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com


* Con un pensiero augurale ai miei "venticinque lettori" e un altro, mesto, alle persone che avevamo vicine la scorsa pasqua e ci hanno preceduto nel Mistero.