sabato 2 aprile 2005

LE BEATITUDINI


Dal sito “www.santamariadellapace.it”

Le Beatitudini
Riflessione tenuta da Augusto Cavadi presso il Santuario di Sant’Anna
nella notte del venerdì santo della pasqua 2005.
(Testo sbobinato non rivisto dall’autore)

Le persone che ci hanno visto questa notte si sono chieste: “Ma a questi chi glielo fa fare?” Anzi penso che qualcuno di noi se lo sarà chiesto in queste ore: “Chi me lo ha fatto fare? Chi mi ha spinto a venire questa sera qua?”. Almeno io me lo sono chiesto. Io avrei una risposta per me, non so se è la stessa per voi. Io credo che siamo venuti, e non da posti vicinissimi, perché cerchiamo la felicità. Per mestiere faccio il filosofo e ci sono molti filosofi che concordano su questo: quando si chiedo perché l’uomo fa quello che fa, qualunque cosa faccia scava scava, infondo, alla radice delle sue scelte c’è questo desiderio di essere felici. Addirittura un filosofo francese, Pascal, ha detto che persino un suicida, che si sta alzando per andarsi ad ammazzare, anche lui in quel momento sta cercando la felicità, felicità che ritiene possibile, la felicità del non dolore, del non soffrire più.

Ma la felicità è possibile? Io non so il fatto che abbiamo sempre tradotto dal greco beatitudini ci ha aiutato o non ci ha aiutato a capire che queste parole che sono state lette sono la risposta del vangelo proprio a questa domanda perché noi abbiamo sempre tradotto beatitudini veramente in greco la stessa parola di solito la si traduce, dal greco in italiano, felicità. Noi abbiamo ascoltato la risposta di Gesù, della prima tradizione evangelica, alla domanda che cosa è la felicità, che significa essere felici, e siccome, come diceva don Rino, questa è la magna carta del vangelo, l’atto costitutivo del cristianesimo, questo significa che il cristianesimo è essenzialmente risposta a questa domanda di felicità. Qua siamo di fronte a un punto centrale, nel caso che non avessimo capito questo punto non abbiamo capito il cristianesimo. Per i primi 30 40 anni della mia vita non avevo capito niente di questo brano del vangelo e vi confesso che il fatto di aver frequentato gli scouts, le parrocchie, i movimenti, la FUCI, non mi ha aiutato per nulla a capire veramente che cosa intendesse dire questa pagina del Vangelo. Voi potete fare la prova, domani o dopodomani, quando siete riposati, vi mettete in piazza, fate finta di fare un sondaggio e chiedete alle persone: secondo te il cristianesimo cosa propone a proposito della felicità? Credo che il 99% delle persone che incontrate per strada, che siano cattoliche, atee, protestanti, indifferenti, tutte vi risponderanno che secondo il cristianesimo, proprio sulla base di questa pagina che abbiamo ascoltato, tutte vi risponderanno: il cristianesimo propone di essere sofferenti in terra in modo da poter aver poi, nell’altra vita, una ricompensa. Cioè la maggior parte delle persone che è cristiana, o non è cristiana, non ha dubbi su questa interpretazione, Gesù sarebbe venuto a dirci che sono beati quelli che muoiono di fame, che sono beati gli immigrati, che sono beati i disoccupati, perché lui dice a queste persone state buoni, state calmi, sopportate in pace, perché tanto questa vita è breve, nell’altra vita poi i conti torneranno, cambieremo i giochi.
Ebbene io per tanti anni avevo capito che era questo il cristianesimo e molta gente che ha lasciato il cristianesimo è convinta che questo sia il messaggio di Gesù ma è veramente così? L’abbiamo senti: Beati voi che avete fame perché sarete saziati; beati voi che avete sete perché sarete dissetati; beati voi che .. perché sarete… Tutto al futuro ma qual è questo futuro? Ecco, chi ha studiato la Bibbia in maniera scientifica, che ha approfondito, che ha cercato di capire che cosa veramente vuole dire qui il Vangelo, è arrivato ad una conclusione che secondo me è sconvolgente ed è la conclusione che per tanti secoli siamo riusciti a nascondere: il sarete di Gesù, il futuro di Gesù è un futuro immediato. Gesù dice a quelli che soffrono siete felici perché da questo momento, con questo annunzio, la vostra vita cambierà. Siete felici non perché in un’altra vita ma in questa vita avrete il pane e le carezze, avrete il pane e il lavoro, avrete il pane e l’affetto, avrete il pane e le rose (come dice un bel film di questi anni), avrete il pane e le rose … in questa vita.
Ecco il cristianesimo annunzia una felicità ETERNA dunque o comincia qui o non comincia mai. Ma se è così Gesù ha sbagliato, se è così Gesù ha detto guardate che son finiti i tempi duri, son finite le vacche magre, adesso comincia il Regno di Dio, cioè adesso comincia la fratellanza, la condivisione, comincia la cura dell’ultimo, e invece che cosa è successo in questi 2000 anni.
Qualche anno fa è morto Sergio Quinzio che era un operaio, un ferroviere, che poi si è messo a scrivere dei libri, si è messo a studiare la Bibbia ed è considerato una dei maggiori scrittori cristiani del XX secolo. Sergio Quinzio, laico, operaio, autodidatta, ha scritto un libretto bellissimo “La sconfitta di Dio”, è tutto centrato su quello che vi sto dicendo: Gesù annunzia che da quel minuto Dio avrebbe in Gesù cambiato le cose e le cose non sono cambiate. Dice Sergio Quinzio, se siamo onesti dobbiamo cominciare con l’ammissione che il cristianesimo è un fallimento; altro che trionfalismi, altro che senso di superiorità nei confronti degli altri, noi abbiamo un Maestro, un fondatore, un profeta che ci ha detto, da questo minuto chi piange deve essere felice perché in questa vita troverà chi lo consola e invece che piange continua a piangere, chi soffre continua a soffrire. Siamo gli eredi di un fallito. Penso che se dobbiamo meditare seriamente dobbiamo partire dalla verità oggettiva, da come stanno veramente le cose. Allora, che cosa ci resta di fare, qual è il compito di quelli che ci diciamo cristiani … quello di capovolgere il fallimento di Dio, far si che le parole di Gesù diventino verità, diventino realtà. Che significa che il Regno di Dio è venuto, dov’è?
Una volta lo hanno chiesto ad un rabbino, secondo un grazioso aneddoto della tradizione cassidica, gli hanno detto: “Maestro è arrivato il Regno di Dio”. Lui si è alzato, è andato alla finestra, ha guardato, è tornato, si è seduto in poltrona … “Non è vero!”. “Come non è vero?”. “No, ho visto che c’è ancora chi piange, c’è ancora chi è povero, c’è ancora chi è affamo, c’è chi è disoccupato. Non è vero che è arrivato il Regno di Dio”. Perché se il Regno di Dio fosse reale non ci sarebbe più la sperequazione tra chi è ricco e chi è povero, non ci sarebbe più la prepotenza delle mafie, non ci sarebbe più il senso di disprezzo della giustizia, della libertà, dentro il nostro paese in Italia, in Europa, nel Mondo.
A me questa pagina inquieta, è una pagine che mi dice: tu che cosa stai facendo affinché questa pagina sia vera, che cosa stai facendo affinché il Regno di Dio diventi reale, affinché la sconfitta di Dio cambi di segno e diventi vittoria, diventi attuazione, diventi realizzazione del Regno di Dio in terra. E tutto questo ci interroga come comunità, ci interroga come società, cosa stiamo facendo per cambiare le cose in maniera profonda, radicale. La signora che ci ha parlato giù, a San Giovanni (Cettina Giannone dell’associazione Venti del Sud N.d.R.) ha concluso il suo breve intervento dicendo che cosa stiamo facendo per superare la logica dell’elemosina. Io rimango un privilegiato, tu rimani un emarginato però io la domenica, per Pasqua, per Natale, mi ricordo di te e ti faccio l’elemosina. Passare dalla logica dell’assistenza a una logica della progettualità politica, dell’impegno duraturo, dell’impegno metodico, dell’impegno sistemico perché le cose cambino e cambino davvero, che cambino per tutti e che cambino possibilmente per sempre. Tutto questo ci interroga come comunità, la Chiesa sta facendo questo? Noi, i nostri gruppi, le nostre parrocchie, ci stiamo interrogando su che cosa significhi che qui, subito, adesso chi ha fame venga sfamato e chi soffre ingiustizia venga immediatamente soddisfatto nella sua esigenza di vedere riconosciuta la propria identità, i propri diritti. Tutto questo non ci interroga solo come gruppo, come comunità come chiesa, ci interroga anche come persone, perché beatitudini significa felicità, siamo felici. Questa pagina ci ha dato una risposta, se siamo felici lo siamo nella misura in cui ci stiamo preoccupando del Regno di Dio in terra, se non siamo felici, se siamo ancora inquieti, se siamo ancora insoddisfatti, se siamo allegri quando siamo in compagnia e diventiamo tristi e depressi quando siamo soli, è perché forse non abbiamo preso sul serio questa proposta di Gesù: la tua beatitudine, cioè la tua felicità, sta nella felicità degli altri. Tu puoi rispondere a questo desiderio, a questa nostalgia di felicità, se smetti di pensare a te stesso, al tuo successo, alla tua famiglia, al tuo gruppo, se allarghi gli orizzonti fino alle dimensioni del Regno di Dio che coincidono con il bene di tutta l’umanità, di tutti e di ciascuno. Ecco perché le beatitudini ci inquietano ma ci aprono anche ad una prospettiva di speranza.

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