sabato 15 giugno 2013

Aforismi per crescere nella consapevolezza dei nostri gesti quotidiani

“Centonove” 14.6.2013

QUANDO IL PIATTO…PIANGE


“Oggi sappiamo per certo, ma lo abbiamo istintivamente sempre saputo, che gli animali possono soffrire esattamente come gli esseri umani. Le loro emozioni e la loro sensibilità sono spesso più forti di quelle umane. Diversi filosofi e capi religiosi hanno cercato di convincere i loro discepoli e seguaci che gli animali non sono altro che macchine senz’anima, senza sentimenti. Chiunque però abbia vissuto con un animale – sia esso un cane, un uccello o persino un topo – sa che questa teroria è una sfacciata menzogna, inventata per giustificare la crudeltà”: questo breve brano di Isaac Bashevis Singer  costituisce solo una perla della collana che David Ciolli ha pazientemente forgiato per chiunque voglia meditare sulla posizione dell’essere umano nel contesto del pianeta e dell’intero universo. Non è infatti una raccolta di citazioni esclusivamente dedicate agli interrogativi sull’opportunità o meno di consumare – e di sperperare – carne di esseri viventi e senzienti, ma più ampiamente si occupa dei presupposti e delle conseguenze del divieto biblico di usare violenza contro altre creature, più o meno simili a noi. Da qui il titolo (“Quinto non uccidere”) e il sottotitolo (“Aforismi e riflessioni per un mondo migliore”) del volume edito dalla raffinata casa  editrice Petite Plaisance (Pistoia, 2010, pp. 159, euro 8,00).
    Il divieto è biblico, ma nessuna dell tre grandi religioni monotesitiche (ebraismo, cristianesimo e islamismo) ne ha tratto per intero e con coerenza le implicazioni: esse, infatti, hanno non solo tollerato, ma addirittura esaltato come manifestazione di adorazione del Creatore ogni genere di carneficina, spesso a danno di altri uomini, sempre anche a danno degli altri animali. Sarebbe motivo di riflessione approfondita capire perché sono state, invece, le religioni estranee alla rivelazione del Libro (induismo e buddhismo in primis) a coltivare un atteggiamento di rispetto, di delicatezza, di nonviolenza nei confronti di tutto ciò che respira e palpita. D’obbligo, in proposito, almeno un breve richiamo a Gandhi: “Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto a uccidere”.
      La globalizzazione in atto è anche da questa angolazione un fenomeno ambiguo: può indurre l’Occidente a esaminare ed eventualmente interiorizzare certi tratti della saggezza orientale, ma può  - ugualmente – indurre l’Oriente a recepire, insieme ad alcuni principi validi di noi occidentali, anche gli aspetti deteriori della nostra civiltà. L’obiettivo delle persone riflessive, dell’una e dell’altra tradizione, dev’essere dunque di lavorare ad una sintesi nuova, inedita, sempre perfettibile, che lasci cadere nell’oblio della storia le stupidaggini e le crudeltà prodotte in ogni area del mondo. Se ciò non avverrà, se l’omologazione si realizzarà al ribasso, avremo come modello antropologico unico l’uomo mcDonaldizzato: un animale affamato di carne, che neppure sospetta quanta sofferenza ci sia a monte del suo panino e quanti danni l’uso abituale della carne apporta al suo stesso organismo. Con questo andazzo, diventerà sempre più vera dell’anonimo citato da Ciolli a p. 49: “La prova più sicura che esistano forme di intelligenz nel’universo è data dal fatto che on hanno mai tentato di contattarci”.
     Da mia madre a decine di altri conoscenti ho ascoltato tante volte l’obiezione di fondo a ogni timida apologia del vegetarianesimo: “Ma se da sempre gli uomini abbiamo mangiato animali, perché alcuni di voi volete nuotare contro corrente?”. Nonostante le apparenze, l’obiezione non è inossidabile. Intanto perché, anche se ci riflettiamo poco, siamo la prima generazione nella millenaria storia dell’umanità che consuma carne animale non occasionalmente (per le due o tre feste più importanti dell’anno) bensì quasi quotidianamente. E, comunque, anche se davvero l’intera umanità fosse, da sempre, carnivora in maniera così straripante e devastante come oggi, ciò non costituirebbe un argomento valido: come sosteneva Bertrand Russel (qui ripreso a p. 49) “il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa non è affatto una prova che non sia completamente assurda. Infatti, a causa della stupidità della maggioranza degli uomini, è molto più probabile che un giudizio diffuso sia sciocco piuttosto che ragionevole”.  Ci sono idee che aprono prospettive future alle quali le masse sia adeguano solo con molta fatica e dopo molti secoli.  All’inizio sono alcune intelligenze superiori fanno da battistrada, da profeti. Nel caso del vegetarianesimo, non sarà del tutto casuale se esso è stato adottato da personaggi non proprio insignificanti come Ippocrate, Plutarco, Pitagora, Platone, Seneca, Leonardo da Vinci, Newton, Pascal, Voltaire, Rousseau, Goethe, Darwin, Wagner, Freud, Gandhi, Tolstoj, Einstein, Twain, Kafka, Beranrd Shaw, Russell, Martin Luther King…nonché dalla mia amica Giusi Santagati. Che non è (ancora) famosa come gli altri, ma che da molti anni mi testimonia con testarda coerenza la sua opzione etica, sospingendomi silenziosamente a transitare dalle fila affollate dei credenti nel  vegetariamensimo nella schiera, meno numerosa, dei praticanti.
   Due notazioni in margine. Utile, alla fine, la rassegna dei profili biografici degli autori antologizzati. Ancora più utile sarebbe stato un elenco delle fonti testuali da cui sono tratti i brani citati: in mancanza del quale l’attendibiltà delle frasi, del tutto estrapolate dal contesto, è notevolmente ridotta.


          Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

2 commenti:

  1. La credenza, ahimè estremamente diffusa, che l'uomo abbia bisogno delle proteine animali nella propria alimentazione è una vera e propria favola collettiva.
    Guardare questi video per credere...
    http://www.youtube.com/watch?v=1uTGWx2iZL8
    http://www.youtube.com/watch?v=AQ342h2-2zc
    http://www.youtube.com/watch?v=zRoiVrxTzMc
    http://www.youtube.com/watch?v=BPfXeC2LcNo

    Rosanna Colombrita

    RispondiElimina
  2. Grazie per aver recensito, da sostenitore della filosofia in pratica, un testo con una problematica così intrigante e attuale.
    Maria D'Asaro

    RispondiElimina