venerdì 28 giugno 2013

Antonio Cangemi su "Beato fra i mafiosi" (Di Girolamo editore)


A.   Cangemi
“Siciliainformzioni”
28.6.13


 UN LIBRO DIVERSO SU DON PUGLISIIl ventennale dalla morte e la beatificazione di Padre Puglisi non hanno lasciato indifferente l’editoria. Molte le pubblicazioni sul parroco di Brancaccio, di taglio diverso. Era doveroso celebrare una figura così straordinaria come Don Pino Puglisi anche attraverso saggi o biografie. Tuttavia l’esaltazione di Puglisi andava e va incontro a un rischio: quello di raffigurarlo, nell’enfasi dell’agiografia, come un esempio inarrivabile, un modello inimitabile, da porre su un piedistallo al di sopra e lontano dagli altri sacerdoti che operano nella comunità cattolica. Una simile rappresentazione fa male alla chiesa, oltre a farle torto. Fa male, perché la chiesa non ha bisogno di santi da venerare (ne ha già troppi) ma di punti di riferimento concreti; le fa torto perché sono tanti (più di quanto comunemente si crede) le realtà parrocchiali che quotidianamente operano, con povertà di mezzi e ricchezza di spirito evangelico, in contesti territoriali difficili lasciando segni tangibili di rinnovamento.
 ‹‹Beato tra i mafiosi››, un libro scritto a sei mani ( Francesco Palazzo, Augusto Cavadi, Rosaria Cascio), edito da Di Girolamo, ci presenta Padre Puglisi sotto una veste diversa rispetto ad altri saggi legati alla sua biografia o a momenti della sua vita. E’ una veste priva di retorica, ancorata alla realtà mai travisata o distorta per ingigantire un uomo che gigante già era nella pratica di un’esistenza umile e concreta.
Sicché Francesco Palazzo, editorialista di diverse testate che ha conosciuto bene Brancaccio per averci vissuto, ci disegna il contesto sociale reale presso cui si è calato Puglisi quando, nel 1990, divenne parroco di San Gaetano; un contesto assai difficile ma non privo di germi di legalità disseminati, tra l’altro, da precedenti esperienze di preti coraggiosi e controcorrente come, per esempio, Don Giuè. Senza con ciò ridimensionarne l’importanza, Palazzo evidenzia come l’azione di Don Puglisi si sia agganciata a quella di altri testimoni del Vangelo e di laici. E Rosaria Cascio, presidente dell’associazione ‹‹P. Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?››, nel ripercorrere le varie tappe del suo sacerdozio, mette in rilievo la metodologia pastorale di Don Pino, e soprattutto, riferendosi all’esperienza di Brancaccio, le strategie poste in essere per generare attorno alla parrocchia un consenso quanto più largo. Strategie illuminanti che, nel creare solidarietà nel quartiere, ci mostrano Padre Puglisi non come l’‹‹eroe isolato›› venuto a destare una comunità dormiente o interamente votata alla criminalità mafiosa, ma come il catalizzatore di iniziative messaggere di valori evangelici, in ciò in concreta contraddizione con gli ambienti mafiosi. Augusto Cavadi, infine, noto saggista e teologo, sottolinea come la parola e l’esempio di padre Puglisi -antitetici  a quelli dei tanti ‹‹preti normali›› condiscendenti o indifferenti a prassi o valori mafiosi - abbia portato a Brancaccio ‹‹la carica sovversiva del vangelo del Nazareno››, non più ‹‹sedata››, e resa perciò incommestibile ai seguaci di ‹‹Cosa nostra››.
‹‹Beato tra i mafiosi›› è un libro che più di altri, proprio per l’intento di rivelarci un Padre Puglisi uomo tra gli uomini, ci fa cogliere la sua santità, da ricercarsi, piuttosto che in gesti eclatanti o in miracoli, nella straordinaria e coinvolgente quotidianità.

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