lunedì 15 giugno 2015

L'IMMONDIZIA A PALERMO: A CIASCUNO LE SUE RESPONSABILITA'


“Repubblica – Palermo”
13.6.2015

EMERGENZA RIFIUTI: PAGHINO IL CONTO
EVASORI ED EX-CAPI

   Nonostante i commenti ironici che si ascoltano in giro, la lettera spedita ai cittadini dal sindaco Orlando e dal presidente di Rap Sergio Marino mi sembra un prezioso documento di civiltà. In essa infatti si ammettono gli errori del passato e si espongono alcune innovazioni già operanti, senza limitarsi a promesse per il futuro.
    Questa lettera lascerà indifferenti le migliaia di palermitani che evadono sistematicamente la Tari, deridono l’idea di una differenziazione dei rifiuti e gettano ciò che capita dove capita e quando capita. Ma quanti cercano di contribuire, con la tasca e con lo stile di vita, a mantenere un minimo di decenza civica sono invece fortemente interessati a che le intenzioni programmatiche non restino lettera morta.
    Essi si aspettano, innanzitutto, che quanti hanno sperperato i soldi per l’igiene pubblica paghino in maniera esemplare il tradimento. In primo grado sono stati condannati a quattro anni di reclusione il presidente dell’Amia Enzo Galioto e il direttore generale Orazio Colimberti, a tre anni Angelo Canzoneri, Franco Arcudi e Paola Barbasso, componenti del consiglio di amministrazione. Se questi signori, ai quali si deve il fallimento dell’azienda municipale anche per i ripetuti viaggi agli Emirati Arabi con i pretesti più inverosimili, chiedessero scusa alla città e risarcissero volontariamente almeno in parte i danni erariali provocati, sarebbe un segnale di svolta in una tradizione di immunità sostanziale per chi si macchia di reati così odiosi. Come se rubare alla collettività fosse meno, e non più grave, che rubare a singoli privati.
   In secondo luogo i cittadini onesti, che hanno pagato e pagano talora con sacrifici le imposte, si aspettano che una straordinaria campagna di lotta agli evasori comporti una proporzionale  e tempestiva riduzione degli importi richiesti sinora. E’ davvero eccessivo chiedere che, insieme al danno di  tasse esose, si debba accettare la beffa di vivere a contatto quotidiano con vicini di casa e colleghi di lavoro che si vantano di essere invisibili all’amministrazione comunale.
   In terzo luogo è ragionevole aspettarsi la verifica metodica, molto più attenta che in passato, della professionalità degli operatori sul campo. Che si incontrino capannelli di operatori ecologici dentro un bar o attorno a un banco di  pane con la milza può non significare nulla (ogni categoria di lavoratori ha le sue pause e i suoi tempi morti); ma solo dei controlli di polizia possono stabilire se, e in che misura, si travalichino i limiti della legalità.
   In quarto luogo  - per ultimo ma non da ultimo – il sindaco, in stretta intesa col prefetto,  dovrebbe far leva sui poteri di responsabile dell’ordine pubblico e coordinare una campagna straordinaria di repressione del malcostume diffuso fra i cittadini di imbrattare di rifiuti ogni angolo possibile. Nella “lettera” di Rap, ad esempio, si comunica la riattivazione del servizio gratuito di ritiro di rifiuti ingombranti a domicilio. Bene. Ma a che servirà questa opportunità se i cittadini più strafottenti potranno continuare a non fruirne, a creare discariche abusive senza temere di essere individuati e puniti? La prevenzione è tessuta innanzitutto di parole, di insegnamenti, di sperimentazioni pedagogiche; ma anche, irrinunciabilmente, di sanzioni certe e tempestive. Palermo, anche in questi giorni in cui per le sue vie pullulano turisti da ogni parte del mondo, è sommersa dai rifiuti. E’ una condizione inaccettabile dal punto di vista non solo etico, ma anche economico. Si sono persi decenni, una mobilitazione straordinaria è ormai indifferibile.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com
    

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