martedì 12 gennaio 2016

Se l’amore è folle, eterno e impossibile


“Centonove” 7.1.2016

COME DIFENDERSI DALL’AMORE ETERNO
Giuseppe Ferraro insegna filosofia morale alla “Federico II” di Napoli, ma è tra quei docenti che – pur operando con convinzione all’interno delle istituzioni – non intende restarne prigioniero. Egli vuole mettere alla prova la filosofia offrendola nei luoghi “estremi” come i quartieri popolari della sua Napoli o le strutture carcerarie. Il titolo del suo sito – www.filosofiafuorilemura.it - dice già da solo l’essenziale: curiosandovi dentro si può apprendere tanto altro.
In molti testi ha raccontato le sue incursioni filosofiche in territori apparentemente inospitali rispetto a qualsiasi sollecitazione filosofica, ma recentemente ha pubblicato un libro  (Imparare ad amare , Castelvecchi, Roma 2015, pp. 188, euro 17,50)  in cui le esperienze personali di filosofo-in-pratica restano sullo sfondo per dare rilievo alla focalizzazione teoretica di quel sentimento, l’amore appunto, che è evocato dal nome stesso filo-sofia.  Il titolo potrebbe dare adito a equivoci, come se si trattasse di un manuale del perfetto latin lover: in realtà è una citazione di Nietzsche, a giudizio del quale è doveroso – inevitabile – che ci facciamo discepoli dell’arte di amare.
Ma quale amore è in questione? Ferrara lo raffigura con pennellate volutamente paradossali: “folle, eterno, impossibile”. “Folle” nel senso che è oltre qualsiasi “ragione” calcolante; “eterno” nel senso che, quando lo si vive, si esce dalla dimensione temporale (“l’amore vero non finisce. E se finisce, non è mai stato vero”); “impossibile” nel senso che non si accontenta di ciò che è ‘normalmente’ praticabile ma si espone a realizzare l’imprevedibile, l’inedito.
 Così concepito, l’amore è  “il” tema della filosofia perché coincide con l’interrogativo sul “vivere”: chi non ama, mima la vita e non la sperimenta davvero nella sua pregnanza. Per questo anche la storia della letteratura si lascia scandire dai modelli di amore che si succedono: Tristano e Isotta, Romeo e Giulietta, Anna Karenina, la Catherine di Cime tempestose, La principessa di Clèves di madame La Fayette, la Fermina de L’amore al tempo del colera, Federico e Madame Arnoux de L’educazione sentimentale…In queste pagine l’analisi dei testi si intreccia con la critica sociale: nessuno ama fuori dai condizionamenti ambientali in cui si trova a vivere, ma gli amori trasgressivi spezzano le pareti imposte dalla società e anticipano, profeticamente, altri stili amorosi. In questo senso  - anche in questo senso –  l’amore è politicamente rilevante: è “l’intima utopia del mondo della vita”.
Ovviamente non potevano mancare le pagine dedicate alle teorie filosofiche dell’amore (Platone in primis) , ma sono presenti anche molte considerazioni dedicate a Freud e alla psicanalisi: tutte senza pedanteria erudita, tutte rivolte a decifrare il difficile segreto dell’esistere. E’ infatti un libro scritto come se parlato, quasi una ripresa della pratica greca (su cui ha attratto l’attenzione degli storici il grande Pierre Hadot) di usare i testi come appunti provvisori fra un colloquio orale e il successivo. Ed è molto vicino alla Grecia antica anche per il coraggio di affrontare quelle domande esistenziali da cui molti filosofi contemporanei  - specie se sono soltanto ottimi, o discreti,  professori di storia delle filosofie altrui –  prendono le distanze, quasi con vergogna. Ma se la filosofia snoba gli interrogativi che angustiano le donne e gli uomini che non sono filosofi di mestiere, perché stupirsi che le donne e gli uomini della strada vogliano restare estranei al mondo dei filosofi?
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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