mercoledì 27 settembre 2017

LE PROSSIME ELEZIONI SICILIANE: LE PROSPETTIVE A OGGI


“ADISTA”
30.9.2017

LE PROSSIME ELEZIONI SICILIANE: LE PROSPETTIVE A OGGI

       In tutta Italia si chiamano Consigli regionali, tranne in Sicilia dove uno Statuto anteriore alla stessa Costituzione usa la denominazione pomposa di “Assemblea regionale siciliana” (Ars) in memoria del più antico Parlamento d’Europa. Il 5 novembre gli elettori isolani saranno chiamati a rinnovare i titolari dei 70 scranni (qui, ancora caso unico in Italia, fregiati ufficialmente dal titolo di “deputati”) e, con scheda diversa, il Presidente della Regione. In quale contesto e con quali prospettive?
     Il contesto riproduce la stessa incerta confusione del quadro nazionale: da qui la variopinta gamma dei candidati  a governare l’isola, tutti accomunati dalla preoccupazione ossessiva di marcare la differenza rispetto alla giunta uscente guidata da  Rosario Crocetta. Questi, infatti, nei cinque anni precedenti, ha dimostrato che in nome dell’antimafia (più o meno attenta ai militanti per convenienza) si può vincere, ma non certo amministrare. E i cittadini, giustamente, vogliono governi che sappiano coniugare i valori etici con gli interessi economici, senza correre il rischio di rimpiangere predecessori che, disinvolti moralmente, avevano una certa abilità tecnica (se non altro per motivi clientelari).
    Il PD, con qualche distinguo partito di Crocetta (che si era presentato con una lista autonoma, “Il megafono”), candida un outsider della politica: Fabrizio Micari, rettore dell’ateneo palermitano, sponsorizzato da Leoluca Orlando, fresco di schiacciante vittoria elettorale alle recenti comunali del capoluogo regionale. Ripete a ogni piè sospinto di essere un volto del “civismo”, di rappresentare il “nuovo” nelle istituzioni: i risultati diranno quanto gli elettori ci crederanno. Per Micari corre anche Angelino Alfano, anche se quasi metà delle sue truppe non intende seguirlo in questo schieramento e molti di AP si sono pronunziati a favore di Nello Musumeci, il candidato delle sigle di centro-destra (compresi, dopo non poche resistenze, i berlusconiani che hanno insistito invano su un altro nome dalla storia meno esposta a destra). A memoria d’uomo è la prima volta che una campagna elettorale del centro-destra si incentra sul rifiuto della mafia: infatti Musumeci (i cui manifesti giocano sull’ambiguità semantica del vocabolo “pizzo”: la punta della sua barba, ma anche la tassa impropria ai clan) è, da questo punto di vista, al di sopra di ogni sospetto. Lo sono altrettanto i suoi alleati? Proprio l’alleanza fra PD e Alfano ha convinto tutta la sinistra a superare le proverbiali divergenze e a unirsi in nome di una duplice candidatura: Claudio Fava (figlio del giornalista, vittima di mafia, Pippo) e, come vice,  Ottavio Navarra (editore antimafia). I sondaggi non sono, al momento, entusiasmanti: ma questa candidatura mira a riportare alle urne i milioni di elettori che, per disgusto,  se ne sono tenuti lontano in questi decenni. Più concrete le probabilità di vittoria di Giancarlo Cancelleri, il candidato dei Cinque Stelle (almeno se supera alcune grane interne al Movimento): in bilico  sul filo pericoloso che separa l’originaria furia giustizialista dalla complicità con il popolo degli abusi edilizi. Riuscirà a mantenere, o a ritrovare, l’equilibrio fra i due eccessi in nome di una moderazione che già più d’uno qualifica come “democristiana”?
    Questo schizzo complessivo suggerisce due considerazioni: una incoraggiante, l’altra meno. Un pregio della situazione è che, almeno in base alle storie personali dei principali candidati, non dovremmo avere - comunque andrà a finire - un Presidente della Regione (cui, per Statuto, spetterebbe il coordinamento di tutte le Forze dell’ordine in Sicilia) in odor di mafia. Un difetto è che l’elettore non si trova, fra le diverse possibilità, un binomio candidato/programma che convinca davvero: perché non eccelle il candidato o perché non eccelle il programma o perché non eccellono entrambi. Anche per queste ragioni sembra proprio che – nonostante le dichiarazioni in contrario di Renzi che, temendo l’esito del voto, lo ha declassato a episodio locale - in Sicilia si assisterà all’anteprima delle elezioni nazionali del prossimo anno.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

1 commento:

  1. Temo proprio che, per la prima volta nella mia vita (ho 70 anni), non andrò a votare, come estremo atto di rivolta (che spero non venga interpretato come comportamento qualunqustico) contro la tragica farsa dell'autonomia speciale e contro un'intera classe politica regionale che, in tutte le sue articolazioni (dall'estrema destra all'estrema sinistra,)è incapace di concepire proposte ed attuare iniziative credibili ed efficaci per un autentico sviluppo economico e sociale della Sicilia e sa soltanto sperperare le ingenti risorse, messe a disposizione dallo Stato italiano e dalla UE, per foraggiare fameliche clientele, nel dilagare di inefficienza e corruzione.

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