venerdì 30 maggio 2008

PIANTE GRASSE COME TERAPIA


Centonove 30.5.08

UNA IMPRESA DA MATTI

Di buone notizie c’è bisogno come di boccate d’ossigeno quando si nuota in immersione. E questa volta ne arriva una da Dipartimento di salute mentale di Palermo della AUSL 6 diretto da Nicolò Governanti. Nell’ambito di tale servizio della A USL 6 un sociologo, Enzo Sanfilippo, sta sostenendo una piccola iniziativa imprenditoriale della Cooperativa Solidarietà, indirizzando verso obiettivi di auto-promozione alcuni interventi del Distretto socio-sanitario 42 (L.328) e altri fondi provenienti dalla AUSL 6 che in questi giorni ha stipulato varie convenzioni con cooperative sociali che operano con soci portatori di disagio psichico.

Di che si tratta? Negli spazi di via Pindemonte (l’ex manicomio cittadino) esiste un vivaio, il Vivavio Ibervillea. Incaricato istituzionalmente di occuparsi di “inclusione sociale” e inserimento lavorativo di persone che hanno avuto o hanno tuttora problemi di malattia mentale, Enzo Sanfilippo ha scelto di farlo sfruttando un hobby personale (quello delle piante grasse) e cercando di condividerlo con utenti di vari Servizi di salute mentale interessati alla campagna e alla natura. Conclusa la fase di formazione del gruppo che è durata più di un anno (raccontata in diversi opuscoli che spiegano la storia di questo progetto), si è costituita una squadra di cui fanno parte anche due tutor a contratto con funzioni tecniche con l’obiettivo di trasformare il gruppo di interesse in un’attività economica.
A tale scopo non era certo sufficiente vendere le piante occasionalmente davanti a una chiesa o nel corso di una festa associativa: bisognava entrare almeno nei circuiti dei mercati rionali della città.
Ma qui si è parato davanti un muro a prima vista invalicabile. All’assessorato comunale alle Attività produttive, dove qualcuno si reca per chiedere le informazioni sui costi di locazione e sui vari adempimenti per iniziare questa avventura, l’impiegato di turno risponde, in maniera abbastanza perentoria, che presso i mercati possono esporre solo le “ditte individuali”. Le cooperative (poco importa se della tipologia “sociale”, cioè finalizzata all’inserimento di persone svantaggiate ), non possono presentare l’istanza. E’ una risposta che raffredda gli entusiasmi e rischia di mandare tutto in aria. Ma - dopo varie insistenze per superare i filtri burocratici - si riesce ad avere un appuntamento con una funzionaria dell’assessorato. La signora si rivela non solo gentilissima ma anche di notevole perspicacia. Resasi conto della incongruità della legge e della validità dell’iniziativa, immediatamente cerca di trovare l’escamotage (ovviamente legale) per raggiungere, nel giro di un paio di mesi, l’agognato obiettivo imprenditoriale. Seduta stante fa incontrare l’assessore con i rappresentanti della cooperativa e della AUSL,si mette al lavoro per la risoluzione tecnico-amministrativa del problema.
Risultato: la stessa cooperativa (come in passato altre onluss: organizzazioni non lucrative di utilità sociale) ottiene, senza padrini e senza padroni, un permesso speciale per esporre e vendere le sue piantine in cinque mercati della città.
Ovviamente il passo successivo sarà modificare il regolamento comunale affinché altre iniziative simili non debbano attraversare fili tesi, sul baratro del fallimento, da equilibristi. Alla Cooperativa poi il compito di incrementare l’immagine del prodotto e le vendite. Insomma, affinché avviare all’autonomia produttiva e finanziaria una cooperativa sociale possa considerarsi anche da noi un’ “impresa da matti” solo nel caso che venga tentata in via…Pindemonte.

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